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mercoledì 17 luglio 2024

Il Famiglio

  • Titolo: Il Famiglio
  • Titolo originale: The Familiar
  • Autrice: Leigh Bardugo
  • Traduttrice: Roberta Verde
  • Lingua originale: inglese
  • Codice ISBN: 9788804787204
  • Casa editrice: Mondadori
Trama


In una Madrid diventata da poco capitale del Regno e pervasa dalla furia controriformistica dell'Inquisizione, la giovane Luzia Cotado, conversa orfana di entrambi i genitori, cerca di sopravvivere come meglio può, nascondendo a tutti le sue origini e, soprattutto, la sua capacità di compiere milagritos, piccole magie. Un giorno, però, la signora della casa presso la quale presta servizio si accorge del suo dono e di lì in poi la obbliga a farne sfoggio davanti ai suoi ospiti, nel patetico e disperato tentativo di migliorare la posizione sociale della sua famiglia ormai decaduta. Ma quello che inizia come un semplice divertimento per nobili fiacchi e annoiati prende ben presto una piega pericolosa perché Luzia attira l'attenzione di Antonio Pérez, ex segretario ora in disgrazia di Filippo II. Per riconquistare il favore del re, ancora provato dalla sconfitta della sua armada, Pérez decide di indire un torneo per trovare un campione che diventi l'arma decisiva nella guerra estenuante contro la regina eretica d'Inghilterra. Determinata a cogliere l'unica possibilità che la vita sembra volerle offrire per migliorare la sua condizione, Luzia si immerge in un mondo popolato da veggenti e alchimisti, bambine sante e imbroglioni, dove i confini tra magia, scienza e inganno sono tanto labili quanto incerti. Con il crescere della sua notorietà, però, aumenta di pari passo il rischio che i suoi segreti vengano scoperti. Per non finire nella morsa dell'Inquisizione, la giovane conversa dovrà quindi agire d'astuzia, accettando persino l'aiuto di un uomo misterioso temuto da tutti, Guillén Santángel, a sua volta custode di verità che potrebbero rivelarsi letali per entrambi. Nel "Famiglio", Leigh Bardugo tesse una narrazione dove al racconto storico si intrecciano il realismo magico e una storia d'amore emozionante.

Recensione e commento 

Se date un’occhiata su questo blog scoprirete che per Leigh Bardugo ho scritto le recensioni più entusiastiche e quelle più avvelenate. È un’autrice che stimo tantissimo come persona (non senza una certa dose di bias di proiezione da parte mia) ma che come scrittrice ha saputo deludermi varie volte.

In questo scenario dicotomico, dove si colloca Il Famiglio? Quando ho iniziato la lettura, assieme a Rossella e Giorgia, siamo state subito concordi che con pochissime parole Bardugo fosse riuscita a catapultarci nella Spagna del Seicento, ho trovato la sua prosa veramente magistrale, con un grande dono della sintesi e che per questo motivo non aveva bisogno di dilungarsi in descrizioni e digressioni prolisse per evocare immagini chiarissime. Un’altra cosa che ho notato immediatamente è stato l’uso della focalizzazione interna mobile con narratore onnisciente, sintomo di una penna ormai matura che non ha bisogno di scrivere attraverso i tanto in voga capitoli dal punto di vista di una o l’altro per farci sapere cosa provano.

Eppure, più andavamo avanti con la lettura e più ci sembrava puramente un esercizio di maniera, perché la trama in sé non valeva la pena: la storia della ragazza dall’aspetto ordinario con poteri straordinari che vuole di più dalla vita e che viene notata da un essere immortale Bardugo l’ha già scritta. E allo stesso modo di questo libro, anche la serie del Grishaverse parla delle persecuzioni degli Ebrei in Europa. Per cui capirete che più andavo avanti più mi sembrava un autoplagio e perdevo interesse*. Infatti, per quanto la prosa sia complessa e adatta a un publico adulto, la trama è degna del più trito degli young adult perché lo studio è limitato all’epoca storica e non si estende a intreccio e personaggi. I buchi di trama sono tantissimi e sono tutti finalizzati a fare in modo che l’interesse amoroso possa arrivare a compimento (anche se personalmente non ho sentito nessuna chimica tra la protagonista e il suo love interest). 

Se devo citarne alcuni, mi viene in mente per esempio che Luzia lavora per una famiglia di nobili che però non sono sufficientemente abbienti da avere una servitù assortita, possono permettersi solo una cuoca mediocre e una sguattera (Luzia, appunto), la quale dice di non potersene andare. In tutto il romanzo non mi era chiaro perché non potesse, non veniva dato un motivo credibile: se voleva guadagnare di più perché non cercare un altro lavoro presso un’altra famiglia? Inoltre, Luzia ha dei poteri magici che le consentono di fare varie cose, fra cui moltiplicare gli oggetti. Non è in grado di moltiplicare denaro o pietre preziose, ma allora perché non moltiplicare cose come, che ne so, pomodori e venderli per ricavare più soldi? Perché utilizzare questo potere solo per gli altri e non per sé stessa, dato che veniva detto costantemente che volesse di più dalla vita che morire di fatica per il lavoro? Mi è sembrato che si tentasse costantemente di farla sembrare più miserabile di quanto fosse necessario solo perché farla partire da una condizione di estremo svantaggio ci avrebbe fatto tifare di più per lei, ma per quanto mi riguarda non è successo proprio perché non trovavo mai credibile quello che diceva. 

In più, siamo nell’epoca d’oro dell’Inquisizione Spagnola, quindi un momento di grande paura per persone come la nostra Luzia (e non solo, dato che agli inquisitori bastava una scusa qualsiasi per perseguitare chiunque gli facesse comodo), che non solo ha dei poteri magici, ma è anche una giudaizzante. Ebbene, in questo clima in cui dovrebbe regnare il terrore di essere scoperta, Luzia usa i suoi poteri per qualsiasi cosa, anche per alleggerire un secchio pieno o rammendare un vestito, moltiplicando sempre di più il rischio di essere scoperta e una volta che questo avviene, si scopre che esiste un torneo che è fondamentalmente una gara di magia che però deve essere mascherata da miracolo cristiano . Insomma, indicono una gara di stregoneria durante il periodo dell’Inquisizione e più leggevo più mi sembrava tutto tirato per i capelli. 

Anche la questione dei poteri è trattata in base a come fa comodo nella situazione, perché talvolta viene detto che Luzia è potente potentissima, ma poi a volte non riesce a scappare da una prigione da sola e aspetta che arrivi il principino a salvarla, talvolta riesce a riportare in vita le persone dalla cenere. Non ha un potere raccontato in modo organico e coerente, è tutto sempre funzionale a cosa fa comodo per l’interesse amoroso e a quello si sacrifica tutta la verosimiglianza. 

Il finale è solo l’ultima in ordine cronologico delle cose che non hanno senso. Non vi faccio spoiler nel dettaglio, vi dico solo che il sistema magico ci ha spiegato delle cose che però qui non hanno riscontro e non c’è stato uno scioglimento che invece avrebbe dovuto esserci. 

