venerdì 26 giugno 2026

Volo di Drago

  • Titolo: volo di Drago
  • Titolo originale: Dragonflight
  • Autrice: Anne McCaffrey
  • Traduttrice: Roberta Rambelli
  • Lingua originale: inglese
  • Codice ISBN: 9788834747599
  • Casa editrice: Fanucci
Trama


Sul pianeta Pern, la minaccia pende dal cielo: i “Fili”, spore micidiali provenienti dalla Stella Rossa, divorano ogni forma di vita organica. Per secoli, i dragonieri e i loro maestosi compagni alati, legati telepaticamente ai loro cavalieri, hanno protetto il mondo distruggendo i Fili in volo. Ma ora sono passate generazioni dall’ultima Caduta e la memoria si è fatta leggenda. Mentre i signori delle Fortezze smettono di inviare tributi e i draghi si estinguono, solo il Weyr di Benden resiste. Lessa, un’umile serva i cui genitori sono stati assassinati e a cui è stato sottratto il diritto di nascita, e F’lar, cavaliere del drago bronzeo Mnementh, dovranno riscoprire gli antichi poteri del tempo e dello spazio per salvare Pern dall’annientamento imminente.


Recensione e commento

Il grande ritorno in Italia di uno dei libri che hanno segnato il genere avviene tramite una nuova edizione di Fanucci editore. Volo di Drago non è importantissimo solo dal punto di vista narrativo, ma anche tematico, perché viene scritto e parla di un periodo storico molto particolare.

Infatti, il suo anno di pubblicazione originale è il 1968 e ciò che avviene nella trama è indistricabile dalla rivoluzione culturale avvenuta in quell’anno. A sei anni dalla dirompente pubblicazione di La Mistica della Femminilità, di Betty Friedan, che raccoglieva le testimonianze delle donne cresciute negli anni Cinquanta, le quali venivano mandate all’università dalle famiglie con il fine di trovare un buon partito, si ritrovavano poi a fare le casalinghe come le loro madri. Dal saggio di Friedan si evinceva una frustrazione generalizzata tra le donne che avevano faticato per avere un’istruzione per poi ritrovarsi a non poterla usare e in Volo di Drago, a dimostrazione di quanto il fervore culturale di quel periodo avesse portato a digerire certe tematiche, racconta anche di questo: una ragazza che dovrebbe essere l’erede della sua casata e ritrovatasi a fare la sguattera per una serie di vicissitudini politiche, viene a contatto con un cavaliere di draghi che vede qualcosa in lei e le promette che diventerà Dama del Weyr, nonché la compagna del drago regina che sta per nascere. Molto presto, però, si rende conto che ciò che le è stato promesso è un onore solo formale, perché anche nel suo nuovo ruolo prestigioso, si ritrova semplicemente a pulire cose più belle di quelle di prima, ma di base viene comunque relegata al ruolo domestico. 
Lei sa di volere di più, di meritare di più e di essere in grado di ottenerlo, ma durante i suoi studi le viene costantemente ribadito che la tradizione impone che non lo faccia, al punto che la consuetudine viene tramutata in obbligo biologico: il fatto che il drago della Dama precedente non volasse viene preso come fatto acclarato che i le femmine di drago non siano in grado di volare (ovviamente, Lessa disobbedirà alla norma e dimostrerà che ciò che è possibile non può mai essere innaturale). Ciò fa sì che lei come protagonista pecchi un po’ del caro vecchio “io non sono come le altre”, ma era appena la terza ondata di femminismo e i tempi non erano ancora maturi per la quarta, per cui, nell’ottica storica, è qualcosa di perdonabile se non addirittura comprensibile. Questo e anche il fatto che ci sia una forte competizione tra donne per accaparrarsi un uomo (sul serio, ragazze, sul serio?) in un prodotto odierno sarebbe fortemente criticabile, tuttavia questa dinamica spiega anche il rapporto predatorio che esisteva in queso periodo (facciamo finta che sia qualcosa da relegare al passato) tra uomo e donna, specialmente in materia di corteggiamento e matrimonio. La critica di McCaffrey in questo caso è piuttosto chiara, poiché inserisce nel flusso di coscienza del protagonista F’lar la consapevolezza di usare violenza nei confronti di Lessa, ma l’uomo la trova tutto sommato giustificabile, senza metterla in dubbio, perché per lui è così che vanno le cose.

