mercoledì 21 ottobre 2026

Storia naturale dei Draghi

  • Titolo: Storia naturale dei Draghi
  • Titolo originale: A Natural History of Dragons
  • Autrice: Marie Brennan
  • Traduttrice: Annarita Guarnieri
  • Lingua originale: inglese
  • Codice ISBN: 9788834436790
  • Casa editrice: Armenia
Trama


"Storia naturale dei draghi" è il primo episodio di una saga che ha per protagonista un’eroina anticonformista, capace di rischiare la reputazione e la vita per soddisfare la sua curiosità scientifica: è la storia di una donna che cerca (e trova) il vero amore e il racconto di come il suo cuore l’abbia sempre portata verso ciò che desiderava: la scienza, i draghi e la libertà. In un’età vittoriana al culmine del suo splendore, tra luci e ombre, Lady Isabella Trent, è la più eminente naturalista di draghi vivente. Ma prima della studiosa c'era solo una ragazza appassionata, capace di sfidare le convenzioni dell'epoca per inseguire i suoi sogni. Questi sono i diari delle sue avventure.

Recensione e commento

Uno die pochi libri che sono riuscita a potare a termine nella calura insopportabile di agosto è stato Storia naturale dei Draghi, che forse non è i libro della vita ma sicuramente mantiene le promesse.

Volendo dare un po’ di contesto, questo romanzo è scritto sotto forma di memoir, per cui la protagonista è anche la voce narrante che, ormai diventata anziana, ha la possibilità di guardare le sue azioni con distacco e benevolenza e può correggere errori del passato, esprimersi su questioni aperte, smentire posizioni tenute in precedenza. È chiaramente una narratrice onnisciente che ha l’opportunità di raccontarsi giudicando le sue azioni a posteriori e spiegandoci gli stati d’animo in cui versava nei momenti in cui non aveva la lucidità per osservare le proprie emozioni dal vivo. 

L’ambientazione è formata da luoghi e nomi inventati, ma prende chiara ispirazione dall’Inghilterra vittoriana, con i suoi usi e costumi, la monarchia e soprattutto il colonialismo. Uno dei punti sui quali si concentra l’arco di trasformazione della protagonista è proprio lo sguardo con cui guarda il mondo “non britannico” che lei percepisce, con i suoi occhi giovanili, come meno civilizzato del suo, fatto da persone che, avendo costumi diversi dai suoi, ritiene più rozze e arretrate di lei. Il suo sguardo piano piano si sposta e cambia verso la comprensione, anche se ancora poco e gradualmente (anche perché immagino che la cosa si svilupperà ulteriormente nei prossimi libri).  Ci sono, quindi, delle rigidità sociali che lei vede e verso le quali lotta perché per lei sono le più urgenti, come la questione femminile, in una società che le imporrebbe un buon matrimonio e poco altro, mentre la sua ambizione è quella di sapere tutto sui draghi, mentre su altri temi deve affinare man mano la sua sensibilità, anche grazie ai suoi viaggi.

Ed è proprio la questione femminile che per me ha avuto maggiore impatto emotivo, non per pura retorica, ma perché la storia di Isabella mi ha ricordato alcune delle intellettuali che preferisco. Ho sentito gli echi della Storia nel suo racconto, ho rivisto un po’ della vita di Grazia Deledda, assecondata dal marito e che prima ancora aveva trovato l’acquiescenza del padre per i suoi studi, o di Marie Curie, cresciuta in un ambiente familiare progressista e altamente colto sotto il dominio della Russia in Polonia. La questione femminile è centrale in questo periodo storico ed è trattata alla luce della sua condizione di nobil donna, quindi agiata economicamente, ma forse ancora più soggetta alle strette maglie della società del tempo. Anche il suo rapporto con il padre e con il marito è da incasellare in un’età vittoriana fantasy e sono quindi relazioni fatte di delicatezza, tenere di una tenerezza che non è bruciante o sfacciata come quella contemporanea e che davvero sembra uscita da un romanzo d’altri tempi, per quanto, in effetti, alla fine della fiera Isabella sia ammantata di plot armour.

Di pari passo al colonialismo inglese va il tema della natura che non è l’ambiente in cui anche gli esseri umani sono immersi, ma un’entità da sottomettere, un essere al nostro servizio e che esiste in nostra funzione. Ed è qui che può arrivare un trigger warning per chi ha una certa sensibilità verso gli animali. I draghi in Storia naturale dei draghi non sono gli esseri mitologici del fantasy classico o le maestose creature da cavalcare in battaglie campali epiche, ma animali veri e propri, selvatici evoluti in vari habitat e con vari etogrammi a seconda della specie. Nell’ottica del colonizzatore assistiamo a quello che i coloni hanno fatto in America con lo sterminio dei bisonti o nell’età Vittoriana propriamente detta con la caccia alle balene: si uccide un animale selvatico che pensa solo ai fatti suoi in nome del profitto, anche a costo di rischiarne l’estinzione, o anche per studi scientifici. Siamo ben lontani dallo studio in ambiente naturale in cui gli animali vengono osservati nelle loro interazioni più pure da una distanza di sicurezza, anzi, l’umanità interviene e mina gli equilibri. Questa considerazione non è un giudizio negativo sul libro da parte mia, anche perché è sicuramente un effetto voluto dall’autrice e inoltre è uno dei temi centrali su cui la trama si concentra nel suo arco. È nella consapevolezza che la scienza debba sapere dove fermarsi, che non può essere sempre tutto sacrificato in nome della ricchezza, che risiede il senso finale del libro.

Storia Naturale dei Draghi mi ha aiutata a uscire dal blocco del lettore che mi ha tenuta in ostaggio in quest’estate rovente, ma al tempo stesso non penso che sia una lettura per tutti i palati. La trama non ha un filone unico, racconta alcune tappe della vita di Isabella e l’inizio della sua carriera, spiega come alcune vicende personali si siano intersecate con gli studi accademici. Non c’è un vero e proprio conflitto e quando c’è non riguarda lei in prima persona, se non quando viene tirata in mezzo a vicende politiche più grandi di lei (stiamo parlando della versione fantasy di due grandi imperi come quello britannico e russo nell’Ottocento). Specifico questo non perché sia un difetto oggettivo del libro, quanto perché conosco molte persone che non apprezzano i libri in cui non ci sia un conflitto che sia il cuore del romanzo.

Storia Naturale dei Draghi è un libro scritto bene dal punto di vista tecnico, la forma di memoir è credibile e studiata nei minimi dettagli, al punto da essere inframmezzata da illustrazioni che aiutino a contestualizzare ancora di più la narrazione, inoltre è evidentissimo lo studio dell’epoca, dei costumi e della rappresentazione dei luoghi che l’autrice aveva in mente, che ha attinto a piene mani dalla realtà, ma ha anche creato qualcosa che cammina con le sue gambe anche se ci risulta familiare.

Dopo questo muro di testo, spero di avervi fornito qualche dettaglio per capire se questa serie possa fare al caso vostro. Per me è stata una lettura che ha funzionato bene perché è riuscita a farmi staccare la spina senza però risultare mai stupida. È il tipo di lettura leggera di cui il mondo ha bisogno. 

1 commento:

  1. Complimenti Ama. Anche la recensione funziona alla grande contro il blocco. Mi hai fatto proprio venore voglia do leggere oggi. Grazie

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Storia naturale dei Draghi

Titolo: Storia naturale dei Draghi Titolo originale: A Natural History of Dragons Autrice: Marie Brennan Traduttrice: Annarita Guarnieri Li...