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martedì 10 gennaio 2023

Hell Bent

  • Titolo: Hell Bent - Portale per l’Inferno
  • Titolo originale: Hell Bent
  • Autrice: Leigh Bardugo
  • Traduttrice: Roberta Verde
  • Lingua originale: inglese
  • Codice ISBN: 9788804770428
  • Casa editrice: Mondadori

Trama


Trovare un portale per il mondo sotterraneo e rubare un'anima dall'inferno. Un piano semplice, se non fosse che le persone che compiono questo particolare viaggio raramente tornano indietro. Ma Galaxy "Alex" Stern è determinata a liberare Darlington, anche se questo le costerà il futuro alla Lethe e a Yale. Impossibilitate a tentare un salvataggio perché non possono accedere alle risorse della Nona Casa, Alex e Pamela Dawes, l'assistente di ricerca, mettono quindi insieme una squadra di dubbi alleati per salvare il "gentiluomo della Lethe". Insieme, dovranno navigare in un labirinto di testi arcani e artefatti bizzarri per scoprire i segreti più gelosamente custoditi dalla società, infrangendo ogni regola. Ma quando i membri della facoltà iniziano a morire, Alex sa che non si tratta di semplici incidenti. Qualcosa di letale è all'opera a New Haven e, se vuole sopravvivere, dovrà fare i conti con i fantasmi del suo passato e con l'oscurità insita nelle mura dell'università. Denso di storia e ricco di colpi di scena nello stile di Bardugo, Hell Bent dà vita a un mondo intricato e indimenticabile, pieno di magia, violenza e mostri fin troppo reali.


Recensione e commento

Hell Bent è un romanzo che attendevo con ansia e temevo di leggere al tempo stesso: dopo il passo falso dell’ultima dilogia del Grishaverse temevo che Bardugo si fosse persa e avesse finito gli argomenti da trattare con profondità. Sono contenta di essere stata smentita. Ho amato questo libro ed è all’altezza del primo volume, La Nona Casa.
Hell Bent è praticamente identico al suo predecessore per struttura narrativa, ma non dovendo presentare i
personaggi, né spiegare l’ambientazione o le regole del sistema magico, la storia parte direttamente dalle vicende e dai problemi da affrontare. La narrazione, quindi, è più veloce rispetto a La Nona casa, ma non a precipizio per i primi due terzi del romanzo, perché Bardugo sta comunque tirando le fila di una storia che mi ero illusa di aver compreso dove volesse andare a parare, per poi prendere una sterzata totalmente inaspettata e insospettabile, in cui i pezzi del puzzle vanno insieme solo nell’ultimo quarto, esattamente come nel primo libro. Dato che non ci sono troppe spiegazioni da dare, la voce narrante può concentrarsi sull’approfondimento psicologico dei personaggi, non sono Alex, ma anche Dawes (mi perdonerete, ma la mia maestra alle elementari mi ha insegnato che non si mette mai l’articolo davanti ai nomi propri e non voglio deluderla) e Turner. La prima si dimostra una donna chiusa in sé stessa ma con un nucleo morale intatto, pronta a combattere per le persone che ama e per i propri princìpi, forse con paura, ma mai facendosi vincere da essa. Turner è un personaggio che potrebbe esserci venuto un po’ a noia in La Nona Casa, mentre qui si dimostra ambizioso, con un codice etico personale non sempre socialmente accettabile, ma comunque anche lui sempre disposto ad andare fino all’inferno e ritorno per le persone che pensa se lo meritino. Questa è la chiave di lettura che personalmente ho dato al coniglio in copertina: un animale fragile, talmente pavido che muore di infarto per la paura e che rappresenta i nostri punti deboli, ma al tempo stesso anche ciò che sembra e in realtà non è, la superficie che ci viene mostrata. 

Alex, dal canto suo, è psicologicamente trasfigurata dopo il finale di La Nona Casa, ma non ha ancora fatto pace con tutto quello che è successo nella sua vita, ha ancora i fantasmi del passato che le fanno visita, non solo perché non li ha affrontati, ma soprattutto perché non li ha accettati e quindi seguitela in questa catabasi dentro sé stessa, con la certezza che Alex è quasi un’antieroina, una protagonista molto lontana da quelle a cui siamo abituate. Alex vuole sopravvivere a tutti i costi, nonostante le difficoltà, il che non sempre coincide con il desiderio di fare la cosa giusta. Non poteva, quindi, esserci titolo migliore di “hell bent”, che in gergo significa proprio andare avanti nonostante le difficoltà, le conseguenze avverse e le minacce. 

