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mercoledì 30 settembre 2026

Tagliatele la Testa

  • Titolo: Tagliatele la Testa
  • Titolo originale: Off with their Heads
  • Autrice: Zoe Hana Mikuta
  • Traduttrice: Manuela Piemonte
  • Lingua originale: inglese
  • Codice ISBN: 9788804785002
  • Casa editrice: Mondadori
Trama


Il Paese delle Meraviglie raccontato in queste pagine è tutto tranne che un sogno. Piuttosto, è un’oscura foresta, un incubo fatto di radici, nebbia e sangue, infestato dai Santi, antichi guaritori ridotti a mostri grotteschi, affamati di lutto e dolore. Ed è proprio qui che le giovani streghe e amanti Carousel Coniglio e Iccadora Alice Falce sono state esiliate per un crimine che non hanno commesso. Ma la foresta consuma ogni cosa e, per salvarsi, Carousel ha compiuto la scelta più spietata: fuggire, lasciando indietro Icca. Cinque anni dopo, le loro vite sono frammenti di uno specchio infranto. Carousel è una cacciatrice di Santi rinomata, avvolta nel lusso della scintillante capitale, Petra. È diventata la beniamina della spietata Regina Rossa: tra sete dai colori pastello, gioielli e stormi di corvi al suo comando, Caro finge di ignorare i macabri esperimenti che la sua sovrana conduce nelle viscere del palazzo. Iccadora, invece, ha lasciato che l’Oscurità le infettasse le vene. Il tradimento ha scorticato via la ragazza timida di un tempo, trasformandola in una predatrice letale, con un unico scopo: la vendetta. Vuole distruggere il trono. Vuole distruggere la Regina. E, soprattutto, vuole Carousel. Quando il destino (che in questo caso somiglia molto a un’ossessione) le fa incontrare di nuovo, l’odio e l’amore che provano l’una per l’altra si fondono in una danza inebriante. E letale. In un mondo in cui la magia corrode e le bestie hanno fattezze quasi umane, la minaccia più devastante non si nasconde tra gli alberi, ma in due cuori oscuri, disperatamente incapaci di lasciare e lasciarsi andare. Un retelling feroce e perturbante di Alice nel Paese delle Meraviglie, ispirato al folklore coreano, che vi trascinerà giù nella tana del Bianconiglio, in un mondo intriso di sangue e tradimento.


Recensione e commento

È con l’entrata in una selva oscura che Dante inizia il suo viaggio nel punto più basso della sua esistenza (perdonatemi la semplificazione indecente). Tagliatele la testa usa la foresta come luogo dell’inconscio, come sonno della ragione che genera mostri, e crea qualcosa di talmente pazzo che è impossibile parlarne degnamente.

Cercando di dare un contesto più ampio, questo libro psichedelico può essere paragonato a un Attack on Titan coreano ambientato nel mondo di Alice nel Paese delle Meraviglie, il tutto sotto LSD con quaranta di febbre. Sarebbe improprio dire che Tagliatele la Testa sia un retelling, perché dal capolavoro di Lewis Carroll prende solo alcuni tormentoni, alcune frasi e circostanze entrate nell’immaginario comune, ma vive totalmente di vita propria e genera un prodotto del tutto nuovo. Non è semplicemente una storia pazza nel senso più carino del termine, quello che denota quel tipo di follia che semplicemente spinge le persone fuori dai confini dei canoni del socialmente accettato, quanto il tipo di squilibrio mentale portato dal troppo dolore, dal lutto che spinge la mente di una persona giù da un dirupo da cui non si può risalire. 

L’ambientazione è un’estrinsecazione di questo concetto: il Paese delle Meraviglie è un luogo infestato da mostri che vengono attirati dalla puzza di morte delle persone che vi vengono confinate per punizione. È un viaggio di sola andata perché anche uscirne vive significa lasciare lì la propria sanità mentale, significa diventare completamente diverse, dopo aver ucciso molte bestie per la propria salvezza. Caro e Icca vengono condannate al Paese delle Meraviglie non perché abbiano commesso un omicidio, ma perché Tecca, la loro fidanzata, è morta tra le loro braccia e di questo lutto portano l’odore che attirerebbe i mostri. Con la morte di Tecca crolla l’equilibrio, le due ragazze non riescono a essere una coppia che prima era stata un trio, manca una gamba dello sgabello e affilano la loro sofferenza l’una verso l’altra, incolpandosi a vicenda oppure fingendo che la loro ragazza non sia mai esistita. Caro e Icca entrano nel loro dolore, nella loro selva oscura, e ne escono peggiori, ossessionate morbosamente l’una dall’altra dove prima c’era stato amore, creano uno strappo nel punto in cui erano cucite assieme e avevano preso l’una la forma dell’altra.

Non a caso, la fede nuziale delle tre ragazze non è un anello fatto d’oro, è una cicatrice attorno all’anulare, un dolore indelebile che non potrà mai essere cancellato. In questo senso, nessuno vuole mai entrare nel Paese delle Meraviglie o nel Labirinto della Regina Rossa (fidatevi, questo libro è assurdo e non è possibile riassumerlo) di propria volontà, anche perché la società chiude lì dentro tutto ciò che non vuole vedere, in un unico posto, dove la sofferenza non può fare danni e può essere dimenticata da chi non l’ha provata. Ma ci sono dolori che non possono essere confinati per sempre, a volte si ha solo voglia di fare sentire le altre persone come hanno fatto sentire noi.

Il sistema magico è fuori di testa come le sue protagoniste, possiamo scordarci la roba noiosa come la magia elementale o l’invisibilià. Qui la magia è una forza malvagia che lentamente avvelena il corpo, che si manifesta con poteri specifici per ogni strega, ma che sgorga sotto forma di liquidi corporei: la magia può essere lacrima, può trasudare, uscire dalle gengive facendo cadere i denti o fluire dal naso come muco. Usarla lascia il corpo spossato, quando se ne abusa si avvicina alla morte. 

