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mercoledì 19 novembre 2025

La Dieta termodinamica

  • Titolo: La Dieta termodinamica
  • Autore: Dario Bressanini
  • Lingua originale: italiano
  • Codice ISBN: 9788804806431
  • Casa editrice: Mondadori
Quarta di copertina


Perché ingrassiamo? Facile: perché mangiamo più di quanto consumiamo. Ma la vera domanda è: serve un libro per dimostrare questa semplice verità, sancita dalle leggi della fisica? Evidentemente sì. Dario Bressanini lo ha scoperto quando, quasi per scherzo, ha scritto sui social di essere dimagrito seguendo una «dieta termodinamica» e si è ritrovato sommerso da domande e molta incredulità. Incredulità che, invece, non viene riservata a chi propone formule prodigiose - poco scientifiche e per nulla efficaci - per perdere peso. Da lì ha capito che era ora di rimettersi a scrivere. In questo saggio, perciò, prende in esame le diete del momento, dal digiuno intermittente alla chetogenica, mettendone in luce gli apparenti pregi e i reali difetti. Lo fa dopo averle provate personalmente tutte, con fatti e cifre alla mano, ma anche con argomenti basati sulla logica anziché sulle mode e l'emotività. Il racconto parte da lontano, dai clamorosi fallimenti delle pillole dimagranti del passato, per arrivare fino al cuore del dibattito moderno sulla demonizzazione dei carboidrati, il ruolo controverso dell'insulina, l'oscuro mondo delle anfetamine e le nuove speranze per il trattamento dell'obesità. Un viaggio che ci porta a esplorare perché alcune diete funzionano (almeno all'inizio) e altre sono destinate a fallire, e perché quasi sempre si finisce per riprendere il peso perso. Con la sua verve ironica unita al rigore scientifico, Bressanini smaschera le teorie senza fondamento e riconosce gli approcci che, invece, hanno una solida base scientifica e possono funzionare, aiutandoci a capire come dobbiamo cambiare il modo di alimentarci dopo che siamo dimagriti, come dovremmo mangiare per vivere più a lungo e in salute e perché, quando si parla di peso e dimagrimento, non esistono formule - né pillole - magiche. Non uno dei tanti manuali che promettono miracoli, quindi, ma una bussola indispensabile per navigare il mondo delle diete con più consapevolezza e meno sensi di colpa.

Recensione e commento

TRIGGER WARNING: La Dieta Termodinamica è un saggio divulgativo sulla perdita di peso. Per quanto gli argomenti siano trattati con competenza, delicatezza e serenità, un pubblico sensibile potrebbe non trovarlo una lettura adatta a sé.

La Dieta termodinamica è l’ultima fatica del chimico fisico e divulgatore scientifico Dario Bressanini, non fatevi ingannare dal titolo (poi ci arriviamo), perché La Dieta termodinamica è un saggio che parla di tutte le diete, del loro funzionamento, partendo dalle basi fisiche e biologiche, per poi spiegare come mai alcune funzionino meglio di altre.

Per chi segue Bressanini sui social e su YouTube molti concetti non saranno nuovi, infatti sono numerose le tematiche già trattate sui suoi canali che qui amplia e spiega con dovizia di particolari, al punto che mi è sembrato di aver visto germinare questo libro sin dal primo momento, quando anni fa l’autore dichiarò di essersi messo a dieta per perdere qualche chiletto accumulato negli anni. Questo saggio racconta il suo viaggio sia dal punto di vista personale che scientifico, perché è cominciato mettendo in discussione tutto quello che pensava di sapere. “È solo termodinamica” aveva detto all’inizio convinto che creare un deficit calorico fosse tutto quello che era necessario fare per tornare in forma. “È termodinamica, ma non è  ‘solo’ termodinamica” è quello che dice alla fine, quando, dopo aver ripreso tutto il peso che aveva perso inizialmente, si rende conto che non aveva tenuto in considerazione tutti i meccanismi biologici, neurobiologici e psicologici che entrano in gioco quando si decide, per mille motivi, di voler perdere peso. Aveva, insomma “sferificato una mucca”, come si fa in fisica quando si crea un modello. Il rischio, però, è che con la “sferificazione delle mucche” si perdano molte variabili che cambiano la pendenza dell’ago della bilancia (pun intended). Da qui deriva il titolo provocatorio “Dieta ternidinamica”, perché in realtà tutte le diete che funzionano devono essere per forza termodinamiche, dato che intervengono sull’apporto energetico. 

Eppure, quello che è semplice sulla carta non lo è nella pratica: i chili perduti a volte ritornano con gli interessi e il nostro cervello ci manda segnali di fame a tutte le ore perché va in allarme carestia. In questo saggio, che spiega i concetti in modo fruibile e pop, con tanto i struttura da manuale scolastico con specchietti a margine e riassunti a fine capitolo, lo scienziato parte dalle origini, spiega innanzitutto come funzionano i principi della termodinamica, poi parla di alcune dinamiche che entrano in gioco nel nostro corpo quando diminuiamo le dosi di cibo, in seguito ci parla, dati alla mano, delle diete più popolari nella Storia, di come sia andata a finire (a volte molto male, perché non sempre le pillole dimagranti sono innocue) e testa su sé stesso (tenendo ben fermo il che un singolo caso non fa statistica) alcune delle diete più popolari del momento, raccontando le sue sensazioni sia fisiche che psicologiche e del perché alcune possono funzionare soltanto sul breve termine, mentre altre, quelle che non tengono conto soltanto delle calorie, ma anche dell’apporto di fibre, vitamine e lavorano sul senso di sazietà, sono più sostenibili.

Il nostro amichevole
chimico di quartiere

Se cercate formule magiche e soluzioni semplici, dovete sapere che questo libro non ne offre: raramente la scienza lo fa. Quello che fa è fornire degli strumenti per difendersi dai guru che, facendo leva sulle nostre debolezze, cerano di vendere prodotti inutili, quando va bene, e pericolosi, quando va male, e per affrontare con consapevolezza un viaggio già difficile sulla carta, ma ancora di più nella realtà. Aiuta a capire meglio il proprio corpo e il perché a volte possa sembrare che ci remi contro, perché certamente “è la termodinamica, bellezza!”, ma sono anche “la biologia, la psicologia, la neurobiologia, bellezza”. 

