martedì 30 giugno 2020

La Grazie dei Re

Benvenuti a questa nuova tappa di review party, sempre organizzato da Beatrice e Yelena per Oscar vault. Questa volta si tratta di un libro epic fantasy davvero interessante.



Trama


 L'Imperatore Mapidéré è stato il primo a unire i diversi regni dell'arcipelago di Dara sotto il dominio della sua isola d'origine, Xana. Dopo ventitré anni, tuttavia, l'Impero di Xana mostra segni di debolezza. Mapidéré è sul letto di morte, i suoi consiglieri complottano mirando ciascuno al proprio interesse, persino gli dèi sembrano adirati. Come se non bastasse, decenni di crudeli angherie e di dispotico potere hanno fatto sì che la popolazione non abbia nulla da perdere da una rivolta, ma molto da guadagnare. È questo il mondo in cui vivono Kuni Garu, un affascinante perditempo poco propenso alla vita onesta, e Mata Zyndu, l'impavido figlio di un duca deposto, discendente di una nobile stirpe particolarmente colpita dalla ferocia di Mapidéré, che ha giurato di vendicarsi. Sembrano l'uno l'opposto dell'altro, ma durante la ribellione contro il potere imperiale i loro sentieri si incrociano in modo imprevedibile: diventano amici inseparabili, fratelli, e insieme combattono contro immensi eserciti, serici vascelli volanti, libri magici e divinità dalle forme mutevoli. Ma una volta che l'imperatore è stato rovesciato, Kuni e Mata si trovano a capeggiare fazioni rivali, con idee molto diverse su come si dovrebbe guidare il mondo, e su cosa sia la giustizia.



Recensione e commento

Cantami, o Diva, del Pelide Achille
l'ira funesta, che infiniti addusse
lutti agli Achei [...]


La Grazia dei Re potrebbe tranquillamente cominciare come l'Iliade di Omero: si tratta di un romanzo epico, in cui gli dei non sono onnipotenti e onniscienti, ma tentano di influenzare il corso delle umane vicende attraverso sotterfugi e giochetti. Infatti, secondo la concezione greca, gli dei possono determinare gli eventi umani e porre ostacoli sulla loro strada, oppure proteggerli e favorirli. Non è solo quella greca, la mitologia citata all'interno del libro, poiché vi sono numerosissimi riferimenti a varie culture; vi è persino, tradotta in una delle lingue inventate ad hoc per il libro, una citazione di Virgilio: audaces fortuna iuvat, tratta dall'Eneide. È incredibile vedere come questo poema continui ad avere influenza sulle opere di altri autori ancora oggi! Vi sono anche alcuni topoi letterari tipici dell'Odissea, come l'inizio in medias res, infatti, la Grazia dei Re, come il poema omerico, non narra le vicende in ordine cronologico, ma prende avvio nel pieno della vicenda. Anche, come si è già detto, le divinità sono simili a quelle greco-classiche, vi è persino il concilio degli dei. Nell'Odissea, la prima scena del poema si svolge sull'Olimpo, nella reggia di Zeus dove sono riuniti gli dei e, così come nell'Iliade è Apollo a determinare le condizioni per la contesa tra Achille e Agamennone, Anche l'Odissea prende vita da un intervento divino. Anche all'interno di questo romanzo, gli dei si radunano in concilio, si intromettono e determinano molte delle faccende umane, riprendendo chiaramente questo schema narrativo. In sostanza, come in altre mitologie, gli dei costituiscono un po' la propulsione della storia e il motore verso l'azione. Spiegare tutti i simboli e raccontare ogni citazione risulta impossibile in questa sede, poiché l'autore dimostra una conoscenza sconfinata dell'epica e delle tecniche di scrittura per trasmettere i messaggi al lettore ma la sua abilità non si esaurisce qui, dal momento che anche le battaglie e le strategie di guerra, seppur trattate in maniera rapida e sintetica, mostrano quanto studio ci sia dietro alla stesura di La Grazia dei Re.
Dal mio giardino
Parlando della struttura del romanzo, essa è particolare, poiché il narratore è extradiegetico con focalizzazione interna mobile: ogni capitolo viene narrato dal punto di vista di uno o più personaggi e per le prime duecento pagine ogni nuovo capitolo comincia con una presentazione del personaggio, ovvero chi sia, cosa faccia e quali siano stati gli eventi della sua vita che lo abbiano portato a diventare ciò che è al tempo della storia. Questo interessante schema narrativo permette di caratterizzare ancora meglio i personaggi, perché, con il cambio di punto di vista, viene mostrata ogni sottigliezza caratteriale e di pensiero. Un esempio che non può essere tralasciato è quello che riguarda la questione femminile: vi sono numerose donne all'interno del romanzo, ma essendo la guerra un'attività storicamente maschile appare chiaro che alcune di esse siano importanti, ma non possano agire in prima linea. A questo proposito, ogni protagonista uomo nel romanzo ha un'idea precisa delle donne, sia di quelle che ha intorno, sia in generale e, sebbene per alcuni personaggi, come Kuni, che più che ad Achille piè veloce, sarebbe assimilabile al versatile e scaltro Ulisse, ci siano i presupposti per il progressismo, altri personaggi, diversi da lui, pensano che sia ancora il più pesante degli insulti essere chiamati "femminuccia". I personaggi femminili e maschili differiscono non soltanto nel modo di agire, ma anche di pensare, poiché le donne sono più inclini al sacrificio, anche estremo, anche infangando il nome della loro famiglia, per il bene del proprio popolo, mentre sono pochi gli uomini che agiscono nella stessa maniera; anzi, quasi tutti sono interessati a vincere, primeggiare o cercare avventure, magari anche per un bene superiore, ma sempre scegliendo il male minore, che significa comunque scegliere il male. Preferiscono la gloria al bene comune. A prescindere da questa digressione sulle divergenze di operato e di pensiero tra i personaggi e i generi, non esiste un singolo personaggio che non sia estremamente ben caratterizzato, anche i personaggi femminili, che spesso in questo genere di fantasy vengono un po' tralasciati. Non stupisce che nei ringraziamenti alla fine, l'autore includa le donne più importanti della sua vita e spera che questo libro possa essere di ispirazione per le sue figlie.
Un elemento assai particolare e che differisce da molta delle letteratura mainstream del momento è l'incertezza: affezionarsi a uno dei personaggi all'interno de La Grazia dei Re è pericolosissimo, perché nel giro di poche pagine potrebbero essere morti, nonostante tutto il sadico impegno dell'autore per fare entrare il lettore in empatia con il personaggio. Il lieto fine, dunque, non è garantito, e il fiato resta sospeso fino alla fine. 
La Grazia dei Re ha tutte le carte in regola per essere il primo libro di una trilogia splendida ed epica, che terrà il lettore incollato alle pagine.