Per questi motivi ho trovato molto apprezzabili le citazioni della Divina Commedia, che non si trasformano mai in plagio e hanno, anzi, un tocco del tutto personale e un rinnovato significato che si presta a varie interpretazioni. L’inferno a cui Bardugo fa riferimento è al tempo stesso luogo fisico, mentale e metaforico. Ma se Dante dice che bisogna lasciare ogni speranza prima di entrarci, Alex e la sua compagnia ci entrano proprio perché non vogliono abbandonarla e ad essa si aggrappano con le unghie e con i denti. È un luogo che ha molte entrate, perché sono vari i modi per entrare all’inferno, sono tanti i modi per condannarsi. In quest’ottica, la loro catabasi è un viaggio dentro di sé che si avvicina quasi a quello del Mare senza Stelle. Non ci sono torture peggiori di quelle che ci autoinfliggiamo e qui arriva il nuovo tema trattato dall’autrice attraverso i morti e i demoni: il passato che ci perseguita e che torna a farci visita, quando cerchiamo di andare avanti senza affrontarlo davvero. Guardarci dentro, affrontare il nostro inferno personale può distruggerci, ma potrebbe anche farci uscire a riveder le stelle. I nostri traumi del passato e le nostre fragilità, quelle che ci rifiutiamo di avere e non ammettiamo nemmeno nella nostra testa, sono esattamente le azioni che quando vengono condivise possono mostrare chi siamo e rendere possibile agli altri amarci nonostante (o in virtù) di esse. Possono costituire il motivo per il quale qualcuno compie un viaggio fino all’inferno per noi, con la sicurezza che noi faremmo lo stesso al suo posto, perché quella persona ha visto la nostra parte peggiore e noi la sua e nonostante ciò non ne abbiamo paura; e così i ruoli di Dante, Virgilio e Beatrice possono sovrapporsi, mescolarsi o scambiarsi. L’inferno di Bardugo si contrappone a quello dantesco nel suo ruolo, dato che Alex e combriccola, come Dante, ci entrato ancora in vita, perché è un luogo da cui si può uscire, anche più volte e con enorme fatica, ed è per questo che la speranza non deve essere abbandonata. Eppure, nonostante questo importante messaggio di fondo, non c’è poesia, né idealizzazione, né solennità nel modo di raccontare questo viaggio ultraterreno e psicologico, non c’è altisonanza, ma solo realismo e cinismo, solo le solite passioni umane mostrate senza filtri dal loro angolo peggiore. 

Anche qui ci sono dei parallelismi e dei dualismi, quando la voce narrante ci parla dei luoghi, mentali o fisici, degni di essere chiamati casa, che possono anche essere pieni di cadaveri, fantasmi e ricordi e che possono anche andare a fuoco o meritare di farlo. E anche qui ci sono situazioni in cui si dovrebbe lasciare andare ma non ci si persuade a farlo. 

Presentissima è l’atmosfera dark academia: qui, rispetto ad altri libri di recente pubblicazione, la conoscenza è davvero un massacro. È sangue versato, più spesso a spese altrui che proprie, potere, sporcizia e corruzione. Bardugo ha fatto chiaramente tantissime ricerche storiche, letterarie e geografiche per poter scrivere Hell Bent e si vede, perché anche da un punto di vista stilistico questo è forse il libro migliore che abbia mai scritto, con una prosa degna del contenuto che racconta e con una maestria tale da risultare senza sforzo. Unica nota dolente, personalmente ho trovato la parte thriller troppo sullo sfondo e dimenticata, per quanto alla fine del romanzo ogni pezzo vada al suo posto e formi un quadro perfetto a posteriori mi sembra comunque un microscopico difetto. 

Portal fantasy, bangasian fantasy, urban fantasy, metaromanzo, romanzo psicologico, paranormal noir: Hell Bent è un libro che trascende il genere ed è all’altezza del primo capitolo della saga, composta da quattro libri, secondo Good Reads e tre secondo una diretta Instagram della stessa Bardugo. Il finale si presta perfettamente ad agganciarsi a un terzo libro che non vedo l’ora di leggere, sperando che la qualità rimanga immutata o vada in crescendo.

Quindi non posso che rassicurarvi su questa lettura: vale la pena di leggere Hell Bent e di avere aspettative alte, perché Bardugo è tornata.

mercoledì 28 ottobre 2020

La Nona Casa


  • Titolo: La Nona Casa
  • Titolo originale: The Ninth House
  • Autrice: Leigh Bardugo
  • Traduttrice: Roberta Verde
  • Lingua originale: inglese
  • Codice ISBN: 978-8804721871
  • Editore: Mondadori


 Trama

 Galaxy "Alex" Stern è la matricola più atipica di tutta Yale. Cresciuta nei sobborghi di Los Angeles con una madre hippie, abbandona molto presto la scuola e, giovanissima, entra in un mondo fatto di fidanzati loschi e spacciatori, lavoretti senza futuro e di molto, molto peggio. A soli vent'anni, è l'unica superstite di un orribile e irrisolto omicidio multiplo. Ma è a questo punto che accade l'impensabile. Ancora costretta in un letto d'ospedale, le viene offerta una seconda possibilità: una borsa di studio a copertura totale per frequentare una delle università più prestigiose del mondo. Dov'è l'inganno? E perché proprio lei? Ancora alla ricerca di risposte, Alex arriva a New Haven con un compito ben preciso affidatole dai suoi misteriosi benefattori: monitorare le attività occulte delle società segrete che gravitano intorno a Yale. Le famose otto "tombe" senza finestre sono i luoghi dove si ritrovano ricchi e potenti, dai politici di alto rango ai grandi di Wall Street. E le loro attività occulte sono più sinistre e fuori dal comune di quanto qualunque mente, anche la più paranoica, possa immaginare. Fanno danni utilizzando la magia proibita. Resuscitano i morti. E, a volte, prendono di mira i vivi.