Ma lasciatemi parlare della cosa che ho preferito di Tagliatele la Testa: lo stile di scrittura. In un mondo editoriale invaso da libri scritti con pov alternati per capitolo, qui abbiamo un narratore onnisciente extradiegetico che non solo rompe la quarta parete, parlando in modo diretto a chi legge, ma addirittura 
 Da Attack on Titan
giudica ciò che succede, chiede clemenza per le protagoniste, indirizza l’opinione che dobbiamo farci di loro. È anche grazie allo stile di scrittura che questa storia riesce, perché aggiunge tantissima potenza. Sarebbe stato molto sbilanciato, infatti, se così, di punto in bianco, da metà libro in poi fossero spuntati fuori altri punti di vista (se mi leggete da un po’, sapete quanto la cosa mi faccia imbestialire). Occhio sopratutto a leggerlo con le aspettative giuste: non ci saranno coccolosi conigli bianchi, perché le azioni sfociano sempre nel weird o addirittura nel body horror, inoltre, è volutamente complesso da leggere perché è difficile seguire il flusso di coscienza di persone che hanno perso il senno.

Se proprio devo spaccare il capello, mi viene da dire solo che alcune scene diventano ripetitive e poteva essere leggermente meno verboso, ma qui sto mettendo veramente i puntini sulle I.

Tagliatele la Testa non è certo una lettura che vi consiglio di fare prima di andare a dormire quando vi sta calando la palpebra: è un romanzo che richiede concentrazione e che di sicuro non lascia indifferenti. È un libro che ha saputo catturarmi nel suo essere volutamente strano, nel rifiutare i canoni di scrittura di questo periodo e che ha il grande preciso di non essere un fast-book. Se cercate qualcosa del genere, io non me lo farei scappare.

mercoledì 29 luglio 2026

Noi

  • Titolo: Noi
  • Titolo originale: Nous
  • Autrice: Christelle Dabos
  • Traduttore: Alberto Bracci Testasecca
  • Lingua originale: francese
  • Codice ISBN:
  • Casa editrice: edizioni e/o
Trama


Il mondo è dominato dal Noi, entità immateriale che governa tramite gli Altissimi, secondo i principi della Burocrazia Istintiva. Gli uomini sono suddivisi in base al loro Istinto, pura espressione del Noi che determina la loro vita e guida le loro azioni. Nell'abbraccio del Noi, tutto è perfetto e l'individualismo è un crimine. Eppure in quell'incrollabile armonia Claire, da poco diciottenne, sa di essere fuori posto. Lo sa e non può dirlo, perché sarebbe un comportamento contrario al Noi. Un comportamento che la Burocrazia Istintiva reprimerebbe senza pietà. Allora vive fingendo, adeguandosi all'andamento generale, ma dentro di sé vuole capire se in quel mondo perfetto è l'unica diversa o ce ne sono altri come lei. La prima avvisaglia che qualcosa non va per il verso giusto ce l'ha quando una sua compagna di collegio sparisce da un giorno all'altro misteriosamente. Da li in poi è tutto un susseguirsi di eventi in cui Claire scopre l'esistenza di una setta segreta che conosce ogni risposta. Ma farsi delle domande è proibito.


Recensione e commento

Il grande ritorno di Christelle Dabos è segnato da Noi, un libro che non solo dimostra un miglioramento verticale rispetto alla sua serie di maggior successo L’attraversaspecchi, ma che è anche tutto ciò che dovrebbe essere un fantasy: qualcosa di così fuori dall’ordinario da non essere in alcun modo incasellabile. 

In questo romanzo worldbuilding e sistema magico sono così intrinsecamente legati da non essere distinguibili, l’intera società è basata su un numero di comandamenti “laici” che governano l’intera società. Essi hanno al loro centro due principi: il primo è che non esistano istinti minori (ci arriviamo fra un attimo) e l’altro è la piramide sociale (sotto forma di grattacielo di vetro) venga scalata in base a quante vite una persona riesca a salvare. 

L’Istinto è un dono con cui ciascuna persona nasce e che è un potere irresistibile. È diverso da persona a persona, anche se è in genere gli Istinti sono raccoglibili in categorie: alcuni istinti costringono le persone ad aggiustare tutto ciò che è rotto, altri fanno sentire un irrefrenabile voglia di proteggere, altri ancora portano a inventare cose sempre nuove. Gli istinti sono irrefrenabili al punto che una volta che si manifestano le persone sono portate a lasciare ciò che stanno facendo pur di assecondarli, si svegliano se stanno dormendo, smettono di mangiare se stanno cenando pur di correre dietro a ciò che il loro istinti, il potere sovraordinato che lega ogni membro della società come una divinità, il che le porta a identificarsi completamente con il loro dono, che diventa la loro professione, e a non poter mai davvero staccare. Non si può timbrare il cartellino dal proprio istinto: se nasco per girare bulloni, dovrò girare bulloni anche se mi viene voglia di farlo fuori dall’orario di lavoro per non incorrere in una crisi di astinenza da istinto. 

Non è il solo problema, perché se sulla carta non esistono istinti superiori o inferiori, nella pratica la società è piramidale e alla base, come c’era da aspettarsi, ci sono tutti quegli Istinti che consistono nello svolgere lavori manuali o di fatica, come quelli relativi alla pulizia o ai mestieri ripetitivi in fabbrica, mentre via via che si sale, gli Istinti (e i lavori a essi connessi) diventano via via più d’intelletto e meno socialmente stigmatizzati. La scalata sociale è metaforica e letterale, perché i Santi, ovvero le persone che riescono a salvare un certo numero di vite umane grazie al loro potere, vivono tutte in un altissimo grattacielo di vetro. 

Questa enorme metafora del capitalismo racconta come si ambisca sempre a qualcosa di più di ciò che si ha e di come non cambi nulla, né nella pratica, né nella percezione della felicità, una volta che lo si ottiene. Goliath, uno dei protagonisti, ha sacrificato parti di sé, letteralmente, per riuscire ad arrivare al conto di undici vite prima dello scadere del tempo a sua disposizione per diventare Santo, ma una volta che ci arriva non solo non cambia nulla nella sua vita, ma si chiede addirittura se ne sia valsa la pena. La corsa verso la perfezione gli fa perdere le braccia e la cosa lo porterà a farsi delle domande troppo tardi, quando ormai il danno è fatto e ormai il conto troppo alto è già stato pagato. Anche sotto questo aspetto, l’autrice ha fatto le cose per bene: la sua disabilità è mostrata sempre in azione e in modo credibile, ogni sua difficoltà viene tratteggiata in modo realistico anche nelle più piccole cose, persino allacciarsi le scarpe diventa impossibile dopo che Goliath ha dato troppo senza aver ricevuto nulla in cambio.