Tuttavia, il ruolo della tradizione non è solo quello di bersaglio di critica da parte dell’autrice, quanto motivo di utilizzo del proprio discernimento, perché se da una parte abbiamo un gruppo di persone che seguono ciecamente le vecchie strutture e si rifugiano nella sicurezza data dal fare le cose nel modo in cui sono sempre state fatte (o almeno, nel modo in cui sono sempre state fatte nella loro vita, dato che la singola esperienza umana è molto breve in confronto alla Storia), dall’altro, soprattutto chi detiene il potere accentrato, non dà mai retta ai sapienti, a chi di mestiere preserva e amplia la conoscenza. Gli esseri umani perdono molto in fretta la lungimiranza e abbassano la guardia quando non hanno una minaccia sotto gli occhi, arrivando a pensare che ciò che non vedono (o che non è successo a loro personalmente) non esista né possa esistere. Salvo poi pretendere che, quando finalmente le paura sublimate si palesano nella realtà, le persone di cultura tirino fuori dal cilindro una soluzione che non hanno potuto cercare per tempo a causa di mancanza di fondi o perché gli avvertimenti che lanciavano non accarezzavano l’ego dei regnanti. 

Questa parte specifica della narrazione è quella che ho sentito più vicina a me e ha richiamato nella mia memoria tutte le notizie di bambini morti perché i genitori, ignari delle implicazioni di malattie terribili e dolorose, non hanno vaccinato i figli o in generale di come non ci si fidi della scienza fino a quando i buoi (o il Coronavirus) non scappano dal recinto. Dopo decenni di tagli alla ricerca scientifica, di demonizzazione della medicina occidentale e di mancanza di fiducia verso i tutoli di studio, abbiamo chiesto che la soluzione a una pandemia venisse trovata sventolando una bacchetta magica alla velocità della luce, tra turni massacranti e stipendi insufficienti. E nonostante questo, c’è chi ancora non si fida di chi ci ha portato fuori da baratro. Momento polemica riflessiva finita, torniamo al libro.

Apparentemente, Volo di Drago è un fantasy, ma in realtà questo aspetto riguarda più l’estetica dell’ambientazione, che ricorda il Medioevo. Le premesse narrative sono totalmente fantascientifiche: la minaccia contro cui l’umanità, complessivamente, deve combattere arriva dallo spazio e si tratta di un fenomeno naturale dovuto alla particolare rotazione del pianeta attorno a una stella. Allo stesso modo, la presenza dei draghi non è semplicemente giustificata dalla magia, ma frutto dell’evoluzione della specie che è stata necessaria per trovare un equilibrio con l’ecosistema, il tutto condito da viaggi spazio-temporali e nomi di composti chimici. 

Volo di Drago è un libro che in trecento pagine riesce a cristallizzare un’epoca e a cambiare tutte quelle successive. Il concetto di drago non più come creatura mistica, ma come animale senziente da cavalcare in battaglia nasce qui, con tutto ciò che ne è derivato dopo. Mi sbilancio come raramente mi capita di fare: assolutamente imprescindibile. 


mercoledì 17 giugno 2026

La Prescelta del Corvo

  • Titolo: La Prescelta del Corvo
  • Titolo originale: The Raven Scholar
  • Autrice: Antonia Hodgson
  • Traduttore: Stefano Giorgianni
  • Lingua originale: inglese
  • Codice ISBN: 9788804792819
  • Casa editrice: Mondadori
Trama