Bressanini ha l’umiltà di ammettere di essere stato inizialmente spocchioso e superficiale e nel fare un passo indietro scopre che c’era un intero mondo dietro a quel “è solo termodinamica” (ricordo ancora quando lo diceva nelle sue storie su Instagram). La Dieta termodinamica è il frutto della di presa di coscienza individuale che può servire tantissimo anche alla collettività.







mercoledì 8 ottobre 2025

Vertigine

  • Titolo: Vertigine
  • Autrice: Beatrice Mautino
  • Codice ISBN: 9788804803614
  • Casa editrice: Mondadori 
 Quarta di copertina

Quando la malattia bussa alla nostra porta, ogni certezza sembra vacillare. Anche chi ha sempre creduto nella scienza si trova improvvisamente attratto da soluzioni facili, promesse miracolose, vie alternative. Mantenere la rotta quando si è in balia della paura è difficile e, nonostante tutte le migliori intenzioni, il rischio di cadere nel baratro delle illusioni è alto. Beatrice Mautino, biotecnologa e divulgatrice scientifica, ci accompagna in un viaggio tra le pieghe del complesso rapporto tra medicina, speranza e cura. Partendo dalla propria storia - da un evento che l'ha costretta a confrontarsi con la paura, la frustrazione e il peso delle emozioni - intreccia racconti di casi reali per mostrare le sfide e i dilemmi che emergono nella pratica clinica. Ci guida così tra le crepe del sistema, affrontando temi estremamente attuali come la fecondazione in vitro, la ricerca per combattere i tumori rari e le promesse spesso fuorvianti dei farmaci contro l'obesità. C'è chi lotta per una terapia mai testata e chi affronta la burocrazia con la speranza appesa a un filo. C'è chi promette cure quasi magiche e chi lavora in silenzio con metodo, tra successi e fallimenti. E poi ci siamo noi, protagonisti o spettatori, ammalati o caregiver, divisi tra la voglia di credere e la necessità di capire. Dalla tentazione delle scorciatoie alla responsabilità delle decisioni pubbliche, questo libro ci ricorda che la medicina, con tutti i suoi limiti e difetti, resta il miglior strumento che abbiamo. Perché affidarsi alla scienza è una pratica quotidiana fatta di domande difficili, prove solide e scelte consapevoli. Affidarsi alla scienza significa camminare sull'orlo del dubbio, nonostante il senso di vertigine che sembra toglierci il respiro, trovando un equilibrio fragile ma necessario per non smarrire la direzione.


Recensione e commento

Nel 2024 preparai la mia bella valigia e presi l’aereo per andare al Salone del libro di Torino solo per un evento: Beatrice Mautino e Dario Bressanini moderavano la presentazione del libro Non è mai morto nessuno di Alessandro Mustazzolu, un loro collega divulgatore che si occupa di microbiologia. Avevo un malloppo di libri da fare autografare ai tre scienziati al firmacopie, li seguivo da anni e per me era un’occasione unica che non potevo perdere. In quella situazione fu proprio Mautino a sorprendermi, perché pur avendo letto quasi tutta la sua produzione di letteratura divulgativa mi rimase impresso quanto fosse simpatica, ogni cosa che diceva riusciva a strappare una risata al pubblico con il risultato di aver reso estremamente piacevole quell’incontro, tanto che Mustazzolu, verso la fine della presentazione, disse “Usciamo da qui e andiamo a fare stand up”.

Questo lungo cappello introduttivo, molto diverso dalla natura impersonale e obiettiva che cerco di tenere in genere quando scrivo le recensioni, mi serve per fare capire quanto sia stato un pochino doloroso per me leggere Vertigine, un libro in cui Mautino, sempre lucida e sul pezzo, indaga l’abisso in cui può cadere persino la più scettica delle persone di scienza nei momenti di fragilità. Se da un lato sono perfettamente consapevole che ci siano giornate buone e cattive per chiunque e che non si può sempre ridere e scherzare, dal punto di vista puramente umano mi ha fatto sussultare il contrasto tra la giornata istruttiva ma esilarante che ho vissuto a Torino e la malinconia di fondo che ho letto nelle pagine di Vertigine.

Vertigine non è un libro pessimista, anzi, è un saggio che indaga la speranza, la mappa, ma che al tempo stesso la tratta come quello che è: una cosina piccola e fragile che rischia o di spezzarsi facilmente o di trasformarsi in illusione, se non vengono tenuti fermi alcuni punti. La sua dolorosa esperienza personale come caregiver di una persona cara alle prese con un tumore è usata come punto di partenza per raccontare le lungaggini del sistema sanitario, le diseguaglianze perpetrate dalla politica e la facilità con cui anche chi, come lei, ha una formazione scientifica avanzatissima possa trovarsi in enorme difficoltà quando un problema umano come quello che sta affrontando arriva a bussare alla porta. Mautino scardina alla radice lo stereotipo della persona di scienza asettica e insensibile che parla dalla cattedra, e utilizza l’empatia come strumento per essere ancora più efficace (lo aveva detto anche a Torino, durante la presentazione, quando aveva affermato che nel rapporto con il pubblico sui social cercava sempre un punto di contatto dicendo “A sedici anni anche io allungavo il mascara con l’acqua del rubinetto perché non sapevo che fosse pericoloso”). Conoscere bene la nostra interiorità, osservare con cura le nostre emozioni è importante per difenderci da chi conta sulla nostra ondata di indignazione o illusione per venderci qualcosa: anche in questo senso notare la nostra emotività è importante perché accorgerci per tempo di un coinvolgimento personale può essere vitale per non cadere nell’abisso. La sua capacità di analisi non si ferma al fenomeno “malattia” in sé, ma va ben oltre, indagando anche ciò che prova chi fronteggia i suoi stessi problemi o come debba sentirsi chi non ha le sue stesse risorse e questo serve a porre la scienza non su un piano sopraelevato ad appannaggio di poch*, ma al servizio della comunità, perché la malattia del singolo è un problema collettivo e come tale va affrontato, senza lasciare indietro nessun*.