Fonti:
D. Ciocca, T. Ferri, Narrami o Musa, antologia di Epica, Arnoldo Mondadori scuola, 2006

mercoledì 17 giugno 2020

Fahrenheit 451



  • Faharenheit 451
  • Titolo originale: Faharenheit 451
  • Traduttore: G. Monicelli
  • Lingua originale: inglese
  • Codice ISBN: 9788804627814
  • Pagine: 238
  • Editore: Mondadori

Trama

 Non è pura e semplice fantascienza, quella di Ray Bradbury. Il suo è un futuro spaventosamente vicino. Nel presente-futuro di "Fahrenheit 451" non si leggono più libri, anzi si bruciano, perché tutti devono essere uguali, e nei libri, invece, si impara la differenza. E un presente dedito al piacere, ai titillamenti in abbondanza, allo svago per lo svago, a forme di distrazione che sanno di dipendenza. Dove si vuole soltanto essere allegri, spensierati, sereni. Non pensare. Com'è possibile allora, in una simile società felice, dimenticare di essere felici? Il volume è corredato da esclusivi contenuti extra, spunti e approfondimenti nella cultura contemporanea: film e serie TV, musica, arte, libri, fumetti e graphic novel.

«Là dove si bruciano i libri si finisce per bruciare anche gli uomini» 
Heinrich Heine


Analisi e Commento
 
Fahrenheit 451 è un libro scritto da Ray Bradbury, un autore dotato di una padronanza della prosa semplicemente stratosferica. Infatti, ogni parola risulta pensata e misurata per aver un forte impatto emotivo sul lettore, che per tutta la durata della narrazione si sente angosciato e ansioso, grazie all'introspezione di Montag, un individuo schiacciato e ridotto a ingranaggio in una società alienante. La struttura del romanzo è circolare, poiché si apre e si chiude con il fuoco, anche se nell'incipit e nel finale ha funzioni assai diverse, dal momento che prima distrugge e poi crea. Indubbiamente, quest'opera ha avuto un ruolo nell'ispirazione di altre, come V per Vendetta, in cui vengono trattati temi simili, ma anche l'esperienza catartica del fuoco nel capolavoro di Alan Moore ha un'impronta bradburiana.
La società futuristica di Fahrenheit 451 è paradossale, dal momento che i pompieri invece che domare le fiamme, appiccano i fuochi, finalizzati a distruggere i libri. Il primo lampo di genialità dell'autore risiede proprio qui: i pompieri sono dei funzionari, fondamentalmente degli esecutori degli ordini provenienti da un potere più alto, quindi lo status quo viene mantenuto dall'obbedienza cieca dei cittadini, che ormai guardano gli uomini politici esclusivamente dal punto di vista estetico e hanno smesso di farsi domande. Quello davanti a cui ci troviamo è un futuro svuotato di contenuti, dove i rapporti umani non esistono più: persino le madri si riproducono esclusivamente per il mantenimento della specie, ma non dimostrano attaccamento verso i propri figli, anzi, non vedono l'ora che se ne occupi qualcun altro. Si sente un'alienazione fortissima, in questo romanzo, perché il libero pensiero è qualcosa da perseguitare, per questo vengono bruciati i libri, che sono proprio la fonte del dibattito e della critica.
Come si è già detto, l'introspezione in questo romanzo risulta opprimente in modo assai appropriato per mostrare quanto l'individuo abbia perso importanza, motivo per il quale si affida alle droghe (anche in questo caso, l'autore è stato profetico): l'utilizzo di sostanze per non sentire la propria solitudine e anestetizzarsi è in anticipo sui tempi, così come lo è la rappresentazione della televisione. Mentre Bradbury lavorava alle storie che lo condussero, poi, alla stesura di Faharenheit 451, si passò dall'età d'oro della radio a quella della TV, avvenimento che egli non vide di buon occhio, poiché pensava che costituisse un ostacolo alla lettura e una distrazione da problemi più importanti. Per questi motivi, nel romanzo, la televisione è diventata l'unica famiglia di molte persone e questo mezzo di comunicazione di massa viene utilizzato per tenere sotto controllo la struttura sociale e organizzare le coscienze. Il disprezzo per i mass media è rappresentato da Mildred e le sue amiche, le quali sono totalmente incapaci di un qualsivoglia pensiero indipendente o con un minimo di approfondimento psicologico.
Faharenheit 451 è un romanzo sul potere, che è rappresentato da un regime che rimane quasi sullo sfondo, in ombra e poco caratterizzato per un motivo ben preciso: quest'opera è stata scritta negli anni Cinquanta, in piena paura per la guerra atomica, manifestata anche nell'olocausto nucleare nella scena di chiusura, che costituisce l'esemplificazione di uno scenario quasi irreale. Infatti, in Faharenheit gli unici effetti visibili della guerra sono gli aerei che volano e  i ragazzi che partono per una guerra imminente che non si vede mai. Faharenheit 451 si concentra sull'individuo, dato che, più che del regime, ci si occupa dei pompieri, che sono praticamente una sorta di polizia politica, una Santa Inquisizione moderna attraverso la quale, con la burocrazia, il potere schiaccia l'individualità dal basso. Sono gli esecutori di un potere che non esisterebbe senza di loro. Secondo Stoppino, con la parola "potere" si designa la capacità di operare e produrre effetti; in senso sociale, designa la capacità dell'uomo di produrre effetti sull'uomo. Il potere attuale consiste in una relazione tra comportamenti in cui il A, il soggetto attivo, modifica la condotta di B, il soggetto passivo, che agisce nell'interesse di A. L'azione di B non è sempre consapevole o volontaria, ad esempio a causa della coercizione o della manipolazione. Si può disquisire per molto tempo, su questo argomento, ma ciò che importa dire in questo contesto è che senza i pompieri, ovvero gli esecutori, i soggetti passivi, il potere non esisterebbe e quindi, nuovamente, Bradbury esalta l'individualità e il libero pensiero di Montag che si stacca dal gruppo per diventare persona singola.
Bücherverbrennungen a Berlino nel '33
Uno dei temi fondamentali all'interno del libro è, ovviamente, il rogo dei libri. Ray Bradbury ha a cuore questo argomento sin dall'infanzia, quando gli rimase impresso l'episodio dell'incendio della biblioteca di Alessandria; inoltre, poiché ci troviamo negli anni Cinquanta, è ancora vivido e limpido il ricordo dei roghi nazisti e della repressione staliniana, anche se l'ira dell'autore viene scatenata dal governo americano che intendeva intervenire e influenzare l'operato degli artisti. Il titolo, ovvero Fahrenheit 451, di fatto, si riferisce alla temperatura a cui la carta prende fuoco e tutto questo romanzo costituisce un monito per il lettore: non bisogna mai permettere a nessuno di mettere un limite alla conoscenza in nome dell'ordine o di qualsivoglia bene superiore, perché, come diceva un altro grande scrittore, l'ignoranza è forza.

