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mercoledì 29 luglio 2026

Noi

  • Titolo: Noi
  • Titolo originale: Nous
  • Autrice: Christelle Dabos
  • Traduttore: Alberto Bracci Testasecca
  • Lingua originale: francese
  • Codice ISBN:
  • Casa editrice: edizioni e/o
Trama


Il mondo è dominato dal Noi, entità immateriale che governa tramite gli Altissimi, secondo i principi della Burocrazia Istintiva. Gli uomini sono suddivisi in base al loro Istinto, pura espressione del Noi che determina la loro vita e guida le loro azioni. Nell'abbraccio del Noi, tutto è perfetto e l'individualismo è un crimine. Eppure in quell'incrollabile armonia Claire, da poco diciottenne, sa di essere fuori posto. Lo sa e non può dirlo, perché sarebbe un comportamento contrario al Noi. Un comportamento che la Burocrazia Istintiva reprimerebbe senza pietà. Allora vive fingendo, adeguandosi all'andamento generale, ma dentro di sé vuole capire se in quel mondo perfetto è l'unica diversa o ce ne sono altri come lei. La prima avvisaglia che qualcosa non va per il verso giusto ce l'ha quando una sua compagna di collegio sparisce da un giorno all'altro misteriosamente. Da li in poi è tutto un susseguirsi di eventi in cui Claire scopre l'esistenza di una setta segreta che conosce ogni risposta. Ma farsi delle domande è proibito.


Recensione e commento

Il grande ritorno di Christelle Dabos è segnato da Noi, un libro che non solo dimostra un miglioramento verticale rispetto alla sua serie di maggior successo L’attraversaspecchi, ma che è anche tutto ciò che dovrebbe essere un fantasy: qualcosa di così fuori dall’ordinario da non essere in alcun modo incasellabile. 

In questo romanzo worldbuilding e sistema magico sono così intrinsecamente legati da non essere distinguibili, l’intera società è basata su un numero di comandamenti “laici” che governano l’intera società. Essi hanno al loro centro due principi: il primo è che non esistano istinti minori (ci arriviamo fra un attimo) e l’altro è la piramide sociale (sotto forma di grattacielo di vetro) venga scalata in base a quante vite una persona riesca a salvare. 

L’Istinto è un dono con cui ciascuna persona nasce e che è un potere irresistibile. È diverso da persona a persona, anche se è in genere gli Istinti sono raccoglibili in categorie: alcuni istinti costringono le persone ad aggiustare tutto ciò che è rotto, altri fanno sentire un irrefrenabile voglia di proteggere, altri ancora portano a inventare cose sempre nuove. Gli istinti sono irrefrenabili al punto che una volta che si manifestano le persone sono portate a lasciare ciò che stanno facendo pur di assecondarli, si svegliano se stanno dormendo, smettono di mangiare se stanno cenando pur di correre dietro a ciò che il loro istinti, il potere sovraordinato che lega ogni membro della società come una divinità, il che le porta a identificarsi completamente con il loro dono, che diventa la loro professione, e a non poter mai davvero staccare. Non si può timbrare il cartellino dal proprio istinto: se nasco per girare bulloni, dovrò girare bulloni anche se mi viene voglia di farlo fuori dall’orario di lavoro per non incorrere in una crisi di astinenza da istinto. 

Non è il solo problema, perché se sulla carta non esistono istinti superiori o inferiori, nella pratica la società è piramidale e alla base, come c’era da aspettarsi, ci sono tutti quegli Istinti che consistono nello svolgere lavori manuali o di fatica, come quelli relativi alla pulizia o ai mestieri ripetitivi in fabbrica, mentre via via che si sale, gli Istinti (e i lavori a essi connessi) diventano via via più d’intelletto e meno socialmente stigmatizzati. La scalata sociale è metaforica e letterale, perché i Santi, ovvero le persone che riescono a salvare un certo numero di vite umane grazie al loro potere, vivono tutte in un altissimo grattacielo di vetro. 