Dopo ventiquattro anni di pace, per l’imperatore Bersun il Brusco è giunto il momento di lasciare il trono di Orrun. In una torrida estate, sette contendenti lottano per prenderne il posto. Ciascuno di loro, addestrato in un diverso monastero, combatte sotto l’egida di un animale sacro: Volpe, Corvo, Tigre, Bue, Orso, Scimmia e Segugio. L’ottavo, il campione del Drago, verrà rivelato solo all’inizio delle Prove. Sono guerrieri di rara abilità, ma anche fini strateghi e menti acutissime: il meglio del meglio. Alla vigilia della prima Prova, però, una di loro viene uccisa. Il compito di trovare l’assassino viene affidato a Neema Kraa, brillante ed eccentrica Grande Erudita, nonché prediletta dell’imperatore Bersun. Per farlo, Neema dovrà districare una rete di segreti antichissimi, oltre che sopravvivere agli attacchi di guerrieri pronti a tutto per nascondere il loro oscuro passato e per proteggere le loro feroci ambizioni. Neema pensa di essere sola. Ma ci siamo noi ad aiutarla. Deve solo lasciarci entrare. Se riuscirà nell’impresa, conquisterà il trono, che lo voglia o no. Se perderà, l’aspetta la morte. Ma noi non lasceremo che accada. Perché noi siamo il Corvo, e siamo magnifici.


Recensione e commento

Quante cose da dire, su questo libro! La Prescelta del Corvo non è il romanzo d’esordio di Antonia Hodgson, ma è il suo primo fantasy dopo diversi gialli e ciò sarebbe stato chiaro comunque per la natura stessa del libro.

Infatti, per quanto contenga delle buone idee, si vede che la struttura è talvolta inesperta: il libro è ambizioso ma qualche volta abbozzato nella sua ambizione. Per esempio, la maggior parte dei capitoli sembra essere scritta tramite la focalizzazione della protagonista, Neema, salvo poi, per esempio in un capitolo da quindici pagine, inserire due righe dal punto di vista di un altro personaggio. La focalizzazione mobile di per sé non è un problema, anzi, io la preferisco rispetto a quella fissa perché mostra una maggiore padronanza della storia e bisogna avere tutto sotto controllo per poterla utilizzare, ma qui appare spesso disorientante perché non è bilanciata, viene usata solo quando l’autrice si rende conto di non poterne fare a meno e pertanto inserisce occasionali intrusioni da un altro punto di vista, un po’ come se si trattasse di una prima stesura invece di quella definitiva. Allo stesso modo, quando le serve un narratore onnisciente, inserisce degli intermezzi scritti in corsivo che sarebbero il punto di vista di un ulteriore personaggio introdotto avanti nella trama, che vede le cose dall’altro e ci fa il punto della situazione, ma anche qui, per me eccessivamente sbilanciato e poco organico.

Tuttavia, se la forma ha dei problemi, sul contenuto sono più clemente, poiché dalla trama si capisce benissimo che Hodgson scriveva gialli perché è chiaro che sa benissimo come si fa. Sa quando costruire la tensione e quando mollarla, quando spargere indizi che non si dimentica mai di aver sparso, quando e come costruire intrighi, dove piazzare non detti e seminare scenate. Da questo punto di vista, niente da dire, ci sono pochissimi problemi e abbastanza minori e trascurabili. In effetti è proprio il nucleo fondante della storia che spinge ad andare avanti nella lettura, anche quando ci sono i sopraccitati problemi strutturali.