Fonti:

https://www.youtube.com/watch?v=yJvk5LLNUzg

Mario Stoppino, Potere e teoria Politica, agosto 2015, Giuffrè

https://it.wikipedia.org/wiki/Fahrenheit_451

giovedì 4 giugno 2020

La Famiglia Addams - Il romanzo del film

  • Titolo: La Famiglia Addams - Il Romanzo Del Film
  • Titolo originale:The Addams Family: The Deluxe Junior Novel
  • Traduttrice: Stefania Lepera
  • Lingua originale: inglese
  • Codice ISBN: 978-8869057175
  • Pagine: 135
  • Editore: HarperCollins Italia

Trama

 Morticia e Gomez Addams si sono appena sposati e trovano come nido d'amore per la loro nuova vita insieme un posto speciale, diverso... un posto dove nessuna persona sana di mente vorrebbe stare... neanche morta! Tredici anni dopo, la famiglia si è allargata: sono arrivati Pugsley, che si sta preparando per la tradizionale festa di iniziazione degli Addams, e Mercoledì, una cupa ragazzina incuriosita da tutto ciò che sta oltre le mura domestiche. Un giorno, qualcosa dal mondo là fuori oltrepassa il cancello, e gli Addams scoprono che il mondo è molto più spaventoso di quello che si sono costruiti. Un mondo in cui le persone "diverse" non sono benaccette... Un romanzo da brividi, che racconta la storia indimenticabile della famiglia più stramba d'America. Età di lettura: da 8 anni.



Recensione e commento
  
La Famiglia Addams - Il romanzo del film è rivolto a un pubblico ancora più giovane rispetto alle versioni precedenti di questa famiglia: qui scarseggiano i riferimenti al BDSM, all'omicidio e manca quasi del tutto l'atmosfera macabra che caratterizza questa famiglia. Tale eccessivo politicamente corretto rischia di appiattire e banalizzare un po' l'eccentricità degli Addams, che non hanno mai preso di mira categorie protette o fragili, ma anzi, nei film degli anni Novanta si schierano politicamente a favore dei Nativi Americani e di chiunque non fosse bianco e borghese. Davvero i bambini sono così fragili da dover essere protetti da una comicità dissacrante come quella degli Addams?
Vi sono, però, anche alcune caratteristiche che permangono rispetto alle versioni antecedenti, come l'amore passionale di Gomez e Morticia e tutte le stranezze di cui gli Addams sono capaci. Come già visto in precedenza, anche qui gli Addams sono fondamentalmente delle brave persone, che fanno sempre un passo verso il prossimo per quanto, ai loro occhi, sembri strano o ridicolo. Il problema è che gli esseri umani sono abituati ad affibbiare un'etichetta al prossimo a partire dalle apparenze e, per questo motivo, gli Addams sono dapprima condannati a un'esistenza in fuga da contadini con torce e forconi, e poi sono costretti a nascondersi una volta trovato il posto che possono chiamare casa. Anche in questo frangente troviamo delle differenze rispetto alla Famiglia Addams degli anni Novanta e precedente, perché vediamo che, sebbene sempre all'interno della loro originalità, anche loro intendono uniformarsi a dei canoni di famiglia; per questo Gomez e Morticia sottopongono i propri figli a quella che pensano sia un'istruzione d'élite, e in effetti sia Pugsley che Mercoledì sono dei bambini al di sopra della media in molti sensi. 
Se nella versione cinematografica e televisiva di questa famiglia, Gomez e Tissy sono dei genitori presenti e attenti all'educazione dei loro bambini, qui rischiano di diventare castranti, per via della campana di vetro sotto cui li hanno posti e ai canoni a cui, paradossalmente, devono uniformarsi per essere considerati Addams (almeno nella prima metà della storia, perché per fortuna i personaggi avranno una formazione). Il loro modello genitoriale si contrappone a quello di Margaux, un'agente immobiliare con un programma TV la cui unica preoccupazione è quella di fare in modo che tutti siano pervasi da una patina di perfezione, ma si disinteressa completamente a sua figlia Parker, vittima di bullismo a scuola e che cerca attenzioni altrove, sul web. Mercoledì e Parker, a dispetto delle differenze, diventano amiche. La Mercoledì a cui siamo abituati non è mai stata interessata a uniformarsi, qui invece ci prova, prima di scoprire che non fa per lei, prima di sapere che lei non è come gli altri. Lei è migliore. È più intelligente, più indipendente e ha una migliore bussola morale e nessuno dovrebbe vergognarsi della propria intelligenza. Perché è questo che da sempre ci insegna la Famiglia Addams: le differenze sono qualcosa da sfoggiare con orgoglio, nessuno dovrebbe mai vergognarsi di essere com'è e questo concetto, con la formazione tipica dell'eroe, verrà compreso anche da Gomez e Morticia, i quali permetteranno ai propri figli di sbagliare e di trovare da sè la propria strada.
Interessante è il ruolo ricoperto dai socialnetwork: all'inizio del libro vediamo gli Addams cacciati con torce e forconi, mentre verso la fine, prima dello scioglimento, verranno messi alla gogna su internet, ma il risultato non cambia: le persone li hanno giudicati e ostracizzati e crocifissi in piazza (reale o mediatica) sia prima che dopo, solo perché gli Addams hanno osato vivere in un modo che gli altri non comprendevano. E non comprendendo hanno pensato che fossero malvagi e andassero allontanati, piuttosto che provare a conoscerli.
Il lieto fine non si farà attendere, perché in conclusione tutti all'interno della trama realizzano che la propria vita non può essere vissuta assecondando le aspettative degli altri: non si può accontentare tutti e vivere all'ombra delle opinioni degli altri è semplicemente insostenibile. Quindi, che siate delle Parker, amanti del rosa e dei social media, o delle ciniche, annoiate Mercoledì, siate quello che preferite, perché questo vi renderà unici, ma soprattutto felici.

domenica 31 maggio 2020

La Ballata dell'Usignolo e del Serpente


Eccoci arrivati alla fine del viaggio, con la recensione sul prequel della trilogia principale. Ringrazio Beatrice , Yelenae Oscar Vault per la bellissima esperienza.