In conclusione, non sentivo l’esigenza di questo libro di Bardugo, manca totalmente il ritmo e manca proprio un movente narrativo credibile. L’autrice ha fatto il compitino. Un vero peccato che non avesse una storia adatta alla prosa con cui l’ha raccontata e temo che ormai non sia più vero che di suo leggerei anche la lista della spesa.

 *"Grisha" è uno slur in russo per le persone ebree e tutta la serie del Grishaverse è una riscrittura in chiave fantasy delle persecuzioni nell’Europa dell’Est e in quella continentale.

lunedì 20 novembre 2023

La Lingua delle Spine

Ciao, bellezze, sono felicissima di ritrovarvi oggi sul blog per questa uscita attesissima. Per questo evento ringrazio la mia amica Franci e l’editore per averci dato la possibilità di leggere il libro in anteprima.

  • Titolo: La Lingua delle Spine
  • Titolo originale: The Language of Thornes
  • Autrice: Leigh Bardugo
  • Illustratrice: Sara Kipin
  • Traduttrice: Roberta Verde
  • Lingua originale: inglese
  • Codice ISBN: 9788804
  • Casa editrice: Mondadori
Trama


Un mondo di oscuri affari stipulati al chiaro di luna, città infestate da spiriti, foreste inquietanti e bestie parlanti. Qui la voce di una giovane sirena può evocare tempeste mortali e un fiume può eseguire gli ordini di un ragazzo innamorato, ma solo a un prezzo indicibile. Ispirandosi a miti, folklore e fiabe, Bardugo ha scritto una raccolta di racconti straordinariamente ricchi di atmosfera, pieni di tradimenti, vendette, sacrifici e amore. Perfetti sia che siate suoi nuovi lettori sia che siate fan accaniti, questi racconti vi trasporteranno in terre familiari e misteriose, in una realtà pericolosamente intessuta di magia che milioni di persone hanno conosciuto e amato attraverso i romanzi del GrishaVerse.

Recensione e commento


Per me Bardugo è per me croce e delizia, per lei ho scritto le recensioni più entusiastiche e quelle più cattive, quindi per me è sempre un piacere tornare nel Grishaverse, per quanto in punta di piedi e talvolta con timore. 

Mentre leggevo La Lingua delle Spine mi ritrovavo a pensare che questo fosse il modo giusto di tenere vivo il mondo secondario tanto amato una volta che le trame sono esaurite, prima ancora di vedere che Bardugo stessa, nella nota finale dice qualcosa del genere. Infatti, La Lingua delle Spine nasce prima di Le Vite dei Santi, ma si muove sullo stesso principio. Se Le Vite dei Santi è un’agiografia e quindi una racconta religiosa, La Lingua delle Spine è invece una raccolta di racconti popolari di tutti gli angoli del mondo creato dall’autrice. Gli stili dei racconti sono i più disparati e vanno dalla favola con animali parlanti, alla fiaba con popolane che cercano l’avventura, al retelling, al romanzo ottocentesco. Nonostante il ricalcare queste forme classiche, i racconti sono molto moderni nei contenuti, mi ha colpita molto specialmente l’indagine del femminile, sempre variegato, a volte vittima e a volte carnefice, ma mai banale o già visto. Molto forte è la componente della sorellanza, che spesso manca nella fiaba classica, dove la strega va annientata e la matrigna uccisa. Ciascun racconto racchiude un colpo di scena e un finale dolceamaro, inaspettato.

Le illustrazioni di Sara Kipin, poi, sono qualcosa di spettacolare, perché fungono letteralmente da cornice al testo, ma con esso progrediscono, perché iniziano in modo minimale per poi aggiungere via via dettagli man mano che la storia va avanti per sfociare in un bellissimo disegno su due pagine che mostra una scena saliente della storia appena letta.

La Lingua delle Spine è un libro perfetto per essere letto in questa stagione, a metà tra la spooky season e il periodo natalizio, perché le ambientazioni sono spesso invernali (c’è persino un racconto che ricalca la storia dello Schiaccianoci di Dumas), ma spesso con una componente disturbante o macabra.

Se volete tornare nel Grishaverse ma non volete buttarvi su libri dalla trama annacquata, La Lingua delle Spine è il libro che fa per voi.

Come leggere i libri di Leigh Bardugo per non avere spoiler:

  1. Tenebre e Ossa
  2. Assedio e Tempesta
  3. Rovina e Ascesa
  4. Sei di Corvi
  5. Il Regno Corrotto
  6. The Language of Thorns (inedito in Italia)
  7. Il Re delle Cicatrici
  8. Le Vite dei Santi
  9. La Legge dei Lupi

Altri (non Grishaverse)




martedì 10 gennaio 2023

Hell Bent

  • Titolo: Hell Bent - Portale per l’Inferno
  • Titolo originale: Hell Bent
  • Autrice: Leigh Bardugo
  • Traduttrice: Roberta Verde
  • Lingua originale: inglese
  • Codice ISBN: 9788804770428
  • Casa editrice: Mondadori

Trama


Trovare un portale per il mondo sotterraneo e rubare un'anima dall'inferno. Un piano semplice, se non fosse che le persone che compiono questo particolare viaggio raramente tornano indietro. Ma Galaxy "Alex" Stern è determinata a liberare Darlington, anche se questo le costerà il futuro alla Lethe e a Yale. Impossibilitate a tentare un salvataggio perché non possono accedere alle risorse della Nona Casa, Alex e Pamela Dawes, l'assistente di ricerca, mettono quindi insieme una squadra di dubbi alleati per salvare il "gentiluomo della Lethe". Insieme, dovranno navigare in un labirinto di testi arcani e artefatti bizzarri per scoprire i segreti più gelosamente custoditi dalla società, infrangendo ogni regola. Ma quando i membri della facoltà iniziano a morire, Alex sa che non si tratta di semplici incidenti. Qualcosa di letale è all'opera a New Haven e, se vuole sopravvivere, dovrà fare i conti con i fantasmi del suo passato e con l'oscurità insita nelle mura dell'università. Denso di storia e ricco di colpi di scena nello stile di Bardugo, Hell Bent dà vita a un mondo intricato e indimenticabile, pieno di magia, violenza e mostri fin troppo reali.


