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martedì 14 gennaio 2020

Sei di Corvi & Il Regno Corrotto



  • Titolo: Sei di Corvi
  • Titolo originale: Six of Crows
  • AutriceLeigh Bardugo
  • Traduttore: F. Paracchini
  • Lingua originale: inglese
  • Codice ISBN: 978-8804709466
  • Pagine: 404
  • Editore: Mondadori

  •  Titolo: Il regno Corrotto
  • Titolo originale: The Crooked Kingdom
  • Autrice: Leigh Bardugo
  • Traduttore: F. Paracchini
  • Lingua originale: inglese
  • Codice ISBN: 978-8804719441
  • Pagine: 476
  • Editore: Mondadori




Trama

Sei di Corvi 

A Ketterdam, vivace centro di scambi commerciali internazionali, non c'è niente che non possa essere comprato e nessuno lo sa meglio di Kaz Brekker, cresciuto nei vicoli bui e dannati del Barile, la zona più malfamata della città, un ricettacolo di sporcizia, vizi e violenza. Kaz, detto anche Manisporche, è un ladro spietato, bugiardo e senza un grammo di coscienza che si muove con disinvoltura tra bische clandestine, traffici illeciti e bordelli, con indosso gli immancabili guanti di pelle nera e un bastone decorato con una testa di corvo. Uno che, nonostante la giovane età, tutti hanno imparato a temere e rispettare.
Un giorno Brekker viene avvicinato da uno dei più ricchi e potenti mercanti della città e gli viene offerta una ricompensa esorbitante a patto che riesca a liberare lo scienziato Bo Yul-Bayur dalla leggendaria Corte di Ghiaccio, una fortezza considerata da tutti inespugnabile. Una missione impossibile che Kaz non è in grado di affrontare da solo. Assoldati i cinque compagni di avventura - un detenuto con sete di vendetta, un tiratore scelto col vizio del gioco, uno scappato di casa con un passato da privilegiato, una spia che tutti chiamano lo "Spettro", una ragazza dotata di poteri magici -, ladri e delinquenti con capacità fuori dal comune e così disperati da non tirarsi indietro nemmeno davanti alla possibilità concreta di non fare più ritorno a casa, Kaz è pronto a tentare l'ambizioso quanto azzardato colpo. Per riuscirci, però, lui e i suoi compagni dovranno imparare a lavorare in squadra e a fidarsi l'uno dell'altro, perché il loro potenziale può sì condurli a compiere grandi cose, ma anche provocare grossi danni...
Finalmente arriva in Italia il primo romanzo della duologia che ha consacrato Leigh Bardugo come una delle voci più talentuose e autorevoli della narrativa fantasy. Una serie ambientata in un mondo articolato e straordinario, il GrishaVerse, dove si muovono personaggi sapientemente costruiti e sfaccettati. Una storia avventurosa ricca di colpi di scena che vi mancherà nell'istante stesso in cui avrete letto l'ultima pagina.


Il Regno Corrotto

 Jesper non smetteva un attimo di tamburellare le dita sulle cosce. «Qualcuno ha per caso notato che l'intera città ci cerca, ce l'ha con noi o vuole farci fuori?» «E allora?» disse Kaz. «Be', di solito è solo metà della città.» Kaz Brekker e la sua banda di disperati hanno appena portato a termine una missione dalla quale sembrava impossibile tornare sani e salvi. Ne avevano dubitato persino loro, a dirla proprio tutta. Ma rientrati a Ketterdam, non hanno il tempo di annoiarsi nemmeno un istante perché sono costretti a rimettere di nuovo tutto in discussione, e a giocarsi ogni cosa, vita compresa. Questa volta, però, traditi e indeboliti, dovranno prendere parte a una vera e propria guerra per le buie e tortuose strade della città contro un nemico potente, insidioso e dalle tante facce. A Ketterdam, infatti, si sono radunate vecchie e nuove conoscenze di Kaz e dei suoi, pronte a sfidare l'abilità di Manisporche e la lealtà dei compagni. Ma se i sei fuorilegge hanno una certezza è questa: dopo tutte le fughe rocambolesche, gli scampati pericoli, le sofferenze e le inevitabili batoste che hanno dovuto affrontare insieme, troveranno comunque il modo di rimanere in piedi. E forse di vincerla, in qualche modo, questa guerra, grazie alle rivoltelle di Jesper, al cervellone di Kaz, alla verve di Nina, all'abilità di Inej, al genio di Wylan e alla forza di Matthias. Una guerra che per loro significa una possibilità di vendetta e redenzione e che sarà decisiva per il destino del mondo Grisha.

 Nessun rimpianto. 
Nessun funerale.

Recensione

Una delle caratteristiche meno convincenti di questa duologia è l'età dei protagonisti, che oscilla tra i quindici e i diciotto anni. Il problema è che hanno un vissuto e un atteggiamento da uomini e donne adulti, molto più grandi e trasmettono una personalità da venticinquenni. Tuttavia, al di là di questo, questa duologia è godibilissima sotto diversi aspetti, a cominciare dall'ambientazione: il lettore non fa nessuna fatica a immaginare il mondo creato dalla Bardugo e gli sembra di camminare assieme a loro per le strade malfamate del Barile, pervase dalla puzza tipica delle città portuali, o ancora a immaginare le innumerevoli storie mitologiche che vengono incluse nella narrazione. Altro punto estremamente a favore è costituito dai personaggi: immpossibile non innamorarsene e per fare il modo che il lettore si ritrovi a fare il tifo per una banda di delinquenti, o in generale per chiunque non sia il tipico protagonista immacolato e senza peccato, l'autore deve essere sempre molto bravo. Sebbene Sei di Corvi, sotto certi aspetti risulti leggermente scontato e con dei colpi di scena un po' prevedibili, questa piccola mancanza viene colmata con Il Regno Corrotto, che tiene il lettore col fiato sospeso fino all'utlima pagina e non fa mancare nemmeno parti di pathos o battute taglienti. In un certo senso, quest'ultimo volume si avvicina di più alla vita vera, in cui ci sono momenti in cui si ride, altri in cui si piange e altri ancora in cui si corre.
Fa sempre piacere, inoltre, vedere una serie per ragazzi trattare temi importantissimi come la riduzione in schiavitù, il traffico di esseri umani ai fini di sfruttamento sessuale, la guerra, la delinquenza come unica possibilità di vita, i vari tipi di rapporti familiari che possono esistere. Tutti questi argomenti vengono toccati da Sei di Corvi e Il Regno Corrotto, attraverso le riflessioni personali dei protagonisti, ma se c'è qualcosa che Leigh Bardugo è riuscita perfettamente a compiere è mostrare l'omosessualità o la bisessualità come un aspetto normale, una caratteristica di una persona come un'altra, senza drammi nè esagerazioni. Questa serie è riuscita, con la leggerezza di un romanzo avvincente e scorrevole da leggere, a mostrare quanto l'essere umano possa essere grandissimo e piccolissimo al tempo stesso, come sia in grado di compiere azioni grandi e terribili.
Se avete bisogno di evadere dalla realtà quotidiana e camminare un po' per le strade di Ketterdam, prendetevi qualche giorno per leggere questa duologia.