Fanart trovata su Pinterest

Recensione e commento 
  
Avere un arco di crescita come quello della signora Bardugo non è cosa da tutti: qui ci troviamo davanti a un adult che tratta tematiche di una certa rilevanza senza mai essere ripetitiva e senza mai ricordare i libri precedenti, se non per lo stile, che migliora di giorno in giorno, e lo schema narrativo.
Immagine dal web
Partendo da un'analisi preliminare del libro, la narrazione è in terza persona con focalizzazione interna, simile a Sei di Corvi (vi lascio qui la recensione), tuttavia nessuno dei personaggi ricalca qualcuno di quelli già creati in precedenza dall'autrice, anzi, sono tutti nuovi e con una personalità ben definita, soprattutto Galaxy, detta Alex, la protagonista. Galaxy è una ragazza con dei poteri paranormali, nello specifico riesce a vedere i fantasmi. Solo lei. Questo la porta, gradualmente, in una spirale autodistruttiva che finirà quasi con l'annichilirla, se non le venisse offerto il ruolo di Dante (è incredibile quanto la Divina Commedia continui a influenzare le opere letterarie ancora di oggi) all'università di Yale per la Lethe, un'organizzazione che pratica la magia. Potrebbe sembrare uno spoiler, ma stiamo parlando di quello che succede nelle prime dieci pagine, ed è importante specificarlo adesso, perché la trama sarà fitta di avvenimenti paranormali, che in realtà l'autrice utilizzerà come allegoria della realtà in cui viviamo, specialmente in quella statunitense, fatta di un capitalismo che schiaccia l'individuo, che non dà voce a chi non ha il potere del denaro. Il modo in cui Bardugo riesce ad affrontare la tematica del divario sociale è semplice, ma efficace: i fantasmi cercano sempre di comunicare, ma nessuno li ascolta. Non c'è nient'altro che desidererebbero più di vivere, eppure non ne hanno la possibilità. Esistono, ma nessuno li ascolta. Galaxy stessa, nonostante sia viva, era un'invisibile fino a poco prima di entrare a Yale e la sua unica ambizione nella vita era avere abbastanza denaro per arrivare al giorno successivo. Perché solo chi ha soldi da buttare può permettersi di sputarci sopra e non ammetterne l'importanza. Anche il mondo magico in cui ci immerge l'autrice non è un mondo meraviglioso, in cui la magia rende le cose migliori, ma anzi, è sempre al servizio del potente e del dio denaro. In questo contesto, la Lethe è un richiamo al fiume Lete molto conosciuto dai classicisti e in questo caso rappresenta la divisione tra "noi" e "loro", non sono tra i vivi e i morti, ma tra chi può e non può, tra chi ha tutto e chi non ha niente. Galaxy ha la capacità di comunicare con l'altra parte, perché lei stessa è metaforicamente un mix, una persona a cui non si possono affibbiare etichette: non si comprende bene quale sia la sua etnia e lei stessa non sa chi è, non usa nemmeno il suo vero nome, preferendo, invece, Alex. 
Immagine dal web
Ma le etichette e i nomi, in qualche modo, hanno un potere in questo mondo, perché indicano l'appartenenza a un gruppo e lei lotta spasmodicamente da tutta la vita per fare parte di qualcosa, riuscendoci veramente solo quando si accetterà davvero, in un arco di crecita che ribalterà i ruoli di Dante e Virgilio, quando sarà lei a salvare il mentore. In questo senso, è ricorrente la figura del serpente, che ha una simbologia ambivalente, poiché da un lato cambia pelle, il che indica la capacità di Alex di adattarsi alle situazioni, dall'altra, il serpente è un animale che morde e può essere pericoloso, se solo ne trova la forza. La sua formazione, mostrata anche attraverso il progredire delle stagioni, da inverno a estate, non sarà facile, perché Leigh Bardugo riesce a creare dei personaggi tremendamente veri, e nella realtà nessuno è perfetto, nemmeno la protagonista di questo libro che è spesso dilaniata da dubbi, dovendo decidere tra la sua integrità morale di individuo e il vil denaro, la vita tranquilla. La critica dell'autrice alla società in cui viviamo non si ferma qui, anzi, è appena all'inizio, poiché vi sono numerosi passaggi in cui viene spiegato in modo molto profondo e sfaccettato quanto, in questo mondo e nell'altro, contino solo le apparenze, solo quello che facciamo credere agli altri, perché spesso più  importante che essere è apparire. In questa circostanza, il topos letterario, ultimamente molto sfruttato nei libri usciti in questo periodo, del ballo in maschera, non risulta affatto scontato o fuori luogo, o trito, come invece è apparso in altri romanzi, poiché qui viene sfruttato a dovere: tutti indossiamo una maschera, quella che gli altri si aspettano o quella che noi ci aspettiamo che vogliano vedere, e fingiamo di divertirci, soprattutto quando non è così. Siamo costantemente alla ricerca di altro da noi stessi. Ma non solo dobbiamo apparire e divertirci: dobbiamo apparire più degli altri, divertirtci meglio degli altri, come un una costante gara con l'altro che non esiste in altro posto se non nelle nostre menti.
Un altro tema sul quale Leigh Bardugo si sofferma è quello dello stupro, soprattutto quello quasi endemico che avviene nei campus americani, i cui numeri sono spaventosi. Pur trattando questo tema con ferocia, senza mai risparmiare la crudeltà delle vicende al lettore, Bardugo non risulta mai volgare e soprattutto non fa mai passare la vittima come colpevole o il colpevole come vittima. Anche in questo caso, l'allegoria dei fantasmi risulta calzante, poiché Alex subisce delle cose, ma nessuno le crede, perché non ci sono le prove. In qualche modo, è sempre colpa sua, o di chi muore perché spacciava, o ancora di chi non riesce ad arrivare al giorno successivo per mancanza di soldi. In questo mondo, che non è poi così fantastico, ma anzi, è esattamente quello in cui viviamo, c'è sempre il Fiume Lete, questa linea tracciata che non consente sfumature nella realtà e divide tutto a metà come un campo di battaglia, un costante noi vs loro, un bianco e nero senza scale di grigio. Fa paura fermarsi a pensare a questa assurdità, per questo La Nona Casa è il libro che tutti dovremmo leggere, senza distinzioni tra "noi" e "loro", perché esiste solo un unico grande "noi", senza alcuna linea tracciata per terra a dividerci.
 