Attraverso storie di scienziate e scienziati, ciarlatani e pazienti, Mautino fa i conti con il suo stesso rapporto con la scienza: averla scelta come professione (e forse è una vera e propria vocazione) non le impedisce di sentirsi delusa da un punto di vista umano quando non c’è una soluzione facile e veloce pronta per lei, cosa che razionalmente accetta, proprio perché ha contezza di come funziona il mondo della ricerca, ma allo stesso momento non sempre chi ha un problema subito ha il tempo di aspettare che la scienza sputi fuori una soluzione che potrebbe richiedere anni. Gli aneddoti che racconta servono a mostrare tentativi riusciti di forzare il sistema per migliorarlo, ma anche di grosse cantonate che sono costate vite e milioni e come distinguere le due cose tramite il metodo scientifico (tendenzialmente, se la narrazione è quella dell’eroe solitario che combatte il sistema con una cura miracolosa economica e facile c’è da darsela a gambe.). Ci sono anche episodi importantissimi che mantengono intatta questa speranza, la coccolano e la riparano dal vento per fare in modo che non si spenga.

In sostanza, da un punto di vista contenutistico Vertigine non è molto diverso da altri saggi: ci sono fatti, dati, spiegazioni a supporto di tesi e confutazioni varie. È il suo tono a differenziarlo da tutto il resto, perché grazie alla vicinanza che esprime con il pubblico diventa imperdibile per raccontare la scienza come materia umanissima e al servizio della società, senza mai cadere nel paternalistico, perché non c’è una sola persona nell’universo che sia immune dalla spietatezza dell’universo. Vertigine è breve ma intensissimo, inaspettatamente commovente e assolutamente da recuperare. 

mercoledì 16 luglio 2025

Quando il mondo dorme - Storie, parole e ferite della Palestina

  • Titolo: Quando il mondo dorme - Storie, parole e ferite della Palestina
  • Autrice: Francesca Albanese
  • Codice ISBN: 9788817195324
  • Casa editrice: Rizzoli
Trama


Dieci storie che si legano alle vite di molte altre, ponendoci le domande a cui è doveroso dare risposta: quali sono le conseguenze dell'occupazione? Dov'è la casa di una persona rifugiata? In che condizioni vive il popolo palestinese? Fino a che punto può arrivare la crudeltà di un genocidio? Domande a cui non possiamo sottrarci, legate a personaggi e luoghi che ci permettono di capire cosa è stata la Palestina fino al 7 ottobre 2023 e cosa è adesso.
«È quando il mondo dorme che si generano i mostri. Di mostri ne abbiamo già parecchi, tra noi. Prima di tutto, la nostra indifferenza.»
Lo spirito di un luogo è fatto dalle persone che lo abitano, dalle storie che si intersecano nelle sue strade. E questo vale in modo particolare per la Palestina, custode di passaggi storici epocali e teatro di una delle più dolorose pagine di storia contemporanea. Francesca Albanese, la Relatrice speciale ONU sul territorio palestinese occupato, una delle persone più competenti e autorevoli sullo status giuridico e sulla situazione dei palestinesi - amata (o odiata) in tutto il mondo per l'integrità e la passione con cui si batte in favore dei diritti di un popolo troppo a lungo vessato - qui ci offre storie che intrecciano informazioni, riflessioni, emozioni e vicende intime. Un viaggio scandito da dieci persone che hanno accompagnato Francesca a comprendere storia, presente e futuro della Palestina. Hind Rajab, morta a sei anni sotto le bombe che hanno distrutto Gaza, ci apre gli occhi su cosa significhi essere bambini in un Paese dove i bambini non hanno un nido che li protegga e che rispetti le loro radici. Abu Hassan ci guida tra i luoghi di fatica e sofferenza ai margini di Gerusalemme; e George, amico stretto, di Gerusalemme ci mostra meraviglia e insensatezze. Alon Confino, grande studioso dell'olocausto, ci aiuta a comprendere i contrasti che possono albergare nel cuore di un ebreo che vede l'apartheid e ne vuole la fine. Ghassan Abu-Sittah, chirurgo arrivato da Londra per entrare nel vivo dell'orrore più inimmaginabile, ci racconta ciò che ha visto; e Malak Mattar, giovane artista che ha fatto il percorso inverso, condivide la storia di chi ha dovuto lasciare Gaza per potersi esprimere o per sopravvivere. E poi Ingrid Jaradat Gassner, Eyal Weizman, Gabor Maté fino a una delle persone più vicine a Francesca nella vita, così come nella ricerca di una consapevolezza capace di tradursi in azione.

Commento 

È difficilissimo parlare di Quando il mondo dorme - Storie, parole e ferite della Palestina, perché è un libro di per sé necessario, intenso e pesato in ogni sua parola. Tentare di riassumerlo non gli renderebbe onore, per cui cercherò di parlarne sulla base dei contenuti.

Cominciamo col dire una cosa: Francesca Albanese è un tesoro nazionale e internazionale. La Relatrice speciale delle Nazioni Unite per la Palestina, infatti, non è solo una giurista, una docente e una studiosa, ma una persona adattissima al ruolo che ricopre non per la sua superiorità intellettuale in merito alla materia di cui si occupa rispetto a noi comuni mortali, quanto perché riesce a usare tutte le sue conoscenze accademiche al servizio di chi ne ha più bisogno e nel farlo non lascia fuori la sua emotività. È questa la cosa che colpisce di più di Albanese: non ricopre il suo ruolo con distacco e scollandosi dalla realtà, ma usando la sua sensibilità al servizio del suo lavoro e, per quanto ciò possa essere un problema nella sua vita personale, che sicuramente ne risente, è anche vero che per un compito così delicato serve una persona che ci tenga davvero. E Albanese ci tiene davvero. 