  • Titolo: Hunger Games -La Ballata dell'Usignolo e del Serpente
  • Titolo originale: Hunger Games - the Ballad of songbirds and Snakes
  • Autrice: Suzanne Collins
  • Traduttori: S. Brogli
  • Lingua originale: inglese
  • Codice ISBN: 978-8804722663
  • Pagine: 480
  • Editore: Mondadori

Trama

L'AMBIZIONE LO NUTRE, LA COMPETIZIONE LO GUIDA, MA IL POTERE HA UN PREZZO

È la mattina della mietitura che inaugura la decima edizione degli Hunger Games. A Capitol City, il diciottenne Coriolanus Snow si sta preparando con cura: è stato chiamato a partecipare ai Giochi in qualità di mentore e sa bene che questa potrebbe essere la sua unica possibilità di accedere alla gloria. La casata degli Snow, un tempo potente, sta attraversando la sua ora più buia. Il destino del buon nome degli Snow è nelle mani di Coriolanus: l'unica, esile, possibilità di riportarlo all'antico splendore risiede nella capacità del ragazzo di essere più affascinante, più persuasivo e più astuto dei suoi avversari e di condurre così il suo tributo alla vittoria. Sulla carta, però, tutto è contro di lui: non solo gli è stato assegnato il distretto più debole, il 12, ma in sorte gli è toccata la femmina della coppia di tributi. I destini dei due giovani, a questo punto, sono intrecciati in modo indissolubile. D'ora in avanti, ogni scelta di Coriolanus influenzerà inevitabilmente i possibili successi o insuccessi della ragazza. Dentro l'arena avrà luogo un duello all'ultimo sangue, ma fuori dall'arena Coriolanus inizierà a provare qualcosa per il suo tributo e sarà costretto a scegliere tra la necessità di seguire le regole e il desiderio di sopravvivere, costi quel che costi.


Analisi e recensione

 Spesso si abusa della parola "psicopatico". Talvolta nel linguaggio comune si intende semplicemente un criminale con atteggiamenti violenti, ma, secondo il giornale delle Scienze Psicologiche "State of Mind", uno psicopatico è una persona dotata di un fascino superficiale, in grado di dare sempre la risposta giusta (o quella che le persone si aspettano), con una eccessivamente elevata opinione di sé, che mente e manipola il prossimo con facilità, che prova affetto in modo superficiale ma, soprattutto, è caratterizzato da una mancanza di empatia e disprezzo per le emozioni e bisogni altrui. Stando a questo concetto, Coriolanus, detto Corio, Snow, è uno psicopatico. 
Le vicende raccontate all'interno de La Ballata dell'Usignolo e del Serpente si concentrano in un lasso di tempo di due mesi, durante i diciotto anni del protagonista, che hanno definito irreversibilmente la sua personalità. Il futuro presidente di Panem è un giovane ambizioso, rampollo di una famiglia nobile ormai decaduta che non fa che lamentarsi di quanto il mondo sia ingiusto e di quello che il mondo gli deve esclusivamente in virtù del suo nome. Non pensa che, dopo una guerra, tutti, non soltanto lui, vivano una condizione di indigenza e che il concetto di nobiltà di nome sia ormai sorpassato. No, lui è Coriolanus Snow e, anche se a uno stato ancora embrionale, dato che è un ragazzo molto giovane, si intravedono già la sua arroganza e ambizione.
Per tirarsi fuori dalla sua condizione di povertà, Corio fa affidamento esclusivamente sul suo fascino, nonostante non gli manchino mai le occasioni per fare la cosa giusta: è circondato da brave persone che tentano di indicargli la retta via, eppure lui ha la straordinaria capacità di farsi influenzare da quelle che lo trasformeranno nello spietato tiranno che abbiamo già conosciuto nella trilogia principale. Proprio per questo motivo, forse, la Collins ha deciso di narrare gli eventi in terza persona, atttraverso un narratore extradiegetico con focalizzazione interna, poiché l'unico punto di vista mostrato è quello di Snow, e di rendere la narrazione priva di impatto emotivo (a parte il finale), proprio per rendere l'idea di quanto Coriolanus sia freddo e calcolatore. Parlando della struttura del romanzo, possiamo dire che formi un anello assieme alla trilogia principale, perché inizia esattamente come gli altri: con una mietitura. Ma non solo, nel primo capitolo del libro c'è già tutto quello che, nel terzo libro, costituirà la disfatta di Capitol City e che caratterizza Snow come personaggio: l'ambizione, l'autocontrollo, le rose. Viene persino citato il Corso, dal quale arriverà la sua sconfitta, a rimarcare la struttura circolare della storia di questo personaggio, che inizia esattamente dove finisce. Uno degli espedienti narrativi più efficaci utilizzati dall'autrice in questo prequel è senza ombra di dubbio quello di descrivere l'ambientazione e le emozioni del personaggio attraverso gli odori, per vari motivi. Innanzi tutto, l'uso del colore, predominante nella trilogia, non sarebbe stato altrettanto d'impatto, perché se Katniss si trova catapultata in un mondo colorato fatto di boschi, di fuoco, di feste con vestiti e acconciature improponibili, per poi sfociare nel grigio del Distretto 13, Coriolanus, invece, si trova in una Capitol City che non somiglia per niente a quella della protagonista: sembra più la Sarajevo coperta di macerie degli anni Novanta, che il Paese dei Balocchi. Concentrarsi sui suoni, invece, non avrebbe fatto capire altrettanto efficacemente il motivo per il quale Snow odi tanto il 12; in particolare, non è un amante della musica e ci sono dei suoni che lo disturbano. Per cui, la scelta perfetta per caratterizzare il personaggio è stata la via degli odori: essi possono celare (come farà il nostro presidente nella trilogia pricipale, quando nasconde l'odore del sangue sotto quello delle rose), far ricordare qualcosa di molto bello o molto brutto, come il portacipria o il cuioio.
  In un mondo in cui tutto è ancora in divenire e in cui lo stesso Snow è in divenire, il suo obiettivo primario è quello di ripristinare lo status quo ante guerra. Per questo è un tipo machiavellico, sempre con una maschera calata sul viso e pronto a dire agli altri quello che vogliono sentire, tutto al fine di riottenere l'antico privilegio della sua famiglia. Fondamentalmente, è questo che lo differenzia da Katniss, la quale, nella vita, ha la sola ambizione di non morire di fame e di essere lasciata in pace. Tuttavia, ci sono anche delle analogie tra i due personaggi, altrimenti avrebbero avuto dei problemi a comunicare all'interno della trilogia. Ad esempio, entrambi odiano gli sprechi: nel terzo libro  Il Canto della Rivolta Snow dice "Deve sapere una cosa di me, signorina Everdeen: odio gli sprechi". La Ballata dell'Usignolo e del serpente ne spiega il motivo, ovvero che avendo Snow vissulto la guerra e la fame conosce il valore delle cose. Inoltre, entrambi utilizzano spesso i servizi del mercato nero, sono due pragmatici, ma a Katniss mancano l'ambizione, il machiavellismo e l'arroganza di Snow. Lui, però, odia La ragazza di Fuoco sin dal primo momento ed è in questo libro che abbiamo le risposte, ad esempio, per il fatto che la ragazza di fuoco segue lo stesso piano che lui fa seguire a Lucy. Comunica con lei persino nello stesso modo in cui Katniss e Haymitch comunicano nell'arena, ovvero attraverso l'acqua. Per Coriolanus, gli eventi della trilogia, saranno una sorta di costante déja vu. 
In questo libro, ci troviamo nella decima edizione degli Hunger Games, in cui gli studenti dell'Accademia vengono coinvolti come mentori. A Coriolanus viene assegnata Lucy Gray, la ragazza del 12 che canta come un usignolo e si serve di serpenti come arma. Gli Hunger Games pongono gli studenti davanti a delle questioni morali di una certa importanza e, verso la metà del libro, il protagonista sarà quasi sulla retta via, grazie all'amore di sua cugina Tigris (se il nome vi suona familiare c'è un motivo) e della ragazza del 12. A influenzarlo negativamente sarà la professoressa Gaul, la quale avrà un posto di rilievo nella formazione in negativo del personaggio, nel suo futuro modo di eliminare gli avversari politici, ma soprattutto gli insegnerà a essere infido come un serpente (anche qui, se vi suona familiare c'è un motivo). Il suo modo di governare, quando sarà presidente, sarà basato su quello che gli ha insegnato la Gaul, poiché, nonostante le persone positive attorno a lui, come la cugina o l'amico Seanius cerchino di fargli capire quanto sia sbagliato mettere dei bambini in un'arena, affinché si uccidano a vicenda e quanto sia stupido che la gente muoia di fame, ma che ci sia un'emorragia di denaro per uno show televisivo, lui sceglie la via facile, sceglie di credere che l'umanità debba essere tenuta sotto controllo con il pugno di ferro, perché senza ordine non siamo che bestie (sul concetto di ordine in scienza della politica si potrebbe parlare per ore, ma chi scrive non vi odia fino a questo punto). Insomma, Suzanne Collins si rivela nuovamente una grande conoscitrice della politica e del mondo romano, infatti non mancano i latinismi e i richiami alla Roma antica; Snow stesso sembra essere stato ispirato da Nerone, che, si dice, avvelenasse i suoi ospiti durante le feste.
Il potere che Snow otterrà in futuro, sarà frutto della sua freddezza e delle sue convinzioni sul potere e degli eventi vissuti al 12, che forgeranno inesorabilmente la sua personalità. 
La Ballata dell'Usignolo e del Serpente è una storia splendidamente costruita dal punto di vista strutturale e risponde a molte questioni che erano state lasciate aperte nella trilogia. Tuttavia, per motivi comprensibili, manca dello stesso pathos, poiché il personaggio principale deficita della forza vitale di Katniss. Indubbiamente, per avere un quadro completo della vicenda, si rivela utile e gli appassionati lo ameranno incondizionatamente.
Grazie per essere passati dal blog e aver sostenuto quest'avventura.
Gli Snow si posano in cima.