Se proprio si deve trovare una nota negativa in questo libro, essa non sta nel libro in sé, quanto nella traduzione che, sebbene sia in generale molto ben fatta, in alcuni punti lascia un po' a desiderare, a causa di traduzioni letterali o false friends tradotti male. A parte questo, anche in questo caso la Bardugo si dimostra una linguista eccellente. Già in Shadow and Bone e Sei di Corvi (vi lascio qui la recensione) aveva mostrato delle capacità linguistiche affatto trascurabili, ma in questo caso si cimenta persino con il ladino, ovvero un dialetto giudeo-spagnolo (così come altre lingue, ad esempio il latino) che dimostrano nuovamente l'unicità della protagonista e la sua impossibilità di entrare in una casella. Per nessuno, nemmeno nella realtà, è facile comprendere e accettare, che non rientrare in una casella è un vantaggio, una ricchezza, qualcosa che può cambiare il mondo.
La Nona Casa non è un libro facile, ma in qualche modo è un libro per tutti, che lascia allo stesso tempo arricchiti e svuotato una volta chiuso.
Ottimo lavoro, Leigh!

martedì 15 marzo 2022

IL Re delle Cicatrici

 Bentornata sul blog, bella gente! La recensione di oggi riguarda, come avrete già letto nel titolo, Il Re delle Cicatrici, della mia Queen Leigh Bardugo. Ringrazio la casa editrice per avermi dato l’opportunità di leggere questo libro in anteprima e la mia amica Bea per aver organizzato. Buona lettura!

  • Titolo: Il Re delle Cicatrici
  • Titolo originale: King of scars
  • Autrice: Leigh Bardugo
  • Traduttrice: Roberta Verde
  • Lingua originale: inglese
  • Casa editrice: Mondadori

Trama

Nikolai Lantsov, sovrano di Ravka, corsaro, soldato, secondogenito di un re disonorato, ha sempre avuto un'innata propensione alle situazioni difficili, ma questa volta sembra dover fare i conti con qualcosa di impossibile, qualcosa che nessuno, tra la popolazione di Ravka, potrebbe mai immaginare. Come se non bastasse, per arrestare l'avanzata dei nemici che si assiepano lungo i confini del regno, il giovane re deve trovare un modo per riempire le casse dello Stato, stipulare nuove alleanze e fermare il nuovo pericolo che minaccia quello che un tempo è stato il glorioso esercito Grisha. Al suo fianco, però, c'è la fedele Zoya Nazyalensky, leggendario generale Grisha, che non si fermerà di fronte a nulla pur di aiutare Nikolai ad affrontare e sconfiggere il potere oscuro che alberga nelle profondità del suo cuore e che, rafforzandosi di giorno in giorno, minaccia di distruggere tutto quello che ha costruito. Zoya sa infatti che, come i Grisha non possono sopravvivere senza Ravka, tantomeno Ravka può sopravvivere a un re tanto indebolito. Nello stesso momento, nelle terre fredde del Nord, Nina Zenik sta combattendo la sua personale guerra contro coloro che vorrebbero spazzare via per sempre i Grisha. Ma per sconfiggere i pericoli che la attendono, sarà costretta a scendere a patti con il proprio terrificante potere e ad affrontare il dolore profondo e lacerante che porta nel cuore. Re, generale e spia di Ravka: tutti e tre nel corso del loro viaggio dovranno spingersi oltre i confini tra scienza e superstizione, magia e fede, rischiare il tutto per tutto per salvare una nazione spezzata, e accettare che alcuni segreti non sono fatti per restare sepolti e che certe ferite non sono destinate a guarire.

Recensione e commento 

Prima o poi questo momento doveva arrivare e devo ammettere che per una volta mi sono preparata psicologicamente in anticipo: Bardugo ha cannato, anche se non di tanto, perché le problematiche di Il Re delle Cicatrici potevano essere più esacerbate di così (non canto vittoria, devo ancora leggere La Legge dei Lupi, il secondo della dilogia su Nikolai).