Il chiaro e dichiarato intento di questo libro, che mescola la saggistica alla narrativa biografica, è quello di calare il diritto internazionale nella vita degli individui facendosi portavoce delle storie piccole e grandi di chi non ha un megafono per poterle raccontare: parte dagli antefatti, per aiutarci a comprendere il perché di determinate azioni o reazioni, racconta di esasperazioni e ingiustizie subite per decenni dal popolo palestinese, di accordi non rispettati, di bacchettate sulle mani mai date. E soprattutto racconta di ferite non curate, da una parte e dall’altra. Perché se da un lato abbiamo il popolo palestinese che sta vivendo sulla sua pelle un genocidio inenarrabile e per il quale, francamente, non c’è più nulla da dire perché abbiamo già visto imagini impensabili anche per un film horror, dall’altro abbiamo il popolo ebraico (non tutto israeliano e non tutto sionista) e il suo trauma generazionale non curato, un dolore che è passato dai sopravvissuti alle generazioni successive e nel rivendicare una sorta di giustizia riparativa che non è mai davvero arrivata ha trasformato la propria tragedia in quella di qualcun altro, come capita spesso in chi subisce abusi. Albanese è un’idealista e non è facile restare idealisti facendo il suo mestiere, a contatto con la violenza, con il dolore e con questioni enormemente più grandi di qualsiasi piccolo essere umano. Non cede mai alla tentazione di spersonalizzare il popolo palestinese ricorrendo esclusivamente a numeri e statistiche, che vengono usati a supporto di storie vere, mai il contrario: i numeri servono a tirare le somme delle tragedie umane che vengono raccontate, ma non si sostituiscono mai a esse, così come lei stessa fa da megafono per le voci altrui, raccontandoci quello che ha imparato lei stessa, senza mai mettersi in una posizione di superiorità né verso chi le ha raccontato le storie che ci riferisce, né verso di noi che le ascoltiamo.

Last night in Gaza,

dell’artista palestinese Malak Mattar

Quando il mondo dorme è un libro necessario non solo nel senso della questione specifica che tratta, quanto perché educa alla complessità. L’autrice ci mostra l’interconnessione di tantissimi fenomeni, di eventi storici e mentalità dure a morire e si spende nell’eroico tentativo di spogliarsi del suo sguardo occidentale eurocentrico. Non parla mai con accondiscendenza, anzi, cerca sempre di mettersi, e farci mettere, dalla parte opposta e vedere che immagine ci viene rimandata, usando, ancora una volta, l’empatia come arma per la risoluzione dei conflitti, invece di viverla come una debolezza. Ciò porta inevitabilmente a criticare il sistema di cui fa parte (che è lo stesso di cui facciamo parte noi): è feroce nel criticare l’Europa che non si prende le sue responsabilità, gli Stati Uniti che appiattiscono la questione trasformandola in una tifoseria da stadio dove bianco e nero si contrappongono (per lei, Trump è un Caligola moderno. Sipario*), l’ONU stessa, per cui lei lavora, che non riesce a farsi rispettare nelle sue decisioni né a inviare dei funzionari che abbiano abbastanza contatto con la realtà e integrità da non assecondare il fenomeno che sono stati chiamati a combattere.

My mother,
di Malak Mattar

Con la semplicità di chi ha fatto del tema di cui parla la propria ragione di vita, Albanese ci spiega, sempre calandole nel contesto e andando dalla storia particolare a quella generale, parole come “apartheid” e “genocidio” e mai e poi mai sminuisce le azioni dei singoli. Parla di come il boicottaggio sia l’arma migliore che abbiamo perché i regimi vanno colpiti al portafoglio per ferirli davvero e ci ricorda che la fine della segregazione in Sudafrica è cominciata proprio così: con i singoli che, una piccola azione alla volta, hanno fatto la differenza nell’opinione pubblica, costringendo la politica a porre fine a un fenomeno radicato. Pensate a quanto siano cambiate le notizie dei telegiornali rispetto al sette ottobre 2023, quando la narrazione era polarizzata, ma successivamente l’ondata di solidarietà verso la Palestina ha costretto persino i notiziari più conservatori a dare spazio anche a chi non è gradito a chi comanda. In questo senso, le parole di Francesca Albanese sono colme di dolore, di stanchezza e lutto, ma anche di speranza e voglia di lottare, perché lei stessa dice che tutti i bambini del mondo meritano le stesse cose che hanno i suoi figli, con la loro spensieratezza e i loro bagni al mare. La dolcezza di questo pensiero è ciò che ci deve spingere a continuare a fare pressione per la pace, senza scoraggiarci o farci distrarre. E se da un lato è vero che i governi non stanno facendo niente è vero anche che stanno dimostrando di non essere lo specchio dei loro cittadini, i quali non dormono più anche per merito di questa donna che è una forza della natura.

Se siete insegnanti, Quando il mondo dorme - Storie, parole e ferite della Palestina è un libro che dovete far leggere nelle vostre classi perché ci educa alla complessità, ad andare alla radice dei problemi e a puntare il dito prima verso i potenti e anche verso di noi, spogliandoci del nostro sguardo privilegiato che è la lente che ci impedisce di vedere con chiarezza. Come si dice dalle parti di Francesca Albanese: facciamo ammuìna.

