- Titolo: La Principessa Floralinda e la Torre di quaranta Piani
- Titolo originale: Princess Floralinda and the forty-flight tower
- Autrice: Tamsyn Muir
- Traduttore: Gabriele Giorgi
- Lingua originale: inglese
- Codice ISBN: 9788804799993
- Casa editrice: Mondadori
La Biblioteca di Zosma
Opinioni non richieste di una lettrice moderatamente nichlista
venerdì 6 marzo 2026
La Principessa Floralinda e la Torre di quaranta Piani
venerdì 13 febbraio 2026
A Reaper at the Gates - Un Assassino alle Porte
- Titolo: A Reaper at the Gates - Un Assassino alle Porte
- Titolo originale: Reaper at the Gates
- Autrice: Saba Tahir
- Traduttrice: Francesca Sassi
- Lingua originale: inglese
- Codice ISBN: 9788834747049
- Casa editrice: Fanucci
In questo terzo e penultimo libro della serie assistiamo a eventi che sono quanto di più diametralmente opposto esista in merito all’escapismo, perché le frasi che risuonano con il contesto attuale, i paragrafi che sembrano usciti dalle cronache dei giornali pubblicati dieci anni dopo la prima tiratura del romanzo non si contano e addirittura la violenza di una guerra inventa è più sopportabile di un qualsiasi telegiornale di questi giorni.
Cosa fare quando il male sembra invincible, sempre dieci passi avanti a chi cerca di fermarlo, come provare ad arrestare un fiume con le proprie mani? L’autrice prova a darci la sua visione, intessendo una trama ricchissima di eventi, in cui ogni volta che sembra arrivare a scioglimento, riserva un antagonista che aveva già previsto le azioni che sarebbero state poste in atto per bloccarlo e che colpisce con il pugno di ferro, schiacciando completamente la speranza e frantumando l’idea di controllo dei protagonisti.
Infatti, tra interessi personali, ricerca del potere e autoconservazione, i potenti stanno solo pensando a spartirsi la torta, invece di intervenire efficacemente quantomeno facendo fronte comune davanti a una minaccia collettiva. Anzi, in guerra i guadagni personali diventano ancora più ingenti (se vi suona familiare, immagino che non sia un caso) e chi sta in cima alla piramide fa così paura che persino i Paesi vicini hanno paura a dare asilo ai profughi (di nuovo: se vi suona familiare, immagino che non sia casuale).
Questo non è un fantasy escapista, ma forse abbiamo bisogno di prendere spunto da opere come questa per trovare la magia che ci possa aiutare a correggere le storture del nostro mondo e continuare a lottare per il bene, anche quando il male sembra insormontabile e invincibile.
mercoledì 4 febbraio 2026
Snowglobe
- Titolo: Snowglobe
- Titolo originale: 스노볼
- Autrice: Soyoung Park
- Traduttrice: Lea Giulia Elia
- Lingua originale: coreano
- Codice ISBN: 9788804784706
- Casa editrice: Mondadori
mercoledì 21 gennaio 2026
Elfie
- Titolo: Elfie
- Titolo originale: Elfie
- Autore: Gregory Maguire
- Traduttrice: Giulia Poerio
- Lingua originale: inglese
- Codice ISBN: 9788804806837
- Casa editrice: Mondadori
Trama
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| Tutti meritano l’opportunità di volare! |
Elfie è un ritorno alle origini, sia letterale che metaforico, dato che il libro parla dell’infanzia di Elfaba, la strega che ha combattuto per i diritti degli Animali nel regno di Oz e inoltre questo romanzo è dedicato a Idina Mezel e Cyntia Erivo, la prima e l’ultima Elfaba in ordine cronologico. Elfie approfondisce l’infanzia che ci era già stata brevemente raccontata nel romanzo principale e ci mostra degli episodi specifici nella vita della protagonista che l’hanno formata come individuo. Si tratta di sprazzi, di rari momenti di esercizio di empatia in un contesto familiare arido, privo di affetto e valori profondi, perché Elfaba, figlia di un ministro spirituale, viene trascinata in giro per le paludi assieme alla sua famiglia per seguire la missione evangelizzatrice del padre, che mai come in questo caso, predica bene ma razzola malissimo. Un uomo palesemente in crisi che redarguisce dei genitori che non amano la disabilità di uno dei loro figli perché non riescono a vederlo bello anche in quella condizione, mentre lui non riesce a superare il fatto che la sua primogenita sia verde e la secondogenita priva di braccia. Lo sviluppo psicologico di Elfaba deve avvenire all’ombra della ricerca di redenzione del padre e sotto i suoi dettami religiosi che riuscirà a forzare solo raramente e a fatica. Non si tratta di una protagonista simpatica, Elphaba è sempre autentica e cerca di restare fedele a sé stessa in un mondo che ha fatto dell’ipocrisia e delle apparenze il suo marchio di fabbrica. La buona educazione diventa facciata, mentre a livello sociale sta iniziando la graduale e tragica ostracizzazione degli Animali.