Il nostro amato re di Ravka, Nikolai Fucking Lanstov
Andando con ordine, si vede chiaramente la crescita di Bardugo a livello autoriale: la prosa è cresciuta verticalmente rispetto a Tenebre e Ossa e i dialoghi sono ben scritti e abbastanza realistici, oltre che pungenti e sarcastici. Il problema di questo libro non è la forma, che va benissimo, ma la sostanza, perché fondamentalmente non ha una trama su cui costruire una storia avvincente. Infatti, Il Re delle Cicatrici non è incalzante e non è ricco di avvenimenti, per tutta la prima parte non si sa bene dove l’intreccio voglia andare a parare, ma non in modo positivo, non domandandosi cosa succederà dopo, semplicemente, si ha la sensazione che non ci sia sufficiente carne al fuoco per costruirci un romanzo da 400 pagine. La parte interessante è costituita dai personaggi: finalmente in questo libro abbiamo una sintesi delle due serie precedente, ci sono personaggi della trilogia di Tenebre e Ossa e di Sei di Corvi e di tutti loro ci viene mostrato il loro lato psicologico, di come vivano le conseguenze della guerra e delle avventure che hanno vissuto. Per questo motivo, è comprensibile che il nostro bene amato re di Ravka, Nikolai, sia meno brillante del solito, con tutte le situazioni che ha da affrontare, e che Nina non sia più allegra e di buon umore. Insopportabile è, però, Zoya, da moltissime persone amata, ma io non la reggo proprio e onestamente, mi sarei anche stancata di personaggi il cui carattere difficile viene sempre giustificato con dei traumi infantili che li hanno fatti diventare così. Questo tipo di sviluppo del personaggio, in cui è il trauma a caratterizzarne la personalità, a questo punto non fa che farmi alzare gli occhi al cielo: i traumi li abbiamo avuti tutte e tutti nella nostra vita, ma alcune persone colgono l’occasione per diventare gentili, invece di peggiorare. I traumi sono fatti per essere superati, non per diventare un salvacondotto. Lo sviluppo personale dei nostri beniamini è l’elemento più interessante del romanzo, ma non lascia spazio all’avventura e dà più la sensazione che l’autrice non volesse lasciare andare il mondo che ha creato, per pura nostalgia. Tuttavia, ci sono dei momenti autenticamente toccanti, alcuni lutti che vengono finalmente affrontati ed elaborati, anche in maniera corretta, ma i lati positivi del libro riguardano più che altro sottotrame dei libri precedenti, piuttosto che quelle che qui vengono create.
       Il finale col botto è sicuramente un punto a favore che invoglia a continuare la lettura, anche se personalmente sto cercando di non farmi illusioni (così magari La Legge dei Lupi mi piacerà, se riesco a tenere basse le aspettative) e va detto anche che lo sviluppo di Zoya e la sua storyline vanificano moltissimo dì quanto è stato detto sul sistema magico del Grishaverse fino a questo punto. La sensazione è che Bardugo non avesse idee a sufficienza per creare un nuovo antagonista e degli avvenimenti capaci di far vivere ai nostri protagonisti delle avventure che esulino dalle proprie abilità magiche. Zoya appare overpower in tantissime occasioni, ma nel finale in modo particolare proprio perché la trama prende una piega che fa quasi adirare perché toglie le poche certezze sul sistema magico a chi legge.
    Nikolai nell’ultima parte del romanzo è praticamente irriconoscibile: ha una regressione caratteriale non compatibile con i semplici traumi che ha vissuto e addirittura arriva a mettere in discussione la propria ambizione e la propria giustezza per il ruolo che ricopre. Lui, l’uomo innamorato di Ravka e che ha fatto tutto per lei si piange addosso come un ragazzino e diventa quasi un personaggio passivo.
    Nina, invece, ha probabilmente la storyline più interessante e più stimolante: non è più la ragazza che conosciamo nella dilogia sui corvi, alla fine del suo viaggio è una persona diversa. Lei affronta veramente le sue ferite e cerca un nuovo scopo, senza tentare di scappare dalla sua sofferenza, ma nemmeno usandola come giustificazione. Nella storia che la riguarda, staccata momentaneamente dalla trama principale, troviamo il discorso luce-oscurità trattato in maniera molto più complessa e più allegorica rispetto a quella che riguarda Zoya e Nikolai, poiché se all’inizio poteva essere interessante vedere come Nikolai cercasse di combattere contro il suo mostro interiore, rappresentazione dell’irrazionale e dell’istinto, alla fine quella parte diventa davvero troppo, troppo letterale. Nella storia che riguarda Nina troviamo lo yin e lo yang; un po’ di bontà esiste dove pensava non ce ne sarebbe mai stata e allo stesso tempo ci sono nuovi elementi da mettere in discussione: si può contemporaneamente essere bravi padri e cattive persone? Spero davvero che Bardugo riservi qualche piccola gioia a Nina nel prossimo libro, perché il suo sviluppo mostra come questo personaggio meriti tutto il bene del mondo.

 Ultima specificazione importante, mi raccomando, leggete Le Vite dei Santi solo DOPO questo libro, se volete evitare gli spoiler. 

In sostanza, Il Re delle Cicatrici è un libro carino, ma che non stupisce, lontano dall’incalzante Il Regno Corrotto e dai temi complessi trattati in La Nona casa. Decisamente immancabile per chi non vuole abbandonare il Grishaverse, ma sconsigliato per chi cerca un libro che tenga incollati alle pagine.


Come leggere i libri di Leigh Bardugo per non avere spoiler:
  1. Tenebre e Ossa
  2. Assedio e Tempesta
  3. Rovina e Ascesa
  4. Sei di Corvi
  5. Il Regno Corrotto
  6. (Opzionale) The Language of Thorns (inedito in Italia)
  7. Il Re delle Cicatrici
  8. Le Vite dei Santi
  9. The Rule of Wolves (edito prossimamente in Italia, il 19 aprile 2022)
Altri (non Grishaverse)
  • Wonderwoman

lunedì 20 novembre 2023

La Lingua delle Spine

Ciao, bellezze, sono felicissima di ritrovarvi oggi sul blog per questa uscita attesissima. Per questo evento ringrazio la mia amica Franci e l’editore per averci dato la possibilità di leggere il libro in anteprima.