*Sto editando questa recensione nel giorno in cui gli USA hanno annunciato sanzioni contro di lei a seguito del suo report dove, senza battere ciglio, ha tirato fuori l’agendina con i nomi dei bambini monelli e ha fatto i nomi e i cognomi delle aziende che stanno facendo i soldi sul genocidio. Ineffabili artisti circensi.

mercoledì 8 marzo 2023

La Tempesta imperfetta - Viaggio nella Mente di chi crede alle fake news: NOI

  • Titolo: La tempesta imperfetta - Viaggio nella mente di chi crede nelle fake news: NOI
  • Autori: Barbascusa X, Luca Perri
  • Illustratore: Sio
  • Codice ISBN:
  • Casa editrice: DeAgostini
Quarta di copertina

Infodemia s.f. Circolazione di una quantità eccessiva di notizie e informazioni, spesso non vagliate accuratamente, che rende difficile orientarsi su determinati argomenti a causa della difficoltà di individuare fonti affidabili - Infodemic.it. Un chimico e un astrofisico (no, non è l’inizio di una barzelletta) navigano sulla zattera del pensiero scientifico attraverso l’insidioso mare dei media e della comunicazione. Sommerso ogni giorno da una quantità tale di dati, numeri, immagini e opinioni il nostro cervello – già di suo pigro e lontano dall’essere perfetto – rischia costantemente di perdere la rotta. Ma come si fa a impedire questa deriva cerebrale? Come aiutare la nostra mente a trovare punti di riferimento sicuri per attraversare indenne la tempesta del sovraccarico di notizie? Due capitani diversamente coraggiosi provano a tracciare una rotta per resistere a ondate di fake news, pregiudizi culturali e trappole del ragionamento che ci inducono a tirare conclusioni inconsapevoli o prendere decisioni errate. Analizzando casi storici eclatanti, dal Moon Hoax al terrapiattismo, dagli OGM alla crisi climatica passando per i vaccini e i loschi disegni del Deep State, portano a galla gli schemi ripetuti dietro i più famosi complotti. Insieme a loro un naufrago d’eccezione: Sio con le sue esilaranti vignette. Questo libro mette nelle vostre mani gli strumenti per sviluppare uno sguardo critico e razionale sul mondo che vi circonda. Perché possiate essere voi stessi l’argine che trattiene la marea montante dell’infodemia. Età di lettura: da 11 anni.


Recensione e commento 

Ormai la collana DeAgostini dedicata alla divulgazione scientifica è diventata immancabile sul mio piccolo spazio, non potevo farmi sfuggire l’ultima fatica dell’astrofisico Luca Perri e del chimico Barbascusa X.

Fatemi sfoggiare la mia foto con Babascura, plis
Il libro La Tempesta imperfetta nasce dopo il documentario Infodemic, disponibile su Amazon Prime e gratuitamente su YouTube, in cui i due divulgatori compiono un viaggio nel mondo dell’informazione, con interviste a esperti del settore che ci aiutino a comprendere come destreggiarsi in questo mare magnum di contrasti da cui siamo sommersi: l’infodemia, appunto. La Tempesta imperfetta mette alcune cose nero su bianco e ne approfondisce altre, riassume e riflette su concetti come i bias cognitivi e su come funzioni la nostra mente (male). 

L’excursus dei bias cognitivi più frequenti e del modo in cui sono radicati in noi porta inevitabilmente i coraggiosi Luca Perri e Barbascura a confrontarsi con alcune delle bufale più diffuse, passando dai negazionisti dell’ allunaggio, agli antivaccinisti, ai negazionisti del cambiamento climatico. Con pazienza infinita e la giusta dose di sarcasmo (perché anche le persone di scienza sono umane e perdono le staffe) ricostruiscono le origini di alcune delle fake news più famose e ci informano su come funzioni davvero il metodo scientifico. Non basterebbero, infatti, le nostre intere vite messe assieme per sfatare tutte le notizie false che ci sono in giro, perché per dire una stupidaggine basta un attimo, mentre per smentirla servono molte ricerche ed è proprio qui che bisogna cominciare a prestare attenzione e spostare sempre l’onere della prova su chi fa un’affermazione piuttosto che su chi deve confutarla. 

Il discorso sulle informazioni false non si ferma solo ai complottisti: anche politici e gruppi di potere hanno la loro parte di colpe nella diffusione di fake news per i propri interessi. Qui, i due scienziati raccontano alcuni episodi in cui si sarebbe potuto agire in maniera più etica e conveniente sul lungo termine, ma si è preferito seguire gli interessi economici contingenti, come nel caso delle aziende petrolifere che hanno insabbiato i dati sul riscaldamento globale, convinte che il punto di non ritorno sarebbe stato così lontano nel tempo da non dover essere loro a preoccuparsi di fare qualcosa. 

E anche quella con Adrian Fartade, Luca Perri e Leo Ortolani
Anche la stampa ha le proprie responsabilità quando si tratta di riportare le notizie, il modo in cui la pandemia è stata gestita mediaticamente dovrebbe esserci di lezione. In molti salotti televisivi è passata l’idea che su certi argomenti (come appunto la pandemia, o ancora il riscaldamento globale) esista un disaccordo, un dibattito ancora aperto, quando non è così: mettere due persone su due sedie opposte a strillarsi addosso non dà la percezione della realtà o delle proporzioni del fenomeno a chi non è addetto ai lavori. Per citare un esempio, la quantità di scienziati esperti nel settore in materia di climatologia concorda dal 90 al 99% che il riscaldamento globale sia di stampo antropologico, quindi quando si invita un negazionista del cambiamento climatico non dovrebbe essere messo a confronto con una ragazza attivista per farlo sembrare autorevole, dato che la vecchiaia viene associata alla saggezza, ma con 90 o 99 esperti del settore. Le conseguenze di questa narrazione sono l’indecisione popolare dettata dalla paura di compiere la scelta sbagliata, come nel caso dei vaccini, ma anche una profonda discrepanza tra le conoscenze di chi si occupa in modo tecnico di qualcosa e chi no: se il 99% degli scienziati concorda che il cambiamento climatico sia antropologico, lo stesso non si può dire della popolazione, che ancora vive nell’indecisione e pensa di avere tempo per agire, che ci penserà qualcun altro nel futuro con una tecnologia migliore.

