- Titolo: Snowglobe 2
- Titolo originale: 스노볼2
- Autrice: Soyoung Park
- Traduttrice: Lea Giulia Elia
- Lingua originale: coreano
- Codice ISBN: 9788804784717
- Casa editrice: Mondadori
Trama
La vita di Chobam dentro Snowglobe è molto diversa dal sogno scintillante che aveva immaginato. Le sue fantasie si sono sgretolate nel momento in cui ha scoperto la verità su Haeri, il suo idolo, la ragazza che "spiava" ogni giorno attraverso lo schermo, e sulla sua profondamente imperfetta "famiglia televisiva", venerata da milioni di spettatori. Ma il disfacimento di quell'immagine impeccabile non è che la prima crepa nel mondo da sogno incarnato dalla città sotto la cupola. Una crepa che porta con sé dei pericoli perché la Leebon Media Group - la potente società che controlla il sistema di Snowglobe - continua ad agire nell'ombra, pronta a tutto pur di proteggere il proprio impero di menzogne. Persino accusare Chobam di omicidio. Determinata a dimostrare la propria innocenza, Chobam si ritrova invischiata in una rete di ostilità e segreti più fitta di quanto avesse previsto. A Snowglobe ogni alleanza è fragile e ogni sguardo può nascondere un tradimento. Intanto la tensione sotto la cupola cresce, le rivelazioni si susseguono incalzanti e il tempo per smascherare la verità si assottiglia sempre di più. Un finale esplosivo, dal respiro cinematografico, in cui thriller e distopia si intrecciano in un crescendo serrato, pronto a lasciare senza fiato e a sconvolgere ogni certezza.
Recensione e commento
Dopo la lettura di
Snowglobe, temevo che
Snowglobe 2 avrebbe potuto essere l’ennesimo sequel per allungare il brodo e continuare a mungere la mucca finché sanguina. Per fortuna mi sbagliavo alla grande. Ma andiamo con ordine.
Dal punto di vista narrativo le vicende continuano sulla stessa linea del libro precedente, rispondendo a quesiti rimasti aperti e ampliando questioni irrisolte, mentre per quanto riguarda le tematiche, queste non sono semplicemente una riproposizione di ciò che è stato ampiamente trattato, quanto discorso ex novo su questioni quantomai attuali.
Per esempio, il rapporto parasociale venutosi a creare tra attori e pubblico a casa qui viene in parte ribaltato, perché se nel primo romanzo assistevamo alla questione dal punto di vista di chi usufruiva dei drama sullo schermo e si ritrovava a gioire per vite finte e irraggiungibili, qui un piccolo ribaltamento è costituito dall’unica possibilità in un intero anno che il pubblico ha di decidere le sorti degli attori che vivono a Snowglobe. Questa singola occasione di creare una catastrofe che ha ripercussioni sull’intera popolazione della città, si trasforma in un momento in cui chi abita fuori da Snowglobe può infliggere tragedie a chi vive nel lusso, ribaltando momentaneamente il rapporto di potere e trasformando il disastro indotto nella città nell’ennesimo espediente narrativo per creare nuovi drama da trasmettere in tv, così che si crei un circolo vizioso in cui gli spettatori possano sentirsi parte attiva e allo stesso tempo consumare un prodotto. La critica alla nostra società è molto chiara: ci illudiamo di avere potere quando votiamo al televoto del Grande Fratello, ma non andiamo alle urne quando potremmo decidere veramente. Anche l’espediente utilizzato dai potenti per mantenere il controllo sulla popolazione è molto chiaro: in questo costante divide et impera, in cui attori e spettatori non corrono mai gli uni in soccorso degli altri, ma competono e basta, chi ne giova sempre è proprio chi sta in cima alla piramide e che tuttavia non contempla che il divide et impera possa anche ritorcerglisi contro.

A mio avviso,
le citazioni alla trilogia di Hunger Games sono palesi e volute, ma non sfociano nel citazionismo. In particolare, l’estetica di Capital City è presente anche s Snowglobe in una forma depotenziata e meno sfacciata, inoltre
alcune scene sono riprese per essere totalmente stravolte e ribaltate. Infatti, se Katniss è la scintilla che tutta Panem aspettava per rivoltarsi unita contro il regime,
a Snowglobe è difficile agire con unità davanti al nemico proprio perché chi comanda ha convinto il popolo che quello sia il migliore dei mondi possibili, che non ce ne sia un altro immaginabile e pertanto non ci sia nulla contro cui rivoltarsi.
Un po’ come nel mito della caverna di Platone, Chobam ha visto la verità, ma quando la racconta sono poche le persone disposte a crederle, a mettere in dubbio il proprio stile di vita, a chiedere di più. Anche qui, l’autrice è chiara:
dovremmo decisamente smettere di idolatrare i miliardari e cominciare a fare in modo che la loro ricchezza venga redistribuita, perché è totalmente basata non sull’abilità, ma sull’aver ridotto in schiavitù altre persone. I poveri non sono tali per mancanza di ambizione, perché il sistema è basato per fare in modo che ci siano pochissime persone ad avere più che in abbondanza mentre altre hanno lo stretto necessario per vivere. Il sovvertimento dello status quo di Snowglobe porterebbe non a un mondo totalmente nuovo, ma a uno più giusto in cui tutti riescono a vivere dignitosamente avendo accesso a ciò di cui hanno bisogno senza indebitarsi.

Snowglobe 2 è forse persino migliore del libro precedente. Restano i codici del drama coreano (narrazione veloce con scene spesso poco approfondite ed espedienti un po’ in stile soap opera), ma fare diversamente avrebbe portato a un libro diverso, più oscuro e meno digeribile, mentre qui il focus era raccontare una storia coinvolgente con un messaggio chiaro, senza dilungarsi troppo.
La distopia dedicata a Chobam non è forse la più terrificante che potrete mai leggere, ma è sicuramente una delle più autentiche del nostro tempo, perché non è una semplice scusa per costruire un romance enemies to lovers. È una storia che critica la nostra società, spronandola a cambiare, a vivere una vita che non sia necessario mostrare perché sia degna di essere vissuta e che ci invita a guardare la realtà con consapevolezza, mentre scendiamo dalla ruota del criceto.
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