Analisi dei personaggi

+ALLERTA SPOILER+




Kaz Brekker, Manisporche

"Non sfrutto le prostitute e uccido solo per giusta causa"

Kaz è il vero leader degli Scarti. Ha 17 anni ed è un ragazzo apparentemente interessato unicamente al profitto, indurito dalla vita e dalle condizioni del Barile e che sembra essere disposto a sacrificare qualsiasi cosa e chiunque pur di ottenere quello che vuole. Ma è davvero così? Forse no, perché durante la narrazione, il lettore intravede spesso qualcosa di meglio in lui, qualche motivo più profondo dietro i suoi comportamenti spietati. Uccide in modo efferato, spenna quelli che lui chiama "polli", eppure toglie Inej dal bordello in cui era costretta prostituirsi dopo essere stata rapita e venduta come schiava, allontana Wylan da un padre abusivo e manipolatore, facendogli ottenere giustizia Inoltre, nonostante sia evidente sin dal primo libro che provi dei sentimenti per Inej, non tenta in nessun modo di tenerla legata a sè attraverso stratagemmi o sotterfugi, anzi, le consegna la risoluzione del suo contratto come sua spia e le regala la libertà.
Quindi, quanto è effettivamente cattivo Kaz? Forse non lo è affatto, ma è semplicemente un figlio delle circostanze, il frutto di quello che ha dovuto subire a causa della morte di suo fratello, provocata da uno dei boss della malavita locale. Questo trauma lo porta a giurare vendetta e ad affilare la sua già tagliente intelligenza, che gli fa guadagnare in breve tempo la fama di "Manisporche", perché non esiste crimine che non sarebbe disposto a commettere per la giusta somma di denaro. Sarebbe diventanto il mostro che lo accusano di essere, se non fosse stato un orfano senza nessun aiuto e senza aver dovuto badare a sè stesso nell'unico modo in cui poteva? Qual è la responsabilità dell'individuo, quando si è lasciati soli in questo modo, in una società spietata dove "è il commercio che comanda", anche quando si tratta di comprare e vendere esseri umani? Kaz non vende esseri umani, come lui stesso fa notare all'interno del libro, e i colpi che mette a segno denotano una certa ambizione, così come la sua forza di volontà è incessante e incrollabile, nonostante pestaggi, e intoppi: il piano B è sempre pronto, e se non funziona quello esiste anche il piano C. Il suo punto di forza, infatti, è probabilmente la resilienza e la capacità di tramutare le sue debolezze umane in punti di forza.

Inej, lo Spettro

"Mi dispiace per te, Brekker. Non c'è niente di sacro nella tua vita."

Inej Ghafa è "lo Spettro" perché non esiste struttura sulla quale lei non possa arrampicarsi, silenziosamente e senza essere vista, per raccogliere informazioni importanti da fornire a Kaz. In un mondo dove l'unica regola è "fallo agli altri, prima che lo facciano a te", Inej rappresenta la speranza, perché conserva sempre una scintilla di innocenza e di positività sul mondo, nonostante i suoi trascorsi (prima costretta a prostituirsi e poi assassina per necessità in un mondo violento). Lo Spettro ha diverse difficoltà ad ambientarsi in un mondo crudele come quello di Ketterdam, dato che la comunità in cui è nata è notoriamente pacifica, infatti le abilità che ha sviluppato non erano finalizzate allo spionaggio, quanto al mondo circense e all'intrattenimento. In sostanza, fare del male al prossimo è qualcosa che per lei è una necessità, ma non le appartiene e spera sempre che arrivi un giorno in cui non sarà più costretta a uccidere e mutilare per sopravvivere.
Grazie a lei, Kaz riesce a vedere tutte le proprie imperfezioni, decidendo, infatti, di diventare una persona migliore e di superare i propri traumi: per Inej, Kaz si toglie i guanti e si sforza di superare il suo disgusto per l'umanità.
Un tema interessante nella duologia è quello del doppio: se da un lato Inej, innocente, dolce e speranzosa, è il doppio di Kaz, spietato e disilluso, esiste anche un altro doppio per lei, ovvero l'assassina Dunyasha. La doppiezza è trattata anche attraverso l'uso del colore, poiché da un lato abbiamo Inej, pelle e vestiti scuri per passare inosservata, e dall'altra l'assassina si veste di  bianco per mostrare meglio il sangue dei suoi nemici, tanto che si fa chiamare La Lama Bianca. Dunyasha si vanta di essere un'assassina e pensa a sè stessa come a una sacra emissaria di morte, per cui fa esattamente il contrario di quello che fa lo Spettro: cerca di uccidere il più possibile e per lei non esiste un futuro che non contempli fare del male agli altri, ma anzi, vive la sua vita come se toglierla agli altri fosse il suo destino. L'attaccamento alla vita e la paura (la visitatrice inaspettata) saranno le armi che permetteranno a Inej di sconfiggere la sua avversaria apparentemente imbattibile.

Nina Zenik


"Tu, la vita, non te la godresti nemmeno se ti avvicinasse e ti infilasse un lecca-lecca in bocca"





Matthias Helvar

"Gli imbrogli non sono la mia lingua madre, ma sono ancora in tempo per imparare a parlarla"

 


Nina e Matthias sono due personaggi speculari, i classici opposti che si attraggono. Hanno delle cose in comune, ad esempio, sono entrambi soldati, ma di eserciti nemici. Si incontrano quando sono molto giovani perché Nina ha disobbedito agli ordini del suo comandante, mentre Matthias obbedisce ciecamente, troppo disciplinato e fedele. Rigido. Grazie a lei, solare, frizzante e innamorata dei piaceri della vita, però, scoprirà che il mondo non è tutto bianco o nero (ovviamente lui è convinto di far parte della parte "bianca", quella pura e pulita, concetto richiamato anche dal paesaggio innevato tipico delle sue terre) e comincia a mettere in discussione tutte le credenze che gli sono state inculcate per cominciare a ragionare con la sua testa. D'altro canto, Nina è apparentemente frivola, ma non abbandona mai gli amici e non si rimangia mai la parola data, anche se questo potrebbe farla uscire pulita da una situazione sfavorevole. Non esita un secondo a rischiare la propria vita prima per Matthias e poi per tutti i suoi compagni e non smette mai di onorare l'alleanza stretta. Questi due personaggi, in qualche modo vanno sempre presi assieme perché si esaltano a vicenda, mostrando chi sono soltanto quando si relazionano, come due sostanze chimiche che reagiscono.



Jesper Fahey

"I fatti sono per chi non ha immaginazione" 


È praticamente impossibile non empatizzare con Jesper, il quale è sostanzialmente il prototipo dello studente universitario fuori sede: sta passando l'inferno ma non dice niente al padre per non farlo preoccupare. Finge spavalderia quando in realtà è insicuro; sorride e scherza quando le cose vanno male. Ma davanti a suo padre è come qualsiasi altro ragazzo: impaurito dalla prospettiva di deluderlo ed essere un peso per lui. Come molti altri Scarti del Barile, probabilmente la sua vita sarebbe stata diversa se non avesse smarrito la strada. Infatti, senza il padre a controllarlo e guidarlo, finisce presto per diventare ludopatico e dover scendere a compromessi per poter ripagare i debiti. La sua, è una crescita verso la redenzione, perché, come gli altri personaggi, escludendo Kaz, Jesper non è innamorato del crimine. Dell'adrenalina, forse, dal momento che non utilizzare il suo dono lo costringe a cercare emozioni facili, ma preferisce di gran lunga il rischio dove nessuno si fa male. Da un lato si vedrà come recupererà il rapporto con suo padre, ma dall'altro si discosterà da lui, diventandone indipendente e scegliendo da solo la sua strada, senza più timore di deluderlo.