  • Titolo: La Lingua delle Spine
  • Titolo originale: The Language of Thornes
  • Autrice: Leigh Bardugo
  • Illustratrice: Sara Kipin
  • Traduttrice: Roberta Verde
  • Lingua originale: inglese
  • Codice ISBN: 9788804
  • Casa editrice: Mondadori
Trama


Un mondo di oscuri affari stipulati al chiaro di luna, città infestate da spiriti, foreste inquietanti e bestie parlanti. Qui la voce di una giovane sirena può evocare tempeste mortali e un fiume può eseguire gli ordini di un ragazzo innamorato, ma solo a un prezzo indicibile. Ispirandosi a miti, folklore e fiabe, Bardugo ha scritto una raccolta di racconti straordinariamente ricchi di atmosfera, pieni di tradimenti, vendette, sacrifici e amore. Perfetti sia che siate suoi nuovi lettori sia che siate fan accaniti, questi racconti vi trasporteranno in terre familiari e misteriose, in una realtà pericolosamente intessuta di magia che milioni di persone hanno conosciuto e amato attraverso i romanzi del GrishaVerse.

Recensione e commento


Per me Bardugo è per me croce e delizia, per lei ho scritto le recensioni più entusiastiche e quelle più cattive, quindi per me è sempre un piacere tornare nel Grishaverse, per quanto in punta di piedi e talvolta con timore. 

Mentre leggevo La Lingua delle Spine mi ritrovavo a pensare che questo fosse il modo giusto di tenere vivo il mondo secondario tanto amato una volta che le trame sono esaurite, prima ancora di vedere che Bardugo stessa, nella nota finale dice qualcosa del genere. Infatti, La Lingua delle Spine nasce prima di Le Vite dei Santi, ma si muove sullo stesso principio. Se Le Vite dei Santi è un’agiografia e quindi una racconta religiosa, La Lingua delle Spine è invece una raccolta di racconti popolari di tutti gli angoli del mondo creato dall’autrice. Gli stili dei racconti sono i più disparati e vanno dalla favola con animali parlanti, alla fiaba con popolane che cercano l’avventura, al retelling, al romanzo ottocentesco. Nonostante il ricalcare queste forme classiche, i racconti sono molto moderni nei contenuti, mi ha colpita molto specialmente l’indagine del femminile, sempre variegato, a volte vittima e a volte carnefice, ma mai banale o già visto. Molto forte è la componente della sorellanza, che spesso manca nella fiaba classica, dove la strega va annientata e la matrigna uccisa. Ciascun racconto racchiude un colpo di scena e un finale dolceamaro, inaspettato.

Le illustrazioni di Sara Kipin, poi, sono qualcosa di spettacolare, perché fungono letteralmente da cornice al testo, ma con esso progrediscono, perché iniziano in modo minimale per poi aggiungere via via dettagli man mano che la storia va avanti per sfociare in un bellissimo disegno su due pagine che mostra una scena saliente della storia appena letta.

La Lingua delle Spine è un libro perfetto per essere letto in questa stagione, a metà tra la spooky season e il periodo natalizio, perché le ambientazioni sono spesso invernali (c’è persino un racconto che ricalca la storia dello Schiaccianoci di Dumas), ma spesso con una componente disturbante o macabra.

Se volete tornare nel Grishaverse ma non volete buttarvi su libri dalla trama annacquata, La Lingua delle Spine è il libro che fa per voi.

Come leggere i libri di Leigh Bardugo per non avere spoiler:

  1. Tenebre e Ossa
  2. Assedio e Tempesta
  3. Rovina e Ascesa
  4. Sei di Corvi
  5. Il Regno Corrotto
  6. The Language of Thorns (inedito in Italia)
  7. Il Re delle Cicatrici
  8. Le Vite dei Santi
  9. La Legge dei Lupi

Altri (non Grishaverse)