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Villemjin Verkaik è la mia Elphaba preferita, qual è la vostra? |
Eppure, Elphaba sa bene cosa significhi dover passare la vita a cercare di non dare nell’occhio e sono proprio le esperienze che vive nei suoi anni più formativi a renderla la paladina di qualsiasi persona che nella vita si sia sentita derisa o esclusa, anche perché questo non è solo un libro che indaga il suo sviluppo intellettivo, ma anche emotivo, perché durante la sua infanzia arida di affetto sono poche le occasioni in cui Elphaba si sente degna di amore. Oggi sono tantissime le opere che hanno preso ispirazione da Wicked, come la trilogia di Chris Colfer che ne riprende moltissime tematiche e addirittura alcuni piccoli dettagli della trama, proprio perché la perfida strega dell’Ovest è diventata lo stendardo della diversità ed è per questo che chiunque l’abbia interpretata o la interpreterà a teatro o sul grande schermo abbia inserito o inserirà un tocco del proprio dolore personale. Chiunque di noi può essere come Elfaba e quello che l’autore ci ricorda è che ci troviamo più vicino alla sua posizione che a quella del Mago, nel suo alto castello, a cercare capri espiatori per le proprie mancanze e manodopera gratuita da sfruttare per scopi politici ed economici.
Elfie è un romanzo che rende omaggio a questi trent’anni, a tutto quello che è cambiato e a ciò che purtroppo ancora non l’ha fatto. È una dedica alle Elphaba di ieri e di domani che hanno cambiato e che cambieranno questo mondo.
mercoledì 14 gennaio 2026
Il Lupo e il Tagliaboschi
- Titolo: Il Lupo e il Tagliaboschi
- Titolo originale: The Wolf and the Woodsman
- Autrice: Ava Reid
- Traduttrice: Giorgia Demuro
- Lingua originale: inglese
- Codice ISBN: 9791281777927
- Casa editrice: Ne/on
Apparentemente, queste tre fazioni sono destinate a scontrarsi per sempre, frammentandosi ulteriormente in guerre intestine, quando il solo e vero nemico è chiunque le stia mettendo le une contro le altre: la miopia data dalla scalata al potere porta chi si trova al vertice a cercare capri espiatori e puntare il dito contro il diverso, quando moltissimi problemi di natura politica potrebbero risolversi non ostracizzando, ma aprendo le porte e abbracciando l’altr*. A sottolineare questo concetto, aiuta molto l’analisi del sistema magico, che è basato appunto sulle varie religioni esistenti e che segue le stesse regole generali ma con sottigliezze diverse a seconda del proprio credo. È questo il punto: pur con sfumature diverse, ciascuna delle tre porta con sé la magia (con i suoi pro e contro), per cui tutte e tre le religioni sono per forza vere e nessuna dovrebbe prevalere sull’altra. Anche se, va detto, tutte e tre portano con se una traccia di crudeltà (spesso relativa alla mortificazione del corpo) perché il potere deriva sempre da una qualche forma di sacrificio e quindi, per quanto siano contemporaneamente vere, non ne esiste una “migliore” dell’altra.
Qualche nota dolente c’è, perché trattandosi di un romanzo d’esordio incontra di tanto in tanto qualche ingenuità, qualche piccolo errore di editing (un oggetto che viene spostato da A a B e che poi magicamente si trova di nuovo in A), qualche scena che avrebbe potuto essere più corta e qualche altra che invece avrebbe dovuto essere più lunga e drammatica, ma in generale si tratta di piccoli nei che sono perdonabili per un’autrice alla sua prima esperienza, soprattutto perché il mercato editoriale contemporaneo sforna cosa peggiori scritte da penne ben più consumate della sua. Inoltre, la prosa è densa, matura e costellata da metafore e similitudini estremamente vivide. La struttura è quella di un romance soltanto in apparenza perché si concentra nella relazione tra Évike e Gáspár soltanto per la prima parte del romanzo, quella funzionale a farli conoscere, perché di base entrambi vivono le stesse esperienze e il lupo e il boscaiolo, che nelle fiabe mai e poi mai potrebbero andare d’accordo, qui impareranno che hanno qualcosa in comune. Fino a metà, il libro sembra andare in una direzione collaudata, ma poi sterza e la loro storia resta sullo sfondo per concentrarsi sullo sviluppo di Évike, che, alla ricerca delle sue origini e di uno scopo nella vita, compie un doloroso cammino verso la comprensione che la multiculturalità significa avere tante origini, non non averne nessuna. Infatti, tutte le tappe che sarebbero centrali in un romance, qui vengono raccontate en passant, mentre sulla scena avvengono cose molto più importanti e in effetti il finale del libro non sarà un punto fermo, quanto un punto di partenza sia in senso generale che personale.
