- Titolo: American Psycho
- Titolo originale: American Psycho
- Autore: Bret Easton Ellis
- Traduttore: Giuseppe Culicchia
- Lingua originale: inglese
- Codice ISBN: 9788806219253
- Casa editrice: Einaudi
Questo non è un romanzo semplice, non è un libro che consiglio tout court per via dei livelli di sesso spinto esplicito e di violenza senza alcun freno, ma è un libro che da quando è stato pubblicato non è invecchiato di un giorno. Ambientato nella metà degli anni Ottanta, racconta di Patrick Bateman, un giovane yuppie nonché narratore estremamente inattendibile. Patrick è un uomo ossessionato da sé stesso e dalla sua apparenza a livelli maniacali. Tra un’ora di skincare al giorno, riviste di moda studiate a memoria, palestra per apparire statuario, diete per mantenere sotto controllo i livelli di grasso corporeo, la cura della sua persona si trasforma in culto e rimane solo superficiale, perché l’uso di droghe, la vita irregolare e gli alcolici le sue scelte salutiste si dimostrano solo di facciata.
Non è soltanto l’ossessione per il proprio aspetto, l’unica e sola cosa che per lui conti davvero, ad avermi ricordato perfettamente il periodo storico che stiamo vivendo: Patrick ha l’idea fissa di dimostrare di non essere un perdente, al punto che le sue vittime (se poi esistono, perché una delle interpretazioni del libro, che coincide con la mia, è che tutta la violenza che ci racconta sia nella sua testa) sono tutte da lui considerate come scarti, totalmente inutili, come senzatetto che hanno perso il lavoro, mentre lui si vanta di fare soldi a palate, o donne, che nell’arco del libro valuta soltanto per la grandezza del loro seno o per la sodezza dei loro sederi e che nella sua mentalità esistono solo per compiacerlo. Persino mangiare va ben oltre il nutrirsi e il genuino piacere del cibo, ma diventa un’ulteriore performance, per cui i piatti diventano complesse manifestazioni di prestigio del cui sapore non interessa nulla a nessuno. In questo senso, il Dorsia è un elemento ricorrente, un locale nel quale non riesce mai a prenotare perché non è un uomo d’affari abbastanza in vista e quasi gli esce il fumo dalle orecchie quando suo fratello, che lui considera un fallito perché conduce una vita agli antipodi rispetto alla sua, riesce a farsi riservare un tavolo in brevissimo tempo.
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| Patrick e la sua skincare |
Profeticamente, Bret Easton Ellis fa in modo che un personaggio totalmente negativo, che si è messo su un piedistallo da solo, prima di svolgere una qualsiasi azione si domanda cosa farebbe Donald Trump, uomo per lui è insuperabile sul piedistallo supremo (anche se nel 2026 potremmo dissentire parecchio e ridere sardonicamente, forse nascondendo delle lacrime agli angoli degli occhi).
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| Terrificante Christian Bale |
American Psycho è cosparso in modo maniacale di riferimenti alla cultura pop di quel periodo, con lunghissime digressioni su album musicali, prodotti di bellezza raccontati nei minimi dettagli e descrizioni del vestiario di ciascun personaggio che sembrano letteralmente uscite da un catalogo. Non è una lettura semplice, non è leggera e non scorre via facilmente. È un libro che pesa come un macigno e vuole che sia esattamente così, lasciando un finale ambiguo che bisogna interpretare alla luce di tutti gli indizi cosparsi nel corpo del testo.
Quel che è certo, è che l’autore intendeva criticare il modo in cui quella generazione (e forse anche la nostra, a giudicare dalla quantità di fuffaguru che vendono corsi per diventare leoni della finanza e podcast di uomini che si vantano di essere spietati maschi alfa) sia cresciuta facendo vanto della propria cattiveria e che in quella ha trovato la suaunicità, perché il protagonista si sente speciale nelle sue perversioni, quando avrebbe potuto cercare di essere speciale nella ricerca della bontà.