mercoledì 11 novembre 2020

Tenebre e Ossa


Su questo blog era stata già pubblicata la recensione di questo libro in lingua originale (qui), ma l'uscita in italiano è una buona occasione per fare il punto della situazione chiarire alcuni elementi che potrebbero confondere il lettore. 
La Grisha Trilogy ha avuto una storia un po' travagliata in Italia, poiché il primo volume, con il titolo di
 Prima edizione per Piemme
Tenebre e Ghiaccio
, era stato già pubblicato nel 2013 da Piemme, ma, non avendo riscosso molto successo, la serie era stata abbandonata fino a quando i diritti non sono stati acquistati da Mondadori. Quando leggerete questa trilogia (perché la leggerete, la leggerete eccome) dovete tenere conto di tre cose: la prima, la seconda e naturalmente la terza. La prima è che Tenebre e Ossa è letteralmente il romanzo d'esordio di Leigh Bardugo, il che ci porta alla seconda premessa, ovvero che, se avete letto Sei di Corvi e Il Regno Corrotto, il livello sarà leggermente inferiore dal punto di vista della trama. Il terzo punto che il lettore si deve ricordare è che non soltanto la trilogia è antecedente dal punto di vista della pubblicazione, ma anche come cronologia interna dell'universo Grisha, perché qui vengono svelati alcuni retroscena che in Sei di Corvi e Il Regno Corrotto vengono toccati marginalmente e, sebbene le due storie siano molto tranquillamente fruibili in maniera indipendente, al lettore attento non sfuggiranno i dettagli che si ripercuotono da una serie all'altra.
Alina Starkov. Dal web
In questo, Leigh Bardugo è semplicemente leggendaria: non soltanto crea dei personaggi e delle storie estremamente verosimili, ma quello che più di tutto cattura nei suoi libri è l'ambientazione sotto ogni aspetto. Lei cura ogni dettaglio, dalla mitologia, alla religione (entrambe trattate in due volumi ancora inediti in Italia in cui vengono raccolti tutti i miti, le leggende e le vite dei santi raccontati nelle varie saghe), ma anche dal punto di vista linguistico e architettonico. Tutto è estremamente coerente e le lingue di ispirazione nordica vanno di pari passo con palazzi dallo stile russo e paesaggi boscosi e innevati.
Se avete già letto Sei di Corvi (o ancora meglio, La Nona Casa) dovete un po' ridimensionare le vostre aspettative, non perché la storia non sia bella, ma perché, essendo ormai vecchia di quasi dieci anni, il lettore si è abituato a certi espedienti di trama che potrebbero, nel 2020, risultare un po' vetusti e desueti. Al di là di ciò, questa storia ha tutto ciò che ci si aspetta da uno ya, non soltanto il romance, ma anche e soprattutto la ricerca di sé stessi e la crescita personale, che nei romanzi di questa autrice è sempre estremamente verosimile e a tratti commovente. Se avete seguito la diretta che ha fatto in occasione del Lucca comics (trovate qui il link se volete recuperarla) lei stessa ha parlato di come per i suoi personaggi i traumi subiti funzionino come un'occasione di riscatto e un modo per creare legami con il prossimo e, facendosi aiutare, crescere diventando altro dalla propria ferita, che resta sempre lì, senza però caratterizzare l'esistenza di una persona. In questo romanzo troverete anche questo: personaggi che cercano la loro strada e si discostano dall'etichetta che la società ha affibbiato loro e l'eterna lotta tra Lato Oscuro e Lato Chiaro della Forza, per così dire, alla costante ricerca di un equilibrio, perché in entrambi i casi, si rischia di rimanere accecati.
Ricapitolando: dovete leggere questa serie, ma nel farlo dovete tenere conto del periodo in cui è stata scritta, della cronologia interna dell'universo Grisha e del fatto che Leigh Bardugo ha avuto una crescita semplicemente spaventosa come artista, dal momento che questa a questa prima opera ne seguiranno altre di valore addirittura superiore. 
 


mercoledì 17 novembre 2021

Le Vite dei Santi

Ciao, bella gente! Oggi parliamo di nuovo di Queen Bardugo. Pensavate che ormai avessi smesso di parlarne. E invece no. Quindi procediamo, ringrazio Beatrice per aver organizzato l’evento e la casa editrice per il file in anteprima.

  • Titolo: Le Vite dei Santi
  • Titolo originale: The Lives of Saints
  • Autrice: Leigh Bardugo
  • Illustratore: Daniel J. Zollinger
  • Traduttrice: Roberta Verde
  • Lingua originale: inglese
  • Codice ISBN: 978-8804738923
  • Editore: Mondadori

Trama

Direttamente dalle mani di Alina Starkov alle vostre, la riproduzione fedele della Istorii Sankt'ya , per permettervi di entrare nelle pieghe più profonde dell'amatissimo universo creato da Leigh Bardugo. Una raccolta di storie che raccontano le vite, i martirii e i miracoli dei Santi a voi più familiari, come Sankta Lizabeta delle Rose o Sankt Ilya in Catene, ma anche le vicende più strane e meno conosciute, come quelle di Sankta Ursula, Sankta Maradi e del Santo senza Stelle. Una collezione resa ancora più preziosa dalle tavole a colori che accompagnano ogni storia.

Recensione e commento

 Bardugo è una di quelle autrici che. In un modo o nell’altro riesce sempre a farmi emozionare. Anche quando scrive dei romanzi con problemi oggettivi di stesura della trama, come Rovina e Ascesa (qui la recensione), quando chiudo il libro ho la sensazione che si ha alla fine di una vacanza: si saluta gli amici e si dice “non perdiamoci di vista”, ma in fondo al cuore si sa che non ci si rivedrà più. Ecco, a me Bardugo dà questa sensazione sempre e anche quando scrive qualcosa con dei difetti, comunque non cambierei una parola.

Le vite dei santi, tuttavia, non è un libro con dei difetti, anzi, è di fatto un libro di approfondimento per chi ha amato il Grishaverse e il suo contenuto è esattamente quello che promette il titolo: si tratta di un’ agiografia sui santi che abbiamo imparato a conoscere tramite la prima trilogia (qui tutte le recensioni) e la dilogia dei corvi. In realtà, ci sono anche dei piccoli spoiler relativi alla serie dedicata a Nikolai, King of Scars e Rule of Wolves, per cui il mio consiglio non richiesto è di leggere i libri in ordine di pubblicazione in originale se siete delle persone che detestano gli spoiler anche se minori; diversamente questo libro è tranquillamente godibile anche singolarmente, poiché si tratta, nei fatti, di una raccolta di racconti scritta con uno stile fiabesco alla fratelli Grimm. La cosa interessante di quest’agiografia è che chi legge conosce già la vita di alcuni di questi santi nella realtà della storia, mentre nelle mitizzazione del martirio molti avvenimenti vengono mostrati sotto una luce diversa, resi leggendari, cambiati e la banalità dei fatti veri diventa improvvisamente magica e straordinaria. Ovviamente, come c’era da aspettarsi, molte delle persone di cui si parla, sono morte per martirio, quindi il finale è spesso e volentieri crudo, il che aggiunge una tinta dark alla Fratelli Grimm all’atmosfera generale della raccolta. A rendere questo libro ancora più prezioso sono le illustrazioni: spesso sembrano dei veri e propri dipinti o degli affreschi simili a quelli che si trovano nelle chiese, a volte con tanto di figure contornate da foglia d’oro, tratto tipico sia della pittura sacra medievale, sia dell’iconografia bizantina, ovvero di una corrente artistica tipica del territorio da cui l’autrice ha preso ispirazione per la creazione del suo universo.