Questa enorme metafora del capitalismo racconta come si ambisca sempre a qualcosa di più di ciò che si ha e di come non cambi nulla, né nella pratica, né nella percezione della felicità, una volta che lo si ottiene. Goliath, uno dei protagonisti, ha sacrificato parti di sé, letteralmente, per riuscire ad arrivare al conto di undici vite prima dello scadere del tempo a sua disposizione per diventare Santo, ma una volta che ci arriva non solo non cambia nulla nella sua vita, ma si chiede addirittura se ne sia valsa la pena. La corsa verso la perfezione gli fa perdere le braccia e la cosa lo porterà a farsi delle domande troppo tardi, quando ormai il danno è fatto e ormai il conto troppo alto è già stato pagato. Anche sotto questo aspetto, l’autrice ha fatto le cose per bene: la sua disabilità è mostrata sempre in azione e in modo credibile, ogni sua difficoltà viene tratteggiata in modo realistico anche nelle più piccole cose, persino allacciarsi le scarpe diventa impossibile dopo che Goliath ha dato troppo senza aver ricevuto nulla in cambio.

All’interno di questa ambientazione distopica, esistono dei gruppi di persone, chiamati Individualisti, che combattono per cercare di affermare l’unicità personale oltre l’Istinto, che è ciò con cui in genere la propria identità si sovrappone in modo perfetto. Per quanto nobile è una lotta che non può essere vinta dalla massa, proprio perché gli Istinti sono comunque parte integrante di ciascuno. In questa società che pensa di essere un’utopia, nessuno (o solo pochi propagandati) ama davvero il proprio Istinto, proprio perché è una costrizione che non lascia scelta. Inoltre, le vite salvate per diventare Santi non sono nient’altro che un numero senza significato: le vite umane non sono inestimabili perché uniche e irripetibili, diventano semplicemente una convenzione svuotata di significato e, ancora una volta, l’individualià si sfoca nella massa.

Il sistema del Noi che connette tutti e che non lascia scampo diventa fallibile quando nasce una persona, Claire, totalmente sprovvista di Istinto. Claire deve vivere nella clandestinità perché la sua mancanza di Istinto è considerata un abominio. Al tempo stesso, però, è l’unica persona sul pianeta veramente libera, la sola che possa prendere decisioni in totale autonomia senza la dittatura dell’Istinto, Claire può scegliere da sola la sua carriera sulla base di ciò che le piace autenticamente, non semplicemente su ciò che le riesce bene per via di un potere sovraordinato che la costringe a determinate azioni. La sua esistenza è stata solo teorizzata dagli individualisti, che la invidiano perché per quanto ci provino loro non sono in grado di resistere all’istinto che domina la loro esistenza. Il cortocircuito che si crea tra l’individuo libero che vorrebbe essere come chiunque altro e tra chi vorrebbe essere libero ma non lo è, è il riassunto perfetto della nostra società tardo capitalista in cui è praticamente impossibile mollare davvero tutto per andare ad abitare in campagna e vivere di baratto senza preoccuparsi dei soldi.

Il livello di scrittura di Dabos è cresciuto esponenzialmente, il suo stile è stato affinato tantissimo, la prosa efficace e poetica  riesce a dire tutto ciò che serve in pochissime parole. L’autrice crea una storia che va ben oltre il punto in cui un’altra penna l’avrebbe fatta concludere, quando lo scioglimento sembra arrivare a circa un terzo della storia, ma questa non è una storia epica tra bene e male, l’unica lotta che esiste è quella per restare a galla e sopravvivere, la vera sfida è vedere l’umanità nel nostro nemico e andare oltre il ruolo che la produttività ci ha appioppato. Dabos ha tutto sotto controllo, ogni elemento che viene introdotto all’inizio avrà un suo senso e un suo ritorno alla fine del romanzo, inoltre tutto vuol dire sempre qualcosa, la gestione dei simboli è magistrale anche questa ha un suo senso portato dall’inizio alla fine.

Dabos ha creato un’altra volta un universo unico e che solo lei avrebbe potuto concepire, solo che questa volta lo fa con molta più consapevolezza e più struttura, portando su carta una storia pensata in anticipo dove i pezzi vanno sempre al loro posto. Noi è un romanzo che ha da dire un messaggio necessario e lo fa in modo originale, efficace e fuori dagli schemi. Per me, il miglior libro della sua produzione fino a questo momento. 


mercoledì 23 dicembre 2020

Echi in Tempesta


  • Titolo: Echi in Tempesta
  • Titolo originale: Tempête des échos
  • Autrice: Christelle Dabos
  • Traduttore: Alberto Bracci Testasecca
  • Lingua originale: francese
  • Codice ISBN: 9788833572239
  • Pagine: 576
  • Editore: Edizioni e/o
Trama
 