Recensione e commento

Hell Bent è un romanzo che attendevo con ansia e temevo di leggere al tempo stesso: dopo il passo falso dell’ultima dilogia del Grishaverse temevo che Bardugo si fosse persa e avesse finito gli argomenti da trattare con profondità. Sono contenta di essere stata smentita. Ho amato questo libro ed è all’altezza del primo volume, La Nona Casa.
Hell Bent è praticamente identico al suo predecessore per struttura narrativa, ma non dovendo presentare i
personaggi, né spiegare l’ambientazione o le regole del sistema magico, la storia parte direttamente dalle vicende e dai problemi da affrontare. La narrazione, quindi, è più veloce rispetto a La Nona casa, ma non a precipizio per i primi due terzi del romanzo, perché Bardugo sta comunque tirando le fila di una storia che mi ero illusa di aver compreso dove volesse andare a parare, per poi prendere una sterzata totalmente inaspettata e insospettabile, in cui i pezzi del puzzle vanno insieme solo nell’ultimo quarto, esattamente come nel primo libro. Dato che non ci sono troppe spiegazioni da dare, la voce narrante può concentrarsi sull’approfondimento psicologico dei personaggi, non sono Alex, ma anche Dawes (mi perdonerete, ma la mia maestra alle elementari mi ha insegnato che non si mette mai l’articolo davanti ai nomi propri e non voglio deluderla) e Turner. La prima si dimostra una donna chiusa in sé stessa ma con un nucleo morale intatto, pronta a combattere per le persone che ama e per i propri princìpi, forse con paura, ma mai facendosi vincere da essa. Turner è un personaggio che potrebbe esserci venuto un po’ a noia in La Nona Casa, mentre qui si dimostra ambizioso, con un codice etico personale non sempre socialmente accettabile, ma comunque anche lui sempre disposto ad andare fino all’inferno e ritorno per le persone che pensa se lo meritino. Questa è la chiave di lettura che personalmente ho dato al coniglio in copertina: un animale fragile, talmente pavido che muore di infarto per la paura e che rappresenta i nostri punti deboli, ma al tempo stesso anche ciò che sembra e in realtà non è, la superficie che ci viene mostrata. 

Alex, dal canto suo, è psicologicamente trasfigurata dopo il finale di La Nona Casa, ma non ha ancora fatto pace con tutto quello che è successo nella sua vita, ha ancora i fantasmi del passato che le fanno visita, non solo perché non li ha affrontati, ma soprattutto perché non li ha accettati e quindi seguitela in questa catabasi dentro sé stessa, con la certezza che Alex è quasi un’antieroina, una protagonista molto lontana da quelle a cui siamo abituate. Alex vuole sopravvivere a tutti i costi, nonostante le difficoltà, il che non sempre coincide con il desiderio di fare la cosa giusta. Non poteva, quindi, esserci titolo migliore di “hell bent”, che in gergo significa proprio andare avanti nonostante le difficoltà, le conseguenze avverse e le minacce. 

Per questi motivi ho trovato molto apprezzabili le citazioni della Divina Commedia, che non si trasformano mai in plagio e hanno, anzi, un tocco del tutto personale e un rinnovato significato che si presta a varie interpretazioni. L’inferno a cui Bardugo fa riferimento è al tempo stesso luogo fisico, mentale e metaforico. Ma se Dante dice che bisogna lasciare ogni speranza prima di entrarci, Alex e la sua compagnia ci entrano proprio perché non vogliono abbandonarla e ad essa si aggrappano con le unghie e con i denti. È un luogo che ha molte entrate, perché sono vari i modi per entrare all’inferno, sono tanti i modi per condannarsi. In quest’ottica, la loro catabasi è un viaggio dentro di sé che si avvicina quasi a quello del Mare senza Stelle. Non ci sono torture peggiori di quelle che ci autoinfliggiamo e qui arriva il nuovo tema trattato dall’autrice attraverso i morti e i demoni: il passato che ci perseguita e che torna a farci visita, quando cerchiamo di andare avanti senza affrontarlo davvero. Guardarci dentro, affrontare il nostro inferno personale può distruggerci, ma potrebbe anche farci uscire a riveder le stelle. I nostri traumi del passato e le nostre fragilità, quelle che ci rifiutiamo di avere e non ammettiamo nemmeno nella nostra testa, sono esattamente le azioni che quando vengono condivise possono mostrare chi siamo e rendere possibile agli altri amarci nonostante (o in virtù) di esse. Possono costituire il motivo per il quale qualcuno compie un viaggio fino all’inferno per noi, con la sicurezza che noi faremmo lo stesso al suo posto, perché quella persona ha visto la nostra parte peggiore e noi la sua e nonostante ciò non ne abbiamo paura; e così i ruoli di Dante, Virgilio e Beatrice possono sovrapporsi, mescolarsi o scambiarsi. L’inferno di Bardugo si contrappone a quello dantesco nel suo ruolo, dato che Alex e combriccola, come Dante, ci entrato ancora in vita, perché è un luogo da cui si può uscire, anche più volte e con enorme fatica, ed è per questo che la speranza non deve essere abbandonata. Eppure, nonostante questo importante messaggio di fondo, non c’è poesia, né idealizzazione, né solennità nel modo di raccontare questo viaggio ultraterreno e psicologico, non c’è altisonanza, ma solo realismo e cinismo, solo le solite passioni umane mostrate senza filtri dal loro angolo peggiore. 

Anche qui ci sono dei parallelismi e dei dualismi, quando la voce narrante ci parla dei luoghi, mentali o fisici, degni di essere chiamati casa, che possono anche essere pieni di cadaveri, fantasmi e ricordi e che possono anche andare a fuoco o meritare di farlo. E anche qui ci sono situazioni in cui si dovrebbe lasciare andare ma non ci si persuade a farlo. 

Presentissima è l’atmosfera dark academia: qui, rispetto ad altri libri di recente pubblicazione, la conoscenza è davvero un massacro. È sangue versato, più spesso a spese altrui che proprie, potere, sporcizia e corruzione. Bardugo ha fatto chiaramente tantissime ricerche storiche, letterarie e geografiche per poter scrivere Hell Bent e si vede, perché anche da un punto di vista stilistico questo è forse il libro migliore che abbia mai scritto, con una prosa degna del contenuto che racconta e con una maestria tale da risultare senza sforzo. Unica nota dolente, personalmente ho trovato la parte thriller troppo sullo sfondo e dimenticata, per quanto alla fine del romanzo ogni pezzo vada al suo posto e formi un quadro perfetto a posteriori mi sembra comunque un microscopico difetto. 

Portal fantasy, bangasian fantasy, urban fantasy, metaromanzo, romanzo psicologico, paranormal noir: Hell Bent è un libro che trascende il genere ed è all’altezza del primo capitolo della saga, composta da quattro libri, secondo Good Reads e tre secondo una diretta Instagram della stessa Bardugo. Il finale si presta perfettamente ad agganciarsi a un terzo libro che non vedo l’ora di leggere, sperando che la qualità rimanga immutata o vada in crescendo.

Quindi non posso che rassicurarvi su questa lettura: vale la pena di leggere Hell Bent e di avere aspettative alte, perché Bardugo è tornata.

martedì 27 settembre 2022

Demone nel Bosco

Ciao, bella gente! Oggi parliamo nuovamente di Leigh Bardugo, un’autrice che mi ha riservato tante gioie, ma anche dolori. Questa volta parliamo di una graphic novel che ho potuto leggere grazie alla mia amica Beatrice, che ha organizzato l’evento, e grazie a Mondadori che ci ha consentito di leggerla in anteprima.