Wylan Van Eck

"Ingannare gli ingenui non è qualcosa di cui andare fieri"

 Se Inej è un personaggio che rappresenta la purezza, lo stesso si potrebbe dire di Wylan, il membro più giovane degli Scarti, ma, a differenza dello Spettro, che fa quello che deve per sopravvivere, il povero Wylan ci mette un po' a capire di meritare di più dalla vita e cominciare a distribuire schiaffi per prendersi quello che gli spetta. Il suo personaggio ha una crescita sorprendente, poiché all'inizio è in balia degli eventi, intimorito dall'ombra di suo padre e schiacciato da quello che pensa di lui. Finisce fra gli Scarti perché non ha un altro posto dove andare, ma presto, fra di loro troverà una famiglia che lo aiuterà a superare le sue paure e accettare i suoi difetti. Fino alla fine, Wylan sarà tenero e il lettore avrà sempre l'istinto di offrirgli un piatto di minestra, una coperta, un abbraccio e dirgli che andrà tutto bene, anche se la sua maturazione lo porterà a indurirsi un po' e diventare meno fragile.

mercoledì 11 novembre 2020

Tenebre e Ossa


Su questo blog era stata già pubblicata la recensione di questo libro in lingua originale (qui), ma l'uscita in italiano è una buona occasione per fare il punto della situazione chiarire alcuni elementi che potrebbero confondere il lettore. 
La Grisha Trilogy ha avuto una storia un po' travagliata in Italia, poiché il primo volume, con il titolo di
 Prima edizione per Piemme
Tenebre e Ghiaccio
, era stato già pubblicato nel 2013 da Piemme, ma, non avendo riscosso molto successo, la serie era stata abbandonata fino a quando i diritti non sono stati acquistati da Mondadori. Quando leggerete questa trilogia (perché la leggerete, la leggerete eccome) dovete tenere conto di tre cose: la prima, la seconda e naturalmente la terza. La prima è che Tenebre e Ossa è letteralmente il romanzo d'esordio di Leigh Bardugo, il che ci porta alla seconda premessa, ovvero che, se avete letto Sei di Corvi e Il Regno Corrotto, il livello sarà leggermente inferiore dal punto di vista della trama. Il terzo punto che il lettore si deve ricordare è che non soltanto la trilogia è antecedente dal punto di vista della pubblicazione, ma anche come cronologia interna dell'universo Grisha, perché qui vengono svelati alcuni retroscena che in Sei di Corvi e Il Regno Corrotto vengono toccati marginalmente e, sebbene le due storie siano molto tranquillamente fruibili in maniera indipendente, al lettore attento non sfuggiranno i dettagli che si ripercuotono da una serie all'altra.
Alina Starkov. Dal web
In questo, Leigh Bardugo è semplicemente leggendaria: non soltanto crea dei personaggi e delle storie estremamente verosimili, ma quello che più di tutto cattura nei suoi libri è l'ambientazione sotto ogni aspetto. Lei cura ogni dettaglio, dalla mitologia, alla religione (entrambe trattate in due volumi ancora inediti in Italia in cui vengono raccolti tutti i miti, le leggende e le vite dei santi raccontati nelle varie saghe), ma anche dal punto di vista linguistico e architettonico. Tutto è estremamente coerente e le lingue di ispirazione nordica vanno di pari passo con palazzi dallo stile russo e paesaggi boscosi e innevati.
Se avete già letto Sei di Corvi (o ancora meglio, La Nona Casa) dovete un po' ridimensionare le vostre aspettative, non perché la storia non sia bella, ma perché, essendo ormai vecchia di quasi dieci anni, il lettore si è abituato a certi espedienti di trama che potrebbero, nel 2020, risultare un po' vetusti e desueti. Al di là di ciò, questa storia ha tutto ciò che ci si aspetta da uno ya, non soltanto il romance, ma anche e soprattutto la ricerca di sé stessi e la crescita personale, che nei romanzi di questa autrice è sempre estremamente verosimile e a tratti commovente. Se avete seguito la diretta che ha fatto in occasione del Lucca comics (trovate qui il link se volete recuperarla) lei stessa ha parlato di come per i suoi personaggi i traumi subiti funzionino come un'occasione di riscatto e un modo per creare legami con il prossimo e, facendosi aiutare, crescere diventando altro dalla propria ferita, che resta sempre lì, senza però caratterizzare l'esistenza di una persona. In questo romanzo troverete anche questo: personaggi che cercano la loro strada e si discostano dall'etichetta che la società ha affibbiato loro e l'eterna lotta tra Lato Oscuro e Lato Chiaro della Forza, per così dire, alla costante ricerca di un equilibrio, perché in entrambi i casi, si rischia di rimanere accecati.
Ricapitolando: dovete leggere questa serie, ma nel farlo dovete tenere conto del periodo in cui è stata scritta, della cronologia interna dell'universo Grisha e del fatto che Leigh Bardugo ha avuto una crescita semplicemente spaventosa come artista, dal momento che questa a questa prima opera ne seguiranno altre di valore addirittura superiore. 
 


mercoledì 20 gennaio 2021

Assedio e Tempesta

Bentornati sul blog, gentili lettori. La recensione di oggi riguarda una delle mie autrici preferite, ovvero Leigh Bardugo (vi lascio qui le altre recensioni sui suoi libri). Ringrazio tantissimo Ylenia per avermi scelto per questo review party e la Oscar Vault per avermi concesso il file in anteprima.
  • Titolo: Assedio e Tempesta
  • Titolo originale: Siege and Storm
  • Autrice: Leigh Bardugo
  • Traduttrice: Roberta Verde
  • Lingua originale: inglese
  • Codice ISBN: 978-8804728740
  • Editore: Mondadori
 Trama 


"Non sarà sempre così" dissi a me stessa. "Più tempo passerai da libera, più diventerà facile." Un giorno mi sarei svegliata da un sonno senza incubi, avrei camminato per strada senza timore. Fino a quel momento, mi tenevo stretta il mio pugnale sottile, desiderando sentire il peso sicuro dell'acciaio Grisha nella mano. Ricercata per tutto il Mare Vero, perseguitata dal senso di colpa per le vite spezzate a causa sua nella Faglia d'Ombra, Alina, la potente Evocaluce, sta cercando di ricostruirsi una vita con Mal in una terra dove nessuno è a conoscenza della sua vera identità. Tuttavia, questo dovrebbe averlo imparato, non si può sfuggire al proprio passato. Né, soprattutto, ci si può sottrarre per sempre al proprio destino. L'Oscuro infatti, che non solo è sopravvissuto alla Faglia d'Ombra ma ha acquisito anche un terrificante nuovo potere, è più determinato che mai a reclamare per sé il controllo della Grisha ribelle e a usarla per impossessarsi del trono di Ravka. Non sapendo a chi altri rivolgersi, Alina accetta l'aiuto di un alleato imprevedibile. Insieme a lui e a Mal combatterà per difendere il suo paese che, in balia della Faglia d'Ombra, di un re debole e di tiranni rapaci, sta andando rapidamente in pezzi. Per riuscirci, però, l'Evocaluce dovrà scegliere tra l'esercizio del potere e l'amore che pensava sarebbe stato sempre il suo porto sicuro. Solo lei infatti può affrontare l'imminente tempesta che sta per abbattersi su Ravka e nessuna vittoria può essere guadagnata senza sacrificio. Finché l'Oscuro vivrà – questo Alina lo sa bene – non esisterà libertà per il suo paese. Né per lei. Forse, dopo tanti tentennamenti, è infine giunto il momento di smettere di scappare e di avere paura. Costi quel che costi.