 Crollati gli ultimi muri della diffidenza, Ofelia e Thorn si amano ormai appassionatamente. Tuttavia non possono farlo alla luce del sole: la loro unione deve infatti rimanere nascosta perché possano continuare a indagare di concerto sull’indecifrabile codice di Dio e sulla misteriosa figura dell’Altro, l’essere di cui non si conosce l’aspetto, ma il cui potere devastante continua a far crollare interi pezzi di arche precipitando nel vuoto migliaia di innocenti. Come trovare l’Altro, senza sapere nemmeno com’è fatto? Più uniti che mai, ma impegnati su piste diverse, Ofelia e Thorn approderanno all’osservatorio delle Deviazioni, un istituto avvolto dal segreto più assoluto e gestito da una setta di scienziati mistici in cui, dietro la facciata di una filantropica clinica psichiatrica, si cela un laboratorio dove vengono condotti esperimenti disumani e terrificanti. È lì che si recheranno i due, lì scopriranno le verità che cercano e da lì proveranno a fermare i crolli e a riportare il mondo in equilibrio. 
 
Recensione e analisi
 
Immagine dal web
Concludere una serie tanto amata, che entra nel cuore del lettore, è sempre, in qualche modo, un momento catartico che sembra un addio. Del finale della serie de I Fidanzati dell'Inverno (qui vi lascio le recensioni) forse si è parlato in termini eccessivamente aspri, eppure molte delle caratteristiche che sono state tanto attaccate, se viste da una prospettiva diversa, potrebbero essere dei pregi. In molti si sono lamentati del finale e, anche se qui non si fanno spoiler, è giusto dire che non è fanservice: Dabos ha scritto la storia che voleva scrivere, senza lasciarsi influenzare da quello che il pubblico avrebbe desiderato. Anche in questo ultimo capitolo della saga, l'originalità surrealista dell'autrice si fa sentire e la sua inventiva è senza eguali, specie se si tiene in considerazione che questa è la sua saga d'esordio. Sono pochissime le opere prime che possono vantare questa originalità e anche questa coerenza interna, per quanto non priva di difetti (perché qualsiasi opera ne ha!). Eppure, nonostante tutto, questo libro è probabilmente migliore del terzo, nel quale la protagonista aveva subito un'involuzione, mentre in Echi in Tempesta vediamo Ofelia e Thorn collaborare e crescere come coppia. La trama stessa cresce con i protagonisti, dal momento che il primo libro parte con un problema personale di Ofelia e lentamente diventa universale per includere tutta l'umanità. Alcune scene sono struggenti e tenere e il ritmo del libro è forse il più incalzante di tutta la saga, tanto che chiudere questo volume è impossibile finché non è finito. Uno dei difetti di questo finale consiste più che altro nella continua presenza di lunghe spiegazioni per fare il punto della situazione sia da parte del narratore, che attraverso il flusso di coscienza di Ofelia, e ciò appesantisce un po' la narrazione: queste lunghe spiegazioni sono necessarie eppure, in qualche modo, non dovrebbero esserlo, se per il lettore fosse possibile avere chiaro il quadro completo.
Thorn. Dal web.

È come se, in qualche modo, il suo surrealismo le fosse sfuggito di mano e l'autrice avesse bisogno di spiegare al lettore quello che deve pensare, perché non è riuscita a far capire il significato del testo semplicemente attraverso la narrazione. Inoltre, alcuni personaggi che negli altri libri ricoprivano un ruolo centrale, qui sono praticamente sullo fondo, anche quando potrebbero avere uno sviluppo interessante o svolgono un compito fondamentale ai fini della trama. Difatti, alcune questioni non vengono chiuse ed è un peccato perché il lettore si è affezionato a certi personaggi e sperava di avere delle risposte, eppure il libro nel suo complesso funziona lo stesso e rappresenta un punto fermo nella narrativa fantasy che ultimamente sembra un po' fatta con lo stampo.
Comunque, non bisogna avere paura di approcciarsi a questa lettura, per la quale forse il terrorismo psicologico è stato eccessivo. Si soffre, è vero, è una lettura struggente e incalzante, ma i libri migliori sono quelli che ci lasciano in lutto, quando finiscono. Se ci fanno piangere, o persino arrabbiare, significa che ci hanno emozionati e al di là della costruzione tecnica del libro, è questo che lo rende un buon libro. Con tutta probabilità, un giorno in Francia si studierà Christelle Dabos a scuola, quindi ringraziamo il cielo di essere suoi contemporanei e diciamo addio a Thorn e Ofelia come meritano.