All’interno di questa ambientazione distopica, esistono dei gruppi di persone, chiamati Individualisti, che combattono per cercare di affermare l’unicità personale oltre l’Istinto, che è ciò con cui in genere la propria identità si sovrappone in modo perfetto. Per quanto nobile è una lotta che non può essere vinta dalla massa, proprio perché gli Istinti sono comunque parte integrante di ciascuno. In questa società che pensa di essere un’utopia, nessuno (o solo pochi propagandati) ama davvero il proprio Istinto, proprio perché è una costrizione che non lascia scelta. Inoltre, le vite salvate per diventare Santi non sono nient’altro che un numero senza significato: le vite umane non sono inestimabili perché uniche e irripetibili, diventano semplicemente una convenzione svuotata di significato e, ancora una volta, l’individualià si sfoca nella massa.

Il sistema del Noi che connette tutti e che non lascia scampo diventa fallibile quando nasce una persona, Claire, totalmente sprovvista di Istinto. Claire deve vivere nella clandestinità perché la sua mancanza di Istinto è considerata un abominio. Al tempo stesso, però, è l’unica persona sul pianeta veramente libera, la sola che possa prendere decisioni in totale autonomia senza la dittatura dell’Istinto, Claire può scegliere da sola la sua carriera sulla base di ciò che le piace autenticamente, non semplicemente su ciò che le riesce bene per via di un potere sovraordinato che la costringe a determinate azioni. La sua esistenza è stata solo teorizzata dagli individualisti, che la invidiano perché per quanto ci provino loro non sono in grado di resistere all’istinto che domina la loro esistenza. Il cortocircuito che si crea tra l’individuo libero che vorrebbe essere come chiunque altro e tra chi vorrebbe essere libero ma non lo è, è il riassunto perfetto della nostra società tardo capitalista in cui è praticamente impossibile mollare davvero tutto per andare ad abitare in campagna e vivere di baratto senza preoccuparsi dei soldi.

Il livello di scrittura di Dabos è cresciuto esponenzialmente, il suo stile è stato affinato tantissimo, la prosa efficace e poetica  riesce a dire tutto ciò che serve in pochissime parole. L’autrice crea una storia che va ben oltre il punto in cui un’altra penna l’avrebbe fatta concludere, quando lo scioglimento sembra arrivare a circa un terzo della storia, ma questa non è una storia epica tra bene e male, l’unica lotta che esiste è quella per restare a galla e sopravvivere, la vera sfida è vedere l’umanità nel nostro nemico e andare oltre il ruolo che la produttività ci ha appioppato. Dabos ha tutto sotto controllo, ogni elemento che viene introdotto all’inizio avrà un suo senso e un suo ritorno alla fine del romanzo, inoltre tutto vuol dire sempre qualcosa, la gestione dei simboli è magistrale anche questa ha un suo senso portato dall’inizio alla fine.

Dabos ha creato un’altra volta un universo unico e che solo lei avrebbe potuto concepire, solo che questa volta lo fa con molta più consapevolezza e più struttura, portando su carta una storia pensata in anticipo dove i pezzi vanno sempre al loro posto. Noi è un romanzo che ha da dire un messaggio necessario e lo fa in modo originale, efficace e fuori dagli schemi. Per me, il miglior libro della sua produzione fino a questo momento. 


lunedì 20 novembre 2023

La Lingua delle Spine

Ciao, bellezze, sono felicissima di ritrovarvi oggi sul blog per questa uscita attesissima. Per questo evento ringrazio la mia amica Franci e l’editore per averci dato la possibilità di leggere il libro in anteprima.

  • Titolo: La Lingua delle Spine
  • Titolo originale: The Language of Thornes
  • Autrice: Leigh Bardugo
  • Illustratrice: Sara Kipin
  • Traduttrice: Roberta Verde
  • Lingua originale: inglese
  • Codice ISBN: 9788804
  • Casa editrice: Mondadori
Trama


Un mondo di oscuri affari stipulati al chiaro di luna, città infestate da spiriti, foreste inquietanti e bestie parlanti. Qui la voce di una giovane sirena può evocare tempeste mortali e un fiume può eseguire gli ordini di un ragazzo innamorato, ma solo a un prezzo indicibile. Ispirandosi a miti, folklore e fiabe, Bardugo ha scritto una raccolta di racconti straordinariamente ricchi di atmosfera, pieni di tradimenti, vendette, sacrifici e amore. Perfetti sia che siate suoi nuovi lettori sia che siate fan accaniti, questi racconti vi trasporteranno in terre familiari e misteriose, in una realtà pericolosamente intessuta di magia che milioni di persone hanno conosciuto e amato attraverso i romanzi del GrishaVerse.

Recensione e commento


Per me Bardugo è per me croce e delizia, per lei ho scritto le recensioni più entusiastiche e quelle più cattive, quindi per me è sempre un piacere tornare nel Grishaverse, per quanto in punta di piedi e talvolta con timore. 

Mentre leggevo La Lingua delle Spine mi ritrovavo a pensare che questo fosse il modo giusto di tenere vivo il mondo secondario tanto amato una volta che le trame sono esaurite, prima ancora di vedere che Bardugo stessa, nella nota finale dice qualcosa del genere. Infatti, La Lingua delle Spine nasce prima di Le Vite dei Santi, ma si muove sullo stesso principio. Se Le Vite dei Santi è un’agiografia e quindi una racconta religiosa, La Lingua delle Spine è invece una raccolta di racconti popolari di tutti gli angoli del mondo creato dall’autrice. Gli stili dei racconti sono i più disparati e vanno dalla favola con animali parlanti, alla fiaba con popolane che cercano l’avventura, al retelling, al romanzo ottocentesco. Nonostante il ricalcare queste forme classiche, i racconti sono molto moderni nei contenuti, mi ha colpita molto specialmente l’indagine del femminile, sempre variegato, a volte vittima e a volte carnefice, ma mai banale o già visto. Molto forte è la componente della sorellanza, che spesso manca nella fiaba classica, dove la strega va annientata e la matrigna uccisa. Ciascun racconto racchiude un colpo di scena e un finale dolceamaro, inaspettato.