Recensione

Il secondo capitolo della Grisha Trilogy (qui il link di Shadow and Bone) è sulla stessa linea del primo per quanto riguarda sviluppo della trama, linguaggio, ambientazione e caratterizzazione dei personaggi.
La storia riparte da dove è stata lasciata, con Alina e Mal in fuga dal Dakling, ma qui sbuca fuori un nuovo personaggio che ravviva decisamente l'ambiente, ovvero Nikolai. Nonostante questa sia la prima vera apparizione di questo mascalzone, in Italia è stato già intravisto in Sei di corvi (vi lascio qui la recensione) assieme a Kaz Brekker, duologia tradotta prima della trilogia, anche se si spera la Mondadori rimedi presto. Il potenziale di Nikolai si intuiva già dall'interazione con Kaz Brekker, ma un approfondimento in questa trilogia lo rende ancora più interessante e affascinante, poiché, a un attento esame, risulta un personaggio sfaccettato, con una superficie da simpaticone, ma una psiche sottile e profonda, innamorato del suo popolo e della sua patria molto più che di sè stesso, anche se potrebbe non sembrare. Questo personaggio si inserisce in uno dei topoi letterari tipici dei romanzi YA, ovvero il triangolo amoroso, anche se in questo caso rischia di diventare un quadrilatero, se oltre a lui e Mal inseriamo anche il Darkling. Tuttavia, questo quadrilatero manca di romanticismo, perché incentrato più sulle alleanze e sulla convenienza, che dall'interesse amoroso, il che rende la trama più interessante rispetto ad altri romanzi dello stesso genere. Non è, comunque, l'unico modo in cui Nikolai si contrappone a Mal, il quale risulta un personaggio più fastidioso, macchiettistico e capriccioso, abbastanza egoista, nonostante la patina da eroe senza macchia.
fanart dei personaggi principali dal web

La trama continua a essere molto lineare e rallenta verso la parte centrale, in cui Alina manifesta un conflitto interiore (per il quale Mal è d'aiuto come un guasto alla testata della macchina il giorno in cui ti arriva la tredicesima) per ricreare un climax verso la fine, tuttavia si legge piacevolmente grazie al linguaggio semplice e alla capacità di Leigh Bardugo di creare un mondo tutto nuovo con poche parole ben studiate, il che costituisce senza pmbra di dubbio il punto di forza di questo universo, assieme alla mitologia.
Siege and Storm è il secondo libro di una trilogia senza dubbio più immatura rispetto a Sei di Corvi, ma leggerlo non è un'esperienza spiacevole, così come potrebbe essere utile per scoprire delle piccole chicche contenute nella seconda duologia.
 

 

martedì 15 marzo 2022

IL Re delle Cicatrici

 Bentornata sul blog, bella gente! La recensione di oggi riguarda, come avrete già letto nel titolo, Il Re delle Cicatrici, della mia Queen Leigh Bardugo. Ringrazio la casa editrice per avermi dato l’opportunità di leggere questo libro in anteprima e la mia amica Bea per aver organizzato. Buona lettura!

  • Titolo: Il Re delle Cicatrici
  • Titolo originale: King of scars
  • Autrice: Leigh Bardugo
  • Traduttrice: Roberta Verde
  • Lingua originale: inglese
  • Casa editrice: Mondadori

Trama

Nikolai Lantsov, sovrano di Ravka, corsaro, soldato, secondogenito di un re disonorato, ha sempre avuto un'innata propensione alle situazioni difficili, ma questa volta sembra dover fare i conti con qualcosa di impossibile, qualcosa che nessuno, tra la popolazione di Ravka, potrebbe mai immaginare. Come se non bastasse, per arrestare l'avanzata dei nemici che si assiepano lungo i confini del regno, il giovane re deve trovare un modo per riempire le casse dello Stato, stipulare nuove alleanze e fermare il nuovo pericolo che minaccia quello che un tempo è stato il glorioso esercito Grisha. Al suo fianco, però, c'è la fedele Zoya Nazyalensky, leggendario generale Grisha, che non si fermerà di fronte a nulla pur di aiutare Nikolai ad affrontare e sconfiggere il potere oscuro che alberga nelle profondità del suo cuore e che, rafforzandosi di giorno in giorno, minaccia di distruggere tutto quello che ha costruito. Zoya sa infatti che, come i Grisha non possono sopravvivere senza Ravka, tantomeno Ravka può sopravvivere a un re tanto indebolito. Nello stesso momento, nelle terre fredde del Nord, Nina Zenik sta combattendo la sua personale guerra contro coloro che vorrebbero spazzare via per sempre i Grisha. Ma per sconfiggere i pericoli che la attendono, sarà costretta a scendere a patti con il proprio terrificante potere e ad affrontare il dolore profondo e lacerante che porta nel cuore. Re, generale e spia di Ravka: tutti e tre nel corso del loro viaggio dovranno spingersi oltre i confini tra scienza e superstizione, magia e fede, rischiare il tutto per tutto per salvare una nazione spezzata, e accettare che alcuni segreti non sono fatti per restare sepolti e che certe ferite non sono destinate a guarire.

Recensione e commento 

Prima o poi questo momento doveva arrivare e devo ammettere che per una volta mi sono preparata psicologicamente in anticipo: Bardugo ha cannato, anche se non di tanto, perché le problematiche di Il Re delle Cicatrici potevano essere più esacerbate di così (non canto vittoria, devo ancora leggere La Legge dei Lupi, il secondo della dilogia su Nikolai).

Il nostro amato re di Ravka, Nikolai Fucking Lanstov
Andando con ordine, si vede chiaramente la crescita di Bardugo a livello autoriale: la prosa è cresciuta verticalmente rispetto a Tenebre e Ossa e i dialoghi sono ben scritti e abbastanza realistici, oltre che pungenti e sarcastici. Il problema di questo libro non è la forma, che va benissimo, ma la sostanza, perché fondamentalmente non ha una trama su cui costruire una storia avvincente. Infatti, Il Re delle Cicatrici non è incalzante e non è ricco di avvenimenti, per tutta la prima parte non si sa bene dove l’intreccio voglia andare a parare, ma non in modo positivo, non domandandosi cosa succederà dopo, semplicemente, si ha la sensazione che non ci sia sufficiente carne al fuoco per costruirci un romanzo da 400 pagine. La parte interessante è costituita dai personaggi: finalmente in questo libro abbiamo una sintesi delle due serie precedente, ci sono personaggi della trilogia di Tenebre e Ossa e di Sei di Corvi e di tutti loro ci viene mostrato il loro lato psicologico, di come vivano le conseguenze della guerra e delle avventure che hanno vissuto. Per questo motivo, è comprensibile che il nostro bene amato re di Ravka, Nikolai, sia meno brillante del solito, con tutte le situazioni che ha da affrontare, e che Nina non sia più allegra e di buon umore. Insopportabile è, però, Zoya, da moltissime persone amata, ma io non la reggo proprio e onestamente, mi sarei anche stancata di personaggi il cui carattere difficile viene sempre giustificato con dei traumi infantili che li hanno fatti diventare così. Questo tipo di sviluppo del personaggio, in cui è il trauma a caratterizzarne la personalità, a questo punto non fa che farmi alzare gli occhi al cielo: i traumi li abbiamo avuti tutte e tutti nella nostra vita, ma alcune persone colgono l’occasione per diventare gentili, invece di peggiorare. I traumi sono fatti per essere superati, non per diventare un salvacondotto. Lo sviluppo personale dei nostri beniamini è l’elemento più interessante del romanzo, ma non lascia spazio all’avventura e dà più la sensazione che l’autrice non volesse lasciare andare il mondo che ha creato, per pura nostalgia. Tuttavia, ci sono dei momenti autenticamente toccanti, alcuni lutti che vengono finalmente affrontati ed elaborati, anche in maniera corretta, ma i lati positivi del libro riguardano più che altro sottotrame dei libri precedenti, piuttosto che quelle che qui vengono create.
       Il finale col botto è sicuramente un punto a favore che invoglia a continuare la lettura, anche se personalmente sto cercando di non farmi illusioni (così magari La Legge dei Lupi mi piacerà, se riesco a tenere basse le aspettative) e va detto anche che lo sviluppo di Zoya e la sua storyline vanificano moltissimo dì quanto è stato detto sul sistema magico del Grishaverse fino a questo punto. La sensazione è che Bardugo non avesse idee a sufficienza per creare un nuovo antagonista e degli avvenimenti capaci di far vivere ai nostri protagonisti delle avventure che esulino dalle proprie abilità magiche. Zoya appare overpower in tantissime occasioni, ma nel finale in modo particolare proprio perché la trama prende una piega che fa quasi adirare perché toglie le poche certezze sul sistema magico a chi legge.
    Nikolai nell’ultima parte del romanzo è praticamente irriconoscibile: ha una regressione caratteriale non compatibile con i semplici traumi che ha vissuto e addirittura arriva a mettere in discussione la propria ambizione e la propria giustezza per il ruolo che ricopre. Lui, l’uomo innamorato di Ravka e che ha fatto tutto per lei si piange addosso come un ragazzino e diventa quasi un personaggio passivo.
    Nina, invece, ha probabilmente la storyline più interessante e più stimolante: non è più la ragazza che conosciamo nella dilogia sui corvi, alla fine del suo viaggio è una persona diversa. Lei affronta veramente le sue ferite e cerca un nuovo scopo, senza tentare di scappare dalla sua sofferenza, ma nemmeno usandola come giustificazione. Nella storia che la riguarda, staccata momentaneamente dalla trama principale, troviamo il discorso luce-oscurità trattato in maniera molto più complessa e più allegorica rispetto a quella che riguarda Zoya e Nikolai, poiché se all’inizio poteva essere interessante vedere come Nikolai cercasse di combattere contro il suo mostro interiore, rappresentazione dell’irrazionale e dell’istinto, alla fine quella parte diventa davvero troppo, troppo letterale. Nella storia che riguarda Nina troviamo lo yin e lo yang; un po’ di bontà esiste dove pensava non ce ne sarebbe mai stata e allo stesso tempo ci sono nuovi elementi da mettere in discussione: si può contemporaneamente essere bravi padri e cattive persone? Spero davvero che Bardugo riservi qualche piccola gioia a Nina nel prossimo libro, perché il suo sviluppo mostra come questo personaggio meriti tutto il bene del mondo.