  • Titolo: Demone nel Bosco
  • Titolo originale: Demon in the Wood
  • Autrice: Leigh Bardugo:
  • Illustrice: Dani Pendergast
  • Traduttrice: Roberta Verde
  • Lingua originale: inglese
  • Codice ISBN: 978-8804764625
  • Casa editrice: Mondadori 
Trama

Eryk e sua madre, Lena, hanno trascorso la loro esistenza fuggendo incessantemente da un luogo all'altro, con la convinzione che, forse, per loro non esista proprio un porto sicuro. Perché entrambi non solo sono Grisha, ma sono i più potenti e letali tra loro. Temuti da chi vorrebbe ucciderli e braccati da chi vorrebbe sfruttarne i doni, devono cercare di tenere nascoste le loro capacità ovunque vadano. Ma talvolta i segreti più pericolosi trovano comunque il modo di venire a galla... Questo graphic novel, scritto da Leigh Bardugo e illustrato da Dani Pendergast, è il prequel di "Tenebre e Ossa", tassello indispensabile del GrishaVerse che permette di gettare un po' di luce sulle origini di un destino tanto grandioso quanto sinistro, quello del temuto e potentissimo Oscuro.

Recensione e commento

Era il giugno del 2017 quando Leigh Bardugo pubblicava un racconto di trenta pagine che raccontava un breve sprazzo della vita di Alexander ben prima che diventasse il Darkling.

L’icona dedicata al
Santo Senza Stelle in

Il mondo in cui si muove è quello che ormai abbiamo imparato a conoscere: ostile verso i Grisha, ed è a causa di questa ostilità che un ragazzo tanto giovane è costretto a spostarsi, assieme a sua madre, e dover cambiare identità a ogni villaggio. Prima nella novella e poi in questa graphic novel, illustrata da Dani Pendergast, è possibile vedere gli eventi salienti che hanno portato un ragazzo dall’essere un emarginato, a una guida per i suoi simili e, alla fine, il cattivo che abbiamo visto nella trilogia. 

Personalmente, non sono quasi mai un’estimatrice dei cattivi, mi capita molto raramente di giustificare le loro azioni in virtù delle buone intenzioni (AIDAN è un altro paio di maniche, non giudicatemi troppo severamente), del resto “ha fatto anche cose buone” è una frase che si sente spesso dire associata a persone che possiamo, diplomaticamente, definire opinabili, ma per la fanbase del Darkling questa graphic novel è sicuramente un gadget da avere per completare la collezione. Bisogna ammettere che questo è un colpo da maestra, in fatto di marketing, perché Bardugo, che ama il suo cattivo al punto da riservargli una novella, una graphic novel e dedica questo piccolo volume al bravissimo attore che lo interpreta, riesce a cavalcare l’onda del successo della serie TV e al tempo stesso allarga il pubblico, dato che il racconto breve (disponibile in inglese sulle piattaforme online) è accessibile solo in poche lingue.

Per quanto riguarda i disegni in sé, lo stile è minimale e quasi simbolico, spesso l’ambientazione è una cornice per i protagonisti: le case, gli alberi, le rocce, sono spesso composte solo dai loro elementi di base, senza essere particolareggiate o caratterizzate nello specifico e sono disposte in modo tale da contornare la scena all’interno, costituita spesso da primi piani. L’ambientazione fjerdiana è trasmessa anche dalla palette dominata da colori freddi, mentre i colori caldi sono spesso simbolo di emozioni contingenti dei personaggi e tendono a durare poco.

Se non avete ancora finito la vostra avventura nel mondo Grisha, non preoccupatevi! Demone nel Bosco non è una lettura assolutamente necessaria ai fini della comprensione della saga, ma sono sicura che per la fanbase di Bardugo sarà un regalo gradito da esporre sulla libreria.

mercoledì 3 agosto 2022

Un Bagno di Sagria

  • Titolo: Un Bagno di Sangria
  • Autrice: Titania Blesh
  • Lingua originale: italiano
  • Codice ISBN: 9788832198904
  • Casa editrice: Acheron Books
Trama

Mediterraneo, 1600. Condannato dall'Impero Spagnolo e braccato dai suoi vecchi compagni inquisitori, Ambrosio De Los Reyes è combattuto tra il comando del suo galeone e il suo nuovo stato di fuorilegge. La convivenza sulla Rivincita con Fiammetta e la sua ciurma di piratesse minaccia infatti di farlo impazzire. Nonostante i suoi consigli di pazientare, Fiammetta vuole passare subito all'azione razziando ogni nave che incontri la loro rotta. Ed è proprio durante un abbordaggio a un mercantile iberico che la verità sugli spagnoli viene a galla: ci sono Zipa a bordo, che, anziché essere mandate al rogo, viaggiano in catene verso una destinazione ignota. L'unico modo per liberarle consiste nel rubare l'oro del Nuovo Mondo. Oro che si trova nel luogo più inespugnabile di tutta Spagna. A Fiammetta non serve sapere altro, e quando è sbronza nemmeno il buonsenso di Ambrosio è in grado di trattenerla. Un piano si sta già formando, a base di barili di cannonau e una innaffiata di magia, ma quando Zipa usate per esperimenti terribili si scateneranno contro di loro... sarà Un Bagno di Sangria!

Recensione e commento

Quando Titania Blesh, l’autrice di A Colpi di Cannonau, mi ha contattata per chiedermi di recensire il seguito, non ho potuto che accettare, dal momento che avevo adorato il primo libro.

Ora, se bazzicate sul mio blog da un po’, saprete che non mi metto grossi problemi a fare recensioni negative anche quando si tratta di collaborazioni. Ebbene. Un Bagno di Sangria mi è piaciuto persino di più di A Colpi di Cannonau, non soltanto per l’avvicendarsi serrato e ritmato, dato che non si riesce mai a riprendere fiato per tutto quello che accade, ma l’elemento che più di tutti ho adorato è l’approfondimento della psicologia dei personaggi.

Non ha senso tenere la cosa segreta: Ambrosio è il mio preferito e abbiamo bisogno di più personaggi come lui. Riflessivo, idealista, non autoindulgente e sensibile si trova sull’estremo diametralmente opposto rispetto a Fiammetta nella gamma di emozioni umane, visto che la capitana è istintiva, pragmatica e indulgente verso i piaceri terreni. Ambrosio e Fiammetta si ritrovano, dopo il primo libro, a dover convivere e condividere spazi vitali e ciurma. Con i due caratteri agli antipodi non è facile che imparino ad apprezzarsi a vicenda, ma il cambiamento di intenzioni dell’uno verso l’altra avverrà in modo credibile e graduale, tramite eventi scatenanti e flussi di coscienza, che delineano in modo assolutamente vivido le loro interiorità. Fiammetta è una donna indurita da tutti i maltrattamenti subiti nella vita, che ha molta paura di guardarsi dentro e di confrontarsi con la sua interiorità, ma che avrebbe tantissimo amore materno da dare, anche a costo di riversarlo sulle persone sbagliate. Ambrosio, invece, è un uomo prostrato e che vive il proprio dolore ripiegandosi su sé stesso, senza riuscire a perdonarsi per i propri errori, con la conseguenza di cercare di tenere sempre sotto controllo il suo lato oscuro, anche se è una parte di lui che non potrà mai rinnegare. Entrambi hanno molte caratteristiche tradizionalmente associate al genere opposto, ad esempio, Ambrosio è molto legato alle buone maniere e alla cura nel vestire, mentre la capitana Fiammetta è una persona molto fisica, dedita all’alcol e diciamocelo, spesso incline alla violenza. Da parte della mia immaginazione è decisamente un volo pindarico associare le due figure, ma nella mia testa Ambrosio de Los Reyes e Gomez Addams, con la loro attenzione al proprio aspetto, la passione per i tessuti, i baffi, le buone maniere e l’onore, sono molto vicini.