Per quanto riguarda la polemica scaturita dalla copertina dell’editore italiano, mi sento di spendere due parole: sotto al post si sprecavano i commenti che asserivano che fosse fuorviante e sembrasse troppo young adult per il taglio del libro. Dopo averlo letto, io credo invece che sia stata una scelta vincente e sia molto più vicina al target reale del libro rispetto a quella generica e abbastanza dimenticabile dell’originale. Perché se da un lato è vero che a popolare questa storia sono tutte persone sopra i trenta, dall’altro lato non si comportano mai in modo coerente con la loro età: si sprecano i drammi adolescenziali, le scenate, le tempeste ormonali e le risposte fuori luogo. Secondo me questo non è di per sé un male, ma è giusto approcciarsi a La Prescelta del Corvo con consapevolezza, per evitare brutte sorprese. In merito alla caratterizzazione, invece, Neema è chiaramente un’antieroina, una donna che ha dedicato la sia vita alla carriera senza mai cercare problemi o avventure, ma quando questi vanno a cercare lei, Neema non è né pronta né circondata da alleati pronti a dare la vita per lei, anzi, si trova sempre in minoranza con il mondo contro. Non è sempre una protagonista per cui fare il tifo e potrebbe essere indigesta nel suo cercare di non prendere parte, nel suo essere ignava, specialmente all’inizio del romanzo, ma questo punto di partenza bassissimo è l’ideale per poter risalire.

In conclusione, La Prescelta del Corvo è un libro che può riservare delle piacevoli sorprese, ma al quale bisogna approcciarsi con le giuste aspettative, ideale più che altro per chi cerca un thriller immerso in un’ambientazione fantasy


mercoledì 10 giugno 2026

Snowglobe 2

  • Titolo: Snowglobe 2
  • Titolo originale: 스노볼2
  • Autrice: Soyoung Park
  • Traduttrice: Lea Giulia Elia
  • Lingua originale: coreano
  • Codice ISBN: 9788804784717
  • Casa editrice: Mondadori
Trama


La vita di Chobam dentro Snowglobe è molto diversa dal sogno scintillante che aveva immaginato. Le sue fantasie si sono sgretolate nel momento in cui ha scoperto la verità su Haeri, il suo idolo, la ragazza che "spiava" ogni giorno attraverso lo schermo, e sulla sua profondamente imperfetta "famiglia televisiva", venerata da milioni di spettatori. Ma il disfacimento di quell'immagine impeccabile non è che la prima crepa nel mondo da sogno incarnato dalla città sotto la cupola. Una crepa che porta con sé dei pericoli perché la Leebon Media Group - la potente società che controlla il sistema di Snowglobe - continua ad agire nell'ombra, pronta a tutto pur di proteggere il proprio impero di menzogne. Persino accusare Chobam di omicidio. Determinata a dimostrare la propria innocenza, Chobam si ritrova invischiata in una rete di ostilità e segreti più fitta di quanto avesse previsto. A Snowglobe ogni alleanza è fragile e ogni sguardo può nascondere un tradimento. Intanto la tensione sotto la cupola cresce, le rivelazioni si susseguono incalzanti e il tempo per smascherare la verità si assottiglia sempre di più. Un finale esplosivo, dal respiro cinematografico, in cui thriller e distopia si intrecciano in un crescendo serrato, pronto a lasciare senza fiato e a sconvolgere ogni certezza.


Recensione e commento

Dopo la lettura di Snowglobe, temevo che Snowglobe 2 avrebbe potuto essere l’ennesimo sequel per allungare il brodo e continuare a mungere la mucca finché sanguina. Per fortuna mi sbagliavo alla grande. Ma andiamo con ordine.

Dal punto di vista narrativo le vicende continuano sulla stessa linea del libro precedente, rispondendo a quesiti rimasti aperti e ampliando questioni irrisolte, mentre per quanto riguarda le tematiche, queste non sono semplicemente una riproposizione di ciò che è stato ampiamente trattato, quanto discorso ex novo su questioni quantomai attuali.

