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giovedì 2 ottobre 2025

Il Fuso scheggiato & Lo Specchio rammendato




  • Titolo: Il Fuso scheggiato
  • Titolo originale: A Spindle splintered
  • Autrice: Alix E. Harrow
  • Traduttrice: Alice Casarini
  • Lingua originale: inglese
  • Codice ISBN: 9788804757979
  • Casa editrice: Mondadori



  • Titolo: Lo Specchio rammendato
  • Titolo originale: A Mirror Mended
  • Autrice: Alix E. Harrow
  • Traduttrice: Barbara Ronca
  • Lingua originale: inglese
  • Codice ISBN: 9788804757986



Trama il Fuso scheggiato

Zinnia Gray sta per compiere ventun anni. Un compleanno davvero speciale, anche perché è l'ultimo della sua vita. Rimasta vittima di una contaminazione chimica è affetta dalla nascita da una sindrome rara e misteriosa, la Malattia Generalizzata di Roseville. Se ne sa poco, se non che nessuna delle persone che ne hanno sofferto è arrivata ai ventidue anni. La sua migliore e unica amica, Charm, vuole che l'ultimo compleanno di Zinnia sia indimenticabile e le sta preparando una festa sensazionale, tutta in tema "Bella Addormentata" - la sua passione da sempre -, con tanto di torre e arcolaio. Ma quando Zinnia si punge il dito, succede qualcosa di totalmente inaspettato e la ragazza si trova catapultata in una serie di mondi paralleli, con un'altra bella addormentata desiderosa quanto lei di sfuggire a un destino che sembra già scritto.

Trama Lo Specchio rammendato


Zinnia Gray, di professione riparatrice di fiabe, ha finito di correre in aiuto di principesse addormentate. Dopo aver salvato decine di donzelle in pericolo, arso una cinquantina di arcolai, e dopo essersi ubriacata con decine di fatine buone e aver limonato con membri di famiglie reali di ogni ordine e grado, comincia a desiderare che tutte quelle fanciulle si diano una mossa e inizino a occuparsi da sole dei loro problemi di trama. Ma proprio quando pensa di non voler soccorrere nessun'altra principessa, si guarda in uno specchio e vede di rimando un volto che la fissa: è il viso del Male che la chiama. Perché ci sono tante persone intrappolate in storie che non hanno scelto: la Regina Cattiva di Biancaneve ha appena scoperto come si conclude la sua favola e ha disperatamente bisogno di un lieto fine. Ha bisogno che Zinnia la aiuti prima che sia troppo tardi per tutti. Ma cosa farà Zinnia? Accetterà la velenosa proposta della regina, risparmiando a entrambe la tortura delle scarpe di ferro arroventate, o tenterà un'altra strada?

Recensione e commento


In queste novelle di Alix Harrow troviamo alcune delle sue caratteristiche più famose e altre sperimentali, più o meno riuscite.

Le due novelle vanno lette in ordine perché sono cronologicamente collegate. Nella prima, Il Fuso scheggiato, la protagonista, Zinnia, convive con una malattia degenerativa incurabile che fa in modo che si immedesimi particolarmente con la protagonista de La Bella Addormentata e, per un caso fortuito, scopre che esistono infinge versioni della fiaba e che lei è una di esse. Aprendo un portale interdimensionale, finisce in un mondo secondario che ricalca l’immaginario disneyano in cui conosce la sua omologa di quell’universo e la aiuta a cambiare il corso degli eventi della sua storia. Nello strampalato viaggio che compiono assieme, le due ragazze imparano a conoscersi e volersi bene e interagiscono anche con la fata cattiva, colei che ha scagliato la maledizione su Primrose e qui appare chiaro che l’autrice aveva l’intento di dare una rivisitazione femminista alla trama: forse non tutte le maledizioni vengono per nuocere, a volte sono scagliate perché sono il male minore.
Nella seconda novella, Lo Specchio rammendato, invece, Zinnia aiuta la matrigna di Biancaneve a compiere un arco di redenzione e le dà la possibilità di tratteggiare sé stessa, scegliersi un nome ed essere altro oltre a “la matrigna-strega cattiva”. In questo secondo capitolo c’è moltissimo più ritmo e qualche inaspettato colpo di scena, perché anche Zinnia compie un arco che la porta a mettere in prospettiva la sua vita. 

Da un punto di vista puramente teorico sono tutte ottime idee e parzialmente sono riuscite: Zinnia è una protagonista scanzonata, ironica e sagace che grazie alla sua laurea in folklore ha gli strumenti per valutare la situazione fantastica che sta vivendo. Si parla di autodeterminazione e di cambio di paradigma nell’interpretazione dei comportamenti delle personagge, eppure, qui arriva anche qualche piccolo difetto, perché se da un lato la forma è stata adattata al contenuto più moderno, usando una prosa estremamente informale e cercando di tratteggiare i personaggi con una caratterizzazione più sfaccettata, dall’altro lato il contenuto straborda un pochino rispetto allo spazio che gli è stato dato. Infatti, le novelle assomigliano per struttura a dei romanzi, ma non c’è un numero adeguato di pagine per far sì che ogni elemento venga sviluppato adeguatamente. È un po’ come se la brevità fosse al tempo stesso un punto di forza e di debolezza perché sicuramente rende la lettura veloce e fruibile, ma anche troppo compressa per essere sempre confortevole.

In conclusione, Il Fuso scheggiato e Lo Specchio rammendato contengono messaggi importanti, qualche scena commovente e una prosa divertente e ironica. Qualche piccolo punto a sfavore c’è ma sono comunque libri disimpegnati da leggere in una piovosa domenica pomeriggio. 

giovedì 17 ottobre 2024

The Cartographers - I Cartografi

  • Titolo: The Cartographers - I Cartografi
  • Titolo originale: The Cartographers
  • Autrice: Peng Shepherd
  • Traduttrice: Sara Marzullo
  • Lingua originale: inglese 
  • Codice ISBN: 9791281777095
  • Casa editrice: ne/on
Trama 

La vita di Nell Young ruota da sempre intorno alle mappe. Suo padre, il dottor David Young, è stato uno dei cartografi più rispettati al mondo: almeno fino a quando non viene trovato morto – o assassinato? – nel suo ufficio all’interno della New York Public Library. Lei e suo padre non parlavano da anni – da quando l'uomo l’aveva licenziata dopo un’accesa discussione su una mappa stradale apparentemente senza valore: la stessa che Nell trova nascosta nella scrivania dell’uomo. Nell non può fare a meno di indagare, e con grande sorpresa scopre che la mappa in realtà è incredibilmente preziosa e molto rara. Unica, forse, perché ogni altra copia sembra essere stata distrutta da un misterioso collezionista. Nell si ritroverà quindi a intraprendere un viaggio pericoloso che la porterà a scoprire una cospirazione inimmaginabile, i segreti della sua famiglia e il vero potere delle mappe.

