mercoledì 29 luglio 2026

Noi

  • Titolo: Noi
  • Titolo originale: Nous
  • Autrice: Christelle Dabos
  • Traduttore: Alberto Bracci Testasecca
  • Lingua originale: francese
  • Codice ISBN:
  • Casa editrice: edizioni e/o
Trama


Il mondo è dominato dal Noi, entità immateriale che governa tramite gli Altissimi, secondo i principi della Burocrazia Istintiva. Gli uomini sono suddivisi in base al loro Istinto, pura espressione del Noi che determina la loro vita e guida le loro azioni. Nell'abbraccio del Noi, tutto è perfetto e l'individualismo è un crimine. Eppure in quell'incrollabile armonia Claire, da poco diciottenne, sa di essere fuori posto. Lo sa e non può dirlo, perché sarebbe un comportamento contrario al Noi. Un comportamento che la Burocrazia Istintiva reprimerebbe senza pietà. Allora vive fingendo, adeguandosi all'andamento generale, ma dentro di sé vuole capire se in quel mondo perfetto è l'unica diversa o ce ne sono altri come lei. La prima avvisaglia che qualcosa non va per il verso giusto ce l'ha quando una sua compagna di collegio sparisce da un giorno all'altro misteriosamente. Da li in poi è tutto un susseguirsi di eventi in cui Claire scopre l'esistenza di una setta segreta che conosce ogni risposta. Ma farsi delle domande è proibito.


Recensione e commento

Il grande ritorno di Christelle Dabos è segnato da Noi, un libro che non solo dimostra un miglioramento verticale rispetto alla sua serie di maggior successo L’attraversaspecchi, ma che è anche tutto ciò che dovrebbe essere un fantasy: qualcosa di così fuori dall’ordinario da non essere in alcun modo incasellabile. 

In questo romanzo worldbuilding e sistema magico sono così intrinsecamente legati da non essere distinguibili, l’intera società è basata su un numero di comandamenti “laici” che governano l’intera società. Essi hanno al loro centro due principi: il primo è che non esistano istinti minori (ci arriviamo fra un attimo) e l’altro è la piramide sociale (sotto forma di grattacielo di vetro) venga scalata in base a quante vite una persona riesca a salvare. 

L’Istinto è un dono con cui ciascuna persona nasce e che è un potere irresistibile. È diverso da persona a persona, anche se è in genere gli Istinti sono raccoglibili in categorie: alcuni istinti costringono le persone ad aggiustare tutto ciò che è rotto, altri fanno sentire un irrefrenabile voglia di proteggere, altri ancora portano a inventare cose sempre nuove. Gli istinti sono irrefrenabili al punto che una volta che si manifestano le persone sono portate a lasciare ciò che stanno facendo pur di assecondarli, si svegliano se stanno dormendo, smettono di mangiare se stanno cenando pur di correre dietro a ciò che il loro istinti, il potere sovraordinato che lega ogni membro della società come una divinità, il che le porta a identificarsi completamente con il loro dono, che diventa la loro professione, e a non poter mai davvero staccare. Non si può timbrare il cartellino dal proprio istinto: se nasco per girare bulloni, dovrò girare bulloni anche se mi viene voglia di farlo fuori dall’orario di lavoro per non incorrere in una crisi di astinenza da istinto. 

Non è il solo problema, perché se sulla carta non esistono istinti superiori o inferiori, nella pratica la società è piramidale e alla base, come c’era da aspettarsi, ci sono tutti quegli Istinti che consistono nello svolgere lavori manuali o di fatica, come quelli relativi alla pulizia o ai mestieri ripetitivi in fabbrica, mentre via via che si sale, gli Istinti (e i lavori a essi connessi) diventano via via più d’intelletto e meno socialmente stigmatizzati. La scalata sociale è metaforica e letterale, perché i Santi, ovvero le persone che riescono a salvare un certo numero di vite umane grazie al loro potere, vivono tutte in un altissimo grattacielo di vetro. 

