- Titolo: La Falce dei Cieli
- Titolo originale: The Lathe of Heaven
- Autrice: Ursula Le Guin
- Traduttore: Riccardo Valla
- Lingua originale: inglese
- Codice ISBN: 9788804762812
- Casa editrice: Mondadori
Infatti, l’ambientazione fantascientifica costituita da una città abbruttita, grigia, sovraffollata, composta da palazzi grigi dai quali non filtra la luce è un richiamo alle ambientazioni orwelliane il che, unito al nome del protagonista, George Orr, chiaro riferimento a George Orwell, contribuisce a far pensare che La Falce dei Cieli sia una critica a 1984 in cui ci fornisce la sua personale visione su determinati fenomeni trattati anche dall’autore britannico.
Un po’ di contesto: il protagonista di La Falce dei Cieli ha la capacità di modificare la realtà tramite i sogni e finisce nelle grinfie di uno psicanalista utilitarista che tramite l’ipnosi si serve di questo dono (o maledizione) per cambiare gli aspetti della realtà che non vanno bene. Immediatamente vengono fermate guerre, la popolazione mondiale viene dimezzata e si pone fine al problema del razzismo rendendo tutte le persone di un unico colore. Man mano che si progredisce nella lettura, appare chiaro che per Le Guin (e in effetti è così) la realtà sia troppo composita e che problemi complessi abbiano bisogno di soluzioni altrettanto complesse, sistemiche, olistiche, non di schiocchi di dita di Thanos, perché se da un lato queste annose problematiche vengono apparentemente risolte, ciò avviene in modo piatto, senza tenere conto di ciò che c’è da salvaguardare nelle condizioni di partenza. La risoluzione drastica e non graduale è dovuta proprio al fatto che viene proposta dall’inconscio di un individuo che sogna un mondo diverso sul quale non ha controllo e appare chiaro che per l’autrice ci sono problemi che non possono essere risolti da un singolo individuo, per quanto dotato di poteri sconfinati, anzi, serve sempre la forza del gruppo. Il tentativo di sottomettere le leggi dell’universo, che sono interconnesse e delicatissime, da parte di uno scienziato che fa un uso smodato della tecnologia è senza dubbio uno dei temi centrali del romanzo, con una critica al mondo occidentale che vuole soluzioni veloci e semplici mentre crea le condizioni per la distruzione del pianeta.
E tornando proprio a ciò che ho scritto in apertura, ovvero che La Falce dei Cieli mi sia sembrato più canonico come romanzo di fantascienza rispetto al resto della sua produzione, questo a posteriori appare un effetto chiaramente voluto, soprattutto nella scelta dei sostantivi che richiamano alla prosa orwelliana (come Trattamento Sanitario Volontario che ha poco di volontario) oppure nell’ambientazione che ci viene descritta immediatamente come opprimente e angusta. Come sempre, lo stile è asciutto e condensato, riesce a dire tutto in pochissime parole senza dare troppe spiegazioni, per esempio cambiando piccoli dettagli nelle descrizioni dei luoghi quando George Orr cambia il continuum dell’universo aggiungendo e togliendo oggetti che prima ci sono e poi non sono mai esistiti.
Le Guin si dimostra ancora una volta un’autrice che prende in mano la penna solo quando ha davvero qualcosa da dire, anche quando in apparenza è stato già detto tutto. La sua capacità di espandere argomenti apparentemente già esauriti mi lascia estasiata ancora una volta.


