 Ultima specificazione importante, mi raccomando, leggete Le Vite dei Santi solo DOPO questo libro, se volete evitare gli spoiler. 

In sostanza, Il Re delle Cicatrici è un libro carino, ma che non stupisce, lontano dall’incalzante Il Regno Corrotto e dai temi complessi trattati in La Nona casa. Decisamente immancabile per chi non vuole abbandonare il Grishaverse, ma sconsigliato per chi cerca un libro che tenga incollati alle pagine.


Come leggere i libri di Leigh Bardugo per non avere spoiler:
  1. Tenebre e Ossa
  2. Assedio e Tempesta
  3. Rovina e Ascesa
  4. Sei di Corvi
  5. Il Regno Corrotto
  6. (Opzionale) The Language of Thorns (inedito in Italia)
  7. Il Re delle Cicatrici
  8. Le Vite dei Santi
  9. The Rule of Wolves (edito prossimamente in Italia, il 19 aprile 2022)
Altri (non Grishaverse)
  • Wonderwoman

mercoledì 28 ottobre 2020

La Nona Casa


  • Titolo: La Nona Casa
  • Titolo originale: The Ninth House
  • Autrice: Leigh Bardugo
  • Traduttrice: Roberta Verde
  • Lingua originale: inglese
  • Codice ISBN: 978-8804721871
  • Editore: Mondadori


 Trama

 Galaxy "Alex" Stern è la matricola più atipica di tutta Yale. Cresciuta nei sobborghi di Los Angeles con una madre hippie, abbandona molto presto la scuola e, giovanissima, entra in un mondo fatto di fidanzati loschi e spacciatori, lavoretti senza futuro e di molto, molto peggio. A soli vent'anni, è l'unica superstite di un orribile e irrisolto omicidio multiplo. Ma è a questo punto che accade l'impensabile. Ancora costretta in un letto d'ospedale, le viene offerta una seconda possibilità: una borsa di studio a copertura totale per frequentare una delle università più prestigiose del mondo. Dov'è l'inganno? E perché proprio lei? Ancora alla ricerca di risposte, Alex arriva a New Haven con un compito ben preciso affidatole dai suoi misteriosi benefattori: monitorare le attività occulte delle società segrete che gravitano intorno a Yale. Le famose otto "tombe" senza finestre sono i luoghi dove si ritrovano ricchi e potenti, dai politici di alto rango ai grandi di Wall Street. E le loro attività occulte sono più sinistre e fuori dal comune di quanto qualunque mente, anche la più paranoica, possa immaginare. Fanno danni utilizzando la magia proibita. Resuscitano i morti. E, a volte, prendono di mira i vivi.