giovedì 30 aprile 2020

La Memoria di Babel




  • Titolo: La Memoria di Babel
  • Titolo originale:La Mémoire de Babel
  • Autrice: Christelle Dabos
  • Traduttore: Alberto Bracci Testasecca
  • Lingua originale: francese
  • Codice ISBN: 9788833571393
  • Pagine: 482
  • Editore: Edizioni e/o
Trama

 Dopo due anni e sette mesi passati a mordere il freno su Anima, la sua arca, per Ofelia è finalmente arrivato il momento di agire, sfruttare quanto ha scoperto nel Libro di Faruk e saputo dai frammenti di informazioni divulgate da Dio. Con una falsa identità si reca su Babel, arca cosmopolita e gioiello di modernità. Basterà il suo talento di lettrice a sventare le trappole di avversari sempre più temibili? Ha ancora una minima possibilità di ritrovare le tracce di Thorn? Nel terzo volume della saga Christelle Dabos ci fa esplorare la meravigliosa città di Babel. Nel cuore di Ofelia vive un segreto inafferrabile, chiave del passato e, nello stesso tempo, chiave di un futuro incerto.


Recensione

Il terzo libro della saga dell'Attraversaspecchi è senza dubbio un libro di ottimo livello, scritto da un'autrice con una fantasia senza pari, soprattutto in questo periodo in cui molti libri fantasy sembrano fatti un po' in serie e di cui è già prevedibile il finale. Tuttavia, rispetto ai due capitoli precedenti, risulta leggermente sotto tono a causa di alcuni cliché gia sfruttati altrove: Ofelia entra sotto copertura in una scuola e di sicuro i libri fantasy con un simile espediente non mancano, da Harry Potter a Nevernight. Da parte di una scrittrice con l'inventiva di Dabos ci si aspettava qualcosa di più. Inoltre, il personaggio di Ofelia ha subito un'involuzione, per sua stessa ammissione. La nostra protagonista torna a essere più passiva rispetto a Gli scomparsi di Chiardiluna (vi lascio qui la recensione), come se tutte le vicissitudini affrontate in precedenza l'avessero indebolita, piuttosto che fortificata. Anche la relazione con Thorn sembra aver fatto un passo indietro rispetto al capitolo precedente, sebbene abbia una considerevole spinta in avanti verso il finale.
Altri personaggi, invece, hanno avuto una crescita, come Archibald o lo stesso Faruk, ma anche la zia Roseline.
Tutto ciò non significa che il libro sia brutto e non sia all'altezza degli altri, perché queste sono due macchioline in un'opera di livello altissimo, infatti tutto il resto è assolutamente meritevole: la scrittura resta evocativa ed emotiva, l'intreccio rimane difficile da prevedere, i personaggi sono estremamente ben caratterizzati e il mondo creato dall'autrice è qualcosa di mai visto.
Non c'è molto altro da dire su questo terzo libro della saga, non ci resta che aspettare la conclusione a giugno e sperare che sia riservato un po' di spazio alla storia d'amore.

giovedì 27 febbraio 2020

Gli Scomparsi di Chiardiluna


  • Titolo: Gli Scomparsi di Chiardiluna
  • Titolo originale: Les Disparus du Clairdelune
  • Autrice: Christelle Dabos
  • Traduttore: Alberto Bracci Testasecca
  • Lingua originale: francese
  • Codice ISBN: 9788833570532
  • Pagine: 562
  • Editore: Edizioni e/o 

Trama

Secondo volume della saga dell'Attraversaspecchi (dopo il primo, "Fidanzati dell'inverno"). Sulla gelida arca del Polo, dove Ofelia è stata sbattuta dalle Decane perché sposi suo malgrado il nobile Thorn, il caldo è soffocante. Ma è soltanto una delle illusioni provocate dalla casta dominante dell'arca, i Miraggi, in grado di produrre giungle sospese in aria, mari sconfinati all'interno di palazzi e vestiti di farfalle svolazzanti. A Città-cielo, capitale del Polo, Ofelia viene presentata al sire Faruk, il gigantesco spirito di famiglia bianco come la neve e completamente privo di memoria, che spera nelle doti di lettrice di Ofelia per svelare i misteri contenuti nel Libro, un documento enigmatico che nei secoli ha causato la pazzia o la morte degli incauti che si sono cimentati a decifrarlo. Per Ofelia è l'inizio di una serie di avventure e disavventure in cui, con il solo aiuto di una guardia del corpo invisibile, dovrà difendersi dagli attacchi a tradimento dei decaduti e dalle trappole mortali dei Miraggi. È la prima a stupirsi quando si rende conto che sta rischiando la pelle e investendo tutte le sue energie nell'indagine solo per amore di Thorn, l'uomo che credeva di odiare più di chiunque al mondo. Sennonché Thorn è scomparso...