martedì 19 maggio 2020

Falce


Eccoci con un nuovo review party, questa volta si tratta dell'anteprima di Falce, che uscirà nelle librerie per Oscar Vault il 19. Ringrazio i blog Eynys Paolini Books e La libreria di Yely per questa iniziativa.

Trama


Un mondo senza fame, senza guerre, senza povertà, senza malattie. Un mondo senza morte. Un mondo in cui l'umanità è riuscita a sconfiggere i suoi incubi peggiori.
A occuparsi di tutte le necessità della razza umana è il Thunderhead, un'immensa, onnisciente e onnipotente intelligenza artificiale. Il Thunderhead non sbaglia mai, e soprattutto non ha sentimenti, né rimorsi, né rimpianti.
Quello in cui vivono i due adolescenti Citra Terranova e Rowan Damisch è davvero un mondo perfetto. O così appare.
Se nessuno muore più, infatti, tenere la pressione demografica sotto controllo diventa un vincolo ineluttabile. Anche l'efficienza del Thunderhead ha dei limiti e non può provvedere alle esigenze di una popolazione in continua crescita. Per questo ogni anno un certo numero di persone deve essere "spigolato". In termini meno poetici: ucciso.
Il delicato quanto cruciale incarico è affidato alle cosiddette falci, le uniche a poter decidere quali vite devono finire. Quando la Compagnia delle falci decide di reclutare nuovi membri, il Venerando Maestro Faraday sceglie come apprendisti proprio Citra e Rowan. Schietti, coraggiosi, onesti, i due ragazzi non ne vogliono sapere di diventare degli assassini. E questo fa di loro delle falci potenzialmente perfette.

Recensione e commento

Questo romanzo distopico va un po' in controtendenza rispetto a molti dello stesso genere: in Falce non c'è stata alcuna guerra nucleare, nessun virus letale, nessuna apocalisse zombie. Al contrario, l'umanità ha prosperato al punto da aver raggiunto l'immortalità e il progresso tecnologico ha conquistato picchi tali da aver sostituito i governi. Nonostante l'umanità si sia illusa di aver sconfitto la Natura, la verità è che dalla legge di Lavoisier non si scappa: niente si crea da solo. Al fine di garantire la sopravvivenza della specie, alcuni eletti designati devono togliere la vita in un mondo in cui la morte per "cause naturali" è stata quasi del tutto sconfitta, dal momento che le risorse sono limitate. Tuttavia, se questo aspetto avesse esclusivamente dei risvolti positivi, non ci troveremmo davanti a un romanzo distopico. Tanto per cominciare, grazie al progresso tecnologico, che ha raggiunto un livello tale in cui praticamente nulla è perfettibile, il Thunderhead rappresenta quello che i politologi chiamano WOMP (World Order Model Project), ovvero una sorta di governo mondiale. Il Thunderhead è onnisciente e garantisce giustizia e benessere, ma non può interferire con l'operato delle falci, il che può facilmente diventare un problema, nel momento in cui il controllore non è controllato. In un mondo in cui non esiste un governo propriamente detto, non esiste nemmeno la democrazia, in cui i poteri dello Stato si bilanciano e si controllano a vicenda e questo aspetto non può che avere delle conseguenze.