Fanart trovata su Pinterest

Recensione e commento 
  
Avere un arco di crescita come quello della signora Bardugo non è cosa da tutti: qui ci troviamo davanti a un adult che tratta tematiche di una certa rilevanza senza mai essere ripetitiva e senza mai ricordare i libri precedenti, se non per lo stile, che migliora di giorno in giorno, e lo schema narrativo.
Immagine dal web
Partendo da un'analisi preliminare del libro, la narrazione è in terza persona con focalizzazione interna, simile a Sei di Corvi (vi lascio qui la recensione), tuttavia nessuno dei personaggi ricalca qualcuno di quelli già creati in precedenza dall'autrice, anzi, sono tutti nuovi e con una personalità ben definita, soprattutto Galaxy, detta Alex, la protagonista. Galaxy è una ragazza con dei poteri paranormali, nello specifico riesce a vedere i fantasmi. Solo lei. Questo la porta, gradualmente, in una spirale autodistruttiva che finirà quasi con l'annichilirla, se non le venisse offerto il ruolo di Dante (è incredibile quanto la Divina Commedia continui a influenzare le opere letterarie ancora di oggi) all'università di Yale per la Lethe, un'organizzazione che pratica la magia. Potrebbe sembrare uno spoiler, ma stiamo parlando di quello che succede nelle prime dieci pagine, ed è importante specificarlo adesso, perché la trama sarà fitta di avvenimenti paranormali, che in realtà l'autrice utilizzerà come allegoria della realtà in cui viviamo, specialmente in quella statunitense, fatta di un capitalismo che schiaccia l'individuo, che non dà voce a chi non ha il potere del denaro. Il modo in cui Bardugo riesce ad affrontare la tematica del divario sociale è semplice, ma efficace: i fantasmi cercano sempre di comunicare, ma nessuno li ascolta. Non c'è nient'altro che desidererebbero più di vivere, eppure non ne hanno la possibilità. Esistono, ma nessuno li ascolta. Galaxy stessa, nonostante sia viva, era un'invisibile fino a poco prima di entrare a Yale e la sua unica ambizione nella vita era avere abbastanza denaro per arrivare al giorno successivo. Perché solo chi ha soldi da buttare può permettersi di sputarci sopra e non ammetterne l'importanza. Anche il mondo magico in cui ci immerge l'autrice non è un mondo meraviglioso, in cui la magia rende le cose migliori, ma anzi, è sempre al servizio del potente e del dio denaro. In questo contesto, la Lethe è un richiamo al fiume Lete molto conosciuto dai classicisti e in questo caso rappresenta la divisione tra "noi" e "loro", non sono tra i vivi e i morti, ma tra chi può e non può, tra chi ha tutto e chi non ha niente. Galaxy ha la capacità di comunicare con l'altra parte, perché lei stessa è metaforicamente un mix, una persona a cui non si possono affibbiare etichette: non si comprende bene quale sia la sua etnia e lei stessa non sa chi è, non usa nemmeno il suo vero nome, preferendo, invece, Alex. 
Immagine dal web
Ma le etichette e i nomi, in qualche modo, hanno un potere in questo mondo, perché indicano l'appartenenza a un gruppo e lei lotta spasmodicamente da tutta la vita per fare parte di qualcosa, riuscendoci veramente solo quando si accetterà davvero, in un arco di crecita che ribalterà i ruoli di Dante e Virgilio, quando sarà lei a salvare il mentore. In questo senso, è ricorrente la figura del serpente, che ha una simbologia ambivalente, poiché da un lato cambia pelle, il che indica la capacità di Alex di adattarsi alle situazioni, dall'altra, il serpente è un animale che morde e può essere pericoloso, se solo ne trova la forza. La sua formazione, mostrata anche attraverso il progredire delle stagioni, da inverno a estate, non sarà facile, perché Leigh Bardugo riesce a creare dei personaggi tremendamente veri, e nella realtà nessuno è perfetto, nemmeno la protagonista di questo libro che è spesso dilaniata da dubbi, dovendo decidere tra la sua integrità morale di individuo e il vil denaro, la vita tranquilla. La critica dell'autrice alla società in cui viviamo non si ferma qui, anzi, è appena all'inizio, poiché vi sono numerosi passaggi in cui viene spiegato in modo molto profondo e sfaccettato quanto, in questo mondo e nell'altro, contino solo le apparenze, solo quello che facciamo credere agli altri, perché spesso più  importante che essere è apparire. In questa circostanza, il topos letterario, ultimamente molto sfruttato nei libri usciti in questo periodo, del ballo in maschera, non risulta affatto scontato o fuori luogo, o trito, come invece è apparso in altri romanzi, poiché qui viene sfruttato a dovere: tutti indossiamo una maschera, quella che gli altri si aspettano o quella che noi ci aspettiamo che vogliano vedere, e fingiamo di divertirci, soprattutto quando non è così. Siamo costantemente alla ricerca di altro da noi stessi. Ma non solo dobbiamo apparire e divertirci: dobbiamo apparire più degli altri, divertirtci meglio degli altri, come un una costante gara con l'altro che non esiste in altro posto se non nelle nostre menti.
Un altro tema sul quale Leigh Bardugo si sofferma è quello dello stupro, soprattutto quello quasi endemico che avviene nei campus americani, i cui numeri sono spaventosi. Pur trattando questo tema con ferocia, senza mai risparmiare la crudeltà delle vicende al lettore, Bardugo non risulta mai volgare e soprattutto non fa mai passare la vittima come colpevole o il colpevole come vittima. Anche in questo caso, l'allegoria dei fantasmi risulta calzante, poiché Alex subisce delle cose, ma nessuno le crede, perché non ci sono le prove. In qualche modo, è sempre colpa sua, o di chi muore perché spacciava, o ancora di chi non riesce ad arrivare al giorno successivo per mancanza di soldi. In questo mondo, che non è poi così fantastico, ma anzi, è esattamente quello in cui viviamo, c'è sempre il Fiume Lete, questa linea tracciata che non consente sfumature nella realtà e divide tutto a metà come un campo di battaglia, un costante noi vs loro, un bianco e nero senza scale di grigio. Fa paura fermarsi a pensare a questa assurdità, per questo La Nona Casa è il libro che tutti dovremmo leggere, senza distinzioni tra "noi" e "loro", perché esiste solo un unico grande "noi", senza alcuna linea tracciata per terra a dividerci.
 
Se proprio si deve trovare una nota negativa in questo libro, essa non sta nel libro in sé, quanto nella traduzione che, sebbene sia in generale molto ben fatta, in alcuni punti lascia un po' a desiderare, a causa di traduzioni letterali o false friends tradotti male. A parte questo, anche in questo caso la Bardugo si dimostra una linguista eccellente. Già in Shadow and Bone e Sei di Corvi (vi lascio qui la recensione) aveva mostrato delle capacità linguistiche affatto trascurabili, ma in questo caso si cimenta persino con il ladino, ovvero un dialetto giudeo-spagnolo (così come altre lingue, ad esempio il latino) che dimostrano nuovamente l'unicità della protagonista e la sua impossibilità di entrare in una casella. Per nessuno, nemmeno nella realtà, è facile comprendere e accettare, che non rientrare in una casella è un vantaggio, una ricchezza, qualcosa che può cambiare il mondo.
La Nona Casa non è un libro facile, ma in qualche modo è un libro per tutti, che lascia allo stesso tempo arricchiti e svuotato una volta chiuso.
Ottimo lavoro, Leigh!

mercoledì 17 novembre 2021

Le Vite dei Santi

Ciao, bella gente! Oggi parliamo di nuovo di Queen Bardugo. Pensavate che ormai avessi smesso di parlarne. E invece no. Quindi procediamo, ringrazio Beatrice per aver organizzato l’evento e la casa editrice per il file in anteprima.

  • Titolo: Le Vite dei Santi
  • Titolo originale: The Lives of Saints
  • Autrice: Leigh Bardugo
  • Illustratore: Daniel J. Zollinger
  • Traduttrice: Roberta Verde
  • Lingua originale: inglese
  • Codice ISBN: 978-8804738923
  • Editore: Mondadori

Trama

Direttamente dalle mani di Alina Starkov alle vostre, la riproduzione fedele della Istorii Sankt'ya , per permettervi di entrare nelle pieghe più profonde dell'amatissimo universo creato da Leigh Bardugo. Una raccolta di storie che raccontano le vite, i martirii e i miracoli dei Santi a voi più familiari, come Sankta Lizabeta delle Rose o Sankt Ilya in Catene, ma anche le vicende più strane e meno conosciute, come quelle di Sankta Ursula, Sankta Maradi e del Santo senza Stelle. Una collezione resa ancora più preziosa dalle tavole a colori che accompagnano ogni storia.

Recensione e commento

 Bardugo è una di quelle autrici che. In un modo o nell’altro riesce sempre a farmi emozionare. Anche quando scrive dei romanzi con problemi oggettivi di stesura della trama, come Rovina e Ascesa (qui la recensione), quando chiudo il libro ho la sensazione che si ha alla fine di una vacanza: si saluta gli amici e si dice “non perdiamoci di vista”, ma in fondo al cuore si sa che non ci si rivedrà più. Ecco, a me Bardugo dà questa sensazione sempre e anche quando scrive qualcosa con dei difetti, comunque non cambierei una parola.

Le vite dei santi, tuttavia, non è un libro con dei difetti, anzi, è di fatto un libro di approfondimento per chi ha amato il Grishaverse e il suo contenuto è esattamente quello che promette il titolo: si tratta di un’ agiografia sui santi che abbiamo imparato a conoscere tramite la prima trilogia (qui tutte le recensioni) e la dilogia dei corvi. In realtà, ci sono anche dei piccoli spoiler relativi alla serie dedicata a Nikolai, King of Scars e Rule of Wolves, per cui il mio consiglio non richiesto è di leggere i libri in ordine di pubblicazione in originale se siete delle persone che detestano gli spoiler anche se minori; diversamente questo libro è tranquillamente godibile anche singolarmente, poiché si tratta, nei fatti, di una raccolta di racconti scritta con uno stile fiabesco alla fratelli Grimm. La cosa interessante di quest’agiografia è che chi legge conosce già la vita di alcuni di questi santi nella realtà della storia, mentre nelle mitizzazione del martirio molti avvenimenti vengono mostrati sotto una luce diversa, resi leggendari, cambiati e la banalità dei fatti veri diventa improvvisamente magica e straordinaria. Ovviamente, come c’era da aspettarsi, molte delle persone di cui si parla, sono morte per martirio, quindi il finale è spesso e volentieri crudo, il che aggiunge una tinta dark alla Fratelli Grimm all’atmosfera generale della raccolta. A rendere questo libro ancora più prezioso sono le illustrazioni: spesso sembrano dei veri e propri dipinti o degli affreschi simili a quelli che si trovano nelle chiese, a volte con tanto di figure contornate da foglia d’oro, tratto tipico sia della pittura sacra medievale, sia dell’iconografia bizantina, ovvero di una corrente artistica tipica del territorio da cui l’autrice ha preso ispirazione per la creazione del suo universo.