Un altro punto molto favorevole di Le Vite dei Santi è che le storie che lo compongono non sono formate da persone provenienti da un unico territorio, ma da tutte le parti dell’universo Grisha: ci sono shu, abitanti di Ketterdam, suli e persino fierdiani, Bardugo ha dato spazio a tutti loro e ha contribuito, così, a creare una ricchissima mitologia di un mondo che molt* di noi hanno imparato ad amare.

Natale si sta avvicinando, quindi se conoscete qualcuno che come me ha la fissa per Bardugo, sappiate che questo libro è immancabile sulla libreria di chi sogna di vivere a Ravka e scambiare due chiacchiere con re Nikolai. Non sarà un libro necessario alla comprensione della trama degli eventi delle serie principali, ma di sicuro è un ottimo libro da collezione che aiuta ad approfondire un già ricchissimo worldbuilding.


Come leggere i libri di Leigh Bardugo per non avere spoiler:

  1. Tenebre e Ossa
  2. Assedio e Tempesta
  3. Rovina e Ascesa
  4. Sei di Corvi
  5. Il Regno Corrotto
  6. (Opzionale) The Language of Thorns (inedito in Italia)
  7. King of Scars (ancora inedito in Italia)
  8. Le Vite dei Santi
  9. Rule of Wolves (ancora inedito in Italia)

Altri (non Grishaverse)

  • Wonderwoman
  • La Nona Casa

venerdì 8 ottobre 2021

5 Cose che… 5 Libri da leggere in Autunno

 Bentornat* sul blog, carissim*, oggi inauguriamo una nuova rubrica. Avrei dovuto farlo la settimana scorsa, ma sono una pagliaccia mi sono dimenticata…stendiamo un velo pietoso…

Comunque cominciamo oggi, con cinque libri da leggere in autunno.


1) Pax

Non si giudica un libro dalla copertina ma bisogna ammettere che le tinte di questo sono decisamente autunnali, oltre al fatto che il contenuto è malinconico e adattissimo alla stagione. Il tempo che passa è significativo per la formazione dei protagonisti, che sono un ragazzino e una volpe che hanno una meravigliosa, commovente storia di amicizia. 

E poi sì, insomma, sapete che ogni scusa è buona, per me, per consigliarvi un libro di Sara Pennypacker



2) La Nona Casa

Anche per parlare di queen Bardugo mi serve solo una scusa e neanche troppo plausibile. Però devo dire che in questo caso sono giustificata: il libro si sviluppa su due diversi piani temporali, che sono appunto autunno, quando la storia comincia, e inverno, cioè quando chi legge vede le conseguenze di alcune azioni avvenute nel passato, anche se ancora non conosce i dettagli.

Le tinte cupe e oscure di questo dark academia, come se non bastasse, sono perfette nel caso voleste recuperarlo per Halloween


3) Fairy Oak - Flox sorride in Autunno

Se invece non avete voglia di atmosfere cupe, potete sempre rifugiarvi nel delizioso villaggio di 
Fairy Oak, che è sì pieno di magia, ma anche di torte lasciate raffreddare sui davanzali, mamme che fanno la marmellata fatta in casa e odore di legno antico dappertutto. Fairy Oak è quello che il lettore medio immagina quando pensa all’autunno, perché evoca immediatamente colori caldi, maglioni morbidi e cioccolata cada sorseggiata davanti a un caminetto. E non dimentichiamo…ci sono anche le streghe!




4)Le Diecimila Porte di January
Non è che questo libro sia specificamente ambientato in autunno, ma la palette di colori al suo interno e la costante voglia di un nuovo inizio per me sono tutti elementi dalle vibrazioni autunnali (sì, per me l’autunno è sinonimo di nuovo inizio e di novità molto più di capodanno) 




5) Coraline 

Autunno sinonimo di esplosione di colori caldi, di tazze du tè sorseggiate sul divano sotto una copertina mentre si gusta un buon libro sì, ok, verissimo, poi ci sono anche  nuovi inizi e siamo d’accordo. Ma autunno è sinonimo anche di Halloween e non ci si può far sfuggire l’occasione di leggere qualcosa a tema come Coraline di Neil Gaiman, garanzia di inquietudine a tutte le età. Eventualmente, potete ripiegare anche sulla versione fumetto. Io devo ancora recuperarla.


Sono contenta che mia mamma è morta

Titolo: Sono contenta che mia mamma è morta Titolo originale: I’m glad my mom died Autrice: Jeannette McCurdy Traduzione di: Matteo Curtoni...