Per esempio, il rapporto parasociale venutosi a creare tra attori e pubblico a casa qui viene in parte ribaltato, perché se nel primo romanzo assistevamo alla questione dal punto di vista di chi usufruiva dei drama sullo schermo e si ritrovava a gioire per vite finte e irraggiungibili, qui un piccolo ribaltamento è costituito dall’unica possibilità in un intero anno che il pubblico ha di decidere le sorti degli attori che vivono a Snowglobe. Questa singola occasione di creare una catastrofe che ha ripercussioni sull’intera popolazione della città, si trasforma in un momento in cui chi abita fuori da Snowglobe può infliggere tragedie a chi vive nel lusso, ribaltando momentaneamente il rapporto di potere e trasformando il disastro indotto nella città nell’ennesimo espediente narrativo per creare nuovi drama da trasmettere in tv, così che si crei un circolo vizioso in cui gli spettatori possano sentirsi parte attiva e allo stesso tempo consumare un prodotto. La critica alla nostra società è molto chiara: ci illudiamo di avere potere quando votiamo al televoto del Grande Fratello, ma non andiamo alle urne quando potremmo decidere veramente. Anche l’espediente utilizzato dai potenti per mantenere il controllo sulla popolazione è molto chiaro: in questo costante divide et impera, in cui attori e spettatori non corrono mai gli uni in soccorso degli altri, ma competono e basta, chi ne giova sempre è proprio chi sta in cima alla piramide e che tuttavia non contempla che il divide et impera possa anche ritorcerglisi contro.

A mio avviso, le citazioni alla trilogia di Hunger Games sono palesi e volute, ma non sfociano nel citazionismo. In particolare, l’estetica di Capital City è presente anche s Snowglobe in una forma depotenziata e meno sfacciata, inoltre alcune scene sono riprese per essere totalmente stravolte e ribaltate. Infatti, se Katniss è la scintilla che tutta Panem aspettava per rivoltarsi unita contro il regime, a Snowglobe è difficile agire con unità davanti al nemico proprio perché chi comanda ha convinto il popolo che quello sia il migliore dei mondi possibili, che non ce ne sia un altro immaginabile e pertanto non ci sia nulla contro cui rivoltarsi. Un po’ come nel mito della caverna di Platone, Chobam ha visto la verità, ma quando la racconta sono poche le persone disposte a crederle, a mettere in dubbio il proprio stile di vita, a chiedere di più. Anche qui, l’autrice è chiara: dovremmo decisamente smettere di idolatrare i miliardari e cominciare a fare in modo che la loro ricchezza venga redistribuita, perché è totalmente basata non sull’abilità, ma sull’aver ridotto in schiavitù altre persone. I poveri non sono tali per mancanza di ambizione, perché il sistema è basato per fare in modo che ci siano pochissime persone ad avere più che in abbondanza mentre altre hanno lo stretto necessario per vivere. Il sovvertimento dello status quo di Snowglobe porterebbe non a un mondo totalmente nuovo, ma a uno più giusto in cui tutti riescono a vivere dignitosamente avendo accesso a ciò di cui hanno bisogno senza indebitarsi.

Snowglobe 2 è forse persino migliore del libro precedente. Restano i codici del drama coreano (narrazione veloce con scene spesso poco approfondite ed espedienti un po’ in stile soap opera), ma fare diversamente avrebbe portato a un libro diverso, più oscuro e meno digeribile, mentre qui il focus era raccontare una storia coinvolgente con un messaggio chiaro, senza dilungarsi troppo.

La distopia dedicata a Chobam non è forse la più terrificante che potrete mai leggere, ma è sicuramente una delle più autentiche del nostro tempo, perché non è una semplice scusa per costruire un romance enemies to lovers. È una storia che critica la nostra società, spronandola a cambiare, a vivere una vita che non sia necessario mostrare perché sia degna di essere vissuta e che ci invita a guardare la realtà con consapevolezza, mentre scendiamo dalla ruota del criceto. 

Noi

Titolo: Noi Titolo originale: Nous Autrice: Christelle Dabos Traduttore: Alberto Bracci Testasecca Lingua originale: francese Codice ISBN: C...