Questa enorme metafora del capitalismo racconta come si ambisca sempre a qualcosa di più di ciò che si ha e di come non cambi nulla, né nella pratica, né nella percezione della felicità, una volta che lo si ottiene. Goliath, uno dei protagonisti, ha sacrificato parti di sé, letteralmente, per riuscire ad arrivare al conto di undici vite prima dello scadere del tempo a sua disposizione per diventare Santo, ma una volta che ci arriva non solo non cambia nulla nella sua vita, ma si chiede addirittura se ne sia valsa la pena. La corsa verso la perfezione gli fa perdere le braccia e la cosa lo porterà a farsi delle domande troppo tardi, quando ormai il danno è fatto e ormai il conto troppo alto è già stato pagato. Anche sotto questo aspetto, l’autrice ha fatto le cose per bene: la sua disabilità è mostrata sempre in azione e in modo credibile, ogni sua difficoltà viene tratteggiata in modo realistico anche nelle più piccole cose, persino allacciarsi le scarpe diventa impossibile dopo che Goliath ha dato troppo senza aver ricevuto nulla in cambio.

All’interno di questa ambientazione distopica, esistono dei gruppi di persone, chiamati Individualisti, che combattono per cercare di affermare l’unicità personale oltre l’Istinto, che è ciò con cui in genere la propria identità si sovrappone in modo perfetto. Per quanto nobile è una lotta che non può essere vinta dalla massa, proprio perché gli Istinti sono comunque parte integrante di ciascuno. In questa società che pensa di essere un’utopia, nessuno (o solo pochi propagandati) ama davvero il proprio Istinto, proprio perché è una costrizione che non lascia scelta. Inoltre, le vite salvate per diventare Santi non sono nient’altro che un numero senza significato: le vite umane non sono inestimabili perché uniche e irripetibili, diventano semplicemente una convenzione svuotata di significato e, ancora una volta, l’individualià si sfoca nella massa.

Il sistema del Noi che connette tutti e che non lascia scampo diventa fallibile quando nasce una persona, Claire, totalmente sprovvista di Istinto. Claire deve vivere nella clandestinità perché la sua mancanza di Istinto è considerata un abominio. Al tempo stesso, però, è l’unica persona sul pianeta veramente libera, la sola che possa prendere decisioni in totale autonomia senza la dittatura dell’Istinto, Claire può scegliere da sola la sua carriera sulla base di ciò che le piace autenticamente, non semplicemente su ciò che le riesce bene per via di un potere sovraordinato che la costringe a determinate azioni. La sua esistenza è stata solo teorizzata dagli individualisti, che la invidiano perché per quanto ci provino loro non sono in grado di resistere all’istinto che domina la loro esistenza. Il cortocircuito che si crea tra l’individuo libero che vorrebbe essere come chiunque altro e tra chi vorrebbe essere libero ma non lo è, è il riassunto perfetto della nostra società tardo capitalista in cui è praticamente impossibile mollare davvero tutto per andare ad abitare in campagna e vivere di baratto senza preoccuparsi dei soldi.

Il livello di scrittura di Dabos è cresciuto esponenzialmente, il suo stile è stato affinato tantissimo, la prosa efficace e poetica  riesce a dire tutto ciò che serve in pochissime parole. L’autrice crea una storia che va ben oltre il punto in cui un’altra penna l’avrebbe fatta concludere, quando lo scioglimento sembra arrivare a circa un terzo della storia, ma questa non è una storia epica tra bene e male, l’unica lotta che esiste è quella per restare a galla e sopravvivere, la vera sfida è vedere l’umanità nel nostro nemico e andare oltre il ruolo che la produttività ci ha appioppato. Dabos ha tutto sotto controllo, ogni elemento che viene introdotto all’inizio avrà un suo senso e un suo ritorno alla fine del romanzo, inoltre tutto vuol dire sempre qualcosa, la gestione dei simboli è magistrale anche questa ha un suo senso portato dall’inizio alla fine.