Alcune fan art su falce by Kate Wheeler
Andando con ordine, la prima metà del libro, un po' più lenta, approfondisce il world building e si sofferma su questioni filosofiche che vanno da Kierkegaard a Nietzsche, come quando si tocca il tema del ruolo della falce, sottolineando che è proprio colui che non vuole quel potere a esserne veramente degno. Ma soprattutto, quando si vive in eterno, come si fa a dare un senso alla propria esistenza? Se, come diceva Nietzsche, il senso della vita è dare un senso alla vita, come si fa a vivere una vita sensata in un mondo in cui non c'è nulla da cambiare, niente da perfezionare e non esiste nemmeno il dolore? Chiaramente, in Falce gli incidenti capitano (la gente inciampa e va sotto un camion, viene spinta giù da un palazzo o ci si butta spontaneamente solo per cercare facili emozioni), ma quello che manca sono le conseguenze: la natura umana non è cambiata, la volontà di fare del male esiste, ma ci si è solo abituati a vivere intorpiditi e depensanti grazie alla situazione di benessere. In questo contesto in cui la vita è eterna, la morte non smette di fare paura, solo che, a differenza dell'era mortale, quando arrivava spesso senza preavviso ed era una promessa mantenuta con tutti, qui, la fine arriva ammantata di colori vivaci e bussa alla porta. Quando si parla di Era Mortale, spesso lo si fa con un tono di superiorità e tuttavia, si percepisce una chiara nota di invidia per quel mondo in cui l'essere umano era sì destinato a perire, ma proprio da questa consapevolezza era spinto a vivere la propria vita al massimo. Anche la religione, nel passato, ricopriva un ruolo rilevante nella società, che talvolta forgiava la civiltà proprio sulla base di un credo. Qui, per quanto si millanti perfezione, niente ha davvero un fine, persino la religione, che nel passato veniva considerata l'oppio dei poveri, dal momento che prometteva la fine delle tribolazioni a chi soffriva e persino la vita eterna, in Falce è qualcosa di totalmente assurdo che sfocia nel ridicolo per vari motivi. Primo fra tutti perché manca una divinità vera e propria, in secondo luogo, perché è una religione che non dà alcun conforto. Eppure questo fa capire che, per quanto l'essere umano sia immortale, non è diventato eterno, poiché se la durata della vita non ha limiti, le cose da fare, invece, sì, ed è per questo motivo che, nonostante non si faccia che vantarsi della perfezione del nuovo sistema, dall'altro lato si guarda con nostalgia a un passato in cui si viveva davvero. Ciò è un chiaro richiamo al concetto di vita estetica di cui ha scritto Kierkegaard, per il quale la continua ricerca del piacere genera noia. A questo punto, il lettore non può che domandarsi cosa sia rimasto di umano nel mondo di Falce, dal momento che le coscienze sono ottenebrate. Per gli animali, non è importante la sopravvivenza dell'individuo, ma quella della specie. Ora che la sopravvivenza della razza umana è certa, la domanda è cosa distingua l'umanità dagli animali, dal momento che l'unica differenza è la coscienza e la capacità di prevedere le conseguenze degli eventi (se ce ne sono). I protagonisti, per fortuna, sono diversi e sentono la gravità del ruolo di togliere una vita (ed è questo il motivo per cui vengono scelti.
Maestro Faraday by dess-mid

Il loro mentore, Maestro Faraday, è un uomo retto che insegna loro molto bene la differenza tra bene e male, ma la libertà spesso genera angoscia e scopriranno che quella della falce non è un'esistenza semplice.
Per quanto riguarda l'ordine delle falci, nonostante prendano il nome di eminenti scienziati o uomini politici che hanno fatto la storia, si comportano un po' come un ordine religioso del passato, con una gerarchia interna e delle regole. Dieci, per la precisione, come i comandamenti, però, purtroppo, la natura umana è troppo volubile e complessa per essere imprigionata da dieci semplici regole che possono essere soggette a interpretazione. Lo studio dell'etica e della morale sarebbe appena sufficiente a scalfire la superficie della complessità della vita e della morte, mentre dieci regole non bastano a fermare chi ha voglia di annientare il prossimo con ogni mezzo. A proposito dei nomi presi dalle falci a seguito della loro nomina, essi dicono molto sulla personalità di chi li ha scelti: Goddard, ad esempio, è stato uno scienziato statunitense pioniere della missilistica (capirete il motivo di questa precisazione dopo aver letto il libro), oppure Marie Curie è stata una scienziata che ha combattuto per tutta la vita non solo per la conoscenza, ma anche per ciò in cui credeva come essere umano.
Passando al libro in sè, richiama diversi distopici e fantascientifici che si sono già visti: Delirium, di Lauren Oliver, lo ricorda per la struttura, mentre in altre parti ci sono riferimenti che potrebbero essere paragonati ad alcuni passaggi di Illuminae ed espedienti di trama che hanno fatto rivivere Hunger Games. I personaggi, forse, avrebbero meritato più spazio, perché, nonostante i numerosi spunti di riflessione offerti dal narratore onnisciente extradiegetico, il lettore non vi si affeziona particolarmente. Tuttavia, va detto che Citra e Rowan hanno entrambi una formazione, poiché la prima, all'inizio del libro, ha dei dubbi su molte cose ed è solo una ragazzina con la lingua lunga, mentre nel corso della narrazione diventa sicura e indirizza meglio la sua indignazione. Dall'altro lato, Rowan è un po' più fragile e la sua crescita avrà degli alti e bassi. Alcuni espedieti di trama sono un po' prevedibili e già sperimentati in altre serie dello stesso genere, ma la scorrevolezza della prosa e la narrazione serrata contribuiscono a renderlo nel complesso un libro piacevole, che avrebbe potuto risultare pesante a causa dei temi forti trattati.

Fonti:
 Fabio Fossati "Introduzione alla politica mondiale", Angeli, 2018 (terza edizione).
Abbagnano-Fornero "La Filosofia", Paravia, 2013

lunedì 18 maggio 2020

Hunger Games - Il Canto della Rivolta

  • Titolo: Hunger Games - Il Canto della Rivolta
  • Titolo originale: Hunger Games - Mickingjay
  • Autrice: Suzanne Collins
  • Traduttori: F. Paracchini - S. Brogli
  • Lingua originale: inglese
  • Codice ISBN:  9788804716716
  • Pagine: 420
  • Editore: Mondadori

Trama

Contro ogni previsione, Katniss Everdeen è sopravvissuta all'Arena degli Hunger Games. Due volte. Sembra un sogno... Invece è un incubo. Katniss è  in pericolo. E con lei tutti coloro a cui vuole bene. Tutti coloro che le sono vicini. La sua famiglia, i suoi amici più cari, tutti gli abitanti del Distretto. Perché la sua ultima vittoria ha offeso le alte sfere, a Capitol City. E il presidente Snow ha giurato vendetta. Ora che la scintilla si è trasformata in un ardente fuoco di rivolta, alla Ghiandaia Imitatrice non resta che spiccare il volo verso la libertà. Ma il prezzo da pagare sarà alto. Comincia la guerra. Quella vera. Al cui confronto l'Arena sembrerà una passeggiata.