Recensione e commento

Questo libro mi ha fatto pensare alla geologia. Avete presente quando una persona è appassionata di minerali, che per la maggior parte della gente sono solo sassi e pertanto noiosi, ed è così innamorata della sua materia che riesce a trasmettere entusiasmo per le pietre anche a voi? Ecco, per me The Cartographers - I Cartografi è esattamente così, un romanzo d'avventura per adulti in cui il fantasy appare solo dalla metà in avanti, in cui la geografia è movente narrativo, sistema magico e worldbuilding al tempo stesso. È una materia che spesso a scuola studiamo con poca convinzione, mentre in questo romanzo diventa ambiente prolifico per tagliagole senza scrupoli pronti a tutto per recuperare una mappa speciale.


Questa volta non penso di poter suddividere l'analisi di questo romanzo in "pregi" e "difetti", perché alcune volte si sovrappongono. Da un lato è pregevole che si tratti di una lettura leggera, non particolarmente difficile da seguire, eppure incalzante e serrata, dall'altro però è anche vero che è subito intuibile chi siano gli antagonisti nascosti nell'ombra in maniera neanche troppo astrusa. Questo può sia essere un difetto, per chi cerca una lettura più impegnativa, ma anche qualcosa di rassicurante per chi è in vena di una lettura leggera.

Per una volta ci troviamo davanti a personaggi abbondantemente adulti: la protagonista stessa ha trentacinque anni e si ritrova a indagare nel vissuto del padre e dei suoi amici dopo lungo tempo. Affrontiamo, quindi, i problemi di una generazione di adulti che però non sono pienamente appagati, che fanno lavori poco soddisfacenti per sbancare il lunario e questo si traduce in una generale voglia di evasione, nella ricerca di “qualcosa in più”, proprio ciò che Nell desidera e troverà nel suo percorso.

The Cartographers - I Cartografi è un romanzo che ci trasporta nelle atmosfere dei libri di avventura della nostra infanzia, ma se l’atmosfera è rimasta la stessa noi e le protagoniste che agiscono siamo cresciute. È un storia piacevole e molto autunnale, con le sue librerie traboccanti, la luce soffusa e le ampie aule dei musei. Potreste rifarlo prevedibile, ma non è un libro che punta a sorprendere, quanto a cullarci e coccolarci un pochino.

mercoledì 25 settembre 2024

Starling House

  • Titolo: Starling House
  • Titolo originale: Starling House
  • Autrice: Alix Harrow
  • Traduttrici: Alice Casarini & Barbara Ronca
  • Lingua originale: inglese
  • Codice ISBN: 978880475799
  • Casa editrice: Mondadori
Trama

Rimasta orfana, Opal ha lasciato la scuola e ora lavora come commessa part time, sperando di guadagnare abbastanza per garantire al fratello Jasper una vita migliore. Una vita lontano da Eden, nel Kentucky, un luogo celebre solo per due cose: la sua sfortuna e la scrittrice E. Starling, autrice del romanzo Il Sottomondo, misteriosamente scomparsa cent'anni prima lasciando dietro di sé solo chiacchiere e un'antica dimora nascosta tra gli alberi. Tutti concordano su un fatto: meglio ignorare quella casa e il suo bizzarro, misantropo proprietario, Arthur Starling. Quasi tutti, a dire il vero. Perché Opal è ossessionata da Il Sottomondo fin da bambina. E così, quando si presenta l'occasione di entrare a Starling House - e di guadagnare qualche soldo extra per il "fondo Jasper" -, non sa resistere. Ma ci sono forze sinistre che scavano sempre più nei segreti sepolti tra quelle mura, e anche gli incubi di Arthur sono diventati fin troppo reali. Mentre Eden stessa sembra sprofondare tra i propri fantasmi, Opal capisce che potrebbe avere un buon motivo per restare in città. Perché adesso è giunta l'ora di lottare.


Recensione e commento

Starling House ha un sacco di difetti, non ha una grande trama e tecnicamente parlando è il romanzo più debole di Alix E. Harrow. E l’ho amato completamente.

Ma andiamo con ordine. La protagonista è Opal, per una volta non una ragazza adolescente bella impossibile ma con gli specchi di legno, anzi, Opal è una donna di 26 anni con i denti marci, il mento troppo appuntito e il suo aspetto esteriore nella media è uno dei motivi per i quali è automatico provare empatia per lei. Allo stesso tempo, Alix Harrow, da buona insegnante di Storia, è bravissima a cristallizzare i problemi di una generazione nel suo contesto: in Le Diecimila Porte di January si trattava dei problemi di passaggio tra un’epoca e un’altra, in Le Streghe in Eterno di capitalismo, lotta di classe e di genere. Qui abbiamo i problemi dei cosiddetti “millennial”, un’intera generazione senza prospettive sul lungo termine, senza stabilità e senza futuro, che riesce a malapena a sbarcare il lunario con dei lavori sottopagati, che ha smesso di avere dei sogni perché non ha la possibilità di realizzarli, così come non ha un posto da poter realmente chiamare casa, perché non esiste un luogo da sentire totalmente proprio. Una generazione che deve preoccuparsi di quello che è necessario, mai di quello che vuole, perché quelle precedenti hanno divorato tutto, sacrificato il futuro di chi sarebbe venuto dopo per il proprio tornaconto personale e per accumulare una ricchezza che oggi segna un enorme divario tra ricchi e poveri, avvelenando il mondo senza farsi troppi scrupoli. Harrow non ha risparmiato critiche al capitalismo, elemento che è particolarmente apprezzabile da parte di un’autrice americana. Insomma, Starling House ha toccato dei tasti abbastanza dolenti della mia anima e lo ha fatto spietatamente, senza fare sconti. 

Il problema di Opal non è comprendere se il bel tenebroso di turno ricambi i suoi sentimenti o meno, ma trovare un modo per finanziare i costosi studi di suo fratello minore. I suoi denti marci sono il sintomo di un Paese (gli Stati Uniti) in cui non ci si può permettere nemmeno di avere delle cure mediche decenti, in cui tutto deve passare in secondo piano per poter a mala pena stare a galla. Da qui iniziano i passaggi simbolici e metaforici ai quali Alix Harrow ci ha abituate, perché il sogno di un posto da chiamare casa diventa vero e proprio viaggio onirico quasi ossessivo, così come il tenersi a galla nella vita prende un significato letterale quando Opal ci racconta dell’incidente stradale in cui è finita nel fiume, quando è quasi morta. Ci sono anche altre stratificazioni di significato attraverso il consueto uso dei simboli dell’autrice (ci sono piante rampicanti note per aggrapparsi a qualsiasi cosa e per la loro tenacia, uccelli famosi per la loro capacità di adattamento, ma non starò qui a tediarvi, voi ci vedrete quello che vorrete).