Dabos ha creato un’altra volta un universo unico e che solo lei avrebbe potuto concepire, solo che questa volta lo fa con molta più consapevolezza e più struttura, portando su carta una storia pensata in anticipo dove i pezzi vanno sempre al loro posto. Noi è un romanzo che ha da dire un messaggio necessario e lo fa in modo originale, efficace e fuori dagli schemi. Per me, il miglior libro della sua produzione fino a questo momento. 


venerdì 10 luglio 2026

American Psycho

  • Titolo: American Psycho
  • Titolo originale: American Psycho
  • Autore: Bret Easton Ellis
  • Traduttore: Giuseppe Culicchia
  • Lingua originale: inglese
  • Codice ISBN: 9788806219253
  • Casa editrice: Einaudi
Trama


Patrick Bateman è giovane, bello, ricco. Vive a Manhattan, lavora a Wall Street, e con i colleghi Timothy Price, David Van Patten e Craig McDermott frequenta i locali piú alla moda, le palestre piú esclusive e le toilette dove gira la miglior cocaina della città, discutendo di nuovi ristoranti, cameriere corpoduro ed eleganza maschile. Secondo Evelyn Richards, la sua giovane, bella e ricca fidanzata, Patrick Bateman è «il ragazzo della porta accanto». Ma la vita del protagonista di American Psycho è scandita da altre ossessioni. Riuscire a prenotare un tavolo al Dorsia, il carissimo ristorante frequentato dal suo idolo Donald Trump, ad esempio. Saperne di piú sul misterioso portafoglio Fisher, gestito da quella volpe di Paul Owen. Restituire le videocassette prese a nolo, tra cui quella di Omicidio a luci rosse, affittata trentasette volte di seguito. E non perdere neppure una puntata del Patty Winters Show. Inoltre, quando le tenebre scendono su New York, Patrick Bateman, il ragazzo della porta accanto, si trasforma in un torturatore omicida, freddo, metodico, spietato. Al punto da incarnare l’orrore. Con American Psycho, romanzo insieme terribile e comico, Bret Easton Ellis ha scritto il libro che meglio di ogni altro racconta gli anni Ottanta. Un decennio che, ora lo sappiamo, non è stato semplicemente una parentesi, ma l’inizio di qualcosa. Cosí, questo viaggio senza ritorno nella follia e nella spersonalizzazione a base di immagini patinate e ultraviolenza non ci parla solo di un «eroe» e del suo tempo, ma finisce per rappresentare noi stessi e i nostri giorni. E anche quelli che verranno.

Recensione e commento 

Patrick Bateman 
interpretato dal magistrale Christian Bale
Che cos’è per voi un classico? Mentre leggevo American Psycho mi è tornata in mente la definizione che, a suo tempo, ne diede la mia professoressa di Lettere, ovvero qualcosa che va bene sempre, che non stona mai e non invecchia.

Questo non è un romanzo semplice, non è un libro che consiglio tout court per via dei livelli di sesso spinto esplicito e di violenza senza alcun freno, ma è un libro che da quando è stato pubblicato non è invecchiato di un giorno. Ambientato nella metà degli anni Ottanta, racconta di Patrick Bateman, un giovane yuppie nonché narratore estremamente inattendibile. Patrick è un uomo ossessionato da sé stesso e dalla sua apparenza a livelli maniacali. Tra un’ora di skincare al giorno, riviste di moda studiate a memoria, palestra per apparire statuario, diete per mantenere sotto controllo i livelli di grasso corporeo, la cura della sua persona si trasforma in culto e rimane solo superficiale, perché l’uso di droghe, la vita irregolare e gli alcolici le sue scelte salutiste si dimostrano solo di facciata.

Non è soltanto l’ossessione per il proprio aspetto, l’unica e sola cosa che per lui conti davvero, ad avermi ricordato perfettamente il periodo storico che stiamo vivendo: Patrick ha l’idea fissa di dimostrare di non essere un perdente, al punto che le sue vittime (se poi esistono, perché una delle interpretazioni del libro, che coincide con la mia, è che tutta la violenza che ci racconta sia nella sua testa) sono tutte da lui considerate come scarti, totalmente inutili, come senzatetto che hanno perso il lavoro, mentre lui si vanta di fare soldi a palate, o donne, che nell’arco del libro valuta soltanto per la grandezza del loro seno o per la sodezza dei loro sederi e che nella sua mentalità esistono solo per compiacerlo. Persino mangiare va ben oltre il nutrirsi e il genuino piacere del cibo, ma diventa un’ulteriore performance, per cui i piatti diventano complesse manifestazioni di prestigio del cui sapore non interessa nulla a nessuno. In questo senso, il Dorsia è un elemento ricorrente, un locale nel quale non riesce mai a prenotare perché non è un uomo d’affari abbastanza in vista e quasi gli esce il fumo dalle orecchie quando suo fratello, che lui considera un fallito perché conduce una vita agli antipodi rispetto alla sua, riesce a farsi riservare un tavolo in brevissimo tempo. 

