- Titolo: Noi
- Titolo originale: Nous
- Autrice: Christelle Dabos
- Traduttore: Alberto Bracci Testasecca
- Lingua originale: francese
- Codice ISBN:
- Casa editrice: edizioni e/o
Trama
Il mondo è dominato dal Noi, entità immateriale che governa tramite gli Altissimi, secondo i principi della Burocrazia Istintiva. Gli uomini sono suddivisi in base al loro Istinto, pura espressione del Noi che determina la loro vita e guida le loro azioni. Nell'abbraccio del Noi, tutto è perfetto e l'individualismo è un crimine. Eppure in quell'incrollabile armonia Claire, da poco diciottenne, sa di essere fuori posto. Lo sa e non può dirlo, perché sarebbe un comportamento contrario al Noi. Un comportamento che la Burocrazia Istintiva reprimerebbe senza pietà. Allora vive fingendo, adeguandosi all'andamento generale, ma dentro di sé vuole capire se in quel mondo perfetto è l'unica diversa o ce ne sono altri come lei. La prima avvisaglia che qualcosa non va per il verso giusto ce l'ha quando una sua compagna di collegio sparisce da un giorno all'altro misteriosamente. Da li in poi è tutto un susseguirsi di eventi in cui Claire scopre l'esistenza di una setta segreta che conosce ogni risposta. Ma farsi delle domande è proibito.
Recensione e commento
Il grande ritorno di Christelle Dabos è segnato da
Noi, un libro che non solo dimostra un miglioramento verticale rispetto alla sua serie di maggior successo
L’attraversaspecchi, ma che è anche tutto ciò che dovrebbe essere un fantasy: qualcosa di così fuori dall’ordinario da non essere in alcun modo incasellabile.
In questo romanzo worldbuilding e sistema magico sono così intrinsecamente legati da non essere distinguibili, l’intera società è basata su un numero di comandamenti “laici” che governano l’intera società. Essi hanno al loro centro due principi: il primo è che non esistano istinti minori (ci arriviamo fra un attimo) e l’altro è la piramide sociale (sotto forma di grattacielo di vetro) venga scalata in base a quante vite una persona riesca a salvare.

L’Istinto è un dono con cui ciascuna persona nasce e che è un potere irresistibile. È diverso da persona a persona, anche se è in genere gli Istinti sono raccoglibili in categorie: alcuni istinti costringono le persone ad aggiustare tutto ciò che è rotto, altri fanno sentire un irrefrenabile voglia di proteggere, altri ancora portano a inventare cose sempre nuove. Gli istinti sono irrefrenabili al punto che una volta che si manifestano le persone sono portate a lasciare ciò che stanno facendo pur di assecondarli, si svegliano se stanno dormendo, smettono di mangiare se stanno cenando pur di correre dietro a ciò che il loro istinti, il potere sovraordinato che lega ogni membro della società come una divinità, il che le porta a identificarsi completamente con il loro dono, che diventa la loro professione, e a non poter mai davvero staccare. Non si può timbrare il cartellino dal proprio istinto: se nasco per girare bulloni, dovrò girare bulloni anche se mi viene voglia di farlo fuori dall’orario di lavoro per non incorrere in una crisi di astinenza da istinto.

Non è il solo problema, perché se sulla carta non esistono istinti superiori o inferiori, nella pratica la società è piramidale e alla base, come c’era da aspettarsi, ci sono tutti quegli Istinti che consistono nello svolgere lavori manuali o di fatica, come quelli relativi alla pulizia o ai mestieri ripetitivi in fabbrica, mentre via via che si sale, gli Istinti (e i lavori a essi connessi) diventano via via più d’intelletto e meno socialmente stigmatizzati. La scalata sociale è metaforica e letterale, perché i Santi, ovvero le persone che riescono a salvare un certo numero di vite umane grazie al loro potere, vivono tutte in un altissimo grattacielo di vetro.
Questa enorme metafora del capitalismo racconta come si ambisca sempre a qualcosa di più di ciò che si ha e di come non cambi nulla, né nella pratica, né nella percezione della felicità, una volta che lo si ottiene. Goliath, uno dei protagonisti, ha sacrificato parti di sé, letteralmente, per riuscire ad arrivare al conto di undici vite prima dello scadere del tempo a sua disposizione per diventare Santo, ma una volta che ci arriva non solo non cambia nulla nella sua vita, ma si chiede addirittura se ne sia valsa la pena. La corsa verso la perfezione gli fa perdere le braccia e la cosa lo porterà a farsi delle domande troppo tardi, quando ormai il danno è fatto e ormai il conto troppo alto è già stato pagato. Anche sotto questo aspetto, l’autrice ha fatto le cose per bene: la sua disabilità è mostrata sempre in azione e in modo credibile, ogni sua difficoltà viene tratteggiata in modo realistico anche nelle più piccole cose, persino allacciarsi le scarpe diventa impossibile dopo che Goliath ha dato troppo senza aver ricevuto nulla in cambio.

