venerdì 10 luglio 2026

American Psycho

  • Titolo: American Psycho
  • Titolo originale: American Psycho
  • Autore: Bret Easton Ellis
  • Traduttore: Giuseppe Culicchia
  • Lingua originale: inglese
  • Codice ISBN: 9788806219253
  • Casa editrice: Einaudi
Trama


Patrick Bateman è giovane, bello, ricco. Vive a Manhattan, lavora a Wall Street, e con i colleghi Timothy Price, David Van Patten e Craig McDermott frequenta i locali piú alla moda, le palestre piú esclusive e le toilette dove gira la miglior cocaina della città, discutendo di nuovi ristoranti, cameriere corpoduro ed eleganza maschile. Secondo Evelyn Richards, la sua giovane, bella e ricca fidanzata, Patrick Bateman è «il ragazzo della porta accanto». Ma la vita del protagonista di American Psycho è scandita da altre ossessioni. Riuscire a prenotare un tavolo al Dorsia, il carissimo ristorante frequentato dal suo idolo Donald Trump, ad esempio. Saperne di piú sul misterioso portafoglio Fisher, gestito da quella volpe di Paul Owen. Restituire le videocassette prese a nolo, tra cui quella di Omicidio a luci rosse, affittata trentasette volte di seguito. E non perdere neppure una puntata del Patty Winters Show. Inoltre, quando le tenebre scendono su New York, Patrick Bateman, il ragazzo della porta accanto, si trasforma in un torturatore omicida, freddo, metodico, spietato. Al punto da incarnare l’orrore. Con American Psycho, romanzo insieme terribile e comico, Bret Easton Ellis ha scritto il libro che meglio di ogni altro racconta gli anni Ottanta. Un decennio che, ora lo sappiamo, non è stato semplicemente una parentesi, ma l’inizio di qualcosa. Cosí, questo viaggio senza ritorno nella follia e nella spersonalizzazione a base di immagini patinate e ultraviolenza non ci parla solo di un «eroe» e del suo tempo, ma finisce per rappresentare noi stessi e i nostri giorni. E anche quelli che verranno.

Recensione e commento 

Patrick Bateman 
interpretato dal magistrale Christian Bale
Che cos’è per voi un classico? Mentre leggevo American Psycho mi è tornata in mente la definizione che, a suo tempo, ne diede la mia professoressa di Lettere, ovvero qualcosa che va bene sempre, che non stona mai e non invecchia.

Questo non è un romanzo semplice, non è un libro che consiglio tout court per via dei livelli di sesso spinto esplicito e di violenza senza alcun freno, ma è un libro che da quando è stato pubblicato non è invecchiato di un giorno. Ambientato nella metà degli anni Ottanta, racconta di Patrick Bateman, un giovane yuppie nonché narratore estremamente inattendibile. Patrick è un uomo ossessionato da sé stesso e dalla sua apparenza a livelli maniacali. Tra un’ora di skincare al giorno, riviste di moda studiate a memoria, palestra per apparire statuario, diete per mantenere sotto controllo i livelli di grasso corporeo, la cura della sua persona si trasforma in culto e rimane solo superficiale, perché l’uso di droghe, la vita irregolare e gli alcolici le sue scelte salutiste si dimostrano solo di facciata.

Non è soltanto l’ossessione per il proprio aspetto, l’unica e sola cosa che per lui conti davvero, ad avermi ricordato perfettamente il periodo storico che stiamo vivendo: Patrick ha l’idea fissa di dimostrare di non essere un perdente, al punto che le sue vittime (se poi esistono, perché una delle interpretazioni del libro, che coincide con la mia, è che tutta la violenza che ci racconta sia nella sua testa) sono tutte da lui considerate come scarti, totalmente inutili, come senzatetto che hanno perso il lavoro, mentre lui si vanta di fare soldi a palate, o donne, che nell’arco del libro valuta soltanto per la grandezza del loro seno o per la sodezza dei loro sederi e che nella sua mentalità esistono solo per compiacerlo. Persino mangiare va ben oltre il nutrirsi e il genuino piacere del cibo, ma diventa un’ulteriore performance, per cui i piatti diventano complesse manifestazioni di prestigio del cui sapore non interessa nulla a nessuno. In questo senso, il Dorsia è un elemento ricorrente, un locale nel quale non riesce mai a prenotare perché non è un uomo d’affari abbastanza in vista e quasi gli esce il fumo dalle orecchie quando suo fratello, che lui considera un fallito perché conduce una vita agli antipodi rispetto alla sua, riesce a farsi riservare un tavolo in brevissimo tempo. 