Patrick e la sua skincare

Dietro a tutto questo, la sua identità scompare, Bateman pensa di essere speciale quando in realtà la sua individualità scompare, perché la sua mania di uniformarsi agli altri lo porta a essere irriconoscibile dalla massa di giovani yuppie che fanno lo stesso lavoro, che hanno lo stesso taglio di capelli, che indossano gli stessi vestiti firmati. Il suo non è autentico interesse per la moda, ma dimostrazione di conoscere i codici della classe sociale dominante. La sua idea di successo non è fatta di obiettivi personali, ma di status symbol: niente è davvero importante, nemmeno le persone, che sono accessori intercambiabili e dall’alto del suo culto della personalità Patrick non si rende conto che anche lui è intercambiabile per gli altri. Infatti, spesso viene scambiato per qualcun altro, così come lui confonde sempre gli altri personaggi, che a loro volta lo considerano uno sfigato, esattamente come lui considera loro dei perdenti. È un mondo fatto di pedine, non di individui.

Profeticamente, Bret Easton Ellis fa in modo che un personaggio totalmente negativo, che si è messo su un piedistallo da solo, prima di svolgere una qualsiasi azione si domanda cosa farebbe Donald Trump, uomo per lui è insuperabile sul piedistallo supremo (anche se nel 2026 potremmo dissentire parecchio e ridere sardonicamente, forse nascondendo delle lacrime agli angoli degli occhi). 

Terrificante Christian Bale

Nell’arco della narrazione, sono numerose le scene in cui Patrick confessa o dice a voce alta le sue fantasie di violenza, ma nessuno lo ascolta mai, il che ha una molteplice chiave di lettura: da un lato, lui è un narratore inattendibile, come già detto, e la violenza delle scene del libro potrebbe essere soltanto frutto della sua fantasia data dalla smania di sentirsi speciale; poi, indica anche quanto le persone attorno a lui non lo prendano sul serio e non lo credano capace di tanta spietatezza. Ultima chiave di lettura, ma non per importanza, secondo me è anche una critica alla società che non riesce a vedere i colletti bianchi come colpevoli di qualcosa: quando pensiamo a un criminale, non lo immaginiamo mai con un abito di sartoria, eppure tutte le persone che hanno rovinato il mondo nei modi peggiori lo hanno fatto indossando giacca e cravatta.

American Psycho è cosparso in modo maniacale di riferimenti alla cultura pop di quel periodo,  con lunghissime digressioni su album musicali, prodotti di bellezza raccontati nei minimi dettagli e descrizioni del vestiario di ciascun personaggio che sembrano letteralmente uscite da un catalogo. Non è una lettura semplice, non è leggera e non scorre via facilmente. È un libro che pesa come un macigno e vuole che sia esattamente così, lasciando un finale ambiguo che bisogna interpretare alla luce di tutti gli indizi cosparsi nel corpo del testo.

Quel che è certo, è che l’autore intendeva criticare il modo in cui quella generazione (e forse anche la nostra, a giudicare dalla quantità di fuffaguru che vendono corsi per diventare leoni della finanza e podcast di uomini che si vantano di essere spietati maschi alfa) sia cresciuta facendo vanto della propria cattiveria e che in quella ha trovato la suaunicità, perché il protagonista si sente speciale nelle sue perversioni, quando avrebbe potuto cercare di essere speciale nella ricerca della bontà.

Noi

Titolo: Noi Titolo originale: Nous Autrice: Christelle Dabos Traduttore: Alberto Bracci Testasecca Lingua originale: francese Codice ISBN: C...