Recensione e Analisi

Lacrime. Questo libro vi farà piangere tutte le vostre lacrime.
Se il primo libro di questa saga era introduttivo e si concentrava principalmente sul world building e sulla caratterizzazione dei personaggi, qui si entra nel vivo della storia. Ci sono intrighi di corte e tante persone che fanno buon viso a cattivo gioco, salvo pugnalare alle spalle alla prima occasione.
Ofelia è un personaggio che ha avuto una certa progressione di crescita rispetto al primo libro, perché smette di essere passiva, comincia ad alzare la voce e a impporre la sua volonta su chi aveva come abitudine imporre la propria su di lei, come sua madre, le Decane o chiunque le invii lettere minatorie. Crescere, però, non è un processo indolore, spesso significa perdere la propria ingenuità e la prpria visione patinata sul mondo. In questo senso, Ofelia perderà la capacità di attarversare gli specchi perché mentirà a sè stessa e smetterà di essere onesta, fino a quando non abbraccerà anche le parti di sè che intendeva negare.
Questa è senzadubbio una delle mie fanart preferite
Un alto personaggio che mostra una picologia più evoluta è senza ombra di dubbio Thorn, la cui caratterizzazione lasciava intravedere molto di più della sue sospette brutalità e freddezza sin da I Fidanzati dell'Inverno: Thorn è totalmente incapace di agire per il proprio tornaconto personale e, a dispetto della sua misantropia, è disposto a qualunque cosa per il bene dell'umanità, nonostante tutti i pettegolezzi che lo riguardano e la crudeltà a cui è sempre stato sottoposto. Ama in modo incondizionato e disinteressato, sebbene non abbia mai rcevuto amore e questo gli causi difficoltà a manifestare affetto, ma, a  prescindere dalla sua incapacità di relazionarsi, non manca mai di rispetto a Ofelia e fa tutto quel che è necessario per proteggerla, incluso sacrificare sè stesso. La sua intelligenza tagliente e sopraffina rende la sua durezza solo una corazza esteriore, che nasconde, in realtà una mente veloce e in costante tumulto. È incredibile quanto ci sia da dire su un personaggio che appare così poco e parla solo a monosillabi! In effetti, la sua psicologia traspare più dalle sue azioni, che poi sono quello che conta davvero, piuttosto che da quello che dice. Anche molti altri personaggi si dimostrano cresciuti perché hanno avuto una formazione, come zia Roseline, o perché si preannuncia un qualche futuro intervento all'interno della trama principale, come Archibald.
La saga de L'Attraversaspecchi ha diversi punti di forza: naturalmente i personaggi, che appaiono molto diversi rispetto ai bellocci stereotipati della letteratura young adult degli ultimi anni (Thorn viene descritto come completamente privo di fascino esteriore, così come Ofelia appare originale in modo grottesco), ma esistono, in effetti, altre caratteristiche che lo rendono così particolare, come ad esempio il fatto di trovarsi al di fuori di ogni schema. La trama è difficile da prevedere anche per un lettore accanito ed esperto e questo costituisce, senza dubbio, un punto di forza, così come la costruzione del mondo surreale in cui è ambientata la storia e di cui il lettore non ha mai abbastanza. In questo, la maestria dell'autrice è evidente, poiché apre molti quesiti e li risolve al momento giusto, dimostrando di avere il controllo dell'intreccio della sua storia.
La lettura del terzo volume dovrà necessariamente essere centellinata, in attesa dell'uscita del quarto e ultimo libro, prevista in Italia per il 15 giugno, e nella speranza che l'autrice abbia riservato un po' di felicità ai due protagonisti.

lunedì 17 febbraio 2020

I Fidanzati dell'Inverno

  • Titolo: I Fidanzati dell'Inverno
  • Titolo originale: Les Fiancés de l'hiver
  • Autrice: Christelle Dabos
  • Traduttore: Alberto Bracci Testasecca
  • Lingua originale: francese
  • Codice ISBN:  978-8866329459
  • Pagine: 504
  • Editore: Edizioni e/o

Trama 

"Fidanzati dell'inverno" è il primo volume di una saga fantastica (L'Attraversaspecchi) che si snoda tra le mirabolanti peripezie della protagonista Ofelia, una ragazza un po' goffa ma dotata di due doni assolutamente speciali (può attraversare gli specchi e leggere il passato degli oggetti), e dei bizzarri personaggi che la circondano. Ai "Fidanzati dell'inverno" seguirà la pubblicazione degli "Scomparsi di Cbiardiluna" e "La memoria di Babele". L'Attraversaspeccbi è una serie letteraria che mescola fantasy, belle époque, steampunk.