Le illustrazioni di Sara Kipin, poi, sono qualcosa di spettacolare, perché fungono letteralmente da cornice al testo, ma con esso progrediscono, perché iniziano in modo minimale per poi aggiungere via via dettagli man mano che la storia va avanti per sfociare in un bellissimo disegno su due pagine che mostra una scena saliente della storia appena letta.

La Lingua delle Spine è un libro perfetto per essere letto in questa stagione, a metà tra la spooky season e il periodo natalizio, perché le ambientazioni sono spesso invernali (c’è persino un racconto che ricalca la storia dello Schiaccianoci di Dumas), ma spesso con una componente disturbante o macabra.

Se volete tornare nel Grishaverse ma non volete buttarvi su libri dalla trama annacquata, La Lingua delle Spine è il libro che fa per voi.

Come leggere i libri di Leigh Bardugo per non avere spoiler:

  1. Tenebre e Ossa
  2. Assedio e Tempesta
  3. Rovina e Ascesa
  4. Sei di Corvi
  5. Il Regno Corrotto
  6. The Language of Thorns (inedito in Italia)
  7. Il Re delle Cicatrici
  8. Le Vite dei Santi
  9. La Legge dei Lupi

Altri (non Grishaverse)




mercoledì 1 novembre 2023

Seven Faceless Saints - Sette Santi senza Volto

  • Titolo: Seven Faceless Saints: Sette Santi senza Volto
  • Titolo originale: Seven Faceless Saints 
  • Autrice: M. K. Lobb
  • Traduttrice: Francesca Gatti
  • Lingua originale: inglese:
  • Codice ISBN: 9788834744093
  • Casa editrice: Fanucci
Trama

Nella città di Ombrazia, i santi e i loro discepoli governano con un potere terrificante, facendo favoritismi… chiunque non rientri fra i prescelti è costretto a lottare per sopravvivere. Rossana Lacertosa non crede nei santi. Dopo la morte di suo padre per mano dell’esercito, è determinata a fare tutto ciò che è in suo potere per smantellare questo sistema corrotto, anche a costo della sua stessa vita… o di ritrovarsi faccia a faccia con il ragazzo che le ha spezzato il cuore. Damian Venturi ha giurato di proteggere la città. In qualità di più giovane capitano della sicurezza, da lui ci si aspetta forza, ferocia e una devozione verso i santi. Ma tre anni passati a combattere una guerra raccapricciante e interminabile hanno gli lasciato cicatrici più profonde di quanto voglia ammettere. Quando un assassino inizia a usare i bassifondi della città come terreno di caccia, prendendo di mira i più deboli e indifesi, i santi e i loro discepoli sono fin troppo felici di guardare dall’altra parte. Finché non è un discepolo a finire dritto all’obitorio. Incaricato di trovare l’assassino, l’indagine di Damian lo porta da Roz, la sua amica d’infanzia trasformatasi in avversaria. Insieme, dovranno mettere da parte i loro sentimenti per trovare la verità che si nasconde nel sottosuolo di Ombrazia. Mentre svelano i misteri che si celano dietro gli omicidi, scopriranno che sotto la superficie si nasconde qualcosa di molto più sinistro e che di sacro non ha proprio nulla. Con l’oscurità alle porte e poco tempo a disposizione, Roz e Damian riusciranno a salvare la loro città da un male così terribile che minaccia di distruggere tutto ciò che incontra?


Recensione e commento

Seven Faceless Saints - Sette Santi senza Volto
è la dimostrazione che una storia già vista e sfruttata può essere piacevole e godibile quando è sorretta da una struttura solida e raccontata con una prosa fluida e padroneggiata.

Infatti, in un momento di sovraccarico nella vita privata, Seven Faceless Saints è stato una lettura rassicurante e leggera, che però non mi ha fatto mai perdere le staffe, come spesso succede, perché questo romanzo non contiene problematiche legate a maschi alfa possessivi o protagoniste ingenue che perdono la ragione a causa degli ormoni. Rossana e Damian mi sono piaciuti abbastanza, per quanto non siano i protagonisti più sfaccettati che abbia mai letto, ma comunque sono caratterizzati in modo credibile e differenziato rispetto a molti altri protagonisti e protagoniste young adult. Tra i due, se devo fare preferenze, scelgo Damian, un ragazzo che, nonostante sia prostrato dal dolore, cerca sempre la strada del dialogo, quando possibile, a differenza di Rossana che, invece, accecata dal lutto, sceglie più volentieri la via della violenza. E proprio queste loro differenze apriranno la strada per la ricerca di un punto di equilibrio nelle loro vite.

Devo dire che la parte romance in questo caso non mi è dispiaciuta: se leggete il mio blog da un po’ saprete che non sono un’amante delle storie d’amore, ma il problema non è tanto il sentimento in sé, quanto il modo superficiale in cui talvolta viene raccontato. Spesso non tollero che sia il solo, fiacchissimo, movente narrativo per far finire assieme Cosino e Cosina, che si innamorano perdutamente a prima vista a pagina dodici. In Seven Faceless Saints questo non accade, perché Rossana e Damian hanno già dei trascorsi, si conoscono da molto prima dell’inizio della storia e cominceranno a interagire tra loro solamente verso il 30% del libro che, per quanto contenga comunque una buona dose di romance, non è l’unico elemento che guida le loro azioni. È la ricerca della soluzione del mistero, infatti, a essere centrale nel romanzo, per quanto, devo dire, non era difficile arrivarci, dato che il cast di personaggi non è vastissimo e quindi il colpevole poteva essere solo tra loro, e per quanto il romance prenda di fatto il sopravvento via via che si procede verso la fine.