E poi c’è la casa in sé. Un organismo vivo, che cambia forma, in grado di attrarre a sé la persona designata a diventarne guardiana e che in qualche modo porta i segni delle generazioni precedenti che l’hanno resa ciò che è, nel bene e nel male. È intuibile da titolo che il nucleo della narrazione sarà proprio lei. È il simbolo del passato che ci influenza e che si manifesta fisicamente nel presente con degli effetti a catena, con i suoi fantasmi e demoni. Un po’ come ne Il Giardino Segreto, anche qui il prendersi cura della casa è indice dell’inizio di un processo di guarigione interiore, ma che al tempo stesso contiene le stesse cose che consumano un’anima dall’interno.

Insomma, mi conoscete, datemi una catabasi e sono perdutamente vostra (semicit). Infatti, sul finale è necessario scendere fino alle fondamenta della casa, più in profondità possibile, per fare pace con il proprio passato, ma anche con quello delle proprie antenate, perdonare noi stesse e loro, perché anche le loro azioni ci hanno rese chi siamo per via di come ci hanno lasciato il mondo. Serve una guarigione completa dal trauma generazionale, un dolore che, quasi come i geni, viene tramandato alla propria stirpe. Alla fine, dentro ognuna di noi, alla base di qualsiasi azione, c’è solo una ragazzina ferita, fraintesa, che vuole solo un po’ di comprensione, vuole solo giustizia, per poter guarire e smettere di ferire a propria volta, cessando di avvelenare tutto. Nessuna di noi è una sola cosa: non siamo solo vittime e non siamo solo carnefici, una cosa può amalgamarsi nell’altra e ognuna di noi sta combattendo contro qualcosa che non è visibile dall’esterno.

Emotivamente è un romanzo che ho trovato ineccepibile, però per deontologia mi sembra giusto dirvi
anche i difetti. Per quanto il suo incipit e il tema centrale mi abbiano ricordato il mio adoratissimo Il Mare senza Stelle, Starling House ha dei problemini di struttura: tanto per cominciare c’è un’alternanza di due pov che ho trovato poco sensata. I capitoli da parte di Opal sono in prima persona singolare, quelli da parte di Arthur sono in terza persona e sono molto saltuari. Ho trovato questa divisione poco funzionale e non molto efficace. Inoltre, in alcune parti del libro ci sono delle note a piè di pagina, un po’ come in Le Diecimila Porte di January, che però si diradano via via e da un certo punto del libro in poi sono totalmente assenti. La parte fantasy, poi, appare solo dalla seconda metà del romanzo in poi, mentre per tutta la prima metà viene solo fatta intuire. Non sono sicura che questo sia un oggettivo difetto, ma di sicuro vi servirà per decidere se buttarvi su questa lettura, che potrebbe non fare al caso vostro in un periodo in cui avete voglia di un sistema magico caratterizzato e complesso.

A conti fatti, penso che questa volta Harrow abbia voluto concentrarsi maggiormente sulla sfera emotiva e scrivere un libro meno cervellotico e tecnico. Starling House è un libro che vi comprenderà e nonostante questo vi prenderà a calci, mi ha emozionata tantissimo ed è uno dei pochissimi romanzi a essere riuscito a farmi dimenticare di pensare troppo. 

mercoledì 17 aprile 2024

A cosa servono le Persone?

  • Titolo: A cosa servono le Persone?
  • Titolo originale: Leeva at Last
  • Autrice: Sara Pennypacker
  • Illustratore: Matthew Cordell
  • Traduttore: Paolo Maria Bonora
  • Lingua originale: inglese
  • Codice ISBN: 9788817183581
  • Casa editrice: Rizzoli
Trama

A cosa servono le persone? Questa è la domanda a cui Mira Comanda Fiordispina è decisa a dare una risposta. «A diventare famosi» dice sua madre, la sindaca di Strambore. «A fare soldi» sostiene suo padre, il tesoriere della città. Ma Mira, che ha nove o dieci anni (non lo sa esattamente), non ci crede. Quando attraversa di nascosto la siepe di cinta del suo giardino e finalmente esce nel mondo esterno, scopre che non è proprio come dicono i genitori. Con l'aiuto di due bibliotecari, un cucciolo di tasso e un bambino in tuta protettiva, va in cerca di una risposta, provocando una catena di eventi che cambierà Strambore per sempre. Una storia tenera e molto divertente sull'amicizia e il potere delle storie, che ricorda Roald Dahl. Con manciate di biscotti fragranti e libri a volontà. Età di lettura: da 10 anni.

Recensione e commento

Se siete con me da un po’, sapere che Sara Pennypacker per me è una garanzia. Di suo ho letto i due romanzi dedicati a Pax e Qui, nel Mondo reale. Tutte le opere che ho citato si contraddistinguono per una struggente malinconia e un sudatissimo lieto fine.

In questo senso, A cosa servono le Persone? si distacca un po’ perché tratta sempre di temi molto delicati in modo pedagogicamente ineccepibile, ma questa volta il tono è più scanzonato, più cautamente ottimista e divertente. Lo stile di fondo mi ha ricordato quello del romanzo Matilda e in un certo senso anche Mira (Leeva in originale) assomiglia alla protagonista di Dahl. Si tratta, infatti, di una ragazzina trascurata dai genitori che guardano a lei solo in un’ottica utilitaristica, nella speranza che la loro figlia possa portare loro soldi o fama. Deve lavorare in casa tutto il giorno, non le è consentito uscire e non può andare a scuola, per quanto lo desideri. Ma per fortuna Mira trasgredisce e riesce a ricavarsi degli posti sicuri in cui crescere ed essere sé stessa all’insaputa dei genitori.

I suoi luoghi sicuri sono gli spazzi condivisi dalla comunità, come la biblioteca, il parco o il teatro e tutte le avventure della piccola protagonista sono funzionali a insegnare alla giovane mente che legge che non c’è grandezza nell’avere tutto per sé: la ricchezza è fatta per essere condivisa affinché chiunque possa stare bene. L’egoismo non porta lontano e nemmeno vivere le altre persone come mezzi per arrivare a un fine. In modo più semplice e diretto, con un lessico e una struttura adatti all’età a cui si rivolge, Pennypacker riassume il concetto kantiano che le persone sono già di per sé un fine, non devono fare nulla per meritarsi di esistere. Ciò è utile anche per ammonire i genitori, qualora leggessero questa storia assieme alle figlie o ai figli, spiegando che non è importante possedere più denaro o perseguire la vanità se non ci si occupa delle persone davvero importanti nella propria vita, ma anche che non le si può soffocare tenendole sotto una campana di vetro per paura che possa succedere qualcosa: le cose terribili possono capitare, ma anche quelle bellissime e non si può vivere in funzione del calcolo delle probabilità di tutto ciò che può andare storto. 

E sempre con delicatezza, con tatto, l’autrice insegna anche a chiedere aiuto nelle situazioni di abuso, come riconoscerle e dare ascolto alla voce interiore che ci dice che qualcosa non va, che c’è qualcosa di profondamente sbagliato quando chi ci sta intorno ci mente e ci tiene in gabbia e che, piano piano, bisogna trovare il coraggio di aprirsi con le persone giuste, in grado di accettarci, che ci aiuteranno a uscire da quel contesto terribile.

