venerdì 6 marzo 2026

La Principessa Floralinda e la Torre di quaranta Piani

  • Titolo: La Principessa Floralinda e la Torre di quaranta Piani
  • Titolo originale: Princess Floralinda and the forty-flight tower
  • Autrice: Tamsyn Muir
  • Traduttore: Gabriele Giorgi
  • Lingua originale: inglese
  • Codice ISBN: 9788804799993
  • Casa editrice: Mondadori
Trama

Quando la strega ha costruito la torre di quaranta piani, l'ha fatto proprio a regola d'arte. Ogni piano ospita un mostro ripugnante: si va da un drago con le scaglie tempestate di diamanti a un branco di goblin bavosi. Se un principe riuscirà a raggiungere la cima, verrà ricompensato con una spada dorata e con l'adorabile principessa Floralinda. Ma nessun principe è ancora riuscito a conquistare il pianterreno, figuriamoci ad arrivare al quarantesimo. Anzi, a dirla tutta, la scorta di nuovi principi sembra essersi esaurita. E l'inverno sta per intrappolare Floralinda...

Recensione e commento

La fiaba di Raperonzolo è una delle più difficili da rivisitare o cercare di mettere in scena. Per tanto tempo l’impresa sembrava inaffrontabile, solo nel 2001 Mattel è riuscita a soffiare questa principessa a Disney, distribuendo uno dei film di Barbie in cui la protagonista, Raperonzolo, era dotata di un oggetto magico capace di farla uscire dalla torre all’insaputa della matrigna. Disney arriva solo nel 2010, nove anni dopo, con il film Rapulzel, e anche in questo caso, la storia non è basata su ciò che accade nella torre, ma su ciò che succede quando ne esce. Disney, dopo il flop de La Bella Addormentata, accusata di essere una protagonista fin troppo passiva, temeva lo stesso esito anche per una principessa che avrebbe dovuto rimanere rinchiusa ad aspettare di essere salvata e per questo, come Mattel, ha rivoluzionato la storia facendo in modo che si lasciasse la torre alle spalle in fretta.

Muir si inserisce a queso punto, perché fa qualcosa che né Disney né Mattel hanno osato fare: costruisce tutta la storia all’interno della torre e le avventure vissute dalla protagonista, in questo caso Floralinda, sono proprio quelle costituite dai tentativi ed errori che fa per uscirne. Liberarsi dalla prigionia, quindi, non è qualcosa che avviene con uno schiocco di dita o grazie a un salvataggio da parte di un cavaliere con l’armatura scintillante, ma un vero e proprio percorso interiore.

E a proposito di percorsi interiori, la storia si presta anche a questa chiave di lettura, ovvero quella secondo cui la torre rappresenterebbe la mente di Floralinda popolata da mostri che lei e soltanto lei può davvero combattere e sconfiggere. In questo senso, tutto ciò che si trova dentro la torre è una rappresentazione di quello che c’è dentro di lei, in positivo o negativo che sia. Le arance, il pane, l’acqua e il latte sono le risorse che ha sempre a disposizione e sono rinnovabili. Tecnicamente baserebbero per sopravvivere, se Floralinda si accontentasse di starsene rinchiusa al quarantesimo piano senza mai desiderare altro o di più, ma così non è e quello spazio diventa presto troppo angusto. Armata di una grande dose di coraggio, decide di scendere e usa le risorse che ha per liberarsi via via dei mostri che incontra. Non sempre le basta ciò che ha a disposizione sul momento, ma con l’esperienza impara che può usare anche quello che pensava di non avere e che l’allenamento le rende più semplice affrontare difficoltà che all’inizio del suo viaggio le sarebbero sembrate insormontabili. Anche la fatina Ragnatela, che apparentemente potrebbe sembrare un elemento magico messo lì per risolvere i problemi con ondeggiando una bacchetta magica, è in realtà un Grillo Parante che incarna la vocina nel nostro cervello, quella che indica il modo giusto di affrontare un problema, ma è anche la fastidiosa parte del nostro cervello che ci sussurra che non valiamo niente, che nessuno ci vuole bene e che non ce la faremo. Pure in questo senso, la pratica insegna a Floralinda ad ascoltare solo ciò che serve, ignorando le cattiverie che non le sono utili e non la porterebbero da nessuna parte. Ragnatela le insegna che solo i desideri realistici sono realizzabili perché solo quelli su cui lei stessa lavora, a volte inconsapevolmente, e che costituiscono i piccoli pezzettini che la porteranno al coronamento del desiderio più grande: la libertà.

Per tutti questi motivi, Floralinda è solo apparentemente un personaggio monodimensionale, perché in realtà la sua psicologia è molo sviluppata, solo che è “esterna”, incarnata dall’ambientazione, piuttosto che “interna” e messa in scena da flussi di coscienza o elucubrazioni. Muir usa la fiaba di una principessa che aspetta di essere salvata proprio per sbobinare il meccanismo psicologico del “nessuno verrà a salvarti”, secondo il quale noi soltanto abbiamo davvero il potere di agire per cambiare le circostanze in cui ci troviamo, nessun principe, fatina, strega (e persino nessun* terapeuta) potrà fare questo lavoro al posto nostro, al massimo potrà tenerci per mano e fare un pezzo di strada con noi.

Veniamo alle note dolenti, dato che la perfezione non è di questo mondo. La Principessa Floralinda e la Torre di quaranta Piani parte da un’idea intelligente e coraggiosa e segue un po’ il filone di libri come Once more upon a time o Il Fuso scheggiato, che sono tutti libri molto brevi che cercano di attualizzare storie antichissime accompagnandole con un tono scanzonato e spesso lasciando che elementi del mondo primario si intrufolino. Questo piccolo retelling non fa eccezione, ma si infiacchisce un po’ via via: i mostri diventano sempre più semplici da combattere, forse troppo, e se questo ha un senso dal punto di vista della crescita psicologica di Floralinda, che smette di piangersi addosso, è anche vero che toglie tensione narrativa e manca di climax, soprattutto quando interi gruppi di mostri vengono sconfitti tutti nello spazio di una pagina senza delle vere difficoltà. Forse diminuire il numero di livelli della torre in cui dover affrontare i propri demoni mantenendo lo stesso numero di pagine avrebbe consentito di approfondire leggermente di più e l’effetto sarebbe risultato meno frettoloso e più organico da leggere.

La Principessa Floralinda e la Torre di quaranta Piani si rivolge a quella fetta di pubblico che ha apprezzato libri come Once more upon a time o Il Fuso scheggiato perché vi si allinea sia come contenuti che come tono e registro. È un racconto divertente ma che si presta comunque a due diversi livelli di lettura. Peccato solo per il finale sfilacciato, ma è un libro che letto nella giusta predisposizione d’animo può regalare grandi sorprese.

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La Principessa Floralinda e la Torre di quaranta Piani

Titolo: La Principessa Floralinda e la Torre di quaranta Piani Titolo originale: Princess Floralinda and the forty-flight tower Autrice: Tam...