- Titolo: Snowglobe
- Titolo originale: 스노볼
- Autrice: Soyoung Park
- Traduttrice: Lea Giulia Elia
- Lingua originale: coreano
- Codice ISBN: 9788804784706
- Casa editrice: Mondadori
Trama
Dopo la catastrofe climatica che ha fatto sprofondare la Terra in un inverno perenne, solo chi si trova sotto la cupola di Snowglobe vive al caldo e nella prosperità. Gli altri si raccolgono nei villaggi esterni e, in condizioni disumane, lavorano nelle centrali elettriche che producono l'energia necessaria a garantire ai pochi privilegiati di vivere circondati da lusso e calore. In cambio, gli esclusi possono guardare giorno e notte i programmi trasmessi da Snowglobe: reality show che documentano in tempo reale la vita di chi vi abita. Chi è fuori guarda, sogna. E obbedisce. Jeon Chobam ha sedici anni e vive con la madre, il fratello gemello e la nonna malata. Trascorre le sue giornate tra turni massacranti al lavoro e visioni compulsive del suo programma preferito, che ha per protagonista Ko Haeri, sua coetanea e stella nascente di Snowglobe, alla quale assomiglia incredibilmente. Quando Haeri muore all'improvviso, Chobam viene segretamente convocata a Snowglobe per prenderne il posto, per diventare lei affinché possa "continuare a vivere". Il mondo non può sapere la verità. All'inizio sembra un sogno che si avvera. Ma Chobam scopre presto che la città non è il paradiso che pensava: è un ingranaggio spietato in cui niente è reale, e nessuno è libero. Sotto la superficie levigata del sistema si agitano complotti, manipolazioni e una violenza sottile ma costante. E un mistero intorno alla morte di Haeri che nessuno sembra voler spiegare.
Recensione e commento
Uno dei libri passati maggiormente in sordina nel 2025 è sicuramente Snowglobe, una distopia meno terrificante del solito, ma tra le migliori nel fare da specchio alla nostra società.
A essere centrali sono le dinamiche del capitalismo e dei social network che prendono vita: in un mondo alla temperatura costante di quaranta gradi centigradi sotto zero, c’è una sola città a temperatura controllata in cui le persone possono vivere vite agiate, ovvero Snowglobe. Fuori dalla cupola, i centri abitati sono popolati da persone che devono letteralmente correre sulla ruota di un criceto per produrre corrente elettrica, che serve loro per scaldarsi, guadagnare lo stretto necessario per sopravvivere e soprattutto avere accesso ai drama, ovvero spettacoli quotidiani simili a serie tv o soap opera che ritraggono le persone che vivono nella capitale. Non esiste alcuna legge che vieti alle persone comuni di vivere a Snowglobe, certo, ci sono delle selezioni strettissime per accedere alle università e ai lavori lì, ma il problema non è la proibizione, quanto la mobilità sociale praticamente ferma. C’è una sola grande clausola: chi ci vive rinuncia alla sua privacy, va in onda praticamente ventiquattro ore al giorno e non può mai permettersi di mostrare la sua vera personalità. Per esempio, gli studenti che vengono ammessi alla facoltà di medicina sono anche necessariamente attori di medical drama e non ci sono mai momenti passati senza telecamere puntate addosso finché non si esce da Snowglobe.
Chi vive nei centri abitati al di fuori fa i conti con la natura inclemente del clima e vive da uno stipendio all’altro, con problemi reali e concreti, eppure, nonostante questo riesce a gioire per l’anello di diamanti fuori dalla portata della gente comune ricevuto da una sconosciuta vista sullo schermo di un dispositivo elettronico. Si viene a creare, in sostanza, il legame parasociale che noi utenti comuni creiamo con gli influencer sui social: gioiamo per vite che non possiamo permetterci mentre abbiamo problemi a sbancare il lunario e addirittura invidiamo i loro lavori inutili, perché mentre le persone comuni si spaccano la schiena nelle centrali elettriche, a Snowglobe i lavori più prestigiosi sono quelli che non hanno nessuna reale utilità. La protagonista, infatti, ottiene l’ambitissimo ruolo di punta come meteorologa, un lavoro che non ha nessun senso perché chi vive fuori dalla cupola non conosce altra condizione atmosferica diversa dai quaranta sotto zero, mentre chi vive dentro sa che il clima è artificiale e per questo il meteo non fa previsioni autentiche, ma vere e proprie estrazioni a sorte come con i numeri della lotteria. Chi è costantemente sotto i riflettori non può mai mostrare la sua personalità autentica al 100%, non ha la libertà di decidere delle proprie azioni senza i condizionamenti esterni delle aspettative del pubblico e senza la paura di perdere il privilegio di vivere a un clima gradevole (perché finito il proprio lavoro, bisogna sempre lasciare la città), per cui si viene a creare un paradosso: dalla nostra parte dello schermo pensiamo di conoscere perfettamente persone che non sanno nemmeno che esistiamo, mentre dall’altra parte le persone hanno vite forzate dalla paura di perdere ciò che hanno.
Per una volta assistiamo a un distopico che non è un romance enemies to lovers travestito da altro: non ci sarà nessuna storia d’amore tormentata, soltanto la protagonista che, dopo aver vissuto fino ai sedici anni in un piccolo centro urbano, viene invitata a vivere a Snowglobe e lì scoprirà tutto il marcio, tutti gli interessi personali ed economici che si nascondono sotto quelle vite scintillanti. Imparerà anche a sue spese che cosa significhi essere una persona crea a tavolino per essere messa davanti a una telecamera ( ne sanno qualcosa tutti i bambini che una volta diventa adulti hanno fatto causa ai genitori influencer che li hanno esposti al pubblico per monetizzare su di loro, invece di proteggerli) e si renderà conto che persino chi vive dentro la città è una marionetta al servizio di chi ha potere, potere vero, non solo economico, perché chi si trova al vertice della piramide ha sia il benessere che la privacy, cose inconciliabili per chiunque altro, che invece si trova davanti al bivio se vivere una via vera ma misera o una agiata che è solo uno spettacolo.
Dopo un inizio un po’ macchinoso fatto per spiegare tante regole di worldbuilding, Snowglobe costruisce con ritmo incalzante una trama che punta il dito contro la società superficiale e anestetizzata che abbiamo costruito. Una distopia non terrificante come altre, ma sicuramente autentica che non si perde nei difetti del fanservice.




come è possibile che sia uscito da pochissimo eppure non ne ho mai sentito parlare? (è possibile perché li bookstagram e altri ambienti digitali simili funzionano principalmente come spazi pubblicitari e non come vere piazze di confronto dove la gente parla liberamente di quello che apprezza senza secondi fini. lo sappiamo ma, allo stesso tempo, non riusciamo facilmente a tirarci fuori dalle bolle)
RispondiEliminami avevi convinta alla parola "distopico", ma per i temi trattati direi che è proprio il tipo di libro che fa per me ♥
grazie per farmi scoprire sempre tante cose interessanti!