 Recensione

Fotoframma del cartone Cacciatori di draghi
Questo romanzo, che sprizza Francia da ogni virgola, va letto ascoltando Rocket Man di Elton John, per calarsi meglio nell'ambientazione poetica e surrealista, che fa sentire il lettore come se stesse fluttuando. Il punto di forza di questo libro è senza ombra di dubbio il world building, che ricorda, appunto, il cinema surrealista francese, o, per gli appassionati, cartoni animati come Cacciatori di Draghi o ancora, il video musicale di Feel Good Inc dei Gorillaz. L'autrice ha costruito un mondo con isole che volano, sciarpe che parlano e specchi che è possibile attraversare, con una delicatezza e una naturalezza che renono impossibile non amare i protagonisti e la scena che occupano. 
In un periodo in cui a farla da padrone nei libri per giovani adulti sono scene erotiche spesso non necessarie ai fini di trama e chiaramente scritte per dare al lettore quello che il mercato chiede, qui ci troviamo di fronte a un'interessante inversione di tendenza: non è una cosa negativa che i romanzi per ragazzi trattino il tema della sessualità sotto i suoi aspetti più vari, come le relazioni omosessuali o il desiderio femminile, ma con I Fidanzati dell'Inverno assistiamo a qualcosa di insolito.
La protagonista, Ofelia, è demi/asessuale: non prova attrazione verso nessuno, nemmeno verso coloro i quali non sono abituati ad essere rifiutati perché considerati canonicamente irresistibili. Qui entra in scena Thorn, che sembra un personaggio molto più positivo di quanto le persone intorno a lui lo facciano apparire. Nei confronti di Ofelia è sempre rispettoso, tiene sempre in considerazione la sua opinione e non la forza mai a fare qualcosa che non vuole. Ne ammira l'intelligenza e anche lui sembra non perdersi dietro alla bellezza esteriore. In effetti, quello delle apparenze potrebbe essere uno dei temi ricorrenti nel romanzo (non per niente si chiama Saga dell'attraversaspecchi), perché niente è mai quello che sembra: gli oggetti che dovrebbero essere inanimati sono vivi, chi sembra buono è cattivo, chi sembra cattivo è buono e il bello diventa brutto, mascherato dietro una patina dorata, come quando si nasconde la polvere sotto al tappeto.
Nonostante questo libro sia chiaramente introduttivo al resto della saga, getta delle basi importanti per parlare di temi salienti nei prossimi capitoli, delineando bene ambientazione e personaggi: Ofelia
è una ragazza timida e introversa, apparentemente goffa, che cerca in tutti i modi di passare inosservata, ma che sa quello che vuole. Per lei le cose importanti non sono l'aspetto fisico, il matrimonio e lo status sociale, ma il suo lavoro e la realizzazione personale, dimostrando di avere più nerbo e caparbietà di quanto la sia la sua famiglia che gli estranei pensino. Si evince questa sua capacità di andare oltre le apparenze anche dal suo lavoro, che consiste nel raccontare le storie di oggetti vissuti, dimostrando di avere un debole per i contenuti, più che per la forma. Ed è qui che entra in gioco la sua capacità di attraversare gli specchi: solo chi vede davvero le cose può farlo, chi non si ferma alle apparenze e approfondisce e vuole conoscere. A Ofelia non basta guardarsi allo specchio, lei ci si immerge perché sa chi è, e non ha mai paura di quello che potrà trovare dentro sè stessa.
Nonostante I fidanzati dell'inverno sia introduttivo al resto della saga, si preannuncia una storia romantica e surreale come Il meraviglioso mondo si Amélie; speriamo che i prossimi capitoli riservino delle sorprese interessanti e mantengano la tanto adorata atmosfera fluttuante alla Rocket Man.

Noi

Titolo: Noi Titolo originale: Nous Autrice: Christelle Dabos Traduttore: Alberto Bracci Testasecca Lingua originale: francese Codice ISBN: C...