+++CONTIENE SPOILER+++

Recensione e analisi

Katniss è fuggita dall'Arena assieme ad altri vincitori e si rifugia in un posto quasi leggendario: il Distretto 13, che si pensava fosse stato distrutto nella guerra nucleare contro Capitol City.
Il colore, come spesso accade, è portatore di tematica anche in questo caso, poiché dai colori dell'arena, dal verde dei boschi tanto amati da Katniss e dal rosso del fuoco, il lettore si trova catapultato in un mondo grigio. Sono grigi i vestiti ed è grigio il cibo, che viene razionato in modo che sia appena sufficiente per arrivare al pasto successivo; ciò è in netto contrasto con lo sfarzo, l'opulenza e lo spreco di Capitol. Ma, per la prima volta in settant'anni, esiste una vera possibilità di combattere alla pari contro Capitol City e il Presidente Snow. Questo non significa che sarà un cammino facile, perché per prima cosa bisogna superare molti traumi e ricucire delle ferite, come recuperare Peeta, che è stato fatto prigioniero e torturato e ha subito un lavaggio del cervello. Peeta continua a essere un personaggio interessante, perché, nonostante tutto quello che ha passato, dal primo libro, sino alla tortura subita nel terzo, resta comunque fedele a sé stesso, preferisce essere tenuto legato e sotto tiro che essere un pericolo per gli altri, a differenza di Gale, che, invece, agisce letteralmente come un terrorista, come dimostra, ad esempio, l'espediente della doppia esplosione (la prima uccide i civili e la seconda i soccorritori. Modus operandi tipico del terrorismo). Gale non esita a utilizzare tattiche opinabili, convinto che il fine giustifichi sempre i mezzi, pur sacrificando ciò che c'è di più sacro al mondo, ovvero le vite umane. Anche in questo caso ci sono diversi personaggi che si immolano per il bene superiore, come Finnick, che a Capitol City è stato spesso venduto come giocattolo sessuale al miglior offerente ed è a conoscenza di molti segreti scabrosi sul regime. Mettendosi a nudo e raccontando quello che ha subito lui, uno dei vincitori più amati, molti a Capitol City cominceranno a farsi delle domande sul loro amato Presidente.

Un ruolo decisivo in questa guerra è ricoperto dai mass media, che in un regime di stampo autoritario/totalitario come questo, sono sempre monopolizzati dallo Stato per mantenere il potere. Quindi, la guerra, oltre che di tipo tradizionale con fucili e pistole, diventa anche mediatica, poiché non solo il Distretto 13 riesce a trasmettere i propri messaggi attraverso i mezzi di cominicazione di massa, ma anche perché parte delle uccisioni e delle battaglie viene mostrata in televisione, con lo scopo di esercitare il terrore.
Il lieto fine, se poi ce ne sarà uno, non arriva con la presa degli obiettivi tattici, né con la fine della guerra, perché la transizione verso il pluralismo è complicata: il presidente Snow è stato catturato e condannato alla pena di morte, anch'essa simbolica e mediatica e a seguito della sua dipartita la Coin si propone di mantenere il potere perché il popolo non è ancora pronto per la democrazia. In questo frangente Katniss deve prendere una decisione difficile, perché un golpe nel golpe potrebebbe esclusivamente alla sostituzione di un dittatore con un altro, senza che vengano concesse tregua e pace al popolo, che continuerebbe a non essere sovrano.
Katniss ha avuto un salto di crescita, ne Il Canto della Rivolta e si evince soprattutto da come cominci a essere assertiva, decidendo per sé stessa e smettendo di essere un semplice volto per la rivoluzione. Il suo ruolo sul campo di battaglia è spesso e volentieri decisivo e finalmente prende una decisione anche in materia amorosa.
Uno degli elementi che contribuiscono a rendere autentico questo libro è il finale dolceamaro: ciò che maggiormente ha caratterizzato Katniss per tutta la durata della trilogia è stata la sua voglia di essere lasciata in pace e provvedere alla sua famiglia. Come deve essersi sentita dopo l'uccisione della sorella che aveva fatto di tutto per salvare? In fondo, tutto è partito proprio da Prim e dalla voglia di proteggerla. Sotto questo punto di vista, tutto è stato inutile: sì, il regime è caduto, ma la sua famiglia si è sgretolata. La protagonista, che non ha mai avuto una visione idilliaca sulla vita, perde definitivamente ogni speranza di felicità duratura, anche dopo la fine della guerra, perché gli incubi non se ne andranno mai.
La Collins, in questo ultimo capitolo della saga, ha reso perfettamente l'idea di come la guerra influenzi la vita di tutti coloro che la incrociano anche senza combattere sul campo di battaglia e di come le cicatrici non smettano mai di tormentare i protagonisti. Il suo stile diretto non è eccessivamente particolareggiato, il che non rende la lettura morbosa e tuttavia il dolore dei protagonisti si sente perfettamente, anche perché sono ben approfonditi e caratterizzati. 
Questo libro non smette di grondare sangue, perché la guerra nessuno vince, tutti perdono qualcosa.
 Hunger Games è una trilogia splendida, che resta nel cuore di chi la legge e va bene per chiunque voglia leggere un libro che faccia riflettere ma che permetta al lettore di addormentarsi senza avere gli incubi.


Questa era l'ultima tappa del review party prima della recensione del prequel, che avverrà il 29 maggio. Grazie di essere stati con me e possa la fortuna sempre essere a vostro favore.


Fonti:
Gianfranco Pasquino, Nuovo Corso di Scienza Politica

sabato 16 maggio 2020

Hunger Games - La Ragazza di Fuoco

Siamo già alla seconda tappa del review party a tema Hunger Games organizzato da Eynys Paolini Books per Oscar Vault, oggi dedicata alla recensione e analisi de La Ragazza di Fuoco.