Patrick e la sua skincare

Dietro a tutto questo, la sua identità scompare, Bateman pensa di essere speciale quando in realtà la sua individualità scompare, perché la sua mania di uniformarsi agli altri lo porta a essere irriconoscibile dalla massa di giovani yuppie che fanno lo stesso lavoro, che hanno lo stesso taglio di capelli, che indossano gli stessi vestiti firmati. Il suo non è autentico interesse per la moda, ma dimostrazione di conoscere i codici della classe sociale dominante. La sua idea di successo non è fatta di obiettivi personali, ma di status symbol: niente è davvero importante, nemmeno le persone, che sono accessori intercambiabili e dall’alto del suo culto della personalità Patrick non si rende conto che anche lui è intercambiabile per gli altri. Infatti, spesso viene scambiato per qualcun altro, così come lui confonde sempre gli altri personaggi, che a loro volta lo considerano uno sfigato, esattamente come lui considera loro dei perdenti. È un mondo fatto di pedine, non di individui.

Profeticamente, Bret Easton Ellis fa in modo che un personaggio totalmente negativo, che si è messo su un piedistallo da solo, prima di svolgere una qualsiasi azione si domanda cosa farebbe Donald Trump, uomo per lui è insuperabile sul piedistallo supremo (anche se nel 2026 potremmo dissentire parecchio e ridere sardonicamente, forse nascondendo delle lacrime agli angoli degli occhi). 

Terrificante Christian Bale

Nell’arco della narrazione, sono numerose le scene in cui Patrick confessa o dice a voce alta le sue fantasie di violenza, ma nessuno lo ascolta mai, il che ha una molteplice chiave di lettura: da un lato, lui è un narratore inattendibile, come già detto, e la violenza delle scene del libro potrebbe essere soltanto frutto della sua fantasia data dalla smania di sentirsi speciale; poi, indica anche quanto le persone attorno a lui non lo prendano sul serio e non lo credano capace di tanta spietatezza. Ultima chiave di lettura, ma non per importanza, secondo me è anche una critica alla società che non riesce a vedere i colletti bianchi come colpevoli di qualcosa: quando pensiamo a un criminale, non lo immaginiamo mai con un abito di sartoria, eppure tutte le persone che hanno rovinato il mondo nei modi peggiori lo hanno fatto indossando giacca e cravatta.

American Psycho è cosparso in modo maniacale di riferimenti alla cultura pop di quel periodo,  con lunghissime digressioni su album musicali, prodotti di bellezza raccontati nei minimi dettagli e descrizioni del vestiario di ciascun personaggio che sembrano letteralmente uscite da un catalogo. Non è una lettura semplice, non è leggera e non scorre via facilmente. È un libro che pesa come un macigno e vuole che sia esattamente così, lasciando un finale ambiguo che bisogna interpretare alla luce di tutti gli indizi cosparsi nel corpo del testo.

Quel che è certo, è che l’autore intendeva criticare il modo in cui quella generazione (e forse anche la nostra, a giudicare dalla quantità di fuffaguru che vendono corsi per diventare leoni della finanza e podcast di uomini che si vantano di essere spietati maschi alfa) sia cresciuta facendo vanto della propria cattiveria e che in quella ha trovato la suaunicità, perché il protagonista si sente speciale nelle sue perversioni, quando avrebbe potuto cercare di essere speciale nella ricerca della bontà.

Nessun commento:

Posta un commento

American Psycho

Titolo: American Psycho Titolo originale: American Psycho Autore: Bret Easton Ellis Traduttore: Giuseppe Culicchia Lingua originale: ingl...