Un altro punto molto favorevole di Le Vite dei Santi è che le storie che lo compongono non sono formate da persone provenienti da un unico territorio, ma da tutte le parti dell’universo Grisha: ci sono shu, abitanti di Ketterdam, suli e persino fierdiani, Bardugo ha dato spazio a tutti loro e ha contribuito, così, a creare una ricchissima mitologia di un mondo che molt* di noi hanno imparato ad amare.

Natale si sta avvicinando, quindi se conoscete qualcuno che come me ha la fissa per Bardugo, sappiate che questo libro è immancabile sulla libreria di chi sogna di vivere a Ravka e scambiare due chiacchiere con re Nikolai. Non sarà un libro necessario alla comprensione della trama degli eventi delle serie principali, ma di sicuro è un ottimo libro da collezione che aiuta ad approfondire un già ricchissimo worldbuilding.


Come leggere i libri di Leigh Bardugo per non avere spoiler:

  1. Tenebre e Ossa
  2. Assedio e Tempesta
  3. Rovina e Ascesa
  4. Sei di Corvi
  5. Il Regno Corrotto
  6. (Opzionale) The Language of Thorns (inedito in Italia)
  7. King of Scars (ancora inedito in Italia)
  8. Le Vite dei Santi
  9. Rule of Wolves (ancora inedito in Italia)

Altri (non Grishaverse)

  • Wonderwoman
  • La Nona Casa

venerdì 16 aprile 2021

Ruin and Rising


Bentornatɜ sul blog, carɜ lettorɜ. La recensione di oggi riguarda un libro che ho amato e che ho avuto la fortuna di leggere in anteprima grazie alla casa editrice e all'impareggiabile Ylenia, che ha organizzato l'evento. Senza ulteriori indugi, cominciamo.
  • Titolo: Rovina e ascesa
  • Titolo originale: Ruin and Rising
  • Autrice: Leigh Bardugo
  • Traduttrice: Roberta Verde
  • Lingua originale: inglese
  • Codice ISBN: 978-8804728757
  • Editore: Mondadori
 Trama
 
"Disprezza il tuo cuore." Era quello che volevo. Non volevo più essere in lutto, soffrire per qualche perdita o per i sensi di colpa, o per la preoccupazione. Volevo essere dura, calcolatrice. Volevo essere impavida. Fino a poco prima mi era sembrato possibile. Ora ne ero meno sicura. L'Oscuro ha ormai esteso il suo dominio su Ravka grazie al suo esercito di creature mostruose. Per completare i suoi piani, gli manca solo avere nuovamente al suo fianco Alina, la sua Evocaluce. La giovane Grisha, anche se indebolita e costretta ad accettare la protezione dell'Apparat e di fanatici che la venerano come una Santa, non ha perso però le speranze: non tutto è perduto, sempre che un certo principe, sfacciato e fuorilegge, sia sopravvissuto, e che lei riesca a trovare la leggendaria creatura alata di Morozova, la chiave per liberare l'unico potere in grado di sconfiggere l'Oscuro e distruggere la Faglia. Per riuscirci, la potente Grisha dovrà tessere nuove alleanze e mettere da parte le vecchie rivalità. Nel farlo, verrà a conoscenza di alcuni segreti del passato dell'Oscuro che getteranno finalmente luce sulla natura del legame che li unisce e del potere che l'uomo esercita su di lei. Con una nuova guerra alle porte, Alina si avvia verso il compimento del proprio destino, consapevole che opporsi all'ondata di crescente oscurità che lambisce il suo paese potrebbe costarle proprio quel futuro per cui combatte da sempre
 
Recensione e commento

Chi segue questo blog sa che quella per Bardugo non è solo ammirazione, ma una vera e propria malattia (qui trovate il link agli altri articoli). In questo terzo romanzo della Grisha Trilogy le cose da dire sono numerose, prima fra tutti che il miglioramento rispetto al primo libro è eccezionale, infatti la trama tiene ed è più complessa rispetto al primo capitolo della saga, ma anche la prosa è diventata molto più sicura e sensuale e, bisogna dirlo, in Ruin and Rising Bardugo ci riserva anche una certa dose di trash (di quello innocuo, che fa sempre piacere) per ravvivare un po' l'atmosfera e non rendere tutto eccessivamente cupo. Come al solito e come in ogni suo romanzo, il worldbuilding è un punto di forza, così come la costruzione di lingue e modi di dire ed è innegabile che la protagonista, Alina, abbia avuto un'evoluzione che va di pari passo con quella dell'autrice.
Le donne del Grishaverse
By @kevinwada
Qui, sebbene si senta un po' in certi punti la mancanza di un personaggio carismatico, c'è molto più spazio per la sua introspezione e la lenta consapevolezza di poter essere abbastanza per sè stessa e per poter decidere il proprio futuro, a dispetto della guerra o degli intrighi di corte. Capisce di avere in sè sia luce che oscurità e che nessuna delle due può prevalere, poiché entrambe possono essere accecanti e un eccesso di ognuna impedisce di vedere la tridimensionalità. Arriva ad accettare tutto di sè, anche i suoi lati negativi e smettere di cercare di essere la perfezione che gli altri si aspettano. Come già accennato, alcuni personaggi centrali dei due capitoli precedenti, in questo volume restano un tantino sullo sfondo, come Nikolai o il Darkling, eppure questo non solo dà alla protagonista la possibilità di sbocciare, ma anche ad altri personaggi di emergere: Zoya viene approfondita, Genya deve fare i conti con le sue cicatrici e Mal, forse, riesce a fare un po' di autocritica e capire di non essersi sempre comportato bene con Alina. Il ritmo del libro è estremamente incalzante, si divora in pochissimo tempo, i dialoghi sono verosimili, molto ben costruiti e divertenti e il ritmo a precipizio fa un po' disperare il lettore che, a cinquanta pagine dalla fine, non ha ancora idea di come i personaggi a cui si è affezionato verranno fuori da certe situazioni scomode. I dialoghi e i flussi di coscienza fanno percepire la sofferenza della protagonista come se fosse la propria e il cuore del lettore si spezza numerose volte prima del finale. La chiusura non è realistica in tutti i punti, il libro non è tecnicamente perfetto, eppure riesce a commuovere con questo finale dolceamaro, in cui Alina un po' vince e un po' perde e forse fa scendere qualche lacrima (non a me, io non ho emozioni, no sto piangendo, è una reazione allergica all'umanità...).
Se i primi capitoli della saga erano un po' acerbi, qui si vede molta più maturità sia dal punto di vista della scrittura, sia dei temi trattati, ma soprattutto per quanto riguarda il coinvolgimento emotivo. Se c'è una cosa che quest'autrice cerca sempre di insegnare ai propri lettori è che ognuno deve essere sè stesso, senza porre alcuna condizione alla propria libertà. Ora correte a leggere la dilogia di Sei di Corvi (qui la recensione) prima che esca la serie tv il 23 aprile. Veloci!



martedì 26 aprile 2022

La Legge dei Lupi

 Ciao, bella gente! Oggi parliamo di La Legge dei Lupi. Bando alle ciance: ringrazio la mia amica Bea per aver organizzato questo evento e per i confronti durante la lettura, ma soprattutto la ce per avermi dato la possibilità di leggere il libro in anteprima.