In questa ricerca della complessità viene in contro anche l’ambientazione, che ricalca la varietà di paesaggi dell’Est Europa e che mostra una netta divisione tra villaggi, foreste e città densamente popolati. La foresta racchiude mostri in senso fisico, ma non morale, perché tutte le creature agghiaccianti e orribili che l’autrice riesce a immaginare commettono azioni terribili perché è nella loro natura, seguono istinti dovuti alle loro radici magiche. Sono le persone, specie nella grande città, i veri mostri, quelli in forma umana, spesso anche fisicamente attraenti, che commettono il male perché scelgono di farlo, per ambizione e ricerca del potere, senza avere mai davvero la giustificazione dell’istinto.
Mi rendo conto che Il Lupo e il Tagliaboschi sia un romanzo divisivo, dato che dal 2021 a oggi ho sentito tante cose su di lui. Personalmente, è un libro che ho apprezzato particolarmente e che dietro cela tanto studio e tanto cuore. Già da qui si vede la voglia di Ava Reid di tentare di raccontare tematiche importanti con originalità e tocco personale. Se questa lettura, con i suoi pregi e difetti, possa fare al caso vostro potete deciderlo solo voi. Io non mi sono affatto pentita di averle dato una possibilità.
mercoledì 3 dicembre 2025
Katabasis
- Titolo: Katabasis
- Titolo originale: Katabasis
- Autrice: R.F. Kuang
- Traduttrice: Giovanna Scocchera
- Lingua originale: inglese
- Codice ISBN: 9788804800101
- Casa editrice: Mondadori
Katabasis si discosta parecchio rispetto a quanto detto qua sopra, perché per quanto non sia un romanzo intrinsecamente brutto, è anche vero che manca della stessa sfacciataggine e della stessa rabbia bruciante di Yellowface o della trilogia della Guerra dei Papaveri, dando vita a un risultato abbastanza nella media, per quanto oggettivamente non al di sotto di essa. La critica al mondo accademico è legittima e ben fatta, ci sono fatti agghiaccianti calati nella vita della protagonista che conosciamo attraverso i suoi lunghi flussi di coscienza, scopriamo lentamente quanto la sua mente sia stata plagiata da un professore narcisista che per saziare la sua sete di potere spostava gradualmente l’asticella della sopportazione di lei sempre più in là. Eppure, è tutto estremamente didascalico, non viene lasciato posto per l’interpretazione personale dei fatti, il messaggio a cui dobbiamo arrivare ci viene imboccato in modo fin troppo insistente, anche dove non c’è bisogno.
La catabasi della protagonista è anche una catarsi perché il suo viaggio negli inferi è funzionale anche alla sua crescita personale, con cui arriva a comprendere di non essere sempre e soltanto artefice del suo destino, ma anche, occasionalmente, vittima e carnefice. L’ambientazione che l’autrice sceglie di mettere in scena per questo viaggio ultraterreno è interessante ma si perde numerose buone occasioni: dovrebbe trattarsi di una sorta di deserto ibridato con i luoghi dell’università di Cambridge, ma l’ambientazione perde completamente d’importanza in certi punti del romanzo, così come il sistema magico, interessantissimo perché basato sulla matematica dei paradossi e sulla sua geometria, viene totalmente meno in molte parti, rendendo in troppe situazioni l’inferno un luogo noioso, più che terrificante. Inoltre, dichiaratamente, l’inferno (che poi non è un inferno, ma un oltretomba perché è un luogo di passaggio ed espiazione, non di dannazione eterna) dovrebbe rifarsi alla tradizione cristiana soltanto in parte, perché vorrebbe richiamare anche le leggende asiatiche, quelle greche e nordafricane dell’età del ferro e così via, solo che questo miscuglio culturale a cui si ambiva non si vede mai e troppo spesso sfocia in una forzata citazione del sommo poeta che nel nostro Paese abbiamo in mente così chiara che il paragone non può che farla uscire perdente, anche soltanto prendendo in considerazione le immagini terrificanti create da Dante paragonate al ritmo altalenante messo in scena da Kuang.