Per quanto mi riguarda, autrici della fama di Bardugo avrebbero solo da imparare dalla costruzione di questo libro, sia per come viene sviluppata la psicologia dei personaggi, senza cambi di atteggiamento repentini e inspiegabili (ok, La Legge dei Lupi mi è rimasto decisamente sul gargarozzo e non glielo perdono), ma soprattutto per come vengono inseriti i camei: quando in Un Bagno di Sangria è entrato in scena una delle mie figure storiche preferite credo di aver decisamente perso ogni proposito di cercare i pro ma anche i difetti di questo libro, che da quel momento in poi per me è stato perfetto. 

Ho davvero tentato di capire se ci fosse qualcosa che non andasse in questa lettura, ma non mi è venuto in mente nulla: il sistema magico tiene perfettamente, le psicologie, come già detto, solo vivide e verosimili, la costruzione della trama non ha buchi ed è qualcosa di originale e mai visto, perché effettivamente Un Bagno di Sangria riesce a mescolare assieme tanti sottogeneri del fantasy, come l’intersec fantasy, fino a punte di theft fantasy (scusate, la Casa di Carta chi? El Profesor chi? Noi ci teniamo la nostra Diamante, grazie).

In conclusione, Un Bagno di Sangria decisamente non soffre della sindrome del libro di mezzo, e non solo non vedo l’ora che venga pubblicato il capitolo conclusivo della trilogia, ma penso che meriti davvero una possibilità: se quest’estate non sapete cosa leggere, seguite Fiammetta e Ambrosio nelle loro scorribande per il Mediterraneo, vi faranno visitare posti meravigliosi anche se starete a casa e non avete la possibilità di viaggiare.

martedì 26 aprile 2022

La Legge dei Lupi

 Ciao, bella gente! Oggi parliamo di La Legge dei Lupi. Bando alle ciance: ringrazio la mia amica Bea per aver organizzato questo evento e per i confronti durante la lettura, ma soprattutto la ce per avermi dato la possibilità di leggere il libro in anteprima.



  • Titolo: La Legge dei Lupi
  • Titolo originale: The Rule of Wolves
  • Autrice: Leigh Bardugo
  • Traduttrice: Roberta Verde
  • Lingua originale: inglese
  • Codice ISBN: 978-8804738916
  • Casa editrice: Mondadori 

Trama

Il secondo volume della serie Grishaverse "Il re delle cicatrici". Anche in questo secondo e ultimo volume della dilogia ritroviamo tre dei personaggi più amati del GrishaVerse: Nikolai Lantsov, Zoya Nazyalensky e Nina Zenik. I tre, re, generale e spia di Ravka, dovranno continuare insieme la loro lotta per strappare all'oscurità il futuro del loro paese. Altrimenti non potranno che assistere al suo disfacimento definitivo.

Recensione e commento

La Legge dei Lupi, ormai lo saprete, rappresenta il libro conclusivo della serie dedicata all’universo Grisha e sfortunatamente non è esattamente una degna conclusione. 

Zoya che vince pure MasterChef
La narrazione comincia in modo molto più rapido rispetto al primo romanzo (qui la recensione), che invece impiega almeno metà libro a prendere piede, ma la vera macchia, secondo me è Zoya. Zoya è uno dei primi personaggi che incontriamo in Tenebre e Ossa, in cui si pone subito in antagonismo con la protagonista Alina e da quel momento rimane un personaggio macchiettistico, messo lì esclusivamente per creare conflitto e dare un po’ di pepe alla permanenza dell’Evocaluce nel palazzo dei Grisha. Alla luce di ciò, lo sviluppo di Zoya in questa dilogia appare veramente forzato, troppo rapido e, diciamolo, lei è decisamente overpower. Zoya può tutto, molte delle leggi Grisha che avevamo date per assodate nelle serie precedenti vengono stravolte e contraddette, perché lei è altissima, purissima, levissima, lei piega tutte le leggi della fisica con la sola forza di volontà, non esiste l’impossibile se il suo cuore lo desidera e bla bla bla. Queste dinamiche si pongono in netto contrasto con i protagonisti della trilogia e della dilogia dei corvi: la specialità di Alina consisteva paradossalmente nell’essere normale, nella sua umanità, quella dei corvi, invece, stava tutta nelle loro abilità personali usate per il superamento dei propri traumi. Zoya, fondamentalmente, nonostante tutta la crescita (poco credibile) che ha avuto, è una bulla che ottiene tutto e che mai viene rimproverata o punita per essere stata bulla. Manca solo che le facciano vincere MasterChef e facciamo tombola. Non lo so, davvero io non provo nessuna empatia per lei, non riesco a definirla in nessun altro modo che non sia “bulla” e “prepotente”. Allora la gentilezza conquistata con tanta fatica negli altri libri qui risulta vana? Zoya per me è un grande, grande NO. Bardugo ha dimostrato di poter fare di molto meglio di una protagonista che non fa altro che dire “so figa, so bella, so fotomodella” e che non trovi mai qualcuno che la faccia scendere dal piedistallo. Questa ragazzetta insopportabile (scusate, mi sto inalberando, ma davvero, non la sopporto e non capisco come possa essere un personaggio tanto amato) in questo secondo libro prende completamente il sopravvento su Nikolai, qui un po’ rinsavito e tornato un minimo agli antichi splendori, ma che resta decisamente sullo sfondo. Il re di Ravka si meritava decisamente di meglio e anche la loro storia d’amore (o ma dai, non è uno spoiler! Se non lo sapevate allora lo speravate) viene costruita dal nulla, senza che in Il Re delle Cicatrici  ci sia mai alcun indizio, in La Legge dei Lupi non fanno altro che struggersi e farsi gli occhi dolci, solo per non tirarla troppo per le lunghe e arrivare al sodo.