A livello di trama, poi, non ho trovato nulla che non andasse: ogni elemento è gestito con maestria e viene inserito solo ciò che a un certo punto sarà funzionale agli eventi raccontati. Non c’è superfluo, tutto quello che viene detto serve a qualcosa e non ho trovato buchi. Per me è davvero interessante questa caratteristica, perché mi capita spesso di riscontrarla nei romanzi per un pubblico tanto giovane (mi era successo anche con La Bottiglia dei Desideri, in cui tutto tornava e la verosimiglianza è stata tenuta fino alla fine), perché spesso nei libri per adulti o giovani adulti questo viene meno.

Non vi stupirete di sapere che consiglio A cosa servono le Persone? a chiunque. È una lettura adorabile, importante e divertente al tempo stesso. Il curriculum di Sara Pennypacker è impeccabile e non si smentisce nemmeno questa volta. Un romanzo adatto a genitori e prole.

lunedì 20 novembre 2023

La Lingua delle Spine

Ciao, bellezze, sono felicissima di ritrovarvi oggi sul blog per questa uscita attesissima. Per questo evento ringrazio la mia amica Franci e l’editore per averci dato la possibilità di leggere il libro in anteprima.

  • Titolo: La Lingua delle Spine
  • Titolo originale: The Language of Thornes
  • Autrice: Leigh Bardugo
  • Illustratrice: Sara Kipin
  • Traduttrice: Roberta Verde
  • Lingua originale: inglese
  • Codice ISBN: 9788804
  • Casa editrice: Mondadori
Trama


Un mondo di oscuri affari stipulati al chiaro di luna, città infestate da spiriti, foreste inquietanti e bestie parlanti. Qui la voce di una giovane sirena può evocare tempeste mortali e un fiume può eseguire gli ordini di un ragazzo innamorato, ma solo a un prezzo indicibile. Ispirandosi a miti, folklore e fiabe, Bardugo ha scritto una raccolta di racconti straordinariamente ricchi di atmosfera, pieni di tradimenti, vendette, sacrifici e amore. Perfetti sia che siate suoi nuovi lettori sia che siate fan accaniti, questi racconti vi trasporteranno in terre familiari e misteriose, in una realtà pericolosamente intessuta di magia che milioni di persone hanno conosciuto e amato attraverso i romanzi del GrishaVerse.

Recensione e commento


Per me Bardugo è per me croce e delizia, per lei ho scritto le recensioni più entusiastiche e quelle più cattive, quindi per me è sempre un piacere tornare nel Grishaverse, per quanto in punta di piedi e talvolta con timore. 

Mentre leggevo La Lingua delle Spine mi ritrovavo a pensare che questo fosse il modo giusto di tenere vivo il mondo secondario tanto amato una volta che le trame sono esaurite, prima ancora di vedere che Bardugo stessa, nella nota finale dice qualcosa del genere. Infatti, La Lingua delle Spine nasce prima di Le Vite dei Santi, ma si muove sullo stesso principio. Se Le Vite dei Santi è un’agiografia e quindi una racconta religiosa, La Lingua delle Spine è invece una raccolta di racconti popolari di tutti gli angoli del mondo creato dall’autrice. Gli stili dei racconti sono i più disparati e vanno dalla favola con animali parlanti, alla fiaba con popolane che cercano l’avventura, al retelling, al romanzo ottocentesco. Nonostante il ricalcare queste forme classiche, i racconti sono molto moderni nei contenuti, mi ha colpita molto specialmente l’indagine del femminile, sempre variegato, a volte vittima e a volte carnefice, ma mai banale o già visto. Molto forte è la componente della sorellanza, che spesso manca nella fiaba classica, dove la strega va annientata e la matrigna uccisa. Ciascun racconto racchiude un colpo di scena e un finale dolceamaro, inaspettato.

Le illustrazioni di Sara Kipin, poi, sono qualcosa di spettacolare, perché fungono letteralmente da cornice al testo, ma con esso progrediscono, perché iniziano in modo minimale per poi aggiungere via via dettagli man mano che la storia va avanti per sfociare in un bellissimo disegno su due pagine che mostra una scena saliente della storia appena letta.

La Lingua delle Spine è un libro perfetto per essere letto in questa stagione, a metà tra la spooky season e il periodo natalizio, perché le ambientazioni sono spesso invernali (c’è persino un racconto che ricalca la storia dello Schiaccianoci di Dumas), ma spesso con una componente disturbante o macabra.

Se volete tornare nel Grishaverse ma non volete buttarvi su libri dalla trama annacquata, La Lingua delle Spine è il libro che fa per voi.

Come leggere i libri di Leigh Bardugo per non avere spoiler:

  1. Tenebre e Ossa
  2. Assedio e Tempesta
  3. Rovina e Ascesa
  4. Sei di Corvi
  5. Il Regno Corrotto
  6. The Language of Thorns (inedito in Italia)
  7. Il Re delle Cicatrici
  8. Le Vite dei Santi
  9. La Legge dei Lupi

Altri (non Grishaverse)




martedì 20 giugno 2023

I Viaggiatori del Binario 5

 Ciao, bella gente! Oggi vi parlo di un libro che ho ricevuto in omaggio dalla casa editrice grazie alla mia amica Bea che ha organizzato l’evento, quindi ringrazio immensamente entrambe. 

  • Titolo: I Viaggiatori del Binario 5
  • Titolo originale: The People on Platform 5
  • Autrice: Clare Pooley
  • Traduttrice: Stefania Bertola
  • Codice ISBN: 97888804748397
  • Casa editrice: Mondadori 
Trama


Ogni giorno alle 8.05 Iona Iverson prende il treno per andare al lavoro e percorre dieci fermate, da Hampton Court alla stazione di Waterloo, accompagnata dal suo cane, Lulu. Ogni giorno vede le stesse persone, su cui fa ipotesi e che conosce solo per i soprannomi che lei stessa gli ha affibbiato. Naturalmente, non parlano tra loro. Da pendolare esperta, infatti, Iona sa che sul treno ci sono regole precise che tutti dovrebbero seguire: - Avere un lavoro a cui recarsi. - Non consumare cibo caldo. - Essere pronti a ogni evenienza. - Non parlare mai con gli sconosciuti. Ma una mattina uno dei passeggeri, che Iona ha soprannominato "Chic ma Sessista", rischia di strozzarsi con un acino d'uva proprio davanti a lei. Sarebbe morto se non fosse stato per il tempestivo intervento di "Sospettosamente Simpatico", ossia Sanjay, un infermiere che gli pratica la manovra di Heimlich. Questo singolo evento dà il via a una reazione a catena, e un gruppo di persone che non hanno quasi nulla in comune se non i loro spostamenti quotidiani scopre che un incontro casuale può trasformarsi in molto di più e che parlare con gli sconosciuti può insegnarci qualcosa sul mondo che ci circonda e su noi stessi. Ma quando la vita di Iona inizierà a crollare, i suoi nuovi amici saranno presenti nel momento del bisogno?