  • Titolo: Hunger Games - La Ragazza di Fuoco
  • Titolo originale: Hunger Games - Catching Fire
  • Autrice: Suzanne Collins
  • Traduttori: F. Paracchini - S. Brogli
  • Lingua originale: inglese
  • Codice ISBN: 9788804716723
  • Pagine: 384
  • Editore: Mondadori 


Trama

 Non puoi rifiutarti di partecipare agli Hunger Games. Una volta scelto, il tuo destino è scritto. Dovrai lottare fino all’ultimo, persino uccidere per farcela. Katniss ha vinto. Ma è davvero salva? Dopo la settantaquattresima edizione degli Hunger Games, l’implacabile reality show che si svolge a Panem ogni anno, lei e Peeta sono, miracolosamente, ancora vivi. Katniss dovrebbe sentirsi sollevata, perfino felice. Dopotutto, è riuscita a tornare dalla sua famiglia e dall’amico di sempre, Gale. Invece nulla va come Katniss vorrebbe. Gale è freddo e la tiene a distanza. Peeta le volta le spalle. E in giro si mormora di una rivolta contro Capitol City, che Katniss e Peeta potrebbero avere contribuito a fomentare. La ragazza di fuoco è sconvolta: ha acceso una sommossa. Ora ha paura di non riuscire a spegnerla. E forse non vuole neppure farlo. Mentre si avvicina il momento in cui lei e Peeta dovranno passare da un distretto all’altro per il crudele Tour della Vittoria, la posta in gioco si fa sempre più alta. Se non riusciranno a dimostrare di essere perdutamente innamorati l’uno dell’altra, Katniss e Peeta rischiano di pagare con la vita…

Recensione e analisi

 Una cosa vera dei regimi dittatoriali è che prima o poi cadono tutti. Le persone si stancano di limitarsi a esistere e decidono di dare un senso alla propria vita. E a volte anche alla propria morte, dal momento che alcuni si sacrificano volentieri per il bene superiore. Perché, in effetti, Katniss non sarebbe arrivata fino alla fine se non fosse stato per le persone che l'hanno aiutata, anche fino all'estremo, sacrificando sé stessi per un ideale più alto.


In questo secondo volume della trilogia ritroviamo i protagonisti di Hunger Games, che sono riusciti a sopravvivere all'Arena, ma questo non significa che le loro vite siano tornate alla normalità, anzi, sono state brutalmente stravolte, infatti Katniss continua ad avere come unica ambizione nella vita quella di essere lasciata in pace, eppure il Presidente Snow non ha intenzione di smettere di tenerla d'occhio, perché il suo gesto di sfida ha dato inizio a delle rivolte in tutti i distretti. Questo costringe lei e molti altri a indossare una maschera, ed è proprio questo uno dei temi affrontati all'interno di Hunger Games -  La Ragazza di Fuoco: nessuno può permettersi di essere sè stesso, i propri sentimenti, le proprie paure e il proprio vero io deve essere accuratamente nascosti, se si vuole sopravvivere, ma come abbiamo già detto, a questo punto la sopravvivenza non basta più. Come insegnano i peggiori bulli l'unione fa la forza e in questo caso sono i buoni a complottare per rovesciare il regime, solo che per farlo molti di loro devono indossare una maschera: Finnick si maschera dietro al suo bell'aspetto per essere adorato dalle folle mentre raccoglie segreti scabrosi, alcuni devono infiltrarsi ai vertici del potere e mostrare di essere dei galoppini di Capitol City e gli stessi Katniss e Peeta devono fingere amore e tenere in piedi la messinscena. Tuttavia, il Presidente Snow conosce la verità e decide di rispedire Peete e Katniss nell'Arena, per soffocare il fuoco della rovoluzione sul nascere, con scarso esito, perché è proprio grazie al tour della Vittoria precedente e alla consapevolezza che molti dei loro beniamini moriranno, che il popolo lascia trasparire la propria indignazione troppo a lungo repressa.
Questo è il momento in cui il regime comincia a perdere il controllo sul popolo: un regime autoritario (anche se questo è un po' ibridato con il totalitarismo) basa la sua esistenza sulla figura del leader, il quale non è abituato a rendere conto del suo operato, dal momento che non esistono competizione e pluralismo non ha una responsabilità verso l'elettorato (perché non ce n'è uno) e per mantenere questo potere esercita il regime del terrore. Il leader, in questo caso Snow, non incontra limiti nell'esercizio del suo potere perché viene agevolato per paura o per calcolo dalle persone che lo circondano. Secondo alcuni politologi, l'esercizio del terrore avviene per tutta la durata del regime (persistenza del terrore), non solo prima che questo si consolidi; ciò è ben visibile nel primo libro, quando nessuno nei Distretti può avere un'esistenza pienamente serena, ma se lì si trattava più che altro di terrore psicologico, qui siamo davanti a quello fisico, estrinsecato in fustigazioni in piazza e giustizia sommaria e, infine, in un'altra edizione degli Hunger Games per sbarazzarsi di alcuni pericolosi oppositori politici.
Lei è Katniss, e voleva solo  cacciare scoiattoli.
La maschera viene giù solo alla fine, quando il libro si chiude con il colpo di scena finale, perché la guerra non si accontenta di poche vite umane, ma cerca di distruggere tutto quello che trova, sconvolgendo anche le vite di chi non c'entra niente con le vicende dei protagonisti ed è sempre vissuto nella paura.
Lo stile di Suzanne Collins è identico al primo libro, con pochi fonzoli, una predilezione per la paratassi, il che contribuisce a rendere un libro nel complesso veloce e scorrevole, anche perché non punta sulla lunghezza. Rispetto al primo capitolo, Katniss appare un po' più passiva, poiché le macchinazioni che la vedono protagonista sono spesso orchestrate alle sue spalle e lei rischia talvolta di diventare una marionetta nelle mani sia di Snow, sia della resistenza. Ma sappiamo bene che le cose sono destinare a cambiare nel terzo capitolo della trilogia.
Il cast dei personaggi, inoltre, è molto allargato, perché oltre ai beniamini del primo libro, abbiamo anche i nuovi vincitori, come l'affascinante Finnick, la combattiva Johanna, la dolce Mags, i geniali e provvidenziali Wirees e Beetee. Tutti loro hanno un'importante funzione, senza di loro la storia non starebbe in piedi e il lettore non saprà chi di loro amare maggiormente.

Vi aspetto sempre qui per le altre tappe del review party, rispettivamente:

Il Canto della Rivolta 18 maggio

La ballata dell'usignolo e del serpente (romanzo prequel) 29 maggio.

 

Gwen e Art NON stanno assieme

Titolo: Gwen e Art NON stanno assieme Titolo originale: Gwen and Art are NOT in love Autorǝ: Lex Croucher Traduttrice: Marti Del Romano Ling...