Un sodo, che purtroppo non vale granché la pena di attendere, perché Bardugo commette molti errori tecnici narrativi, quasi da autrice alle prime armi: si dimentica che non si dovrebbe mai riaprire le trame già chiuse, specie se chiuse in modo convincente. Invece qui non sa dove andare a parare e lo dimostra sia con la costruzione della storia, che non va da nessuna parte sensata, ma lo fa anche attraverso i troppi punti di vista presenti nel libro. Ogni volta che Bardugo non sa come mostrare un evento che ai lettori serve sapere allora inserisce un nuovo punto di vista. È questa è una cosa che fanno gli autori che non sanno scrivere, è un espediente scadente per veicolare le informazioni. Sappiamo che esiste la gestione dei punti di vista multipli già in Sei di Corvi, ma lì non solo le voci dei personaggi erano inequivocabili e uniche, ma erano sempre le stesse dall’inizio alla fine del libro, senza saltare dai protagonisti ai personaggi secondari solo da un certo punto del libro in poi, senza un movente narrativo convincente. La Legge dei Lupi sembra una fanfiction e pure di quelle brutte, non tanto per la prosa, che è meravigliosa e migliorata in modo abissale rispetto al primo libro del Grishaverse, ma per la struttura, perché sembra davvero una storia che non sa dove deve andare e scritta da un’autrice che non ha mai scritto altro e che riunisce in un mapazzone tutti i personaggi che piacciono al pubblico. Tenere in vita i personaggi in questo modo è compito delle fanfiction, non delle autrici. Chi narra qualcosa serve la storia che scrive, non dovrebbe preoccuparsi di far contento il pubblico tenendo in vita personaggi morti e sepolti in libri precedenti solo perché amati molto da* fan della saga. Potenzialmente, la dilogia-che-doveva-essere-su-Nikolai-e-invece-è-su-Zoya aveva tantissime svolte narrative interessanti possibili, ma Bardugo ha scelto la strada del fanservice e, fallendo, preferisce rimuginare sul latte versato, invece di inventarsi un nuovo cattivo o risolvere i conflitti che già esistono nell’intreccio. E nonostante ciò, riesce comunque a scrivere un finale aperto che vanifica tutta la trilogia su Alina e il libro viene chiuso con la sensazione di aver perso tempo. Come se non bastasse, se da un lato abbiamo Zoya che tutto può, tipo i PowerRangers, dall’altro Bardugo si accanisce ingiustamente verso personaggi che almeno una gioia nella loro esistenza se la meritavano. Invece manco quella, abbiamo capito che Zoya è la sua preferita, gli altri possono morire malissimo senza una ragione (e se avete letto altre recensioni, come quella di Echi in Tempesta sapete che io non mi scaglio contro le morti dei personaggi principali se hanno un motivo).

Unico faro in questa notte buia e senza stelle, in cui piove a dirotto, non c’è nemmeno un muretto a secco dove potersi riparare e per di più domani devi andare al lavoro è Nina. Nina è l’unica in questa dilogia che abbia uno sviluppo sensato: ha una missione da compiere e la sua storyline è il proseguimento del suo percorso personale. È una rinascita che non ha bisogno di disfare ciò che è stato fatto nei libri precedenti per dare a questa donna straordinaria uno sviluppo interessante ed emotivamente toccante. Davvero, grazie, Nina, per aver reso questo i libro sopportabile, anche se a mala pena. 

In conclusione, La Legge dei Lupi è un libro brutto che chiude un mondo meraviglioso e lo termina, sfortunatamente, in modo indegno, distorcendo e disfaldo tutte le certezze che i lettori avevano dalle prime due serie, un po’ come se fossimo tornati alla trilogia ma sotto acidi. L’unico motivo per leggere la dilogia, che doveva essere su Nikolai, ma che invece è su Zoya, è per completezza, per non lasciare la serie del Grishaverse incompiuta.

Bardugo, ti prego, stai ferma e non scrivere altro su questo mondo e lascialo morire con dignità. A un certo punto bisogna dire addio, specie quando le idee (buone) sono finite.

martedì 15 marzo 2022

IL Re delle Cicatrici

 Bentornata sul blog, bella gente! La recensione di oggi riguarda, come avrete già letto nel titolo, Il Re delle Cicatrici, della mia Queen Leigh Bardugo. Ringrazio la casa editrice per avermi dato l’opportunità di leggere questo libro in anteprima e la mia amica Bea per aver organizzato. Buona lettura!

  • Titolo: Il Re delle Cicatrici
  • Titolo originale: King of scars
  • Autrice: Leigh Bardugo
  • Traduttrice: Roberta Verde
  • Lingua originale: inglese
  • Casa editrice: Mondadori

Trama

Nikolai Lantsov, sovrano di Ravka, corsaro, soldato, secondogenito di un re disonorato, ha sempre avuto un'innata propensione alle situazioni difficili, ma questa volta sembra dover fare i conti con qualcosa di impossibile, qualcosa che nessuno, tra la popolazione di Ravka, potrebbe mai immaginare. Come se non bastasse, per arrestare l'avanzata dei nemici che si assiepano lungo i confini del regno, il giovane re deve trovare un modo per riempire le casse dello Stato, stipulare nuove alleanze e fermare il nuovo pericolo che minaccia quello che un tempo è stato il glorioso esercito Grisha. Al suo fianco, però, c'è la fedele Zoya Nazyalensky, leggendario generale Grisha, che non si fermerà di fronte a nulla pur di aiutare Nikolai ad affrontare e sconfiggere il potere oscuro che alberga nelle profondità del suo cuore e che, rafforzandosi di giorno in giorno, minaccia di distruggere tutto quello che ha costruito. Zoya sa infatti che, come i Grisha non possono sopravvivere senza Ravka, tantomeno Ravka può sopravvivere a un re tanto indebolito. Nello stesso momento, nelle terre fredde del Nord, Nina Zenik sta combattendo la sua personale guerra contro coloro che vorrebbero spazzare via per sempre i Grisha. Ma per sconfiggere i pericoli che la attendono, sarà costretta a scendere a patti con il proprio terrificante potere e ad affrontare il dolore profondo e lacerante che porta nel cuore. Re, generale e spia di Ravka: tutti e tre nel corso del loro viaggio dovranno spingersi oltre i confini tra scienza e superstizione, magia e fede, rischiare il tutto per tutto per salvare una nazione spezzata, e accettare che alcuni segreti non sono fatti per restare sepolti e che certe ferite non sono destinate a guarire.

Recensione e commento 

Prima o poi questo momento doveva arrivare e devo ammettere che per una volta mi sono preparata psicologicamente in anticipo: Bardugo ha cannato, anche se non di tanto, perché le problematiche di Il Re delle Cicatrici potevano essere più esacerbate di così (non canto vittoria, devo ancora leggere La Legge dei Lupi, il secondo della dilogia su Nikolai).