Recensione e commento 

Avevo proprio bisogno di una lettura come I Viaggiatori del Binario 5, leggera, defaticante e che non sfocia mai nel problematico.

La trama è semplice: Iona vede le stesse persone tutte le mattine sul treno che prede per andare al lavoro, ma la tipica educazione londinese prevede un certo grado di distacco, per cui non interagisce mai con nessuno finché non capita un evento che le unirà inesorabilmente. Da quel momento in avanti si creerà tra loro un’amicizia autentica fondata sull’aiuto reciproco e sulla crescita personale, proprio perché i presupposti di questa relazione si poggiano sul non aspettarsi nulla in cambio per il tempo del viaggio che si condivide prima di separarsi.

L’ambiente del treno è interessante perché è un una certa misura democratico e consente di venire a contatto con persone di età e ceto sociale diverso, per cui gli archi di formazione saranno tutti completi e diversissimi. Uno di quelli che ho maggiormente apprezzato è stato quello di Piers, il classico agente di borsa pieno di sé convinto di dover essere l’uomo che non deve chiedere mai, ma che a un certo punto è costretto a venire a contatto con le proprie fragilità e fronteggiare tutte le bugie di cui si è autoconvinto. Lui è sicuramente il protagonista per cui ho tifato di più, perché ha davvero cercato di diventare una persona migliore, ma sicuramente anche voi troverete qualcuno con cui empatizzare, data la varietà umana presente in I Viaggiatori del Binario 5. L’adolescente Martha alle prese con il bullismo, l’estrosa quasi sessantenne Iona che si cimenta con un mondo che cambia, l’infermiere Sanjay così empatico da non riuscire a distaccarsi dai suoi pazienti o la dolce Emmie che subisce mobbing al lavoro. Insomma, I Viaggiatori del Binario 5 parla di vite diverse che si sfiorano e rischiano di non toccarsi mai, se non fosse per Iona, e mostra come qualsiasi persona sia sempre alle prese con i propri drammi personali, anche se dall'esterno non si vedono. Anzi, sono soprattutto le persone che lo mostrano meno a soffrire.

Eppure, la varietà di temi trattati non appesantisce mai una narrazione dal tono leggero e punteggiato di sarcasmo inglese. Sia chiaro, non è che i temi siano trattati in modo superficiale, solo non vengono mai veramente approfonditi e non perché siano banalizzati, ma perché andare a fondo non è l’intento del libro e anzi, se fosse stato fatto avrebbe costituito un difetto perché avrebbe minato la leggerezza di un libro che è una coccola a lieto fine, un ottimo modo di staccare la spina.

Se siete alla ricerca di un libro che vi tenga compagnia per un paio di giorni in modo piacevole, I Viaggiatori del Binario 5 è sicuramente adatto. Tra l’altro, nel mio caso mi è servito proprio a riempire il tempo durante i ritardi di Trenitalia!

mercoledì 10 maggio 2023

La Bottiglia dei Desideri

  • Titolo: La Bottiglia dei Desideri
  • Titolo originale: The Lucky Bottle
  • Autore: Chris Wormell
  • Illustratore: Chris Wormell
  • Traduttrice: Eleonora Dorenti
  • Lingua originale: inglese
  • Codice ISBN: 9788817178488
  • Casa editrice: Rizzoli
Trama


Se avessi dieci anni e mezzo, la tua nave affondasse e finissi su un'isola minuscola, completamente solo, potresti credere di essere davvero sfortunato. Soprattutto se tra la sabbia trovassi un teschio umano. Così infatti pensa Jack, a cui accade proprio questo. Ma le sue convinzioni cominciano a cambiare quando, sullo scoglio inospitale su cui lo hanno trascinato le onde, conosce Robinson, un omone dalla lunga barba nera che è naufragato lì molto tempo prima, insieme a mobili, attrezzi, una scorta di rum e un'intera biblioteca. In compagnia di Robinson sopravvivere sembra possibile, e persino non annoiarsi: Jack impara a pescare e raccogliere uova di gabbiano, ascolta con meraviglia i rocamboleschi racconti della vita di Robinson, e inizia a leggere e scrivere. Resistere alla nostalgia di casa, però, è davvero difficile, anche se hai un amico straordinario accanto a te. Jack riuscirà mai a fare ritorno dalla sua famiglia? Quel che è certo è che l'isola nasconde molti segreti e oscuri misteri e che, prima di affrontare l'immenso oceano per tornare a casa, Jack è destinato a scoperte incredibili. Mappe del tesoro, pirati spietati, pozioni magiche, messaggi in bottiglia e mostruose creature marine... un'avventura entusiasmante e piena di colpi di scena. Con le illustrazioni dell'autore. Età di lettura: da 8 anni.


Recensione e commento

Chris Wormell è un autore di cui avevo già letto Il Posto magico, un romanzo per ragazzi che mi aveva colpita per la sua delicatezza e la sua malinconia. Quindi, quando Rizzoli mi ha proposto la lettura di La Bottiglia dei Desideri sono andata abbastanza su sicuro.

Che libro, gente! Se già il primo libro di Wormell mi era piaciuto, posso dire che qui è persino migliorato, come se avesse messo il turbo. Apparentemente, la storia di un bambino naufrago su un’isola deserta che deve trovare un modo per tornare a casa potrebbe sembrare scontata e già scritta, invece sono rimasta totalmente incantata dalla fantasia sfrenata degli avvenimenti che si susseguono senza neanche un buco di trama e, nonostante siano costellati di magia e immaginazione, riescono comunque a svolgersi entro una ferrea cornice di verosimiglianza. Quando si parla di letteratura fantastica mi capita spesso di sentire delle giustificazioni per le cose che non tornano con “ma sì, è un fantasy”. Wormell non cerca mai scuse, tutto torna, tutto ha una spiegazione e come ho già detto riesce a inventare delle vicende che sono fuori da qualsiasi cosa io abbia mai letto prima, non tanto quando sono prese singolarmente, quanto nel momento in cui vengono messe tutte assieme in modo organico e funzionante, senza scossoni e con un ritmo serratissimo.

Con un romanzo che getta alcune premesse dall’incipit e poi porta verso tutt’altri lidi, non ci si poteva aspettare che i personaggi fossero canonici, infatti sia il protagonista che gli altri non sono facilmente incasellabili e ciascuno ha la propria storia che meriterebbe un libro a sé, inclusa la grande tartaruga dell’isola, che non intende essere una semplice comparsa, ma parte attiva della trama.