In ogni caso, non si dà sempre e solo la colpa a una causa esterna: sotto certi aspetti, i due divulgatori fanno mea culpa anche per quanto riguarda la comunità scientifica, che in determinate situazioni non è sempre in grado di fornire risposte immediate e appare un po’ lontana e fredda rispetto al resto della società. Allo stesso modo, sono consapevoli che per avvicinarsi al grande pubblico ci sono momenti in cui è più produttivo fare un passo indietro che lanciarsi in battaglie di blastate sui social, rischiando di trasformare un discorso potenzialmente costruttivo in una tifoseria da stadio cristallizzata sulle proprie posizioni.

Tuttavia, per quanto lo scetticismo la faccia da padrone, non tutto è perduto: abbiamo ancora tempo per agire e le conoscenze per farlo. Grazie a questo piccolo manuale divulgativo abbiamo qualche strumento in più per non farci sommergere dall’inimmaginabile quantità di informazioni dell’era digitale, dobbiamo solo prestare attenzione ad alcune dinamiche ed evitare l’immobilità.

Sul blog trovate anche:

La Versione del Tardigrado improbabile

Apollo Credici


venerdì 4 marzo 2022

La Versione del Tardigrado improbabile


  • Autore: Barbascura X (nome anagrafico)
  • Illustratore: Enrico Macchiavello
  • Codice ISBN:
  • Casa editrice: De Agostini
Trama

Pino Omino, per gli amici Mino, per i nemici Vino, ha combinato un bel casino alla ditta di balocchi Oplallà® e ora suda come una lumaca di fronte al Santo Tribunale del Tragico Divertimento Pernullabuffo. Accanto a lui c’è Vincenzo, il tardigrado improbabile, arrivato dalle profondità del cosmo per soccorrerlo con la sua paradossale versione dei fatti: di chi è, in realtà, la colpa? Di Omino, o piuttosto del caso che l’ha condotto sino a lì? In quest’opera dallo stile inconfondibile il Capitano Barbascura X affida a uno dei suoi personaggi più noti sul web il ruolo di un microscopico Virgilio, nostra guida in un viaggio indietro nel tempo alle origini della vita sulla Terra. Attraverso dibattute teorie e ipotesi scientifiche, a partire dal Big Bang, il “peto primordiale”, Vincenzo il tardigrado ricostruisce per noi le circostanze casuali, talmente improbabili da essere quasi impossibili, che hanno determinato l’aggregarsi di atomi, molecole e poi cellule in strutture sempre più grandi e complesse. Assisteremo così, tra le altre cose, al funzionamento del DNA e del suo sacro trascrittore, entreremo all’interno di una cellula, faremo la conoscenza con enzimi Super Saiyan, impareremo un sacco di faccende imbarazzanti sulla differenziazione cellulare. Con le illustrazioni di un fumettista di culto, Barbascura X firma un libro di divulgazione illuminante e irriverente, capace di fissare i concetti alla base della biologia in un’avvincente ricerca sulle dinamiche che hanno reso possibile l’esistenza.

Recensione e commento


SE VUOI SCOPRIRE STORIE BRUTTE SULLA SCIENZA BENVENUTO SUL BLOG BRUTTO DI ZIA ZOSMAAA!

Ciao, bella gente! Oggi, come forse avrete intuito, parliamo di La Versione del Tardigrado improbabile, ultima fatica del chimico e divulgatore Barbascura X. Si tratta, ovviamente, di un libro scientifico divulgativo illustrato da Enrico Macchiavello ed edito da De Agostini. A dispetto del linguaggio informale e irriverente, Barbascura è estremamente sistematico nell’esposizione dei concetti e si dimostra, ancora una volta, geniale nel parlare in modo molto semplice di concetti estremamente complessi. Riesce spesso a mostrare anche un lato inaspettato, rispondendo ad alcune domande che si autopone e a cui difficilmente si pensa quando si sta sui banchi di scuola e si ascoltano questi concetti raccontati in maniera più meccanica.


Vi presento Vincenzo, il Tardigrado  improbabile 
La narrazione di questo libro prevede un narratore interno, ovvero Vincenzo, il Tardigrado improbabile, che racconta a Pino Omino la storia della vita dal Big Bang alla formazione degli organismi pluricellulari, ed è suddivisa in capitoli nei quali gli appassionati vedranno moltissimi dei concetti già trattati sul canale YouTube dello scienziato, ma legati assieme in maniera fluida e chiara. La voce e il modo di esprimersi di Vincenzo sono gli stessi di Barbascura, che si rivolge direttamente al destinatario (noi su YouTube, Pino Omino qui, anche se la distanza viene annullata dall’utilizzo della seconda persona singolare) senza risparmiargli insulti fantasiosi neanche troppo velati, o ponendogli domande a cui dà direttamente la risposta. I disegni che accompagnano la narrazione sono perfetti per questo tipo di contenuto, perché rendono tutto grottesco esattamente com’era l’intento, e sono presenti anche fotografie e schemi molto poco grotteschi e molto molto scientifici.

Tuttavia, come qualsiasi opera letteraria, non è priva di difetti. Una delle perplessità che solleva è che forse il target che è stato fissato per questa lettura è troppo basso (11+), non tanto per i temi trattati o per la presenza di linguaggio scurrile, che è stato ripulito e sostituito con assonanze, quanto per l’utilizzo di una prosa forse troppo ricca di fronzoli per un target al quale è meglio proporre un concetto in modo più diretto possibile. L’unico altro difetto ascrivibile a La Versione del Tardigrado improbabile è la debolezza della trama, che aveva delle premesse molto valide e promettenti, ma nell’ epilogo si traducono come pretestuose. Tuttavia, questo difettuccio è abbastanza marginale, dato che l’intento del libro non è quello di narrare l’avvincente storia di Pino Omino, ma quella dell’universo Ugo e di come siamo nati, quindi è del tutto perdonabile. 