Il nostro amato re di Ravka, Nikolai Fucking Lanstov
Andando con ordine, si vede chiaramente la crescita di Bardugo a livello autoriale: la prosa è cresciuta verticalmente rispetto a Tenebre e Ossa e i dialoghi sono ben scritti e abbastanza realistici, oltre che pungenti e sarcastici. Il problema di questo libro non è la forma, che va benissimo, ma la sostanza, perché fondamentalmente non ha una trama su cui costruire una storia avvincente. Infatti, Il Re delle Cicatrici non è incalzante e non è ricco di avvenimenti, per tutta la prima parte non si sa bene dove l’intreccio voglia andare a parare, ma non in modo positivo, non domandandosi cosa succederà dopo, semplicemente, si ha la sensazione che non ci sia sufficiente carne al fuoco per costruirci un romanzo da 400 pagine. La parte interessante è costituita dai personaggi: finalmente in questo libro abbiamo una sintesi delle due serie precedente, ci sono personaggi della trilogia di Tenebre e Ossa e di Sei di Corvi e di tutti loro ci viene mostrato il loro lato psicologico, di come vivano le conseguenze della guerra e delle avventure che hanno vissuto. Per questo motivo, è comprensibile che il nostro bene amato re di Ravka, Nikolai, sia meno brillante del solito, con tutte le situazioni che ha da affrontare, e che Nina non sia più allegra e di buon umore. Insopportabile è, però, Zoya, da moltissime persone amata, ma io non la reggo proprio e onestamente, mi sarei anche stancata di personaggi il cui carattere difficile viene sempre giustificato con dei traumi infantili che li hanno fatti diventare così. Questo tipo di sviluppo del personaggio, in cui è il trauma a caratterizzarne la personalità, a questo punto non fa che farmi alzare gli occhi al cielo: i traumi li abbiamo avuti tutte e tutti nella nostra vita, ma alcune persone colgono l’occasione per diventare gentili, invece di peggiorare. I traumi sono fatti per essere superati, non per diventare un salvacondotto. Lo sviluppo personale dei nostri beniamini è l’elemento più interessante del romanzo, ma non lascia spazio all’avventura e dà più la sensazione che l’autrice non volesse lasciare andare il mondo che ha creato, per pura nostalgia. Tuttavia, ci sono dei momenti autenticamente toccanti, alcuni lutti che vengono finalmente affrontati ed elaborati, anche in maniera corretta, ma i lati positivi del libro riguardano più che altro sottotrame dei libri precedenti, piuttosto che quelle che qui vengono create.
       Il finale col botto è sicuramente un punto a favore che invoglia a continuare la lettura, anche se personalmente sto cercando di non farmi illusioni (così magari La Legge dei Lupi mi piacerà, se riesco a tenere basse le aspettative) e va detto anche che lo sviluppo di Zoya e la sua storyline vanificano moltissimo dì quanto è stato detto sul sistema magico del Grishaverse fino a questo punto. La sensazione è che Bardugo non avesse idee a sufficienza per creare un nuovo antagonista e degli avvenimenti capaci di far vivere ai nostri protagonisti delle avventure che esulino dalle proprie abilità magiche. Zoya appare overpower in tantissime occasioni, ma nel finale in modo particolare proprio perché la trama prende una piega che fa quasi adirare perché toglie le poche certezze sul sistema magico a chi legge.
    Nikolai nell’ultima parte del romanzo è praticamente irriconoscibile: ha una regressione caratteriale non compatibile con i semplici traumi che ha vissuto e addirittura arriva a mettere in discussione la propria ambizione e la propria giustezza per il ruolo che ricopre. Lui, l’uomo innamorato di Ravka e che ha fatto tutto per lei si piange addosso come un ragazzino e diventa quasi un personaggio passivo.
    Nina, invece, ha probabilmente la storyline più interessante e più stimolante: non è più la ragazza che conosciamo nella dilogia sui corvi, alla fine del suo viaggio è una persona diversa. Lei affronta veramente le sue ferite e cerca un nuovo scopo, senza tentare di scappare dalla sua sofferenza, ma nemmeno usandola come giustificazione. Nella storia che la riguarda, staccata momentaneamente dalla trama principale, troviamo il discorso luce-oscurità trattato in maniera molto più complessa e più allegorica rispetto a quella che riguarda Zoya e Nikolai, poiché se all’inizio poteva essere interessante vedere come Nikolai cercasse di combattere contro il suo mostro interiore, rappresentazione dell’irrazionale e dell’istinto, alla fine quella parte diventa davvero troppo, troppo letterale. Nella storia che riguarda Nina troviamo lo yin e lo yang; un po’ di bontà esiste dove pensava non ce ne sarebbe mai stata e allo stesso tempo ci sono nuovi elementi da mettere in discussione: si può contemporaneamente essere bravi padri e cattive persone? Spero davvero che Bardugo riservi qualche piccola gioia a Nina nel prossimo libro, perché il suo sviluppo mostra come questo personaggio meriti tutto il bene del mondo.

 Ultima specificazione importante, mi raccomando, leggete Le Vite dei Santi solo DOPO questo libro, se volete evitare gli spoiler. 

In sostanza, Il Re delle Cicatrici è un libro carino, ma che non stupisce, lontano dall’incalzante Il Regno Corrotto e dai temi complessi trattati in La Nona casa. Decisamente immancabile per chi non vuole abbandonare il Grishaverse, ma sconsigliato per chi cerca un libro che tenga incollati alle pagine.


Come leggere i libri di Leigh Bardugo per non avere spoiler:
  1. Tenebre e Ossa
  2. Assedio e Tempesta
  3. Rovina e Ascesa
  4. Sei di Corvi
  5. Il Regno Corrotto
  6. (Opzionale) The Language of Thorns (inedito in Italia)
  7. Il Re delle Cicatrici
  8. Le Vite dei Santi
  9. The Rule of Wolves (edito prossimamente in Italia, il 19 aprile 2022)
Altri (non Grishaverse)
  • Wonderwoman

venerdì 19 novembre 2021

5 Cose che…5 ambientazioni preferite nei libri

Buongiorno, bella gente! Oggi parliamo delle ambientazioni che ho preferito nei libri. Quali sono le vostre? Vi aspetto nei commenti!



1) Strange the Dreamer

E niente, qui sul blog non ne ho mai parlato, perché non ho le parole per farlo, ma è il mio libro preferito e Laini Taylor è in grado di creare luoghi e personaggi incredibili. Ci sono cupole dorate, ricche biblioteche piene di scaffali fino al soffitto cariche di pesanti libri con la copertina in cuoio, angeli di metallo sospesi sulla città. Un mondo che solo lei avrebbe potuto creare. 



2) Tenebre e Ossa

Che ve lo dico a fare? Il Grishaverse non poteva mancare in questo elenco, adoro l’ambientazione creata da queen Bardugo in questo universo, pieno di riferimenti alla Russia, eppure ricco di varietà etnica. L’architettura è qualcosa di spettacolare e l’utilizzo della lingua è persino meglio.




3) La Casa di Sale e Lacrime

Questo delizioso retelling (qui la recensione) non soltanto è un libro estremamente sottovalutato, ma anche incredibilmente cupo e gotico nell’ ambientazione. Ci sono scogliere in balia delle onde del mare, castelli infestati e creature infernali. È decisamente un libro più oscuro di quello che si potrebbe pensare.



4) Chrysalis

Ahimè, serie interrotta in Italia, un vero peccato, dal momento che l’ambientazione era una delle mie cose preferite, con una città che aveva addirittura un cuore battente, vivo, e che, in una certa misura, teneva soggiogati i suoi abitanti. Se conoscete l’inglese, ve la consiglio.



5) I Fidanzati dell’Inverno


Ok, forse ho un debole per le ambientazioni piene di freddo e neve, come in questo caso, ma non è solo questo. Lo steampunk mi fa impazzire e questa atmosfera così francese e surrealista mi piace veramente da matti, soprattutto perché è diversa da qualsiasi altra io abbia letto.  E, come sempre, trovate qui la recensione.

mercoledì 17 novembre 2021

Le Vite dei Santi

Ciao, bella gente! Oggi parliamo di nuovo di Queen Bardugo. Pensavate che ormai avessi smesso di parlarne. E invece no. Quindi procediamo, ringrazio Beatrice per aver organizzato l’evento e la casa editrice per il file in anteprima.