La narrazione di La Bottiglia dei Desideri mi ha ricordato le fiabe della buonanotte totalmente inventate da mio padre, in cui personaggi di cartoni animati diversi finivano a interagire con Biancaneve o La Bella Addormentata ed era una gag continua che più che farmi addormentare mi mandava su di giri, anche perché ridevo a crepapelle invece di rilassarmi. Ecco, Wormell mi ha ricordato un padre che racconta una storia, solo che lui, a differenza del mio, non scorda cosa ha detto in precedenza e non cade in contraddizione. Un po’ come se non facesse sforzo e le parole uscissero quasi spontaneamente, quando invece è chiarissimo che tutto all’interno di questo romanzo è perfettamente studiato, il che a mio avviso denota un grande rispetto dell’autore verso il suo pubblico, che sarà anche molto giovane, a sicuramente non stupido.

Tra giganti buoni, streghe, pirati senza barba, bottiglie di rum, pozioni magiche, tesori da trovare e misteri da svelare, credo che La Bottiglia dei Desideri sia un libro adatto a qualsiasi età e mi sento di consigliarvelo in qualsiasi caso, che abbiate otto anni o ottantotto non importa, vi piacerà comunque.

mercoledì 7 dicembre 2022

Pax - Il Viaggio verso Casa

  • Titolo: Pax - Il Viaggio verso Casa
  • Titolo originale: Pax. Journey Home
  • Autrice: Sara Pennypacker
  • Illustratore: Jon Klassen
  • Traduttore: Paolo Maria Bonora
  • Lingua originale: inglese
  • Codice ISBN:
  • Casa editrice: Rizzoli
Trama


È passato un anno da quando Peter e la sua volpe Pax si sono visti l'ultima volta. Un tempo erano inseparabili, ma ormai conducono vite molto diverse. Pax e la sua compagna Peloritto hanno avuto una cucciolata, che devono accudire e proteggere dai pericoli del mondo. Nel frattempo Peter, ormai orfano di guerra, lascia Vola, la donna che l'aveva accolto in casa sua, perché intende arruolarsi nei Soldati dell'Acqua, un corpo di volontari chiamati a ripulire fiumi e laghi dagli inquinanti che vi sono stati riversati durante la guerra. Il ritorno verso casa porterà Peter e Pax a riannodare quel legame che avevano intrecciato tanto tempo prima e che sembrava ormai reciso... L'atteso seguito di Pax non è solo la storia mozzafiato di una grande amicizia tra una volpe e un ragazzo, ma è anche la celebrazione del potere curativo dell'amore, e della forza che ognuno di noi può trovare in sé per uscire dalla propria solitudine. Età di lettura: da 9 anni.


Recensione e commento


Quando decido di protrarvi la recensione i un libro sul blog, in genere mi piace mettere il libro sotto un microscopio, fare a pezzi il testo, indagarlo il più possibile per capirlo fino in fondo. Ma questa volta non me la sento, perché se in genere percepisco lo sviscerare un testo come la massima manifestazione di stima verso la storia e chi l’ha scritta, in questo caso sarebbe quasi un crimine, perché Pax - Il Viaggio verso Casa non è un esercizio di stile dell’autrice per farci vedere quant’è brava, non è una storia da capire: questa è una storia che si vive. E non ha bisogno di troppe spiegazioni.


Questo romanzo è il seguito di Pax e narra gli eventi accaduti un anno dopo la conclusione del libro precedente. Come in ogni altro suo libro, anche qui Sara Pennypacker non ci risparmia lacrime, dato che la storia è malinconica e struggente, colpisce dritto al cuore, stuzzicando e aprendo ferite nel cuore di ogni persona che legge, ma con lo scopo di prendersi cura delle piaghe e di guarirle. Perché questa storia, per quanto faccia male, è dolcissima.

Come dicevo, non ho intenzione di vivisezionare il testo, ma voglio comunque spendere due parole sul lato tecnico. Anche qui, come negli altri suoi libri, ci sono tantissimi simboli e topoi letterari, i cui significati sono stratificati in vari livelli di lettura. Non voglio dirvi troppo, potete vedere nella trama quello che volete e sentire l’abbraccio nel momento della storia che vi coinvolgerà di più emotivamente. Come intreccio, poi, contiene una tripla simmetria, sia per quanto riguarda le vicende dei protagonisti umano e animale, sia per quanto riguarda l’inizio e il finale, ma sopratutto è simmetrico rispetto al primo libro, perché se Pax era un viaggio VIA da qualcosa, dal proprio passato, questo è un viaggio VERSO qualcosa, dentro il proprio vissuto, un ritorno a casa.

Ma se casa è dove si trova il cuore, allora dov’è quando tu non sai dove sia il tuo? In questo viaggio, in cui Peter e Pax si gravitano attorno per un certo periodo senza mai incontrarsi, ci sono tantissime fasi dello sviluppo psicologico del bambino, c’è un ripercorrere le tappe importanti della propria esistenza, imparando a perdonare, lasciare andare. Ci si guarda indietro per apprezzare l’amore che si ha ricevuto e perso, sperando che il cuore si indurisca e non lasci entrare più nessuno per non avere più nulla da perdere e per cui soffrire. Eppure, uno spiraglio esiste sempre e prima o poi quell’amore di cui abbiamo paura penetra e ci mostra quanto sia importante prendersi cura delle cose, perché ancora una volta, come in ogni altro suo libro, l’autrice ci mostra il valore del costruire sulle macerie, di come in guerra siano sempre i civili a perdere tutto e a conti fatti nessuno ci guadagni niente. In effetti, il forte messaggio ambientalista dell’autrice non solo serve a evidenziare le brutture della guerra e per utilizzare dei simboli utili all’interno della trama, ma anche per mostrare quanto in natura molti esseri viventi siano in grado di raggiungere un equilibrio con l’ecosistema proprio grazie alla comunicazione, attività alla quale gli esseri umani proprio non vogliono dedicarsi. E in questo senso, spesso è la genitorialità a essere sotto indagine, in ogni sua forma, sia quando funziona, sia quando è idealizzata, sia quando è non convenzionale, ma sempre viene sottolineata l’importanza di non darsi per scontati a vicenda.

Pax - Il Viaggio verso Casa è stato catartico per me, al punto che se lo avessi letto un anno fa, in una fase della mia vita molto diversa, mi avrebbe distrutta emotivamente, avrebbe tirato fuori troppo dolore in una volta sola, mi avrebbe mostrato, ancora una volta, come il passato non sia un peso da portare in uno zaino pieno di cenere, ma sia un momento della vita con cui fare i conti e perdonare, lasciare andare, se necessario.

Non cambierei una singola virgola di questo libro, nulla, e non mi sento nemmeno di fare paragoni con il primo libro, che mi aveva fatto piangere molto di più, ma questa volta partivo preparata e ho aspettato il momento giusto prima di affrontarne la lettura e ho fatto bene, perché così facendo mi sono sentita veramente compresa e abbracciata. 