Un altro elemento interessante è il worldbuilding. Anche qui, in altre circostanze ho avuto da ridire su ambientazioni del genere, perché ci troviamo in una sorta di mondo antico romano per architettura e struttura sociale, ibridato però con tecnologie successive, come la polvere da sparo e la medicina legale. Solo che tale ibridazione ci viene presentata dal primo momento e viene resa credibile proprio perché non ci sono pistole che saltano fuori quando fa comodo o elettricità che esiste solo quando la voce narrante decide che i protagonisti ne hanno bisogno. Il sistema tecnologico ci viene presentato allo stesso modo dall’inizio alla fine, e questa è una cosa che autrici più esperte di Lobb hanno spesso sbagliato (Alexandra Christo, sto parlando con te!), per cui sono molto contenta di quanta cura abbia messo in questo aspetto, per quanto a volte sia sfociata nell’americanata (come i quotidiani che vengono lasciati sull’uscio di casa al mattino o la guardia che legge i diritti del criminale che ha appena arrestato, ma non si può avere tutto da un esordio letterario).*

Ovviamente, c’è anche qualche difettuccio, per esempio che ci sono stati dei momenti in cui Ross e Damian, nelle loro indagini, saltano a conclusioni senza prove perché non sanno dove andare a parare o ancora che la persona giusta arrivi sempre al momento giusto tipo Power Rangers e si dilunghi spesso in una spiegazione su perché e per come si trovasse proprio lì, così come il cattivo, alla fine, invece di portare a compimento il suo innovativissimo (sarcasmo) piano malvagio per conquistare il mondo, racconta per filo e per segno le sue motivazioni, i suoi modi, i suoi fini e ho trovato questo espediente un po’ troppo scolastico per essere credibile. I secondari, inoltre, non sono piattissimi, ma non sono nemmeno ben caratterizzati, servono moltissimo da cassa di risonanza per i sentimenti delle voci protagoniste e a poco altro. Per ultimo, ho avuto la sensazione che il romanzo potesse essere leggermente più corto, un po’ più condensato, perché sotto certi aspetti si è ripetuto un po’ troppe volte.

Insomma, Seven Faceless Saints è un romanzo leggero e disimpegnato che andrà benissimo nei periodi di sovraccarico mentale. È un esordio letterario tutto sommato convincente e aspetto di leggere il secondo libro della dilogia.

*In un momento successivo alla stesura di questa recensione ho saputo che l’autrice intendeva rifarsi all’Italia medievale, non a quella antica. In questo caso, non ci siamo proprio…

martedì 27 settembre 2022

Demone nel Bosco

Ciao, bella gente! Oggi parliamo nuovamente di Leigh Bardugo, un’autrice che mi ha riservato tante gioie, ma anche dolori. Questa volta parliamo di una graphic novel che ho potuto leggere grazie alla mia amica Beatrice, che ha organizzato l’evento, e grazie a Mondadori che ci ha consentito di leggerla in anteprima.


  • Titolo: Demone nel Bosco
  • Titolo originale: Demon in the Wood
  • Autrice: Leigh Bardugo:
  • Illustrice: Dani Pendergast
  • Traduttrice: Roberta Verde
  • Lingua originale: inglese
  • Codice ISBN: 978-8804764625
  • Casa editrice: Mondadori 
Trama

Eryk e sua madre, Lena, hanno trascorso la loro esistenza fuggendo incessantemente da un luogo all'altro, con la convinzione che, forse, per loro non esista proprio un porto sicuro. Perché entrambi non solo sono Grisha, ma sono i più potenti e letali tra loro. Temuti da chi vorrebbe ucciderli e braccati da chi vorrebbe sfruttarne i doni, devono cercare di tenere nascoste le loro capacità ovunque vadano. Ma talvolta i segreti più pericolosi trovano comunque il modo di venire a galla... Questo graphic novel, scritto da Leigh Bardugo e illustrato da Dani Pendergast, è il prequel di "Tenebre e Ossa", tassello indispensabile del GrishaVerse che permette di gettare un po' di luce sulle origini di un destino tanto grandioso quanto sinistro, quello del temuto e potentissimo Oscuro.

Recensione e commento

Era il giugno del 2017 quando Leigh Bardugo pubblicava un racconto di trenta pagine che raccontava un breve sprazzo della vita di Alexander ben prima che diventasse il Darkling.

L’icona dedicata al
Santo Senza Stelle in

Il mondo in cui si muove è quello che ormai abbiamo imparato a conoscere: ostile verso i Grisha, ed è a causa di questa ostilità che un ragazzo tanto giovane è costretto a spostarsi, assieme a sua madre, e dover cambiare identità a ogni villaggio. Prima nella novella e poi in questa graphic novel, illustrata da Dani Pendergast, è possibile vedere gli eventi salienti che hanno portato un ragazzo dall’essere un emarginato, a una guida per i suoi simili e, alla fine, il cattivo che abbiamo visto nella trilogia. 

Personalmente, non sono quasi mai un’estimatrice dei cattivi, mi capita molto raramente di giustificare le loro azioni in virtù delle buone intenzioni (AIDAN è un altro paio di maniche, non giudicatemi troppo severamente), del resto “ha fatto anche cose buone” è una frase che si sente spesso dire associata a persone che possiamo, diplomaticamente, definire opinabili, ma per la fanbase del Darkling questa graphic novel è sicuramente un gadget da avere per completare la collezione. Bisogna ammettere che questo è un colpo da maestra, in fatto di marketing, perché Bardugo, che ama il suo cattivo al punto da riservargli una novella, una graphic novel e dedica questo piccolo volume al bravissimo attore che lo interpreta, riesce a cavalcare l’onda del successo della serie TV e al tempo stesso allarga il pubblico, dato che il racconto breve (disponibile in inglese sulle piattaforme online) è accessibile solo in poche lingue.

Per quanto riguarda i disegni in sé, lo stile è minimale e quasi simbolico, spesso l’ambientazione è una cornice per i protagonisti: le case, gli alberi, le rocce, sono spesso composte solo dai loro elementi di base, senza essere particolareggiate o caratterizzate nello specifico e sono disposte in modo tale da contornare la scena all’interno, costituita spesso da primi piani. L’ambientazione fjerdiana è trasmessa anche dalla palette dominata da colori freddi, mentre i colori caldi sono spesso simbolo di emozioni contingenti dei personaggi e tendono a durare poco.