  • Titolo: Le Vite dei Santi
  • Titolo originale: The Lives of Saints
  • Autrice: Leigh Bardugo
  • Illustratore: Daniel J. Zollinger
  • Traduttrice: Roberta Verde
  • Lingua originale: inglese
  • Codice ISBN: 978-8804738923
  • Editore: Mondadori

Trama

Direttamente dalle mani di Alina Starkov alle vostre, la riproduzione fedele della Istorii Sankt'ya , per permettervi di entrare nelle pieghe più profonde dell'amatissimo universo creato da Leigh Bardugo. Una raccolta di storie che raccontano le vite, i martirii e i miracoli dei Santi a voi più familiari, come Sankta Lizabeta delle Rose o Sankt Ilya in Catene, ma anche le vicende più strane e meno conosciute, come quelle di Sankta Ursula, Sankta Maradi e del Santo senza Stelle. Una collezione resa ancora più preziosa dalle tavole a colori che accompagnano ogni storia.

Recensione e commento

 Bardugo è una di quelle autrici che. In un modo o nell’altro riesce sempre a farmi emozionare. Anche quando scrive dei romanzi con problemi oggettivi di stesura della trama, come Rovina e Ascesa (qui la recensione), quando chiudo il libro ho la sensazione che si ha alla fine di una vacanza: si saluta gli amici e si dice “non perdiamoci di vista”, ma in fondo al cuore si sa che non ci si rivedrà più. Ecco, a me Bardugo dà questa sensazione sempre e anche quando scrive qualcosa con dei difetti, comunque non cambierei una parola.

Le vite dei santi, tuttavia, non è un libro con dei difetti, anzi, è di fatto un libro di approfondimento per chi ha amato il Grishaverse e il suo contenuto è esattamente quello che promette il titolo: si tratta di un’ agiografia sui santi che abbiamo imparato a conoscere tramite la prima trilogia (qui tutte le recensioni) e la dilogia dei corvi. In realtà, ci sono anche dei piccoli spoiler relativi alla serie dedicata a Nikolai, King of Scars e Rule of Wolves, per cui il mio consiglio non richiesto è di leggere i libri in ordine di pubblicazione in originale se siete delle persone che detestano gli spoiler anche se minori; diversamente questo libro è tranquillamente godibile anche singolarmente, poiché si tratta, nei fatti, di una raccolta di racconti scritta con uno stile fiabesco alla fratelli Grimm. La cosa interessante di quest’agiografia è che chi legge conosce già la vita di alcuni di questi santi nella realtà della storia, mentre nelle mitizzazione del martirio molti avvenimenti vengono mostrati sotto una luce diversa, resi leggendari, cambiati e la banalità dei fatti veri diventa improvvisamente magica e straordinaria. Ovviamente, come c’era da aspettarsi, molte delle persone di cui si parla, sono morte per martirio, quindi il finale è spesso e volentieri crudo, il che aggiunge una tinta dark alla Fratelli Grimm all’atmosfera generale della raccolta. A rendere questo libro ancora più prezioso sono le illustrazioni: spesso sembrano dei veri e propri dipinti o degli affreschi simili a quelli che si trovano nelle chiese, a volte con tanto di figure contornate da foglia d’oro, tratto tipico sia della pittura sacra medievale, sia dell’iconografia bizantina, ovvero di una corrente artistica tipica del territorio da cui l’autrice ha preso ispirazione per la creazione del suo universo.

Un altro punto molto favorevole di Le Vite dei Santi è che le storie che lo compongono non sono formate da persone provenienti da un unico territorio, ma da tutte le parti dell’universo Grisha: ci sono shu, abitanti di Ketterdam, suli e persino fierdiani, Bardugo ha dato spazio a tutti loro e ha contribuito, così, a creare una ricchissima mitologia di un mondo che molt* di noi hanno imparato ad amare.

Natale si sta avvicinando, quindi se conoscete qualcuno che come me ha la fissa per Bardugo, sappiate che questo libro è immancabile sulla libreria di chi sogna di vivere a Ravka e scambiare due chiacchiere con re Nikolai. Non sarà un libro necessario alla comprensione della trama degli eventi delle serie principali, ma di sicuro è un ottimo libro da collezione che aiuta ad approfondire un già ricchissimo worldbuilding.


Come leggere i libri di Leigh Bardugo per non avere spoiler:

  1. Tenebre e Ossa
  2. Assedio e Tempesta
  3. Rovina e Ascesa
  4. Sei di Corvi
  5. Il Regno Corrotto
  6. (Opzionale) The Language of Thorns (inedito in Italia)
  7. King of Scars (ancora inedito in Italia)
  8. Le Vite dei Santi
  9. Rule of Wolves (ancora inedito in Italia)

Altri (non Grishaverse)

  • Wonderwoman
  • La Nona Casa

venerdì 22 ottobre 2021

5 Cose che…5 Romanzi d’Esordio

 Salve, bella gente! La puntata di 5 Cose che…di oggi riguarda cinque romanzi d’esordio. Non ho letto tutti i libri di cui vi parlo, ma vi spiegherò man mano perché ho deciso di includerli.



1) Tenebre e Ossa

Se anche solo per sbaglio avete provato a parlare di Leigh Bardugo con me, saprete che per me è una queen assoluta. Questo è il suo romanzo d’esordio e, sebbene non sia universalmente accettato come un buon libro, perché ci sono dei problemi oggettivi, tuttavia mostra tantissimo margine dì crescita che l’autrice ha poi colmato con il passare degli anni.


2) Tolas - L’amuleto

Ebbene, questo è uno di quei libri che ho incluso pur non avendolo ancora letto e ho deciso di farlo perché è il primo non solo dell’autore, ma anche della casa editrice, che si è davvero impegnata per creare una solida e affezionata fanbase che ha preordinato il libro pur non sapendo praticamente nulla della trama. È stata una strategia vincente, dato che il secondo romanzo dello stesso autore sta riscuotendo successo e La rosa di titoli dell’editore si è allargata.


3) Il Circo della Notte

Qui si entra nel campo dei libri d’esordio che entrano nella leggenda, perché Il Circo della Notte è uno dei libri più belli e tecnicamente complessi che abbia mai letto. È un libro che non mette d’accordo tutto il lettorato, ma non se ne può discutere la qualità, che deve essere stata difficile da eguagliare per l’autrice stessa, dato che ha impiegato otto anni a far uscire il suo secondo romanzo, Il Mare senza Stelle.


4) Dreamdark - Blackbringer

Il libro d’esordio della mia autrice preferita: Laini Taylor. Perché non ho ancora letto questo libro? In parte perché lo stile di Taylor è molto complesso e ricco di metafore evocative, con un worldbuilding fuori da ogni schema molto dettagliato e difficile da descrivere, in parte perché il seguito è introvabile, se non a prezzi assurdi. Spero di avere la possibilità di recuperarlo presto



5) Dio di Illusioni

Come nel caso del Circo della Notte, anche Dio di Illusioni è uno dei romanzi più belli che abbia mai letto e mette paura pensare che sia stato scritto da un’autrice appena ventenne che ha raccontato una storia con uno stile tutto suo che lo ha reso un classico moderno. Di questo libro risulta quasi superfluo parlare, se non per dire che va assolutamente letto.

Sono contenta che mia mamma è morta

Titolo: Sono contenta che mia mamma è morta Titolo originale: I’m glad my mom died Autrice: Jeannette McCurdy Traduzione di: Matteo Curtoni...