È stato veramente un ritorno a casa.


martedì 27 settembre 2022

Demone nel Bosco

Ciao, bella gente! Oggi parliamo nuovamente di Leigh Bardugo, un’autrice che mi ha riservato tante gioie, ma anche dolori. Questa volta parliamo di una graphic novel che ho potuto leggere grazie alla mia amica Beatrice, che ha organizzato l’evento, e grazie a Mondadori che ci ha consentito di leggerla in anteprima.


  • Titolo: Demone nel Bosco
  • Titolo originale: Demon in the Wood
  • Autrice: Leigh Bardugo:
  • Illustrice: Dani Pendergast
  • Traduttrice: Roberta Verde
  • Lingua originale: inglese
  • Codice ISBN: 978-8804764625
  • Casa editrice: Mondadori 
Trama

Eryk e sua madre, Lena, hanno trascorso la loro esistenza fuggendo incessantemente da un luogo all'altro, con la convinzione che, forse, per loro non esista proprio un porto sicuro. Perché entrambi non solo sono Grisha, ma sono i più potenti e letali tra loro. Temuti da chi vorrebbe ucciderli e braccati da chi vorrebbe sfruttarne i doni, devono cercare di tenere nascoste le loro capacità ovunque vadano. Ma talvolta i segreti più pericolosi trovano comunque il modo di venire a galla... Questo graphic novel, scritto da Leigh Bardugo e illustrato da Dani Pendergast, è il prequel di "Tenebre e Ossa", tassello indispensabile del GrishaVerse che permette di gettare un po' di luce sulle origini di un destino tanto grandioso quanto sinistro, quello del temuto e potentissimo Oscuro.

Recensione e commento

Era il giugno del 2017 quando Leigh Bardugo pubblicava un racconto di trenta pagine che raccontava un breve sprazzo della vita di Alexander ben prima che diventasse il Darkling.

L’icona dedicata al
Santo Senza Stelle in

Il mondo in cui si muove è quello che ormai abbiamo imparato a conoscere: ostile verso i Grisha, ed è a causa di questa ostilità che un ragazzo tanto giovane è costretto a spostarsi, assieme a sua madre, e dover cambiare identità a ogni villaggio. Prima nella novella e poi in questa graphic novel, illustrata da Dani Pendergast, è possibile vedere gli eventi salienti che hanno portato un ragazzo dall’essere un emarginato, a una guida per i suoi simili e, alla fine, il cattivo che abbiamo visto nella trilogia. 

Personalmente, non sono quasi mai un’estimatrice dei cattivi, mi capita molto raramente di giustificare le loro azioni in virtù delle buone intenzioni (AIDAN è un altro paio di maniche, non giudicatemi troppo severamente), del resto “ha fatto anche cose buone” è una frase che si sente spesso dire associata a persone che possiamo, diplomaticamente, definire opinabili, ma per la fanbase del Darkling questa graphic novel è sicuramente un gadget da avere per completare la collezione. Bisogna ammettere che questo è un colpo da maestra, in fatto di marketing, perché Bardugo, che ama il suo cattivo al punto da riservargli una novella, una graphic novel e dedica questo piccolo volume al bravissimo attore che lo interpreta, riesce a cavalcare l’onda del successo della serie TV e al tempo stesso allarga il pubblico, dato che il racconto breve (disponibile in inglese sulle piattaforme online) è accessibile solo in poche lingue.

Per quanto riguarda i disegni in sé, lo stile è minimale e quasi simbolico, spesso l’ambientazione è una cornice per i protagonisti: le case, gli alberi, le rocce, sono spesso composte solo dai loro elementi di base, senza essere particolareggiate o caratterizzate nello specifico e sono disposte in modo tale da contornare la scena all’interno, costituita spesso da primi piani. L’ambientazione fjerdiana è trasmessa anche dalla palette dominata da colori freddi, mentre i colori caldi sono spesso simbolo di emozioni contingenti dei personaggi e tendono a durare poco.

Se non avete ancora finito la vostra avventura nel mondo Grisha, non preoccupatevi! Demone nel Bosco non è una lettura assolutamente necessaria ai fini della comprensione della saga, ma sono sicura che per la fanbase di Bardugo sarà un regalo gradito da esporre sulla libreria.

venerdì 2 settembre 2022

Hide

 Buongiorno, bella gente! La recensione di oggi riguarda un libro che ho letto per l’evento organizzato Silvia in collaborazione con Mondadori, che ha fornito il libro in anteprima. Cominciamo subito!

  • Titolo: Hide
  • Titolo originale: Hide
  • Autrice: Kiersten White
  • Traduttrice: Aurelia Di Meo
  • Lingua originale: inglese
  • Codice ISBN: 978-8804741619
  • Casa editrice: Mondadori
Trama

La sfida: trascorrere un'intera settimana a giocare a nascondino, dal sorgere del sole al tramonto, in un parco divertimenti abbandonato da decenni e fare di tutto per non essere presi (da chi non è dato saperlo). Il premio: denaro a sufficienza per rivoluzionare completamente la propria vita. Anche se gli altri concorrenti sono determinati a vincere – per ritagliarsi un futuro da sogno o sfuggire a un passato che li perseguita –, Mack è sicura di poterli battere tutti. In fondo, ciò che deve fare è nascondersi e lei, fin da bambina, non fa altro. Anzi, è proprio questa la ragione per cui è ancora viva mentre la sua intera famiglia è morta. Ma, quando capisce che l'eliminazione dei concorrenti nasconde qualcosa di sospetto, Mack comprende che il gioco è molto più sinistro di quanto potesse immaginare e che per sopravvivere sarà necessario unire le forze...

Recensione e commento

Che fatica parlare di questo libro così altalenante! Hide è un romanzo che suscita sentimenti contrastanti a seconda del punto di vista da cui lo si guarda e del punto della storia in cui ci si trova. 

Innanzitutto bisogna specificare che Hide viene venduto come horror, ma di questo genere ha solo la struttura, più che i contenuti, perché non ci sono scene realmente terrificanti, anzi, la sensazione generale, fino a metà del libro, è di inquietudine, ma a questo punto si ferma. Dalla metà del romanzo in poi, invece, una volta che si svela il mistero e si scopre perché le persone stiano sparendo all’interno del parco, scema un po’ l’interesse per la storia perché l’impressione è quella di una trama già vista non solo sui libri, ma anche sul grande schermo e ancora prima nella mitologia. Lo possiamo dire che bisogna smetterla di disturbare gli antichi Greci quando non si trova un’idea per una storia? In questo periodo, ho spesso il sentore che le idee di base per le trame stiano un po’ ristagnando e che si stiano facendo sempre le stesse cose e Hide cade in questa dinamica in maniera particolare, il che è un vero peccato, dal momento che quella del parco divertimenti è un’ambientazione con tantissimo potenziale orrorifico, poiché anche molti fatti di cronaca reali sono successi in luna park e giostre.