Se non avete ancora finito la vostra avventura nel mondo Grisha, non preoccupatevi! Demone nel Bosco non è una lettura assolutamente necessaria ai fini della comprensione della saga, ma sono sicura che per la fanbase di Bardugo sarà un regalo gradito da esporre sulla libreria.

martedì 15 marzo 2022

IL Re delle Cicatrici

 Bentornata sul blog, bella gente! La recensione di oggi riguarda, come avrete già letto nel titolo, Il Re delle Cicatrici, della mia Queen Leigh Bardugo. Ringrazio la casa editrice per avermi dato l’opportunità di leggere questo libro in anteprima e la mia amica Bea per aver organizzato. Buona lettura!

  • Titolo: Il Re delle Cicatrici
  • Titolo originale: King of scars
  • Autrice: Leigh Bardugo
  • Traduttrice: Roberta Verde
  • Lingua originale: inglese
  • Casa editrice: Mondadori

Trama

Nikolai Lantsov, sovrano di Ravka, corsaro, soldato, secondogenito di un re disonorato, ha sempre avuto un'innata propensione alle situazioni difficili, ma questa volta sembra dover fare i conti con qualcosa di impossibile, qualcosa che nessuno, tra la popolazione di Ravka, potrebbe mai immaginare. Come se non bastasse, per arrestare l'avanzata dei nemici che si assiepano lungo i confini del regno, il giovane re deve trovare un modo per riempire le casse dello Stato, stipulare nuove alleanze e fermare il nuovo pericolo che minaccia quello che un tempo è stato il glorioso esercito Grisha. Al suo fianco, però, c'è la fedele Zoya Nazyalensky, leggendario generale Grisha, che non si fermerà di fronte a nulla pur di aiutare Nikolai ad affrontare e sconfiggere il potere oscuro che alberga nelle profondità del suo cuore e che, rafforzandosi di giorno in giorno, minaccia di distruggere tutto quello che ha costruito. Zoya sa infatti che, come i Grisha non possono sopravvivere senza Ravka, tantomeno Ravka può sopravvivere a un re tanto indebolito. Nello stesso momento, nelle terre fredde del Nord, Nina Zenik sta combattendo la sua personale guerra contro coloro che vorrebbero spazzare via per sempre i Grisha. Ma per sconfiggere i pericoli che la attendono, sarà costretta a scendere a patti con il proprio terrificante potere e ad affrontare il dolore profondo e lacerante che porta nel cuore. Re, generale e spia di Ravka: tutti e tre nel corso del loro viaggio dovranno spingersi oltre i confini tra scienza e superstizione, magia e fede, rischiare il tutto per tutto per salvare una nazione spezzata, e accettare che alcuni segreti non sono fatti per restare sepolti e che certe ferite non sono destinate a guarire.

Recensione e commento 

Prima o poi questo momento doveva arrivare e devo ammettere che per una volta mi sono preparata psicologicamente in anticipo: Bardugo ha cannato, anche se non di tanto, perché le problematiche di Il Re delle Cicatrici potevano essere più esacerbate di così (non canto vittoria, devo ancora leggere La Legge dei Lupi, il secondo della dilogia su Nikolai).

Il nostro amato re di Ravka, Nikolai Fucking Lanstov
Andando con ordine, si vede chiaramente la crescita di Bardugo a livello autoriale: la prosa è cresciuta verticalmente rispetto a Tenebre e Ossa e i dialoghi sono ben scritti e abbastanza realistici, oltre che pungenti e sarcastici. Il problema di questo libro non è la forma, che va benissimo, ma la sostanza, perché fondamentalmente non ha una trama su cui costruire una storia avvincente. Infatti, Il Re delle Cicatrici non è incalzante e non è ricco di avvenimenti, per tutta la prima parte non si sa bene dove l’intreccio voglia andare a parare, ma non in modo positivo, non domandandosi cosa succederà dopo, semplicemente, si ha la sensazione che non ci sia sufficiente carne al fuoco per costruirci un romanzo da 400 pagine. La parte interessante è costituita dai personaggi: finalmente in questo libro abbiamo una sintesi delle due serie precedente, ci sono personaggi della trilogia di Tenebre e Ossa e di Sei di Corvi e di tutti loro ci viene mostrato il loro lato psicologico, di come vivano le conseguenze della guerra e delle avventure che hanno vissuto. Per questo motivo, è comprensibile che il nostro bene amato re di Ravka, Nikolai, sia meno brillante del solito, con tutte le situazioni che ha da affrontare, e che Nina non sia più allegra e di buon umore. Insopportabile è, però, Zoya, da moltissime persone amata, ma io non la reggo proprio e onestamente, mi sarei anche stancata di personaggi il cui carattere difficile viene sempre giustificato con dei traumi infantili che li hanno fatti diventare così. Questo tipo di sviluppo del personaggio, in cui è il trauma a caratterizzarne la personalità, a questo punto non fa che farmi alzare gli occhi al cielo: i traumi li abbiamo avuti tutte e tutti nella nostra vita, ma alcune persone colgono l’occasione per diventare gentili, invece di peggiorare. I traumi sono fatti per essere superati, non per diventare un salvacondotto. Lo sviluppo personale dei nostri beniamini è l’elemento più interessante del romanzo, ma non lascia spazio all’avventura e dà più la sensazione che l’autrice non volesse lasciare andare il mondo che ha creato, per pura nostalgia. Tuttavia, ci sono dei momenti autenticamente toccanti, alcuni lutti che vengono finalmente affrontati ed elaborati, anche in maniera corretta, ma i lati positivi del libro riguardano più che altro sottotrame dei libri precedenti, piuttosto che quelle che qui vengono create.
       Il finale col botto è sicuramente un punto a favore che invoglia a continuare la lettura, anche se personalmente sto cercando di non farmi illusioni (così magari La Legge dei Lupi mi piacerà, se riesco a tenere basse le aspettative) e va detto anche che lo sviluppo di Zoya e la sua storyline vanificano moltissimo dì quanto è stato detto sul sistema magico del Grishaverse fino a questo punto. La sensazione è che Bardugo non avesse idee a sufficienza per creare un nuovo antagonista e degli avvenimenti capaci di far vivere ai nostri protagonisti delle avventure che esulino dalle proprie abilità magiche. Zoya appare overpower in tantissime occasioni, ma nel finale in modo particolare proprio perché la trama prende una piega che fa quasi adirare perché toglie le poche certezze sul sistema magico a chi legge.
    Nikolai nell’ultima parte del romanzo è praticamente irriconoscibile: ha una regressione caratteriale non compatibile con i semplici traumi che ha vissuto e addirittura arriva a mettere in discussione la propria ambizione e la propria giustezza per il ruolo che ricopre. Lui, l’uomo innamorato di Ravka e che ha fatto tutto per lei si piange addosso come un ragazzino e diventa quasi un personaggio passivo.
    Nina, invece, ha probabilmente la storyline più interessante e più stimolante: non è più la ragazza che conosciamo nella dilogia sui corvi, alla fine del suo viaggio è una persona diversa. Lei affronta veramente le sue ferite e cerca un nuovo scopo, senza tentare di scappare dalla sua sofferenza, ma nemmeno usandola come giustificazione. Nella storia che la riguarda, staccata momentaneamente dalla trama principale, troviamo il discorso luce-oscurità trattato in maniera molto più complessa e più allegorica rispetto a quella che riguarda Zoya e Nikolai, poiché se all’inizio poteva essere interessante vedere come Nikolai cercasse di combattere contro il suo mostro interiore, rappresentazione dell’irrazionale e dell’istinto, alla fine quella parte diventa davvero troppo, troppo letterale. Nella storia che riguarda Nina troviamo lo yin e lo yang; un po’ di bontà esiste dove pensava non ce ne sarebbe mai stata e allo stesso tempo ci sono nuovi elementi da mettere in discussione: si può contemporaneamente essere bravi padri e cattive persone? Spero davvero che Bardugo riservi qualche piccola gioia a Nina nel prossimo libro, perché il suo sviluppo mostra come questo personaggio meriti tutto il bene del mondo.

