- Titolo: Il Finale si scrive da sé
- Titolo originale: The End writes itself
- Autrice: Evelyn Clarke (Victoria Schwab & Cat Clarke)
- Traduttore: Mirko Zilahy
- Lingua originale: inglese
- Codice ISBN: 9788804797302
- Casa editrice: Mondadori
Trama
Le vite di sei scrittori e scrittrici emergenti stanno per cambiare per sempre: un invito misterioso ed esclusivo li conduce a Skelbrae, l'isola privata al largo della Scozia dove il leggendario Arthur Fletch si è ritirato per lavorare al suo ultimo, attesissimo romanzo. Al loro arrivo, però, scoprono che Fletch è morto e che il libro è rimasto incompiuto. Decisi a pubblicarlo comunque, l'agente e l'editore dello scrittore lanciano agli invitati una sfida impossibile da rifiutare: ciascuno avrà settantadue ore per inventare un finale degno di Fletch, vincendo così una ricompensa milionaria e un contratto da tre libri con la Merriweather Press. Un'occasione che capita una sola volta nella vita. Il riscatto che ciascuno di loro cerca dopo anni di sforzi, delusioni e rifiuti. Isolati dal mondo, armati solo di una macchina da scrivere e di una pila di fogli colorati, i sei si ritrovano intrappolati in un vortice di ambizione, vanità e segreti. Ma i segreti, si sa, non restano mai tali a lungo, e perdere il controllo della propria storia può avere conseguenze molto pericolose. Il finale si scrive da sé è un giallo brillante e pungente, che si diverte a giocare con i cliché dei generi letterari e i retroscena dell'industria editoriale. E, mentre i protagonisti rincorrono la fama tanto agognata, una cosa diventa sempre più chiara: se iniziare un romanzo è difficile, arrivare vivi all'ultima riga, su quest'isola, potrebbe essere la vera sfida.
Recensione e commento
Dopo tutto ciò a cui stiamo assistendo nel mondo reale non stupisce per niente che Victoria E. Schwab e Cat Clarke, sotto lo pseudonimo di Evelyn Clarke, abbiano ambientato Il Finale si scrive da sé su un’isola deserta priva di collegamenti con la terraferma e in cui succede di tutto, perché questa tipica ambientazione da thriller è senza dubbio una delle più terrificanti del nostro tempo.
Ma andiamo con ordine. Quello che in apparenza è un thriller normale, che utilizza tutti gli archetipi del genere, piegandoli ma mai infrangendoli, racconta in realtà tutte le storture del mondo editoriale: sei fra autori e autrici vengono ingaggiati dalla più importante agente letteraria del mondo per passare un fine settimana sull’isola privata di Arthur Fletch, il più grande autore di thriller che, morendo prematuramente, ha lasciato incompiuto il manoscritto del libro conclusivo della saga che ha tenuto il mondo con il fiato sospeso. In palio ci sono due milioni, uno per concludere il manoscritto e uno per un contratto editoriale nuovo di zecca. Le penne che si contendono questo ambito premio sono tutte qualitativamente molto abili nel genere letterario di cui scrivono, ma non sono mai riuscite a fondare nel vero senso della parola nel mondo dell’editoria. Alcune ripropongono sempre le stesse formule, quelle classiche e che funzionano, altre preferiscono sperimentare il più possibile trovando soddisfazione nel puro atto di scrivere, ma quel che è certo è che il loro mancato successo davanti al grande pubblico non è dovuto a una carenza di abilità, quanto agli scarsi investimenti degli editori su di loro, a un tempismo sbagliato sul mercato che non è stato clemente o via dicendo.

Attraverso i loro flussi di coscienza, scopriamo tutto sulle voci protagoniste, nessuna delle quali è perfetta, ma che in qualche misura pensa sempre di agire per il meglio, anche quando le proprie azioni risultano odiose viste dall’esterno.
Apparentemente, le scrittrici e gli scrittori che popolano questa storia potrebbero sembrare delle macchiette, ma sono in realtà la rappresentazione di intere categorie di lavoratori dell’editoria che mandano avanti la baracca, riuscendo a stare a galla a stento e che nel frattempo si fanno la guerra tra di loro, con tanto di classismo per quanto riguarda i generi di serie A e B.
Le loro interazioni ci mostrano un gioco truccato, dove il banco vince sempre, e che nemmeno le storie sono al riparo dalle dinamiche malate del tardo capitalismo. Conosciamo le ambizioni di ciascuno e ciascuno (o quasi) ci fornisce delle motivazioni valide per fare il tifo e sperare che vinca la competizione: chi deve mantenere dei familiari, chi per un senso di rivalsa e indipendenza, chi, semplicemente, perché pensa di meritarlo. Praticamente è
Yellowface con gli omicidi, per i quali si arriverà a sospettare di tutti e di nessuno, fino addirittura a ipotizzare una possibile piega paranormale.
Il tutto è funzionale a raccontare tutti i cadaveri che l’editoria si lascia dietro nel suo percorso e nel farlo alcuni espedienti letterari si fanno trama, prendono vita, come ɜ già citatɜ protagonistɜ che sono in apparenza macchiette ma che servono a rappresentare intere categorie, così come c’è la spasmodica ricerca del libro che può consacrare alla fama e risolvere tutti i problemi, ricerca che avviene sia metaforicamente, cercando di scrivere un finale degno, che metaforicamente. 
Le due autrici usano questo thriller metaletterario ricco di colpi di scena per raccontare una realtà che è molto più banale, triviale e deludente della finzione, perché il mondo reale non sempre ha struttura e archi di trasformazione chiusi, protagonist* che meritavano di vincere non sempre hanno la meglio e a volte trionfa chi nemmeno lo vuole davvero. I temi approfonditi sono tantissimi e non si parla solo dell’editoria come campo di battaglia, ma anche di innovazioni che potrebbero rendere l’ambiente ancora più complesso, come l’intelligenza artificiale, o ancora della patina di superficialità che esiste persino tra chi di mestiere racconta storie, perché non tuttɜ vogliono essere scrittorɜ, alcune persone vogliono soltanto il prestigio sociale che questo ruolo comporta.
Unico difetto, per me è che dopo lo scioglimento c’è ancora troppo brodo e troppe pagine quando la storia è a rigor di logica già conclusa, ma è qualcosa che sta accadendo spesso nei libri contemporanei e che possiamo scusare nell’ottica che ha questo libro, ovvero quella di andare oltre il letterale.
Un thriller che è molto più di quello che sembra, in cui le due autrici hanno intessuto temi di vario tipi, critiche sociali a non finire e persino commistioni di generi diversi. Non un libro usa e getta, ma uno con vari livelli di interpretazione e che nonostante questo tiene con il fiato sospeso fino alla fine.
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