La mia opinione sul finale del romanzo non è decisamente condivisa da moltissime persone: tutte le recensioni che ho letto e scambiato erano molto feroci nei confronti della chiusura di questo libro, ma secondo me, invece, è l’unica cosa che ha senso. Se la prima metà del libro mi aveva incuriosita, per poi farmi perdere interesse da metà in poi, l’ultimo quarto si risolleva, anche se non del tutto, perché improvvisamente la storia ha qualcosa da dire, anche se lo fa repentinamente e in modo frettoloso. Tutto a un tratto si riempie di simboli e metafore, che troppo spesso diventano letterali per la paura che il messaggio sia frainteso, e racconta di due generazioni che si contrappongono, una privilegiata e fondata sul sacrificio di quella precedente e di quella successiva, e l’altra condannata a sacrificarsi per mantenere il privilegio di pochissimi che chiedono a persone emarginate e sfortunate di sacrificarsi in nome di un utilitarismo che fa comodo solo al loro privilegio. È la generazione della certezza che si scontra con quella dell’incertezza, quella che si sente impotente e che deve fare i conti con le conseguenze della azioni altrui. In quest’ottica a me personalmente il finale è sembrato se non pienamente soddisfacente, quantomeno sensato (se poi volete parlarne possiamo farlo su Instagram in chat, così non faccio spoiler qui).

In conclusione, Hide è un libro che non ha saputo convincere, non particolarmente originale e che sembra quasi una bozza. Peccato, perché il potenziale per una bella storia non mancava. Non è una bocciatura piena, ma sembra un compitino eseguito svogliatamente.


mercoledì 23 febbraio 2022

L’Incredibile Famiglia Appenzell


Buongiorno, bella gente! Spero stiate bene e che vi godrete questa recensione che ho potuto fare grazie all’evento organizzato dalla mia amica Franci e alla casa editrice che mi ha fatto omaggio di questo libro che, già ve lo anticipo, mi ha commossa. Senza ulteriori indugi, cominciamo.

  • Titolo: L’Incredibile Famiglia Appenzell
  • Titolo originale: L’Etonnante Famille Appenzell
  • Autori: Sébastien Perez, Benjamin Lacombe
  • Codice ISBN: 9788817155311
  • Casa editrice: Rizzoli
Trama

Da un matrimonio segreto nasce una famiglia speciale. Questa è la sua storia. Un volume prezioso per un racconto deliziosamente dark che ci parla del diritto di ciascuno a essere “unico” e “diverso”. Con le meravigliose illustrazioni di Benjamin Lacombe.

Recensione e analisi

L’Incredibile Famiglia Appenzell potrebbe essere uscito da un film burtoniano (o un film burtoniano potrebbe essere stato tratto da questo libro), non solo per i disegni in tinte smorte, ma anche per l’esaltazione del diverso. All’interno di questo libro la prosa funge da didascalia per accompagnare le fotografie che narrano le vicende di questa straordinaria famiglia e non nomina mai la loro diversità, che viene, invece, mostrata sempre e solo tramite immagini. È sempre la bellezza, canonicamente intesa e socialmente accettata, ad essere menzionata, perché la stranezza, la particolarità, che per il mondo esterno sono deformità, all’interno di questa famiglia sono, invece, semplice normalità e la normalità non ha bisogno di essere discussa. 

Per citare una grande scienziata del calibro di Marie Curie “Nella vita non c’è niente da temere, solo da capire”. Ed è questo il pensiero ricorrente mentre si sfoglia le pagine di questo  libro: persone con un aspetto fuori dal comune che non vorrebbero altro dalla vita se non essere normali, a volte persino rinunciando a qualcosa, addirittura menomandosi, rinunciando alla loro specialità pur di essere come gli altri. Fa riflettere molto perché chiunque di noi si illude di essere speciale, ma nella realtà esserlo davvero non porta mai una vita semplice. Si diventa quindi soggetti a incomprensioni e fraintendimenti dovuti principalmente al proprio aspetto, ma soprattutto si deve fronteggiare le difficoltà di abitare un mondo a misura di normodotati, un mondo che chiude le persone come gli Appenzell nei circhi per fenomeni da baraccone e, più tardi, li sterminerà nei campi di concentramento in nome di una purezza della razza che non è mai esistita. E qui sorge la vera questione portata dal libro: chi sono i veri mostri? Quelli con un aspetto straordinario, o quelli che non comprendono né vogliono farlo? La risposta è abbastanza scontata.


La struttura stessa del libro è interessante, perché si presenta come un album fotografico di famiglia come si usavano tra fine ‘800 e inizio ‘900, che avevano le pagine nere, mentre le fotografie erano sui toni del seppia, prima di essere in bianco e nero. Le fotografie erano a loro volta montate su un supporto di carta su cui erano riportati il nome della persona e quello del fotografo. Questo tipo di fotografia era chiamata carte de visite. Ma L’Incredibile Famiglia Appenzell non ci mostra solo les Cartes de visite, ma anche altri tipi di fotografia, come quella mortuaria, usanza ai nostri occhi macabra, ma che in quegli anni era l’unica possibilità di testimoniare il passaggio sulla terra di alcune persone decedute (a volte prematuramente) e di serbarne ricordo. 

Il terzo utilizzo che veniva fatto della fotografia era quello per creare i biglietti da visita per gli artisti, come quelli circensi. È già stato detto, in questo articolo, che gli Appenzell si distinguono per la loro diversità, in un periodo storico in cui andavano di moda gli spettacoli di freaks e i sideshow, spettacoli di fenomeni umani (veri o contraffati) come donne con tre gambe, uomini forzuti, o tatuati o donne barbute, insomma, tutto ciò che oggi sarebbe nel Guinness dei primati, in epoca vittoriana si trovava nei circhi e questo libro ce ne dà una testimonianza. 

Un libro breve, ma estremamente studiato nella forma e nei contenuti, che riesce a toccare tante corde importanti e lo fa tramite un supporto originale e una grande ricerca storica, omaggiando la fotografia e trattando con estremo rispetto categorie di esseri umani che spesso sono tutt’oggi stigmatizzate. L’Incredibile Famiglia Appenzell fa riflettere sul proprio concetto di specialità, se valga la pena essere speciali e cosa sia la normalità vista da persone che normali non sono, ma alle volte vorrebbero esserlo.


Fonti:

Cosa vediamo quando leggiamo L’Incredibile Famiglia Appenzell

Il Circo Farfalla

La vera storia delle gemelle siamesi Bette e Dot in AHS Freaks show | BarbieXanax

La vera storia di Pepper - Schlitzie AHS Freak show | BarbieXanax

La triste storia della donna più brutta del mondo | Bix's Coven BarbieXanax

Il vero museo di AHS Freak Show | BarbieXanax

Carte de Visite

BBC Fotografia mortuaria (per stomaci forti)

Storia naturale dei Draghi

Titolo: Storia naturale dei Draghi Titolo originale: A Natural History of Dragons Autrice: Marie Brennan Traduttrice: Annarita Guarnieri Li...