 Ultima specificazione importante, mi raccomando, leggete Le Vite dei Santi solo DOPO questo libro, se volete evitare gli spoiler. 

In sostanza, Il Re delle Cicatrici è un libro carino, ma che non stupisce, lontano dall’incalzante Il Regno Corrotto e dai temi complessi trattati in La Nona casa. Decisamente immancabile per chi non vuole abbandonare il Grishaverse, ma sconsigliato per chi cerca un libro che tenga incollati alle pagine.


Come leggere i libri di Leigh Bardugo per non avere spoiler:
  1. Tenebre e Ossa
  2. Assedio e Tempesta
  3. Rovina e Ascesa
  4. Sei di Corvi
  5. Il Regno Corrotto
  6. (Opzionale) The Language of Thorns (inedito in Italia)
  7. Il Re delle Cicatrici
  8. Le Vite dei Santi
  9. The Rule of Wolves (edito prossimamente in Italia, il 19 aprile 2022)
Altri (non Grishaverse)
  • Wonderwoman

mercoledì 17 novembre 2021

Le Vite dei Santi

Ciao, bella gente! Oggi parliamo di nuovo di Queen Bardugo. Pensavate che ormai avessi smesso di parlarne. E invece no. Quindi procediamo, ringrazio Beatrice per aver organizzato l’evento e la casa editrice per il file in anteprima.

  • Titolo: Le Vite dei Santi
  • Titolo originale: The Lives of Saints
  • Autrice: Leigh Bardugo
  • Illustratore: Daniel J. Zollinger
  • Traduttrice: Roberta Verde
  • Lingua originale: inglese
  • Codice ISBN: 978-8804738923
  • Editore: Mondadori

Trama

Direttamente dalle mani di Alina Starkov alle vostre, la riproduzione fedele della Istorii Sankt'ya , per permettervi di entrare nelle pieghe più profonde dell'amatissimo universo creato da Leigh Bardugo. Una raccolta di storie che raccontano le vite, i martirii e i miracoli dei Santi a voi più familiari, come Sankta Lizabeta delle Rose o Sankt Ilya in Catene, ma anche le vicende più strane e meno conosciute, come quelle di Sankta Ursula, Sankta Maradi e del Santo senza Stelle. Una collezione resa ancora più preziosa dalle tavole a colori che accompagnano ogni storia.

Recensione e commento

 Bardugo è una di quelle autrici che. In un modo o nell’altro riesce sempre a farmi emozionare. Anche quando scrive dei romanzi con problemi oggettivi di stesura della trama, come Rovina e Ascesa (qui la recensione), quando chiudo il libro ho la sensazione che si ha alla fine di una vacanza: si saluta gli amici e si dice “non perdiamoci di vista”, ma in fondo al cuore si sa che non ci si rivedrà più. Ecco, a me Bardugo dà questa sensazione sempre e anche quando scrive qualcosa con dei difetti, comunque non cambierei una parola.

Le vite dei santi, tuttavia, non è un libro con dei difetti, anzi, è di fatto un libro di approfondimento per chi ha amato il Grishaverse e il suo contenuto è esattamente quello che promette il titolo: si tratta di un’ agiografia sui santi che abbiamo imparato a conoscere tramite la prima trilogia (qui tutte le recensioni) e la dilogia dei corvi. In realtà, ci sono anche dei piccoli spoiler relativi alla serie dedicata a Nikolai, King of Scars e Rule of Wolves, per cui il mio consiglio non richiesto è di leggere i libri in ordine di pubblicazione in originale se siete delle persone che detestano gli spoiler anche se minori; diversamente questo libro è tranquillamente godibile anche singolarmente, poiché si tratta, nei fatti, di una raccolta di racconti scritta con uno stile fiabesco alla fratelli Grimm. La cosa interessante di quest’agiografia è che chi legge conosce già la vita di alcuni di questi santi nella realtà della storia, mentre nelle mitizzazione del martirio molti avvenimenti vengono mostrati sotto una luce diversa, resi leggendari, cambiati e la banalità dei fatti veri diventa improvvisamente magica e straordinaria. Ovviamente, come c’era da aspettarsi, molte delle persone di cui si parla, sono morte per martirio, quindi il finale è spesso e volentieri crudo, il che aggiunge una tinta dark alla Fratelli Grimm all’atmosfera generale della raccolta. A rendere questo libro ancora più prezioso sono le illustrazioni: spesso sembrano dei veri e propri dipinti o degli affreschi simili a quelli che si trovano nelle chiese, a volte con tanto di figure contornate da foglia d’oro, tratto tipico sia della pittura sacra medievale, sia dell’iconografia bizantina, ovvero di una corrente artistica tipica del territorio da cui l’autrice ha preso ispirazione per la creazione del suo universo.