  • Titolo: La Legge dei Lupi
  • Titolo originale: The Rule of Wolves
  • Autrice: Leigh Bardugo
  • Traduttrice: Roberta Verde
  • Lingua originale: inglese
  • Codice ISBN: 978-8804738916
  • Casa editrice: Mondadori 

Trama

Il secondo volume della serie Grishaverse "Il re delle cicatrici". Anche in questo secondo e ultimo volume della dilogia ritroviamo tre dei personaggi più amati del GrishaVerse: Nikolai Lantsov, Zoya Nazyalensky e Nina Zenik. I tre, re, generale e spia di Ravka, dovranno continuare insieme la loro lotta per strappare all'oscurità il futuro del loro paese. Altrimenti non potranno che assistere al suo disfacimento definitivo.

Recensione e commento

La Legge dei Lupi, ormai lo saprete, rappresenta il libro conclusivo della serie dedicata all’universo Grisha e sfortunatamente non è esattamente una degna conclusione. 

Zoya che vince pure MasterChef
La narrazione comincia in modo molto più rapido rispetto al primo romanzo (qui la recensione), che invece impiega almeno metà libro a prendere piede, ma la vera macchia, secondo me è Zoya. Zoya è uno dei primi personaggi che incontriamo in Tenebre e Ossa, in cui si pone subito in antagonismo con la protagonista Alina e da quel momento rimane un personaggio macchiettistico, messo lì esclusivamente per creare conflitto e dare un po’ di pepe alla permanenza dell’Evocaluce nel palazzo dei Grisha. Alla luce di ciò, lo sviluppo di Zoya in questa dilogia appare veramente forzato, troppo rapido e, diciamolo, lei è decisamente overpower. Zoya può tutto, molte delle leggi Grisha che avevamo date per assodate nelle serie precedenti vengono stravolte e contraddette, perché lei è altissima, purissima, levissima, lei piega tutte le leggi della fisica con la sola forza di volontà, non esiste l’impossibile se il suo cuore lo desidera e bla bla bla. Queste dinamiche si pongono in netto contrasto con i protagonisti della trilogia e della dilogia dei corvi: la specialità di Alina consisteva paradossalmente nell’essere normale, nella sua umanità, quella dei corvi, invece, stava tutta nelle loro abilità personali usate per il superamento dei propri traumi. Zoya, fondamentalmente, nonostante tutta la crescita (poco credibile) che ha avuto, è una bulla che ottiene tutto e che mai viene rimproverata o punita per essere stata bulla. Manca solo che le facciano vincere MasterChef e facciamo tombola. Non lo so, davvero io non provo nessuna empatia per lei, non riesco a definirla in nessun altro modo che non sia “bulla” e “prepotente”. Allora la gentilezza conquistata con tanta fatica negli altri libri qui risulta vana? Zoya per me è un grande, grande NO. Bardugo ha dimostrato di poter fare di molto meglio di una protagonista che non fa altro che dire “so figa, so bella, so fotomodella” e che non trovi mai qualcuno che la faccia scendere dal piedistallo. Questa ragazzetta insopportabile (scusate, mi sto inalberando, ma davvero, non la sopporto e non capisco come possa essere un personaggio tanto amato) in questo secondo libro prende completamente il sopravvento su Nikolai, qui un po’ rinsavito e tornato un minimo agli antichi splendori, ma che resta decisamente sullo sfondo. Il re di Ravka si meritava decisamente di meglio e anche la loro storia d’amore (o ma dai, non è uno spoiler! Se non lo sapevate allora lo speravate) viene costruita dal nulla, senza che in Il Re delle Cicatrici  ci sia mai alcun indizio, in La Legge dei Lupi non fanno altro che struggersi e farsi gli occhi dolci, solo per non tirarla troppo per le lunghe e arrivare al sodo.

Un sodo, che purtroppo non vale granché la pena di attendere, perché Bardugo commette molti errori tecnici narrativi, quasi da autrice alle prime armi: si dimentica che non si dovrebbe mai riaprire le trame già chiuse, specie se chiuse in modo convincente. Invece qui non sa dove andare a parare e lo dimostra sia con la costruzione della storia, che non va da nessuna parte sensata, ma lo fa anche attraverso i troppi punti di vista presenti nel libro. Ogni volta che Bardugo non sa come mostrare un evento che ai lettori serve sapere allora inserisce un nuovo punto di vista. È questa è una cosa che fanno gli autori che non sanno scrivere, è un espediente scadente per veicolare le informazioni. Sappiamo che esiste la gestione dei punti di vista multipli già in Sei di Corvi, ma lì non solo le voci dei personaggi erano inequivocabili e uniche, ma erano sempre le stesse dall’inizio alla fine del libro, senza saltare dai protagonisti ai personaggi secondari solo da un certo punto del libro in poi, senza un movente narrativo convincente. La Legge dei Lupi sembra una fanfiction e pure di quelle brutte, non tanto per la prosa, che è meravigliosa e migliorata in modo abissale rispetto al primo libro del Grishaverse, ma per la struttura, perché sembra davvero una storia che non sa dove deve andare e scritta da un’autrice che non ha mai scritto altro e che riunisce in un mapazzone tutti i personaggi che piacciono al pubblico. Tenere in vita i personaggi in questo modo è compito delle fanfiction, non delle autrici. Chi narra qualcosa serve la storia che scrive, non dovrebbe preoccuparsi di far contento il pubblico tenendo in vita personaggi morti e sepolti in libri precedenti solo perché amati molto da* fan della saga. Potenzialmente, la dilogia-che-doveva-essere-su-Nikolai-e-invece-è-su-Zoya aveva tantissime svolte narrative interessanti possibili, ma Bardugo ha scelto la strada del fanservice e, fallendo, preferisce rimuginare sul latte versato, invece di inventarsi un nuovo cattivo o risolvere i conflitti che già esistono nell’intreccio. E nonostante ciò, riesce comunque a scrivere un finale aperto che vanifica tutta la trilogia su Alina e il libro viene chiuso con la sensazione di aver perso tempo. Come se non bastasse, se da un lato abbiamo Zoya che tutto può, tipo i PowerRangers, dall’altro Bardugo si accanisce ingiustamente verso personaggi che almeno una gioia nella loro esistenza se la meritavano. Invece manco quella, abbiamo capito che Zoya è la sua preferita, gli altri possono morire malissimo senza una ragione (e se avete letto altre recensioni, come quella di Echi in Tempesta sapete che io non mi scaglio contro le morti dei personaggi principali se hanno un motivo).

Unico faro in questa notte buia e senza stelle, in cui piove a dirotto, non c’è nemmeno un muretto a secco dove potersi riparare e per di più domani devi andare al lavoro è Nina. Nina è l’unica in questa dilogia che abbia uno sviluppo sensato: ha una missione da compiere e la sua storyline è il proseguimento del suo percorso personale. È una rinascita che non ha bisogno di disfare ciò che è stato fatto nei libri precedenti per dare a questa donna straordinaria uno sviluppo interessante ed emotivamente toccante. Davvero, grazie, Nina, per aver reso questo i libro sopportabile, anche se a mala pena. 

In conclusione, La Legge dei Lupi è un libro brutto che chiude un mondo meraviglioso e lo termina, sfortunatamente, in modo indegno, distorcendo e disfaldo tutte le certezze che i lettori avevano dalle prime due serie, un po’ come se fossimo tornati alla trilogia ma sotto acidi. L’unico motivo per leggere la dilogia, che doveva essere su Nikolai, ma che invece è su Zoya, è per completezza, per non lasciare la serie del Grishaverse incompiuta.

Bardugo, ti prego, stai ferma e non scrivere altro su questo mondo e lascialo morire con dignità. A un certo punto bisogna dire addio, specie quando le idee (buone) sono finite.

Noi

Titolo: Noi Titolo originale: Nous Autrice: Christelle Dabos Traduttore: Alberto Bracci Testasecca Lingua originale: francese Codice ISBN: C...