La Versione del Tardigrado improbabile è un libro divulgativo imperdibile per chiunque voglia avere un’idea più chiara di come siamo nati a partire dall’esplosione dell’universo Ugo alla formazione degli organismi pluricellulari, ma anche per la fanbase di Barbascura X, dato che la sua voce è chiarissima e inconfondibile. 

venerdì 19 novembre 2021

Apollo Credici

  • Titolo: Apollo Credici
  • Autori: Luca Perri, Adrian Fartade
  • Illustratore: Leo Ortolani
  • Lingua originale: italiano
  • Codice ISBN: 978-8851187002
  • Editore: DeAgostini
Trama

Anno in corso: 2101 dell’Era Comune

Temperatura esterna: 35 gradi centigradi

Caro lettore,

Questo libro esiste perché tu hai deciso di aprirlo.

Forse potevi impiegare meglio il tuo tempo, ma… eccoti qui!

Io sono Schwa, raro esemplare di Pandalorian. La famiglia a cui appartengo vive indossando una soffice armatura a forma di panda e, per evitare che le discussioni degenerino, abbraccia tutti.

Bene: se dopo questa mia presentazione ancora non ti sei spaventato, sei pronto a partire insieme a me e ai miei coraggiosissimi compagni di avventura per un viaggio cosmico davvero elettrizzante.

Che cosa troverai in queste pagine? Loop temporali, immersioni tra galassie lontane anni luce, warmhole, buchi neri, supernove, asteroidi in collisione e pianeti sconosciuti.
Sarai tu a decidere in quale pasticcio cacciarti, finché non ti resterà solo un’opzione: il motore a improbabilità infinita. Ovvero… un dado.

Anno in corso: 2101 dell’Era Comune

Temperatura esterna: 35 gradi centigradi

Caro lettore,

Questo libro esiste perché tu hai deciso di aprirlo.

Forse potevi impiegare meglio il tuo tempo, ma… eccoti qui!

Io sono Schwa, raro esemplare di Pandalorian. La famiglia a cui appartengo vive indossando una soffice armatura a forma di panda e, per evitare che le discussioni degenerino, abbraccia tutti.

Bene: se dopo questa mia presentazione ancora non ti sei spaventato, sei pronto a partire insieme a me e ai miei coraggiosissimi compagni di avventura per un viaggio cosmico davvero elettrizzante.

Che cosa troverai in queste pagine? Loop temporali, immersioni tra galassie lontane anni luce, warmhole, buchi neri, supernove, asteroidi in collisione e pianeti sconosciuti.
Sarai tu a decidere in quale pasticcio cacciarti, finché non ti resterà solo un’opzione: il motore a improbabilità infinita. Ovvero… un dado.

Recensione e commento

A TUTTE LE UNITÀ: la recensione di Apollo Credici verrà redatta sotto forma di recensione game, sarà lə lettorə a decidere dove andare. E trattandosi di un libro con età di lettura dagli 11 anni tutte le parolacce verranno sostituite dai nomi dei prodotti della Mulino Bianco, come farebbe Matteo Fumagalli, così siamo più family friendly.

Se vuoi sapere come è stata la conferenza al Salone continua a leggere, se vuoi leggere la recensione vai al paragrafo 4 se ti interessa sapere l’impatto dell’astronomia nella mia vita vai al paragrafo 3

    1) Quando, nel lontanissimo 9 settembre anno di bordo 2021, mi è arrivata la newsletter mensile della casa editrice DeAgostini, mi sono praticamente fiondata sulla tastiera del computer per richiedere la copia staffetta di questo libro. E quando ho saputo che gli autori Fartade, Perri e Ortolani sarebbero stati al Salone del libro mi sono mangiata le mani per non averla ricevuta in tempo, ma in compenso ho avuto la possibilità di comprarne una copia sul posto da poter far autografare.

Se non te ne importa un Flauto al cioccolato della mia esperienza al Salone del Libro di Torino e vuoi leggere la recensione vera e propria vai paragrafo 4.

    2)  Al Salone del Libro c’erano sicuramente diversi eventi che potevano interessarmi, ma, tra una cosa e l’altra, presa da mille impegni e incontri con persone del webbe, alla fine la conferenza dei tre autori di
Firmacopie con gli autori al Salto+
Apollo Credici è stata l’unica a cui ho partecipato in modo non casuale (erano rimasti in sala solo due posti non prenotati, e li abbiamo presi io e Sara. Pensa un po’ che Plumcake Classico!). Ora rischio di diventare un po’ malinconica, perché per me, paradossalmente, la scienza è un po’ come una fede: è il posto in cui vado quando ho bisogno di risposte, tanto che da bambina volevo diventare una scienziata (poi ho avuto delle pessime basi in matematica e i miei sogni si sono infranti). Per cui assistere a un evento in cui si parla di scienza in modo così appassionato ed entusiasta per me è stato un ritorno proprio a quelle sensazioni che sentivo da bambina quando scoprivo qualcosa di nuovo. Inoltre, credo fortemente che il modo di Adrian Fartade e di Luca Perri sia il migliore per avvicinare le capre ignoranti come me alla scienza: allontanandosi dallo stereotipo di scienziato tutto d’un pezzo che snocciola nozioni che lasciano il tempo che trovano e incentrandosi molto di più sul lato immaginativo che la scienza permette. Alla domanda “Come pensate che si evolverà l’umanità nei prossimi millenni”, Adrian ha risposto entusiasta “Io voglio la coda prensile” (spiacente, caro, per quella bisogna chiedere a Evoluzione di Barbascura X) e trovo che non perdere questo entusiasmo fanciullesco sia esattamente ciò di cui la scienza, in questi anni di buia diffidenza abbia bisogno. E poi anche io avevo necessità di sapere qual è il modo più metal di morire, ovvero sepolta/sciolta dalla neve metallica sul pianeta Venere (up the irons \m/) che cosa veramente Galletta!

Per la recension vai al paragrafo 4. Se invece preferisci parlare male degli ingegneri aerospaziali lascia un commento o un messaggio privato. Se vuoi approfondire il motivo per il quale questo libro è tanto importante per me continua a leggere.