Al di là di questo, non sono stata una grande fan del loro rapporto. Sia chiaro, non sempre (anzi, quasi mai) Kuang scrive protagoniste simpatiche, il più dee volte sono volutamente delle persone opinabili che giustificano l’ingiustificabile, ma in questo caso si è trattato più che altro di una relazione non ben chiusa. I due sono rivali accademici, o almeno così hanno pensato a causa dell’ambiente competitivo che porta tutto all’estremo in cui erano immersi, ma non c’è mai un momento in cui si chiariscono e si chiedono scusa per ciò che si sono fatti a vicenda, nonostante le occasioni non siano mancate. Io personalmente stavo aspettando un momento di confronto, che però non arriva mai, su una cosa specifica successa nel passato, nonostante la tensione narrativa ci faccia pensare che si giungerà a un punto in cui Alice e Peter dovranno parlarne, se vogliono risolvere la cosa. Anche il finale, per quanto sia narrativamente abbastanza sensato, non si caratterizza di quel coraggio tipico della scrittura di Rebecca Kuang, che ha sempre mantenuto ferree le regole del worldbuilding anche per la protagonista, che mai e poi mai è stata, fino a questo momento, provvista di plot armour. Un’altra precisazione, ma questa non è colpa di Kuang, è la gestione scorretta della consecutio temporum, in cui i congiuntivi latitano il 95% delle volte, quando al loro posto viene usato l’indicativo, elemento che purtroppo spezza la concentrazione spesso durante flussi di coscienza importanti.
In conclusione, l’ultima fatica di Kuang non è un libro brutto, ma sicuramente manca dello sperimemtalismo a cui ha abituato il suo pubblico. Il messaggio di fondo viene un po’ smorzato dalla fiacchezza dell’ambientazione e delle dinamiche interpersonali, risultando quindi interessante ma con qualche occasione mancata.
mercoledì 19 novembre 2025
La Dieta termodinamica
- Titolo: La Dieta termodinamica
- Autore: Dario Bressanini
- Lingua originale: italiano
- Codice ISBN: 9788804806431
- Casa editrice: Mondadori
Per chi segue Bressanini sui social e su YouTube molti concetti non saranno nuovi, infatti sono numerose le tematiche già trattate sui suoi canali che qui amplia e spiega con dovizia di particolari, al punto che mi è sembrato di aver visto germinare questo libro sin dal primo momento, quando anni fa l’autore dichiarò di essersi messo a dieta per perdere qualche chiletto accumulato negli anni. Questo saggio racconta il suo viaggio sia dal punto di vista personale che scientifico, perché è cominciato mettendo in discussione tutto quello che pensava di sapere. “È solo termodinamica” aveva detto all’inizio convinto che creare un deficit calorico fosse tutto quello che era necessario fare per tornare in forma. “È termodinamica, ma non è ‘solo’ termodinamica” è quello che dice alla fine, quando, dopo aver ripreso tutto il peso che aveva perso inizialmente, si rende conto che non aveva tenuto in considerazione tutti i meccanismi biologici, neurobiologici e psicologici che entrano in gioco quando si decide, per mille motivi, di voler perdere peso. Aveva, insomma “sferificato una mucca”, come si fa in fisica quando si crea un modello. Il rischio, però, è che con la “sferificazione delle mucche” si perdano molte variabili che cambiano la pendenza dell’ago della bilancia (pun intended). Da qui deriva il titolo provocatorio “Dieta ternidinamica”, perché in realtà tutte le diete che funzionano devono essere per forza termodinamiche, dato che intervengono sull’apporto energetico.
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| Il nostro amichevole chimico di quartiere |
Bressanini ha l’umiltà di ammettere di essere stato inizialmente spocchioso e superficiale e nel fare un passo indietro scopre che c’era un intero mondo dietro a quel “è solo termodinamica” (ricordo ancora quando lo diceva nelle sue storie su Instagram). La Dieta termodinamica è il frutto della di presa di coscienza individuale che può servire tantissimo anche alla collettività.
La Principessa Floralinda e la Torre di quaranta Piani
Titolo: La Principessa Floralinda e la Torre di quaranta Piani Titolo originale: Princess Floralinda and the forty-flight tower Autrice: Tam...
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