Un altro punto molto favorevole di Le Vite dei Santi è che le storie che lo compongono non sono formate da persone provenienti da un unico territorio, ma da tutte le parti dell’universo Grisha: ci sono shu, abitanti di Ketterdam, suli e persino fierdiani, Bardugo ha dato spazio a tutti loro e ha contribuito, così, a creare una ricchissima mitologia di un mondo che molt* di noi hanno imparato ad amare.

Natale si sta avvicinando, quindi se conoscete qualcuno che come me ha la fissa per Bardugo, sappiate che questo libro è immancabile sulla libreria di chi sogna di vivere a Ravka e scambiare due chiacchiere con re Nikolai. Non sarà un libro necessario alla comprensione della trama degli eventi delle serie principali, ma di sicuro è un ottimo libro da collezione che aiuta ad approfondire un già ricchissimo worldbuilding.


Come leggere i libri di Leigh Bardugo per non avere spoiler:

  1. Tenebre e Ossa
  2. Assedio e Tempesta
  3. Rovina e Ascesa
  4. Sei di Corvi
  5. Il Regno Corrotto
  6. (Opzionale) The Language of Thorns (inedito in Italia)
  7. King of Scars (ancora inedito in Italia)
  8. Le Vite dei Santi
  9. Rule of Wolves (ancora inedito in Italia)

Altri (non Grishaverse)

  • Wonderwoman
  • La Nona Casa

mercoledì 11 novembre 2020

Tenebre e Ossa


Su questo blog era stata già pubblicata la recensione di questo libro in lingua originale (qui), ma l'uscita in italiano è una buona occasione per fare il punto della situazione chiarire alcuni elementi che potrebbero confondere il lettore. 
La Grisha Trilogy ha avuto una storia un po' travagliata in Italia, poiché il primo volume, con il titolo di
 Prima edizione per Piemme
Tenebre e Ghiaccio
, era stato già pubblicato nel 2013 da Piemme, ma, non avendo riscosso molto successo, la serie era stata abbandonata fino a quando i diritti non sono stati acquistati da Mondadori. Quando leggerete questa trilogia (perché la leggerete, la leggerete eccome) dovete tenere conto di tre cose: la prima, la seconda e naturalmente la terza. La prima è che Tenebre e Ossa è letteralmente il romanzo d'esordio di Leigh Bardugo, il che ci porta alla seconda premessa, ovvero che, se avete letto Sei di Corvi e Il Regno Corrotto, il livello sarà leggermente inferiore dal punto di vista della trama. Il terzo punto che il lettore si deve ricordare è che non soltanto la trilogia è antecedente dal punto di vista della pubblicazione, ma anche come cronologia interna dell'universo Grisha, perché qui vengono svelati alcuni retroscena che in Sei di Corvi e Il Regno Corrotto vengono toccati marginalmente e, sebbene le due storie siano molto tranquillamente fruibili in maniera indipendente, al lettore attento non sfuggiranno i dettagli che si ripercuotono da una serie all'altra.
Alina Starkov. Dal web
In questo, Leigh Bardugo è semplicemente leggendaria: non soltanto crea dei personaggi e delle storie estremamente verosimili, ma quello che più di tutto cattura nei suoi libri è l'ambientazione sotto ogni aspetto. Lei cura ogni dettaglio, dalla mitologia, alla religione (entrambe trattate in due volumi ancora inediti in Italia in cui vengono raccolti tutti i miti, le leggende e le vite dei santi raccontati nelle varie saghe), ma anche dal punto di vista linguistico e architettonico. Tutto è estremamente coerente e le lingue di ispirazione nordica vanno di pari passo con palazzi dallo stile russo e paesaggi boscosi e innevati.
Se avete già letto Sei di Corvi (o ancora meglio, La Nona Casa) dovete un po' ridimensionare le vostre aspettative, non perché la storia non sia bella, ma perché, essendo ormai vecchia di quasi dieci anni, il lettore si è abituato a certi espedienti di trama che potrebbero, nel 2020, risultare un po' vetusti e desueti. Al di là di ciò, questa storia ha tutto ciò che ci si aspetta da uno ya, non soltanto il romance, ma anche e soprattutto la ricerca di sé stessi e la crescita personale, che nei romanzi di questa autrice è sempre estremamente verosimile e a tratti commovente. Se avete seguito la diretta che ha fatto in occasione del Lucca comics (trovate qui il link se volete recuperarla) lei stessa ha parlato di come per i suoi personaggi i traumi subiti funzionino come un'occasione di riscatto e un modo per creare legami con il prossimo e, facendosi aiutare, crescere diventando altro dalla propria ferita, che resta sempre lì, senza però caratterizzare l'esistenza di una persona. In questo romanzo troverete anche questo: personaggi che cercano la loro strada e si discostano dall'etichetta che la società ha affibbiato loro e l'eterna lotta tra Lato Oscuro e Lato Chiaro della Forza, per così dire, alla costante ricerca di un equilibrio, perché in entrambi i casi, si rischia di rimanere accecati.
Ricapitolando: dovete leggere questa serie, ma nel farlo dovete tenere conto del periodo in cui è stata scritta, della cronologia interna dell'universo Grisha e del fatto che Leigh Bardugo ha avuto una crescita semplicemente spaventosa come artista, dal momento che questa a questa prima opera ne seguiranno altre di valore addirittura superiore. 
 


Sono contenta che mia mamma è morta

Titolo: Sono contenta che mia mamma è morta Titolo originale: I’m glad my mom died Autrice: Jeannette McCurdy Traduzione di: Matteo Curtoni...