    3) Oltre al fatto che la scienza per me è sempre stata un’amica presente nella mia vita, anche se io non sono sempre stata fedele, devo ammettere che l’astronomia e l’astrofisica hanno un posto speciale in quel buchino nero supermassivo che ho al posto del cuore. La grafica di questo blog la dice lunga e Zosma stessa è una stella. Per me rappresenta quello che rappresenta per Lazlo Strange ne Il Sognatore, ovvero un posto che possa farlo sentire finalmente accettato e capito. Un posto in cui possa essere sé stesso. Ma Zosma è anche una stella nella costellazione del Leone (vi lascio qui la pagina di Chiara skywalker, è bravissima, andate a dare un’occhiata) e quando l’ho saputo, aver scelto questo nome per me ha avuto ancora più senso. Apollo Credici è, poi, un libro che avrei adorato da bambina, quando leggevo solo libri a tema scientifico e per ogni risposta avevo dieci domande. Trattandosi di un libro game, per ogni situazione ci sono varie scelte possibili e non esistono domande stupide o troppo surreali per essere prese sul serio. Se tutti gli insegnanti fossero come Perri e Fartade, forse non mi sarei mai scoraggiata e adesso starei guardando il cielo per mestiere.

Per la recensione continua a leggere. Se vuoi continuare a parlare male degli ingegneri lascia un messaggio privato o un commento. Maledetti ingegneri, hanno rovinato l’ingegneria!

    4) Ma venendo a noi, è il caso di recensire finalmente questo libro in quanto tale. Si tratta di un libro
Gli autori al Salto+
game (se non sai cos’è un libro game, vai alla nota in fondo alla pagina), per cui è una storia interattiva, in cui è la persona che legge a decidere le scelte di Schwa, facendo così virare la storia verso sei finali possibili e tantissimi intrecci di trama che portano lə protagonista a esplorare l’universo e il Sistema Solare (tra le altre cose, ma quanto mi sono sentita Nastrinamente nel futuro mentre dicevo “Alexa, lancia un dado da sei facce” quando dovevo prendere una decisione per Schwa?).
 Attraverso la sua esplorazione cosmica, Schwa visita la nostra Luna, tutti i pianeti del nostro sistema (mi manca Plutone. Mi manca davvero, mi era simpatico, non è stato giusto averlo escluso solo perché nella sua orbita il Sole non occupa uno dei due fuochi), ma ha anche la possibilità di fare alcune esperienze fantascientifiche in senso stretto, come attraversare un wormhole, che è stato teorizzato, o avvicinarsi a un buco nero, o utilizzare un ascensore spaziale (anche questo esiste solo in teoria). Le esplorazioni all’interno del Sistema solare sono rese possibili da AL4500, un’intelligenza artificiale che va di diritto nella classifica delle mie preferite (lui, a differenza di Alexa, non mi sembra un possibile omicida, visto che non ha risposto “Non lo so” alla domanda “Alexa, quando partirà la rivolta delle macchine mi risparmierai la vita?”), ed è proprio colui che si occupa di fornire le nozioni. Queste informazioni sono le stesse che si possono trovare nei libri di scuola, quindi non sono trattate in maniera tecnica e incomprensibile per le Crostatine al cacao come me o per i bambini, e anzi, trattandosi di un libro di divulgazione sono presenti anche molte curiosità interessanti o situazioni ipotetiche che anche qualcuno che mediamente è sul pezzo in questo campo potrebbe trovare interessanti. Non esistono domande troppo assurde e Apollo Credici dà la possibilità di fare delle scelte incaute per il gusto di vedere cosa succede. 
Al di là delle nozioni, che indubbiamente questo libro fornisce, ci sono anche altri motivi per i quali leggere e apprezzare questo libro. Primo fra tutti che non tratta esclusivamente di astronomia, ma tocca anche altri temi, in modo marginale, come gli effetti del riscaldamento globale, che mostra, dallo spazio, un pianeta Terra molto diverso da quello che conosciamo oggi. Ma uno dei motivi per cui ho amato questo libro e che rappresenta un’innovazione più della scelta narrativa in sé o della divulgazione, è stata la scelta degli autori di utilizzare Schwa come protagonista. “È brutto quando una ragazza non riesce a immedesimarsi perché improvvisamente la storia fa riferimento a un protagonista maschio”: Schwa è indeterminatə, almeno nella narrazione, e, per quanto sia stato difficile da scrivere per gli autori, per loro stessa ammissione, non è stato di sicuro difficile da leggere, anzi, dimostra che un cambiamento in questo senso può essere fatto. Schwa, poi, è unə Pandalorian, quindi va in giro con un’armatura a forma di panda (Barbascusa X ha abbandonato la cha) ed evita i conflitti abbracciando le persone in segno di accoglienza e dialogo. Anche questo è un punto di svolta interessante nella narrativa, poiché spesso e volentieri le storie fantastiche e fantasy sono incentrate sulla risoluzione dei conflitti attraverso l’uso della violenza. Dovremmo essere un po’ tutt* come Schwa.
Non mancano poi numerosi riferimenti nerd a tanta fantascienza precedente, come Alien o Odissea nello Spazio (e il fatto di aver colto moltissime citazioni mi sta facendo sentire incredibilmente vecchia…) e soprattutto le prese in giro agli ingegneri si sprecano, perché gli ingegneri, si sa, soprattutto se sono aerospaziali, sono delle persone orrende (fratello caro, se stai leggendo TI VOGLIO BENE).

In definitiva, si sta avvicinando Natale. Tenere in considerazione Apollo credici come regalo per sé o per gli altri è sicuramente una buona idea


*Secondo Wikipedia, un libro game è un’opera narrativa che invece di essere letta linearmente dall’inizio alla fine, affre al lettore la possibilità di partecipare attivamente alla storia, decidendo tra alcune possibili alternative mediante l’uso di paragrafi o pagine numerate. Lettori diversi (o la stessa persona in occasione di una rilettura) potranno compiere scelte diverse e ciò condizionerà lo svolgimento e la fine della trama.






Noi

Titolo: Noi Titolo originale: Nous Autrice: Christelle Dabos Traduttore: Alberto Bracci Testasecca Lingua originale: francese Codice ISBN: C...