All’interno di questa ambientazione distopica, esistono dei gruppi di persone, chiamati Individualisti, che combattono per cercare di affermare l’unicità personale oltre l’Istinto, che è ciò con cui in genere la propria identità si sovrappone in modo perfetto. Per quanto nobile è una lotta che non può essere vinta dalla massa, proprio perché gli Istinti sono comunque parte integrante di ciascuno. In questa società che pensa di essere un’utopia, nessuno (o solo pochi propagandati) ama davvero il proprio Istinto, proprio perché è una costrizione che non lascia scelta. Inoltre, le vite salvate per diventare Santi non sono nient’altro che un numero senza significato: le vite umane non sono inestimabili perché uniche e irripetibili, diventano semplicemente una convenzione svuotata di significato e, ancora una volta, l’individualià si sfoca nella massa.

Il sistema del Noi che connette tutti e che non lascia scampo diventa fallibile quando nasce una persona, Claire, totalmente sprovvista di Istinto. Claire deve vivere nella clandestinità perché la sua mancanza di Istinto è considerata un abominio. Al tempo stesso, però, è l’unica persona sul pianeta veramente libera, la sola che possa prendere decisioni in totale autonomia senza la dittatura dell’Istinto, Claire può scegliere da sola la sua carriera sulla base di ciò che le piace autenticamente, non semplicemente su ciò che le riesce bene per via di un potere sovraordinato che la costringe a determinate azioni. La sua esistenza è stata solo teorizzata dagli individualisti, che la invidiano perché per quanto ci provino loro non sono in grado di resistere all’istinto che domina la loro esistenza. Il cortocircuito che si crea tra l’individuo libero che vorrebbe essere come chiunque altro e tra chi vorrebbe essere libero ma non lo è, è il riassunto perfetto della nostra società tardo capitalista in cui è praticamente impossibile mollare davvero tutto per andare ad abitare in campagna e vivere di baratto senza preoccuparsi dei soldi.
Il livello di scrittura di Dabos è cresciuto esponenzialmente, il suo stile è stato affinato tantissimo, la prosa efficace e poetica riesce a dire tutto ciò che serve in pochissime parole. L’autrice crea una storia che va ben oltre il punto in cui un’altra penna l’avrebbe fatta concludere, quando lo scioglimento sembra arrivare a circa un terzo della storia, ma questa non è una storia epica tra bene e male, l’unica lotta che esiste è quella per restare a galla e sopravvivere, la vera sfida è vedere l’umanità nel nostro nemico e andare oltre il ruolo che la produttività ci ha appioppato. Dabos ha tutto sotto controllo, ogni elemento che viene introdotto all’inizio avrà un suo senso e un suo ritorno alla fine del romanzo, inoltre tutto vuol dire sempre qualcosa, la gestione dei simboli è magistrale anche questa ha un suo senso portato dall’inizio alla fine.

Dabos ha creato un’altra volta un universo unico e che solo lei avrebbe potuto concepire, solo che questa volta lo fa con molta più consapevolezza e più struttura, portando su carta una storia pensata in anticipo dove i pezzi vanno sempre al loro posto. Noi è un romanzo che ha da dire un messaggio necessario e lo fa in modo originale, efficace e fuori dagli schemi. Per me, il miglior libro della sua produzione fino a questo momento.